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La tesi di dottorato di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, dal titolo “La genesi e lo sviluppo del
Movimento degli Araldi del Vangelo e il loro riconoscimento canonico” ha
ricevuto il massimo dei voti all’Angelicum di Roma.

A Roma, centro di formazione accademica dei chierici di tutto il mondo, spicca la famosa Università Pontificia di San Tommaso d’Aquino, più nota come Angelicum. Appartenente all’Ordine di San Domenico, l’origine di questo istituto di istruzione superiore risale allo Studium medievale, fondato nel 1220. Le sue facoltà di Filosofia e Diritto Canonico hanno una tradizione più che secolare, essendo state fondate rispettivamente nel 1882 e nel 1896.

Contenuto della Tesi di dottorato

In questa prestigiosa università, il 27 novembre scorso, Mons. João Scognamiglio Clá Dias ha presentato la difesa della sua Tesi di dottorato in Diritto Canonico. Intitolata La genesi e lo sviluppo del Movimento degli Araldi del Vangelo e il loro riconoscimento canonico, l’opera si propone di “valutare qual è la figura giuridica più adatta al Movimento degli Araldi”.

La tesi è suddivisa in tre capitoli, nel primo analizza le varie figure associative esistenti nell’attuale legislazione canonica. Nel secondo, viene descritto il percorso vocazionale del fondatore, nonché l’evoluzione giuridica del Movimento, dalla sua genesi fino ad oggi. Nello stesso, si spiega con precisione e rigore il ruolo importante svolto dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira, nella formazione religiosa, filosofica e culturale di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, rendendo così palese quanto il pensiero e la personalità di questa figura di spicco del laicato cattolico del XX secolo, abbiano influenzato il carisma degli Araldi del Vangelo. Il terzo capitolo presenta gli elementi essenziali del carisma e della spiritualità del Movimento, che possono essere riassunti in una fervente devozione alla Santa Eucaristia, a Maria e al Papa. Infine, l’autore della Tesi sviluppa importanti e proficue conclusioni.

L’opinione degli esaminatori

Il Consiglio Esaminatore era costituito dal Rev.mo Don Bruno Esposito, OP, Decano della Facoltà di Diritto Canonico ed Orientatore della Tesi, dal Rev.mo Don Jan Sliwa, OP, Vice-Decano della Facoltà di Diritto Canonico e dal Rev.mo Don Marcelo Santos das Neves, OP, noto professore della Facoltà di Diritto Canonico e Censore della Tesi.

Dopo l’esposizione, P. Bruno Esposito e P. Marcelo Santos das Neves hanno presentato una serie di questioni a Mons. João ou Mons. João Scognamiglio Clá Dias, dando in seguito il loro parere in merito al lavoro presentato. Hanno inoltre sottolineato che all’Angelicum non era ancora mai successo che un fondatore difendesse la propria tesi. Data la rilevanza dell’opinione di questi insegnanti di fama, pubblichiamo, a seguire, il testo del giudizio di ognuno.

La tesi di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, che ha ricevuto il punteggio massimo, verrà pubblicata a breve in Brasile e sarà disponibile in quattro lingue: portoghese, spagnolo, italiano e inglese.

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“Forse per la prima volta [all’ Angelicum], il fondatore stesso, in modo scientifico, presenta la storia e l’attualità di questa realtà ecclesiale che, sotto la mozione dello Spirito Santo, è nata anche grazie a lui”, dichiara
il Moderatore della Tesi”.

P. Bruno Esposito, OP
Moderatore della Tesi

I - aspetti salienti della tesi

Nella Costituzione Apostolica Sapientia christiana, che disciplina attualmente le università ecclesiastiche, quando si tratta del ciclo di Dottorato, leggiamo: “Per ottenere il Dottorato si richiede anche una dissertazione dottorale che rappresenti un effettivo contributo per il progresso della scienza, che sia stata elaborata sotto la guida di un professore, pubblicamente difesa e collegialmente approvata ; che sia stata inoltre pubblicata, almeno la sua parte principale”.1

Storia e attualità di una realtà ecclesiale dalle parole del fondatore stesso

Gli effetti che essa produce nell’ ordinazione canonica, cioè, l’abilitazione ad insegnare in una facoltà e l’idoneità ad occupare i più alti incarichi ecclesiastici,2 sottolineano il suo valore e la sua importanza nel sistema degli studi ecclesiastici: essa deve esser frutto di un autentico lavoro di investigazione e non limitarsi ad una mera compilazione.

