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Lumen Veritatis

Religione e Morale

Pubblicato 2009/12/29
Autore : Benedito Beni dos Santos

Questo articolo intende offrire alcuni chiarimenti sui termini morale ed etica, sottolineando l'importanza della morale e analizzando le cause del disorientamento al suo riguardo

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Benedito Beni dos Santos (1)

Sintesi

Questo articolo intende offrire alcuni chiarimenti sui termini morale ed etica, sottolineando l'importanza della morale e analizzando le cause del disorientamento al suo riguardo. Si tratta di una prospettiva cristiana della morale, indicando la mistica come la fonte più alta di una morale universale.

Abstract

This article intends to offer some clarifications on the terms moral and ethics, emphasizing the importance of moral and analyzing the causes of disorientation in the moral ambit. It treats of the Christian perspective of moral, identifying mysticism as the highest source of a universal moral, the moral of life.

Innanzitutto, due chiarimenti sul tema di questa riflessione: religione e morale. Ogni religione implica una morale, cioè una retta condotta. Con la retta condotta, il credente si sforza di fare la volontà di Dio, piacergli. I profeti dell'Antico Testamento considerano la pratica della giustizia come un culto che si presta a Dio.

D'altra parte, ogni religione presenta sempre una visione generale del mondo, che permette alla persona di stare nella realtà e di agire su di essa. Non parlerò del rapporto tra religione in generale e la morale. Parlerò di una determinata forma di religione: il cristianesimo nel modo in cui è assunto e vissuto dalla Chiesa Cattolica.

Un altro chiarimento si riferisce ai termini etica e morale. In pratica, essi sono equivalenti. Teoricamente però, sono distinti. La morale è un'attività pratica. Definisce l'insieme di norme riguardanti la retta condotta umana, ossia, il bene da fare e il male da evitare. L'etica, a sua volta, è la teoria della morale, il modo di concepire la morale: la sua origine, la sua natura, i suoi obiettivi.

La morale è prescrittiva: si riferisce al dovere. L'etica è descrittiva. Essa non emette, come la morale, un giudizio di valore, bensì un giudizio di realtà. Svilupperò la presente riflessione in cinque punti: cos'è la morale, la sua importanza, la confusione esistente oggi nel campo della morale, come la Chiesa concepisce la morale e l'originalità della morale cristiana.

1. Cos'è la morale?

La morale indica, prima di qualsiasi cosa, quello che è obiettivamente buono, e che pertanto dev'essere fatto dalla persona, indipendentemente dai vantaggi o dagli svantaggi che da ciò possano venire. Socrate ha espresso molto bene questo carattere della morale quando ha detto che preferisce essere vittima dell'ingiustizia piuttosto che cometterla. Quando la persona assume questo atteggiamento esistenziale, oltre ad agire bene, ella stessa è moralmente buona. Diventa un buon albero, che produce buoni frutti. In altre parole, diventa una persona virtuosa.

La morale indica anche ciò che è degno dell'essere umano in opposizione a ciò che è indegno. Essere fedele ad un amico è degno dell'essere umano. Essere infedele è indegno. Difendere la vita di un innocente è degno dell'essere umano. Togliere la vita a un innocente è indegno.

La morale indica ancora quegli atti che oltre ad essere in accordo con il dovere, sono fatti per rispetto al dovere, nell'espressione di Kant. Se un commerciante vende sempre al prezzo giusto per non perdere la clientela, egli non compie un atto morale. Ma, se egli vende al prezzo giusto per rispetto al dovere (è la sua coscienza che glielo richiede), allora il suo atto è morale.

2. Importanza della morale

Nella sua enciclica sui fondamenti della morale - Veritatis Splendor -, Giovanni Paolo II afferma che l'istanza morale reggiunge in profondità ogni uomo e compromette tutti. Riflettiamo su quest'affermazione del Papa. La morale raggiunge in profondità l'essere umano. Secondo Jean Piaget, "l'essere umano non nasce con una morale, ma con un'attitudine ad acquisire la morale".

Così come non nasce parlando una lingua, ma con l'attitudine ad impararla. Emilio Durkheim, uno dei fondatori della sociologia, soprattutto della sociologia della religione e della morale, spiega l'origine della morale a partire dalla natura sociale dell'essere umano. Secondo lui, la morale comincia dove inizia la vita in gruppo. Non è possibile la vita in gruppo senza l'esistenza di norme morali.

