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Lumen Veritatis

Come regolare la presenza dei religiosi nei movimenti

Pubblicato 2009/12/14
Autore : José Manuel Jiménez Aleixandre 1

La natura dei chiamati "movimenti ecclesiali" ha alcune caratteristiche comuni a tutti loro 2, considerate da molti autori in parte uguali e in parte diverse da tante altre forme carismatiche suscitate dallo Spirito Santo

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José Manuel Jiménez Aleixandre

1. INTRODUZIONE

La natura dei chiamati "movimenti ecclesiali" ha alcune caratteristiche comuni a tutti loro 2, considerate da molti autori in parte uguali e in parte diverse da tante altre forme carismatiche suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa attraverso i secoli, poiché, per quanto riguarda l'origine carismatica degli stessi vi è un accordo tra gli autori.

Possiamo dividere le caratteristiche degli attuali "movimenti ecclesiali" in: movimenti comuni a quelli di altre epoche, che possiamo chiamare caratteristiche storiche; altre caratteristiche che sono nuove, adeguate al nuovo millennio in cui entra la Chiesa, che chiamiamo caratteristiche attuali.

L'analisi delle risposte date lungo la Storia, dallo stesso Spirito Santo, per dare forma giuridica ecclesiologica ai carismi, può servire come cornice per aiutare a capire come considerare le caratteristiche storiche. Ma, la novità portata dai nuovi movimenti e dai suoi fondatori (che si manifesta tra le carateristiche attuali, molte di esse mai viste nella Chiesa) crea molte volte perplessità.

Ciò è comprensibile, già che, come abbiamo analizzato 3, un carisma è capito bene soltanto da colui che lo riceve: sia esso ricevuto direttamente -nel caso del fondatore- sia attraverso terzi -come nel caso dei discepoli. La presenza di religiosi 4 nei movimenti ecclesiali 5 si inquadra in questo tema e merita alcune considerazioni.

1.1. Conflitto di carismi

La questione diventa particolarmente incisiva quando si considera che una Chiesa Particolare (una diocesi, una prelatura in territorio di missione, ecc.) non ha la sua origine in una grazia carismatica fondante, bensì nella propria struttura della Chiesa, Popolo di Dio in cammino.

Viceversa, gli Istituti Religiosi 6 nascono sempre da un carisma fondazionale, concesso in genere dallo Spirito Santo ad una persona sola che lo incarna e che lo trasmette ai seguaci sotto una forma che non è giuridica, bensì per mezzo di una paternità spirituale che si comunica da persona a persona. Per questo motivo un religioso ha l'obbligo di adattare la propria vita a quella del fondatore. 7

I movimenti ecclesiali, seguendo l'opinione generale degli autori e del Magistero pontificio recente 8, sono essi stessi nati da un carisma fondazionale; sembra così che abbiano a che far con gli Istituti di Consacrati, visto che entrambi non hanno origine dalla struttura gerarchica, e possiedono una forma vitae data dal fondatore. Il religioso sarebbe, allora, soggetto a due carismi fondazionali: quello dell'istituto e quello del movimento.

1.2. Conflitti di autorità

Vi è anche il problema della giurisdizione. Il religioso è soggetto ai propri superiori, che nel caso dell'Istituto Clericale di Diritto Pontificio saranno Ordinari propri. Invece i superiori del movimento non hanno questa potestas, perché la loro configurazione giuridica è molte volte - come forma principale - quella di una semplice associazione di fedeli.

Gli autori sono d'accordo, in genere, su ciò che riguarda la problematica della appartenenza dei religiosi ai movimenti. Tuttavia, ciò non impedisce che vi siano consacrati in questa situazione. 9 Più che considerare gli aspetti giuridici, dobbiamo analizzare innanzitutto se è possibile che un carisma conferisca un ringiovanimento a un altro carisma. Successivamente, rimanendo fedeli alle inspirazioni dello Spirito Santo, potremo arrivre a un risultato pratico.