Secondo la norma in vigore, si permette di difendere la tesi di Dottorato dopo un anno di iscrizione al terzo ciclo. Tuttavia, questo tipo di lavoro scientifico richiede tempo e,

P. Marcelo Santos das Neves, OP, P. Bruno Esposito, OP, e P. Jan Sliwa, OP.jpg
I membri della Giuria — P. Marcelo Santos das Neves, OP, P. Bruno Esposito, OP,
e P. Jan Sliwa, OP — ascoltano attentamente la difesa della Tesi

soprattutto, esperienza, che si conquista soltanto, a nostro parere, dopo un’iniziazione nell’insegnamento come assistente di un altro professore o in un seminario maggiore, situazione contemplata nella legislazione sulla materia (cfr. Normæ quædam de 20-VI- 1968, n. 44, c).

Si arriva a questa fase, normalmente, dopo lunghi anni di studio, oppure per la familiarità con l’oggetto della propria ricerca, in un’età già matura, contrariamente a quanto avviene di solito nei sistemi universitari civili.

Dunque, l’originalità, la scientificità e l’ esperienza si coniugano in modo tutto particolare nel presente lavoro di Mons. Scognamiglio Clá Dias, mentre, forse per la prima volta, il proprio fondatore, in modo scientifico, presenta la storia e l’attualità di questa realtà ecclesiale che, sotto la mozione dello Spirito Santo, è nata anche grazie a lui.

Discorso fondamentale senza preconcetti

Allo stesso tempo, l’autore prende in considerazione e presenta alcune possibilità per avere, in futuro, un riconoscimento canonico di un altro tipo del movimento Araldi del Vangelo, con lo scopo di salvaguardare meglio l’unità del carisma ricevuto. Aspetto sensibile al cuore di chi ha la coscienza di essere “padre” e “responsabile” di quello che gli è stato affidato dalla Provvidenza Divina per il bene di tutta la Chiesa, ma ugualmente importante per coloro che hanno scelto di abbracciare tale carisma e anche per coloro che, nella Chiesa, esercitano il servizio dell’autorità in nome di Cristo.

Data la componente sociale della Chiesa, è, dunque, di importanza cruciale risolvere la relazione tra “carisma” — “carisma-istituzione” — “istituzionalizzazione del carisma”, per questo serve l’ausilio prezioso e indispensabile della scienza canonica, cosa che il candidato ha compreso e applicato pienamente, senza nessun tipo di preconcetto ideologico, al quale, purtroppo, sono esposti molti nella Chiesa, ieri come oggi, che oppongono la Chiesa della Carità e dello Spirito alla Chiesa istituzione e del diritto.

Una nuova categoria giuridica, che salvaguardi l’unità del carisma

Dalla presentazione che abbiamo appena ascoltato, sorge lo schema della ricerca condotta a partire dall’analisi della realtà associativa nella Chiesa e delle diverse forme di riconoscimento canonico (cap. I: pag. 13-125), per continuare nel capitolo seguente con l’esposizione della genesi e dello sviluppo del carisma degli Araldi del Vangelo (cap. II: pag. 126-233) e concludere con l’esame analitico del carisma, della spiritualità e delle finalità degli Araldi (cap. III: pag. 234- 287).

Nelle conclusioni, il candidato, alla luce della ricerca realizzata, propone l’elaborazione di una nuova categoria giuridica che salvaguardi l’unità del carisma. In effetti, nella situazione attuale si registra una “frammentazione” del carisma degli Araldi in diversi soggetti giuridicamente indipendenti (cfr. pag.292) e si chiede, pertanto, se sarà sufficiente un semplice “vincolo” tra le suddette realtà per garantire nel futuro l’unità (cfr. pag.293).

Il candidato studia ampiamente, e in modo scientifico, l’intera questione, a partire dal diritto vigente ed esaminando la storia dei

Una nuova categoria giuridica.jpg
“Il candidato studia ampiamente e in modo scientifico,
l’intera questione, a partire dal diritto vigente ed
esaminando la storia dei vari riconoscimenti
canonici degli Araldi del Vangelo”

vari riconoscimenti canonici degli Araldi del Vangelo, ma allo stesso tempo mettendosi in una prospettiva di jure condendo.