È giustamente la morale che impedisce la tirannia del gruppo sugli individui. Per la dottrina della Chiesa, però, l'essere umano non nasce soltanto con un'attitudine morale. Esiste una legge morale scritta da Dio nel cuore umano, secondo quanto insegna San Paolo nella Lettera ai Romani (cf. Rm 2, 15). A partire da questo senso morale fondamentale, la ragione umana ha la capacità di scoprire il bene ad essere fatto e il male ad essere evitato.

Il Papa afferma che la morale compromette tutti. Infatti, l'essere umano agisce moralmente soltanto quando può fare della sua azione morale una proposta per tutta l'umanità. Caso contrario, egli agisce in mala fede. Posso mentire? Chiede qualcuno. Se fosse possibile trasformare la menzogna in una legge universale, in una proposta per tutta l'umanità, allora sarebbe permesso mentire.

Ora, in una società dove vi fosse come norma il dovere di mentire, la vita sociale già non sarebbe possibile. Da ciò l'importanza dell'imperativo morale kantiano: procedi secondo una norma che possa essere innalzata a legge universale per l'umanità. In altre parole, decidere moralmente è decidere non in nome proprio, ma in nome di tutta l'umanità.

Per capire in modo pratico l'importanza della morale, basta guardare il mondo politico. Tutti sentono le conseguenze negative della mancanza di etica nel campo della politica. La politica è l'arte di promuovere il bene comune, la vita felice per tutti. Svincolata dall'etica, essa si trasforma in "politicheria", alla ricerca dei propri interessi, di privilegi. Senza etica la porta rimane spalancata ad ogni sorta di corruzione.

Per comprendere l'importanza della morale, possiamo ancora rivolgere il pensiero all'ecologia. Dalla propria esperienza, si è scoperto che il rapporto dell'essere umano con la natura, con le cose, non si può basare unicamente sull'utilitarismo; si deve basare su norme etiche universali affinché l'uso della natura non si trasformi in un abuso, distruggendo così la possibilità di vita, soprattutto per le generazioni future. Svincolata dall'etica, la propria attività scientifica comincia a causare paura all'essere umano.

3. Il disorientamento nel campo della morale

Esiste oggi un grande disorientamento nel campo della morale. Alla sua radice si trova il relativismo. Il Cardinale Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, si è riferito, nel discorso di apertura del Conclave, alla dittatura del relativismo. Sembra che l'unica verità universale sia che tutto è relativo. Il relativismo ha trovato ampio spazio, soprattutto nel campo della morale. Espressione di questo relativismo è la cosiddetta etica processuale.

La nozione di bene e male morale è frutto dell'opinione pubblica o di una decisione maggioritaria. Ciò che interessa non è il contenuto obiettivo della norma, ma il processo per cui qualcosa diviene morale. Ciò che si decide qui è l'opinione maggioritaria.

Espressione del relativismo morale è la tendenza di natura neopositivista, secondo la quale nel campo del comportamento morale, non è possibile emettere enunciati logici e universali, come succede nel campo della scienza. Il comportamento morale è sempre coinvolto da emozioni e altre varianti soggettive.

La morale è poi qualcosa di soggettivo. Dopo l'ultima guerra mondiale, si è sviluppata la cosiddetta etica della situazione. La situazione è una somma di fattori soggettivi, sociali e culturali. Ad ogni momento, l'essere umano si trova in una situazione diversa. Deve decidere secondo la sua situazione.

Il relativismo, in genere, porta a una visione superficiale della realtà. Dispensa l'essere umano dal ricercare la verità. Nel campo della morale, esso è un ostacolo al compromesso serio e duraturo.

4. Come la Chiesa vede la morale?

La morale cristiana non è un insieme di norme impersonali dipendenti dall'arbitrio di qualche individuo. Essa è conseguenza di un'ontologia dell'essere umano, di un'antropologia, cioè, di una visione dell'uomo. Cito, a titolo di esempio, tre elementi di questa antropologia. L'essere umano è prima di tutto una creatura. Non è il creatore di sé stesso.

