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Lumen Veritatis

La Successione Apostolica nella Teologia dell’Ordine Sacro

Pubblicato 2010/01/14
Autore : Juan Carlos Casté

Il Sacerdozio di Cristo non possiede un'investitura umana, bensì un'elezione divina. La trasmissione carnale della casta sacerdotale era la manifestazione di un'investitura umana voluta da Dio.

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Juan Carlos Casté (1)

SINTESI

Il Sacerdozio di Cristo non possiede un'investitura umana, bensì un'elezione divina.La trasmissione carnale della casta sacerdotale era la manifestazione di un'investitura umana voluta da Dio. Tuttavia, il sacerdozio inaugurato da Cristo si caratterizza inanzittutto per un'iniziativa di Dio di o richiamo al sacerdozio.

Nella teologia dell'Ordine Sacro, la successione apostolica si inserisce presso il sacerdozio di Cristo, come il Suo secondo fondamento. Questo saggio vuole approfondire il ruolo degli Apostoli in quanto origine della sacra gerarchia. La successione apostolica è la continuità nel tempo del ministero apostolico, indispensabile per la vita della Chiesa.

ABSTRACT

The priesthood of Christ is not of human investiture, but rather a divine election.The transmission through the generations of the priestly caste was a manifestation of a human investiture desired by God. However, the priesthood instituted by Christ is characterized by an initiative of God in calling to the priesthood.

In the theology of Holy Orders, the apostolic succession is placed next to the priesthood of Christ, as His second foundation. This essay seeks to analyse the role of the apostles as the origin of the sacred hierarchy. The apostolic succession is the continuation in time of the apostolic ministry, indispensable to the life of the Church.

L'istituzione del Collegio Apostolico

Il Signore, dopo aver pregato al Padre, costituì Dodici Apostoli per mandarli a predicare il Regno di Dio. 2 Il numero dei Dodici ricorda le dodici tribù di Israele; da un lato esprime l'edificazione del nuovo Israele, nato dal "resto" dell'antico, ma dall'altro lato, è intenzione di Nostro Signore rompere con la casta sacerdotale limitata a una tribù.

Lo stesso atto di elezione comporta già una partecipazione degli Apostoli alla consacrazione e alla missione di Gesù, perché Egli li sceglie per inviarli a predicare, pertanto, li rende partecipi della Sua consacrazione e della Sua missione. Ciò si realizza in diversi momenti e coincide con l'istituzione del Sacramento dell'ordine, osservabile in diverse occasioni in cui ricevono da Gesù la chiamata, la potestà e la missione, compiuta nella Pentecoste.

Il magistero unisce l'istituzione dell'ordine all'Eucaristia. Giovanni Paolo II, per esempio, riaffermò la dottrina tridentina dell'unione dell'ordine con l'Eucaristia. Dopo la Rissurezione, il Signore fa degli Apostoli i continuatori della Sua missione e concede loro il potere di perdonare i peccati. 3 Questa missione degli Apostoli risulta dalla consacrazione ricevuta. Non è propria, in doppio senso: è un'iniziativa di Un Altro e la sua capacità di svolgerla è partecipativa.

In questa missione gli Apostoli furono confermati nel giorno di Pentecoste. Quando scese lo Spirito Santo, si realizzò il compimento della promessa di Nostro Signore Gesù Cristo e si completa l'istituzione dell'Ordine Sacro in quanto concede agli Apostoli la grazia necessaria per compiere la Sua missione esercitando la potestas sacra.

Gli Apostoli ricevettero, in questo modo, la qualifica che rimarrà nei detentori del sacerdozio ministeriale: una capacità ontologica e una "spinta interiore" - il dono di Pentecoste contiene ciò che posteriormente si chiamerà "grazia sacramentale specifica" dell'ordine. 4 Se la missio Ecclesiae è sempre riconducibile alla missione invisibile del Figlio e dello Spirito Santo, la missio apostolica dovrà avere la sua origine non soltanto in Cristo, così come nello Spirito Santo.

Il gruppo dei Dodici riunito nel Cenacolo, come germe della Chiesa, era già stato inviato dal Signore ai figli di Israele, e successivamente a tutta la gente, affinché, partecipando alla sua potestà, li convertissero in discepoli, li santificassero e li governassero, tuttavia, furono confermati in questa missione nella Pentecoste. Furono spinti alla missione e a predicare audacemente il Vangelo. Questo dono dello Spirito Santo, lo stesso Spirito del Cristo, scese su di loro perché Lo comunicassero a tutti gli uomini.