Anche se, prima della pubblicazione, sono da rivedere alcuni punti, il lavoro merita di essere pubblicato integralmente o in parte, a discrezione del candidato, dopo aver apportato le correzioni indicate dal Moderatore ed, eventualmente, dal Censore. Naturalmente, questa pubblicazione contribuirà non solo al bene degli Araldi del Vangelo e alla conoscenza della loro storia per le generazioni future, ma servirà anche a che molti, tra il popolo di Dio, prendano coscienza dell’importanza, in questa materia, di essere animati dalla fede e dalla ricerca sincera della volontà di Dio, che non disdegna né rifiuta gli strumenti giuridici, al contrario, li utilizza con lo spirito di libertà dei figli di Dio, sempre nell’obbedienza al Vicario di Cristo e al Collegio episcopale.

II – Domande e Risposte

P. Bruno Esposito: A pag.29, nota 58, citando Giovanni Paolo II, si accenna alla distinzione tra“carisma originario” e il suo passaggio al movimento. Cosa pensa a questo proposito? Esiste una differenza tra il “carisma del fondatore” e il “carisma della fondazione”? In questa prospettiva, che cosa pensa del ruolo dell’autorità ecclesiastica e la giustificazione teologico-giuridica?

Mons. João Scognamiglio Clá Dias: L’argomento “Fondatori” è stato studiato, soprattutto, dopo il Concilio. In realtà, i fondatori e le fondazioni esistono praticamente dall’inizio dell’umanità. Dio agisce sugli uomini, nella maggior parte dei casi indirettamente, facendo in modo che alcuni conoscano la verità attraverso gli altri. E’ all’interno di questo gioco di relazioni fra gli uomini con Dio che sorgono i fondatori.

Prendiamo, per esempio, nell’Antico Testamento, Elia. Egli è considerato il fondatore dell’Ordine Carmelitano. Davanti ad Acab e Gezabele, egli manifesta un carisma molto combattivo, energico, vigoroso e anche militante. Propone una disputa con i profeti di Baal e questi, dopo aver perso la disputa, vengono da lui uccisi. Né più né meno, sono 450 uomini che Elia sgozza con le proprie mani.

Questo certamente non fa parte del carisma dell’ordine carmelitano; non si può dire che tutti i carmelitani debbano sguainare una spada. Pertanto, possono esistere differenze tra il carisma del fondatore e il carisma istituzionale, perché il carisma istituzionale, il carisma della fondazione, va acquisendo i suoi contorni in conformità con le esigenze del tempo.

Succede anche, spesso, che ci sia un soffio dello Spirito Santo sul fondatore che non si ripete con i suoi seguaci. Costoro sono animati da parcelle del carisma, ma è molto raro nella Storia che un seguace riceva la totalità dei doni del fondatore. L’istituzione, nel suo insieme, si trova nella fonte del carisma, che è il fondatore. Qualora un ordine religioso, un istituto o un’associazione si allontani dal carisma iniziale, l’opera sfuma perché lo Spirito Santo rende grazie sovrabbondanti, se esiste questa connessione intera tra l’istituzione e il carisma del fondatore.

Allora, esistono differenze tra i carismi del fondatore e della fondazione? Su aspetti secondari, sì, ma la sostanza deve essere sempre la stessa.

Quanto alla giustificazione teologico- giuridica del carisma, l’argomento è molto dibattuto ma, a mio parere, si risolve molto semplicemente perché, in fin dei conti, tutto è Chiesa, tutto è mozione dello Spirito Santo.

Chi suscita il fondatore è lo Spirito Santo. Chi suscita l’istituzione è lo Spirito Santo. Chi prenderà il fondatore e l’istituzione e darà loro una formulazione giuridica appropriata che gli dia solidità, costui sarà il giurista, non c’è dubbio, ma anch’egli deve agire al soffio dello Spirito Santo, perché la Chiesa, quando si pronuncerà su questo argomento, avrà bisogno di godere di un sostegno speciale dello Spirito, in modo inequivocabile.

Allora, il fondatore deve essere ispirato dallo Spirito Santo ad avere fiducia nell’istituzione e fiducia nella giurisprudenza.

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“Quello che più mi ha colpito e più mi ha dato l’idea dell’universalità di
questo carisma degli Araldi del Vangelo è stato il convivio col
Professore Plinio Corrêa de Oliveira”

L’istituzione deve aver fiducia nel fondatore e nella giurisprudenza e colui che userà la sua conoscenza del diritto canonico per trovare la formulazione giuridica adeguata, deve esser assistito dallo Spirito Santo, al fine di comprendere quali sono i desideri del fondatore e lo scopo per il quale lo Spirito Santo ha ispirato questa fondazione.