Il suo essere è un dono del Creatore. Proprio per questo, l'essere umano dev'essere capito sempre in riferimento al Creatore. Non soltanto il suo essere in genere, ma anche la sua autonomia e libertà devono essere capite in relazione al Creatore. Altro elemento significativo: l'essere umano è immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1. 26). Possiede qualcosa di divino.

Ha una dimensione trascendente. Partecipa alla sagezza e alla provvidenza con cui Dio governa il mondo. La sua ragione non è soltanto una facoltà di conoscenza, ma anche morale. Possiede la capacità di scoprire il bene che deve essere fatto e il male che deve essere evitato. Si tratta di una partecipazione alla scienza divina.

Appartiene anche all'antropologia cristiana, l'esistenza di una natura umana. Nonostante l'uomo, da una parte, non possa essere capito al di fuori della propria situazione, dall'altra egli non si riduce a questa. In lui vi è un nucleo che trascende tutte le situazioni, tutte le variabili soggettive, sociali e culturali. È la natura umana. Essa è il presupposto perchè si possa parlare di dignità umana, di diritti universali della persona umana, di diritto naturale.

5. L'originalità della morale cristiana

Ricordo appena alcuni elementi. La morale cristiana non è una morale parallela alla legge naturale. Essa adotta la legge naturale alla luce del seguire Gesù Cristo, Cammino, Verità e Vita. Pertanto, tutto ciò che appartiene alla legge naturale, alla morale basata sulla ragione umana, è adottato dai cristiani. La fede offre soltanto un motivo in più per vivere secondo la legge naturale.

Nella morale cristiana, la nozione di male morale acquisisce una profondità molto grande, espressa dal vocabolo peccato. Esso oltre ad alienare l'essere umano in rapporto a sé stesso e al prossimo, lo fa anche in relazione a Dio. È usuale ripetere che la morale cristiana non è soltanto una morale di atti, bensì una morale della persona. E con ragione. Per la morale cristiana, non basta praticare atti morali.

È necessario che la propria persona, attraverso l'acquisizione delle virtù, diventi un essere morale, ossia una persona giusta, vera, onesta. L'albero buono produce buoni frutti. Chi possiede le virtù morali pratica il bene con più facilità e in modo costante. Chi non possiede le virtù morali ha difficoltà di praticare il bene. In un certo modo egli può praticare il bene accidentalmente.

Infine, la morale cristiana è la morale della grazia. La morale intesa come insieme di norme pratiche, indica il dovere. Non dà forza, però, come ha osservato San Paolo, per metterlo in pratica. La capacità di compiere il dovere, di agire moralmente, viene dall'azione dello Spirito Santo in noi, ossia dalla grazia.

Conclusione

Per concludere, desidero parlare ancora di due caratteristiche della concezione che la Chiesa ha della morale. In primo luogo, la verità morale abita dentro l'essere umano. Kant ha scritto due cose che mi hanno causato perplessità: "su di me il cielo pieno di stelle e, in me la legge morale". In secondo luogo, nonostante la morale abbia diverse fonti, la sua fonte più alta, il suo vero fondamento, è Dio. Francesco Alberone, nel suo libro 'Valori', cita come fonte più alta della morale la mistica, che consiste nell'esperienza della unione amorosa con Dio. La mistica è fonte di una morale universale, morale dell'amore e della vita. Questa è stata la morale di Gesù Cristo e di grandi mistici.

1 .Vescovo di Lorena, Brasile, membro della Commissione Episcopale della Dottrina della Fede - CNBB, Supervisore Generale della Formazione degli Araldi del Vangelo e fondatore della rivista Lumen Veritatis.

Bibliografia basica

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XENOFONTE. Ditos e feitos memoráveis de Sócrates. Editora Edipro, 2006.
JOÃO PAULO II. Carta Encíclica Veritatis Splendor. Disponibile su: http://www.vatican.va/edocs/POR0072/_INDEX.HTM . Accesso il 20 aprile 2007.
LIMA, Lauro de Oliveira, A construção do homem segundo Piaget, uma teoria da educação. 3. ed. São Paulo: Editora Summus, 1984.
FREITAS, Lia. A moral na obra de Jean Piaget, um projeto inacabado. São Paulo: Cortez, 2003.
DURKHEIM, Emile. Sociologia e Filosofia. Rio de Janeiro: Forense, 1975.
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