La posizione dei Dodici, oltre ad essere ambasciatori e ministri di Cristo, li pone anche a capo della comunità cristiana. Essi sono consapevoli di essere investiti di autorità, esercitandola inoltre con veemenza. 5 Scelti insieme, la loro unione fraterna sarà a servizio della comunità. La loro autorità non è di dominio, ma esercitata "per edificare e non per distruggere". 6

La Successione Apostolica

Gli Apostoli, oltre ad essere fondamento della Chiesa, furono anche l'origine della sacra gerarchia. Il ministero sacerdotale ha, dunque, come secondo fondamento - dopo quello cristologico, il sacerdozio di Cristo - la successione apostolica che è la continuità nel tempo del ministero apostolico, indispensabile per la vita della Chiesa. La successione apostolica è l'aspetto della natura e della vita della Chiesa che rivela la dipendenza attuale della comunità in relazione a Cristo, attraverso i Suoi inviati.

La missione divina, confidata da Cristo agli Apostoli, dovrà durare fino alla fine dei tempi, e perciò, gli Apostoli, in questa società gerarchicamente strutturata, ebbero la preoccupazione di scegliere dei successori. 7 Sebbene la morte dell'ultimo apostolo metta fine all'apostolato dei Dodici, il suo ministero non finisce, bensì continua attraverso i secoli nella successione apostolica: i poteri e la missione dei Dodici sono stati ricevuti dai loro successori, i vescovi, e in una maniera subordinata dai presbiteri.

Dalla rivelazione neotestamentaria impariamo che nella vita degli Apostoli vi erano già collaboratori che svolgevano l'incarico di completare e consolidare l'opera già iniziata. 8 In questi collaboratori già si distillavano, per così dire, i vescovi successori degli Apostoli, una volta che questi "vescovi" si distinguevano dagli altri cristiani. Era la successione apostolica. Questi primi successori possiedono il munus apostolicum "per successionem ab initio decurrente" e questo è il criterio che individua, inequivocabilmente, coloro che possiedono veramente i segni del seme apostolico.

San Clemente, terzo successore di Pietro, affermava che i Dodici "ebbero cura di istituire dei successori, perché la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte".9 Così, gli Apostoli, ubbidendo alla volontà del Signore, istituirono i ministeri che avevano la missione di continuare l'opera iniziata da loro, e dettero ai loro successori l'ordine di affidare questo ministero ad altri, affinché continuasse la successiva generazione di cristiani.

I ministeri si svolgono già nel periodo apostolico e immediatamente post-apostolico. Soltanto nei vescovi, con l'aiuto dei presbiteri e dei diaconi, si trovano attraverso la successione apostolica, i segni autentici del seme apostolico. Questi furono considerati i pastori che diressero la comunità cristiana in nome di Dio. Occorre qui aggiungere che soltanto i vescovi sono i successori degli Apostoli.

La successione apostolica è, secondo la sua essenza, la presenza viva della parola in forma personale di testimonianza, di modo che il "il Vangelo che essi devono predicare" sia vero "per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo". 10 Il ministero dei vescovi si configura, così, come la visibilità "dell'espicopato" di Cristo, e qui si trova la base della venerazione che la Chiesa conferisce ai suoi pastori, perché questa partecipazione rende Cristo presente nella Sua persona e nel Suo agire.

La successione apostolica viene chiamata fondamento del ministero, nel senso che consiste principalmente nel fatto di essere proprio al munus apostolicum l'essere trasmesso, il munus di questi uomini ai quali Gesù ha promesso: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". 11 La successione apostolica determina anche la modalità di questa trasmissione quanto al rito, e garantisce il riconoscimento agli uomini, che sono coloro che hanno veramente ricevuto l'ordine.

La missione che Cristo ha ricevuto dal Padre è trasmessa agli Apostoli, e, da questi ai vescovi e ai presbiteri. Come ha detto Benedetto XVI in una delle sue catechesi:  Non possiamo avere in noi Gesù senza la realtà da Egli creata e in cui si comunica. Tra il Figlio di Dio fatto uomo e la Sua Chiesa vi è una profonda, inseparabile e misteriosa continuità, in virtù della quale Cristo è presente oggi nel Suo popolo. Egli è sempre nostro contemporaneo, è sempre contemporaneo nella Chiesa costruita sul fondamento degli Apostoli, è vivo nella successione degli Apostoli. 12

Una volta finalizzata l'era sotto-apostolica, viene posta la domanda di come sarebbe possibile conferire la sacra potestas ai suoi successori, già che non si può ricorrere in maniera diretta alla persona visibile di Cristo. Questa dev'essere.... [...]considerata come uno dei doni gerarchici (cfr Lumen gentium, n. 4), offerti alla Chiesa dal suo divino Fondatore e quindi elemento costitutivo di quella Tradizione sacra che comprende tutto ciò che è stato trasmesso a partire dagli Apostoli quale strumento per preservare e promuovere la santità e la fede del Popolo di Dio (cfr Dei Verbum).