Il ramo sacerdotale è parte del carisma?

P. Bruno: A pag. 190 si dice che un’associazione privata di fedeli, non potendo incardinare ministri sacri, corre il rischio di vedere dissolto il carisma: potrebbe spiegare meglio quest’affermazione? Inoltre, nella conclusione (cfr. pag.291), si parla del ramo sacerdotale. Insomma, il suo apparire fa parte del carisma o è effetto di una necessità pratica: fornire assistenza spirituale agli associati?

Mons. João: Ad un certo momento, il Movimento è cresciuto tanto che non era possibile contare su un’assistenza spirituale esterna. Inclusivamente, perché lo stesso carisma avrebbe potuto soffrire un certo scolorimento, ossia, avrebbe potuto esser travisato da certi sacerdoti. Purtroppo, abbiamo avuto varie esperienze negative in questo senso. È stato dunque per una ragione pratica — amministrare i sacramenti ai propri membri — che si è creato il ramo sacerdotale.

Ma lo Spirito Santo soffia dove vuole, come vuole e nei momenti alle volte meno attesi. È accaduto che, una volta costituita la Società di Vita Apostolica Clericale Virgo Flos Carmeli, i suoi membri si sono resi conto che il carisma degli Araldi non poteva esser estraneo al sacerdozio, perché, dal momento che il nostro carisma si caratterizza per una peculiare visione di tutto l’universo e che non è possibile sacralizzare il mondo senza la mano e la benedizione della Chiesa, era necessario che esistesse un ramo sacerdotale all’interno dell’Istituzione. Con l’ordinazione di araldi presbiteri, il carisma è diventato molto più solido, molto più penetrante, molto più ampio, pertanto, molto più efficace.

Si è cominciato per una ragione pratica e oggi si arriva alla conclusione che, di fatto, il ramo sacerdotale è indispensabile a questo carisma.

Finalità laicale o “consecratio mundi”?

P. Bruno: Alle pag.290-291 si parla di “finalità laicale” e, dopo, della finalità come “consecratio mundi”: si tratta di un lapsus o vorrebbe spiegarci cosa intende con questo?

Mons. João: Ho avuto la fortuna di conoscere molti domenicani, soprattutto spagnoli. Qui a Roma, molta amicizia mi ha legato a padre Raimundo Spiazzi, un luminare. Ho avuto molto a che fare con padre Fernando Castaño, durante i tre periodi nei quali egli è stato rettore di questa Università, oltre ad essere stato con lui molte volte anche in Spagna.

Don Royo mi ha aperto pienamente le finestre — molto grandi — della Teologia e attraverso queste mi è stata data la possibilità di comprendere a fondo l’importanza essenziale del ministero sacerdotale.

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Il Professore Plinio Corrêa de Oliveira, alla
fine degli anni 50, quando pubblicò il libro
“Rivoluzione e Contro- Rivoluzione”

Prova di questa amicizia è il fatto che egli ci ha fatto eredi della sua biblioteca e degli scritti personali.

Anche con Don Vittorino, discepolo perfetto di Don Santiago Ramírez, OP, ho mantenuto una relazione ricchissima, durante la quale ho imparato molto.

Nelle conversazioni con tutti loro, nelle loro lezioni e conferenze, i temi sono stati sempre elevati e di ottima sostanza.

Quello che più mi ha colpito e più mi ha dato l’idea dell’universalità di questo carisma è stato il convivio col Professore Plinio Corrêa de Oliveira. Nel suo libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, egli analizza tutto il processo rivoluzionario, dal Medioevo fino ai nostri giorni, giungendo al comunismo e alla IV Rivoluzione, che è il tribalismo. Ho avuto modo di analizzare questo studio, oltre agli altri, ma soprattutto il privilegio di accompagnare il professore, condividendo le sue esperienze nel corso di quarant’anni, mi ha più tardi convinto di quanto il nostro carisma si sarebbe dovuto applicare a tutto.

Ora, ho avuto sempre un enorme rispetto per le persone consacrate. Per me, un sacerdote era un Angelo. Chiunque fosse, per il fatto di essere un ministro di Dio, era segnato da un marchio tutto speciale, al di sopra dell’ordine della Creazione. Comprendevo perfettamente quell’affermazione di San Giovanni Maria Vianney, secondo la quale, disponendosi ad entrare per una porta un Angelo e un sacerdote, il sacerdote sarebbe dovuto passare per primo e l’Angelo dopo di lui. Pertanto, da parte mia mi facevo degli scrupoli a voler sacralizzare anche l’ordine spirituale.

Tuttavia, dopo l’apertura del ramo sacerdotale, è divenuto comprensibile il fatto che la consecratio mundi comportasse anche una, per così dire, consecratio cleri.

Nota:

1 GIOVANNI PAOLO II, Sapientia christiana, art. 49, § 3. O art. 50, § 1 aggiunge: “II dottorato è il grado accademico, che abilita all’insegnamento in una facoltà, ed è perciò richiesto a tal fine”.

2 Cf. Idem, art. 50, § 1-2.

Il carisma e l’esempio del fondatore

“La sua tesi è sufficientemente solida, al punto da indicare con estrema precisione la spiritualità e la forza di
santità che l’hanno animata fin dall’inizio”, afferma il censore nel suo parere .

P. Marcelo Santos das Neves, OP
Censore della Tesi

I – Osservazioni di carattere critico-positivo

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, ho letto con attenzione e profondo interesse la sua Tesi. La sua famiglia sta crescendo ogni giorno e non è possibile di fronte a un fenomeno così vistoso restare senza chiedersi il perché di una grazia così grande. La gentilezza, la compostezza, l’eleganza e il tratto fine degli Araldi che, per grazia, ho potuto conoscere, non potrebbero non suscitare una sana curiosità in noi. Stando così le cose, quando Don Bruno Esposito mi ha consegnato la sua Tesi, dapprima l’ho letta avidamente per veder saziata la mia curiosità ma poi, con spirito critico, il che, nel nostro caso, non possiede alcuna connotazione negativa.

Peso spirituale e della levatura ecclesiale della sua opzione

Il Papa Onorio III nell’approvare ed elogiare l’opera di San Domenico, affermò che la sua lotta, “univa i tempi antichi ai tempi nuovi”. Credo che i Nuovi Movimenti Ecclesiali e ciò che proviene da Lei in particolare, assolvano, nella maggior parte dei casi, in maniera più che soddisfacente, a questi requisiti. Mi spiego: il suo Movimento (gli Araldi del Vangelo), porta la bellezza all’oggi della storia, il gusto per il grande e maestoso, il discreto rigore disciplinare e soprattutto l’entusiasmo innocente dei primi tempi e anni della fede cristiana.

La sua profonda spiritualità (sua e dei suoi figli), segnata dalla presenza Eucaristica, dalla devozione mariana e, diciamo, dall’obbedienza incondizionata al Santo Padre, traducono la vitalità e la forza rinnovatrice della Chiesa di Gesù Cristo che nel Credo professiamo Una, Santa e Cattolica. Pertanto, sia dal punto di vista del contenuto, sia dal punto di vista formale, per l’eleganza e per l’accuratezza in relazione alla lingua di Camões tradotta per i figli della Terra di Santa Cruz, la sua Tesi merita “ogni lode”. Affermo questo perché la penso così.

Inoltre, non potrei non ricordare un altro principio, ma questa volta di profonde radici evangeliche: dai frutti dice la Scrittura: “si può conoscere quanto l’albero è robusto”. Il suo personale itinerario di fede, lungo e talvolta difficile, come sono difficili tutte le grandi cose della vita, maturato all’ombra della presenza costante del dott. Plinio, così Lei lo chiama, della sua devozione, del suo affetto e ferma dedizione a Dio, ha generato l’opera che tutti, oggi, chiamiamo Araldi del Vangelo.

Così come passando attraverso le opere possiamo giungere al Creatore, per analogia, mi sia consentito, passando dalla conversazione amichevole con i suoi Figli, sono giunto subito (anche prima di leggere la sua Tesi), alla considerazione del peso spirituale e della levatura ecclesiale della sua opzione. Anche per questo motivo, nel descrivere il suo lungo percorso, sempre in Terza persona, il suo testo è brillante e profondamente realista, veramente convincente.