La Storia dimostra ampiamente che l'esercizio fermo e saggio di questa autorità apostolica, soprattutto i momenti di crisi, ha permesso alla Chiesa di preservare la sua integrità, la sua indipendenza e la sua fedeltà al Vangelo di fronte a minacce provenienti sia dall'interno sia dall'esterno.13

Le funzioni svolte dai portatori della successione apostolica rivelano che nella persona dei vescovi, assistiti dai sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo Per mezzo dell'eccelso loro ministero, predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede; per mezzo del loro ufficio paterno (cfr. 1 Cor 4,15) integra nuove membra al suo corpo con la rigenerazione soprannaturale; e infine, con la loro sapienza e prudenza, dirige e ordina il popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l'eterna beatitudine.14

Nel testo conciliare si accentua il fatto che è il Cristo stesso che è presente in mezzo ai fedeli a predicare, incorporare e dirigere. Questa presenza attiva di Cristo nei vescovi richiede un vincolo ontologico tra Cristo e i vescovi. E questo fa sì che essi siano Sacramento di Cristo nel senso che essi possiedono, svolgono la funzione di Cristo, maestro, sacerdote e pastore, in virtù della realtà interiore che li rende simili a Cristo, con l'intensità di cui è capace una creatura. Si tratta, allora, di una presenza totalmente distinta da quella che esiste in qualsiasi cristiano.

Il Vescovo è inviato in nome di Cristo come pastore per la cura di una determinata porzione del Popolo di Dio. Per mezzo del Vangelo e dell'Eucaristia, egli deve farla crescere quale realtà di comunione nello Spirito Santo. Da questo deriva per il Vescovo la rappresentanza e il governo della Chiesa affidatagli, con la potestà necessaria per esercitare il ministero pastorale sacramentalmente ricevuto (munus pastorale), come partecipazione alla stessa consacrazione e missione di Cristo. 15

In questa maniera, arriviamo alla sacramentalità dell'Ordine. Ciò richiede una particolare effusione delle grazie dello Spirito Santo e si trasmette con l'imposizione delle mani. Questo dono fu trasmesso dagli Apostoli ai suoi successori e così successivamente.

Questa trasmissione si deve compiere per via sacramentale.Con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell'Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata il sommo sacerdozio.Questa consacrazione conferisce il munus di santificare, di insegnare e di governare i fedeli. 16

Nel Concilio Vaticano II, per la prima volta, si afferma la sacramentalità dell'ordinazione episcopale come pienezza del Sacramento dell'Ordine. 17 Questa natura sacramentale vuole significare che il rito dell'imposizione delle mani è un vero e proprio Sacramento della Nuova Legge.

Note:

1)L'autore è Diacono degli Araldi del Vangelo, e studente del Master in Teologia Dogmatica presso la Pontificia e Civile Università di Lima in Peru.
2) Cf. Mc 3, 13-19; Mt 10, 1-42.
3) Cf. Jo 20, 21-23.
4) Cf. Philipe Goyret Chiamati, Consacrati, Inviati Il Sacramento dell'Ordine. Libreria Editrice Vaticana, 2003
5) Cf. 1 Cor 4, 21; 5, 5.
6) 2 Cor 13, 10.
7) Cf. Lumen Gentium 20, 1.
8) Cf. Lumen Gentium 20, 2.
9) Cf. 1 Clem 42, 4.
10) Lumen Gentium 20.
11) Mt 28, 20
12) BENEDETTO XVI. Gli Apostoli e i Primi discepoli di Cristo. Libreria Editrice Vaticana, 2008 (Intr.).
13) GIOVANNI PAOLO II. Ai Vescovi della Regione Ecclesiastica della Pennsylvania e New Jersey (USA) in vista Ad Limina Apostolorum, 11 sett. 2004.
14) Lumen Gentium 21, 1.
15) Giovanni Paolo II, Pastores Gregis, Esortazione Post-Sinodale sul vescovo, servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo.
16) Cf. Catechismo Chiesa Cattolica, n. 4.
17) Compendio CIC, n. 326; Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1557-1558

(Lumen Veritatis, Luglio a Settembre/2008, n. 4, p. 90 a 95)

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