Uno dei migliori esempi di perfezione possibile in questo mondo

Dal punto di vista dell’analisi propriamente giuridica, ho constatato che il suo sforzo è stato ammirevole e che è stato orientato dai più illustri giuristi di ieri e di oggi. Ammirevole la sua spiegazione, orientata dai dotti, dalle associazioni e dall’accettazione dei Nuovi Movimenti Ecclesiali sorti in seno alla Chiesa, nel nostro tempo.

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Veduta generale dell’aula dell’Angelicum durante la difesa della Tesi

Tempo di Cristo: Unico, necessario e insostituibile Salvatore del mondo. Da Lui procede ogni Grazia: quella che trasforma coloro che già visibilmente ne fanno parte, come coloro che cercano Dio con cuore sincero e, senza colpa, non sanno riconoscere il loro Cristo.

Il Cristo che i suoi figli, senza timore, annunciano, con l’abito, con la parola, con la presenza costante nella vita delle entità ecclesiali, coi rosari recitati, con le riviste sparse in più di una lingua e, soprattutto, per mezzo della “quasi” perfetta liturgia. Il “quasi” si giustifica: perfetta è la liturgia celeste che i suoi Figli da Lei orientati cercano di imitare con grande cura, ossia, rendere presente nel tempo. Per usare una terminologia del Concilio di Trento: “rappresentare”, nel senso di “ri-presentare”; o ancora, come insegna il Concilio Vaticano II, “memoriale” delle realtà eterne. La via della “bellezza” che ferisce e risveglia (Benedetto XVI) trova nello stimolo che Lei ha saputo offrire ai suoi figli, uno degli esempi più belli di perfezione possibile in questo mondo.

Altra osservazione: il suo cammino spirituale, che è sfociato nell’Opera degli Araldi del Vangelo, non è stato superficiale né ha lambito il terreno della mediocrità: i suoi consiglieri, giuristi e teologi (molti domenicani) sono stati puntualmente indicati nella sua Tesi e i consigli saggiamente messi in pratica. Si deduce da tutto ciò, la sua capacità di ascolto e il sincero desiderio di camminare “nella” e “con” la Chiesa. La sua Tesi manifesta chiaramente tutto questo. Rivela inoltre il desiderio di indicare ai suoi figli questo salutare cammino. La sua Tesi è sufficientemente solida, al punto da indicare con estrema precisione la spiritualità e la forza di santità che l’hanno animata fin dall’inizio. Un esempio: particolarmente mirabile la devozione a San Luigi Maria Grignion da Montfort.

Il carisma e l’esempio del fondatore danno unità al movimento

Non possiamo permettere che il tempo ci soffochi senza prima mettere in evidenza i percorsi dettagliatamente descritti, anche dal punto di vista giuridico, nel processo di formazione degli Araldi. Non ripeteremo qui ciò che Lei, con perizia ed impari eleganza, riassume nell’ultimo Capitolo e nella Conclusione della sua Tesi, ma che si trova anche, per lo meno in parte, descritto in tutto il testo.

Mi ha impressionato la parola “flessibilità”. E’ questa che rivela la consapevolezza del fatto che è lo Spirito Santo che agisce, organizza e riorganizza continuamente la vita e l’opera del Popolo di Dio: così anche i suoi figli, col passare degli anni, matureranno ancora e altre modalità di vita entro uno stesso carisma potranno emergere e trovare nella legislazione non un impedimento, ma una sicurezza e addirittura uno stimolo.

La Creatività divina è esemplare, è il diritto che è limitato e non riesce a seguire i passi veloci dei figli della Chiesa. Tornando alla creatività Divina, la Santa Trinità non si stanca di creare e ricreare, di colorire il cosmo e rianimare i figli di Eva. Potrà, anche domani, far sorgere nella “via della bellezza”, nuove forme di vita, tutte unite dallo stesso “carisma” e avendo ben presenti le fatiche del “Fondatore”. Da questi due elementi dipenderà, ovviamente, l’unità di tutto il movimento. “Il Carisma e l’esempio del fondatore”.

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P. Bruno, Monsignore João Scognamiglio
Clá Dias e P. Marcelo Santos das Neves,
davanti la statua di San Tommaso
d’Aquino che presiede l’entrata
dell’Angelicum

Più di questo, ciò che prevarrà sarà la Volontà Divina di dare, attraverso i Nuovi Movimenti, vitalità perenne alla Sposa di Cristo.

Lo Spirito suscita e mantiene in vita ciò che contribuisce alla crescita della Chiesa e lascia decadere ciò che non conduce a questo fine. Se i suoi figli manterranno questa convinzione, di sicuro, al di là dei nomi che le varie modalità giuridiche possono offrire, essi saranno sempre “uno” pur essendo molti.

“Non ho nulla da aggiungere”

Insomma, il mio arduo lavoro, ossia quello di trovare grinze o difetti nella sua Tesi si è ridotto a zero. Lei è stato perfettamente coerente, dall’inizio alla fine, con gli obbiettivi prefissati, quelli cioè di descrivere “La genesi e lo sviluppo del movimento degli Araldi del Vangelo e il suo riconoscimento canonico”. Anche quando descrive il suo personale cammino spirituale, lo fa con la finalità di render chiaro il cammino percorso dagli Araldi. Essi risulterebbero incomprensibili senza di Lei e il suo personale percorso di fede.

Per concludere il mio discorso, e affinché nessuno mi accusi di dilungarmi troppo a parlare, desidero solamente ricordare una questione da Lei posta alla fine della sua Tesi: non si tratta di riprendere tutta la questione, il suo testo sicuramente (i suoi figli non saranno così indelicati) sarà pubblicato e tutti troveranno quello che ho tentato di riassumere. Il mio desiderio consiste nel ripetere un’espressione: “il flash” (pag. 283). Secondo la nostra fede, fino alla fine dei tempi, il Signore non smetterà di offrire alla Sua Sposa momenti di brillantezza e di particolare luminosità: è il “flash” che susciterà nei suoi figli, il desiderio di continuare ad essere un’ “unica” famiglia di “schiavi di Maria” e di orecchie aperte, attente ad ascoltare il “richiamo della Sede di Pietro” ad una nuova e vigorosa evangelizzazione. Tutto questo, mi sia consentito, è una cosa eccezionale ai nostri giorni.

Non ho nulla da aggiungere.

II – Domande e risposte

P. Marcelo Neves: Una domanda: mi piacerebbe sapere come i domenicani Le sono diventati così vicini e, ancora, se Lei può, vorrei udire dalle sue labbra, come essi al di là dei consigli, abbiano contribuito alla maturazione del suo “istinto” di “Padre Fondatore”.

Mons. João: Non era possibile, tanto da parte di don Bruno quanto da parte sua, un’analisi del lavoro così positiva, così angelica — non per niente ci troviamo all’Angelicum — e talmente profonda, che dimostra molta capacità, molta cultura ecclesiastica e giuridica che mi fanno ricordare i Domenicani, con cui ho convissuto. E per i quali tutti i giorni — gli Araldi ne sono testimoni — io prego nominalmente nelle mie Messe, facendone un elenco di tutti, perché io devo loro moltissimo.

Questo rapporto è iniziato negli anni 60 o giù di lì, quando a un certo punto insorse una difficoltà canonica, e in un certo senso teologica, per quanto riguarda i dubbi e le critiche fatte a determinati punti del nostro carisma. E mi sentivo angosciato, perché ero direttamente coinvolto nel caso e non sapevo come risolverlo.

Ricordo che il dottor Plinio consigliava di avere fiducia e prevedeva che queste difficoltà si sarebbero risolte facilmente.

Il Cardinale Bernard Law si congratula con il fondatore degli Araldi

Evangelizzare il mondo del pensiero

Nella Messa celebrata il 29 novembre presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, il Cardinale Bernard Francis Law ha iniziato la sua omelia, riferendosi ai circa 150 araldi presenti che accompagnavano Mons. João Scognamiglio Clá Dias: “Oggi riceviamo tra noi il fondatore degli Araldi del Vangelo, nominato dal Santo Padre canonico onorario di questa Basilica. In questa nuova forma di vita IMAGEM_2.JPGreligiosa fondata in Brasile, possiamo trovare la ragione per la nostra speranza, vedendo tutte le vocazioni qui presenti e sapendo che ce ne sono molte altre”.

Terminato l’atto liturgico, il Cardinale Law ha rivolto a Mons. João, sulla scalinata della storica Basilica, calorose parole di felicitazioni per la conquista del titolo di dottore in Diritto Canonico. “Credo che non abbiamo mai avuto una celebrazione di dottorato come questa, dottore magnifico, dottore e superiore generale!”
— ha affermato.

Rivolgendosi alla piccola moltitudine presente, ha aggiunto: “ Che esempio per tutti: studiare, scrivere una tesi e ricevere il dottorato. Per questo, penso che ora faccia parte del carisma degli Araldi, che ognuno di voi ottenga il dottorato!”. Questa esortazione è stata accolta dagli applausi. “Nella Chiesa di oggi — ha proseguito Sua Eminenza —, è molto importante il lavoro intellettuale nel campo dell’evangelizzazione, perché il mondo del pensiero è da evangelizzare e senza questa preparazione è difficile farvi fronte. Forse allora, questo è un segnale del futuro della missione degli Araldi”.

Infine, riferendosi a Mons. João Scognamiglio Clá Dias come “membro della nostra famiglia”, per il fatto di essere canonico della Basilica di Santa Maria Maggiore, ha concluso: “Posso darvi ancora una benedizione, per la presenza, che è sempre una gioia per questa Basilica, specialmente per quella del fondatore, membro della nostra famiglia. Ma ciò che è difficile ora, come membro della famiglia, è che egli abbia una collocazione corrispondente al suo diploma. Egli può avere il primo di tutti i posti ma, per me, ciò che più conta è che sia membro della famiglia”.

Un giorno, arrivai presto alla cella a me assegnata nell’eremo di San Benedetto, mi sedetti sul letto e vidi un edificio di fronte a me con le pietre un po’ ingiallite, con una porta caratteristica, e immaginai di entrarvi. Era una porta grande, affiancata da un’altra stretta. Questa si apriva ed io entravo in una sala, andavo ad un certo angolo e, improvvisamente, vedevo un domenicano tutto vestito di bianco, con le braccia alzate, sorridente, con i capelli grigi, che veniva verso di me e mi abbracciava. Sentii un brivido e pensai: “Che cosa vorrà dire questo?”.

Trascorsero i giorni e il dottor Plinio mi dice: “Guardi, penso che lei dovrebbe andare in Spagna e cercare un canonista per risolvere questo caso. “Presi un aereo e mi recai in Spagna. Giunsi alla sede che avevamo a Madrid e chiesi: “Conoscete un qualche canonista qui?”.

— “Sì, risposero, ne conosciamo uno, ma vive a Salamanca.”

— “Quanto è lontano da Madrid?”.

— “Quattro ore di automobile”. Quattro ore per me, in Brasile è come prendere il tram e scendere alla fermata all’angolo.

Così partimmo e quando arrivammo, guardai l’edificio ed ebbi un brivido. Era quello che avevo visto. Mai nella mia vita era stato a Salamanca. Quando aprirono quella porticina poco, entrai in quel portico, e pensai, “Caspita... ma ho già visto tutto questo! Lo conosco già!”. Poi venne P. Arturo Alonso Lobo — il canonista, che ci veniva ad accogliere - solo che non veniva con le braccia aperte, né mi abbracciò. Era un uomo di una luce intellettuale eccezionale. Gli facevamo una domanda su qualsiasi argomento, egli diceva: “Scriva lì”, e dettò la risposta. Poi prese un libro dallo scaffale, lo aprì e disse: “Vedi se dettava la risposta corrisponde al libro”.

È rimasta invariata. Un uomo brillante! Ho avuto un “flash” con don Arturo e fu grazie a lui che ho conosciuto P. Victorino Rodríguez Rodríguez e P. Antonio Royo Marín, con i quali ho convissuto a lungo. Poi, Don Esteban Gómez, che stava tornando da Roma a Madrid, Don Armando Bandera, insomma, molti altri in Spagna. In Italia, ho incontrato un domenicano che non cito nella tesi, altrimenti questa risulterebbe enorme, ma che mi ha affascinato enormemente: il Cardinale Mario Luigi Ciappi. Questo è stato un santo, un uomo straordinario, pro-teologo di cinque Papi, che ho pure frequentato per molto tempo. Andavo al suo palazzo, suonavo il campanello e lui stesso mi apriva la porta. Erano conversazioni di ore. Egli giunse al punto di farmi vedere tutto il palazzo, mi ha invitato alla Messa che celebrava là, insomma, è stato un convivio enorme.

Così, è stato all’interno di questo rapporto che essi mi hanno aperto gli occhi al mondo della teologia, del diritto canonico, della filosofia, e posso dire che ho una sicurezza unica in San Tommaso e nella dottrina tradizionale e vera della Chiesa, grazie alla loro azione.

(Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2010, n. 81, p. 18 - 27)

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