2. I PROBLEMI CREATI NELLA CHIESA DAI NUOVI CARISMI

Ogni nuovo carisma può essere soggetto a conflitti, visto che viene incontro a verità dal Vangelo dimenticate 10, o a manifestazioni della vita cristiana mai viste. 11 Ciò è motivo di possibili disarmonie con l'autorità gerarchica, posta dallo stesso Cristo Gesù, il suo fondatore, per reggere il Popolo di Dio.

Il documento Mutuae relationes, del 1978, ricordava questa verità, tante volte dimenticata: Ogni carisma autentico porta con sé una certa dose di genuina novità nella vita spirituale della Chiesa, così come è portatore di una particolare operosità che potrà, alle volte, mostrarsi scomoda nell'ambiente ed anche creare difficoltà, perché non è facile riconoscere sempre e subito la sua provenienza dallo Spirito (n. 12).

Spetta all'autorità gerarchica "discernere i carismi",12 e per questo fine le sono concessi i mezzi intellettuali, tecnici, personali e soprattutto la grazia propria al suo ufficio pastorale, al quale il proprio Cristo ha confidato il compito del giudizio. 13 Riconoscere o capire, tuttavia, non significa essere all'origine. Vi è un altro, a parte il gerarca, che l'ha visto per primo. Due esempi ci aiuteranno a mettere a fuoco la questione.

2.1. Paolo e gli altri Apostoli: chiarezza di visione

San Paolo, già al suo tempo, sentendo la necessità di un'ufficializzazione del suo apostolato si recò a Gerusalemme, "per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano"; 14 nonostante abbia dichiarato che fu "in seguito ad una rivelazione", 15 e non per la incertezza riguardo al carisma ricevuto, quello di annunciare la buona nuova ai pagani.

Arrivando alla Città Santa, incontrandovi gli Apostoli, San Paolo ci narra: "esposi loro il Vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli". 16 [...] "e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione". 17

Però, non tutti lo accettarono molto facilmente. Vi fu una "lunga discussione". 18 Questa "lunga discussione" esprime l'incertezza, a Gerusalemme, sull'opportunità di predicare a coloro che non erano circoncisi, e sulla necessità, per lo meno, di imporre la legge giudaica. La parola di Pietro, che "si alzò e disse", pose fine alla "lunga discussione". Da ciò deriva il "decreto" in cui si manifesta come "abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi" ciò che si deve fare riguardo alla controversia.

Ciò che ci interessa, per lo sviluppo dell'analisi, è come diventa chiaro che a Gerusalemme non avevano visto con chiarezza ciò che Paolo conobbe "dalla grazia" 19 (attraverso il carisma), ossia il capire e mettere in pratica, con magnifici risultati per lo sviluppo della Chiesa, come la volle il proprio Cristo.

Possiamo dire che ci troviamo dinanzi a una gerarchia insospettata, così come lo erano i propri Apostoli, i quali vissero tre anni con Gesù in carne mortale, e furono confermati in grazia durante la Pentecoste. Tuttavia un "altro" - che viene dopo! - vede con chiarezza ciò che dev'essere fatto.

2.2. Francesco di Assisi: verità dimenticata

Abbiamo un chiarissimo esempio di verità dimenticata in San Francesco. La povertà è stata raccomandata nella Chiesa sin dai tempi dei Preti Apostolici. Possiamo anche ricordare la prima comunità di Gerusalemme. 20 Ma alla fine dell'epoca medievale, in cui la stabilità di vita e la pace crescente creavano un considerevole aumento della ricchezza, il pericolo di un'attitudine non consona al Vangelo era forte.

San Francesco sarà chiamato da Dio a "restaurare la Mia Chiesa, che è in rovina", tramite una pratica evangelica dimenticata: in primo luogo attraverso la pratica della povertà. Insieme al povero di Assisi, possiamo elencare la serie di grandi fondatori che hanno portato alla Chiesa - in modo consapevole o inconsapevolmente, e ciò è qualcosa di veramente notevole - nuove formae vitae, sia per mezzo di una novità, sia ricordando verità dimenticate.

San Benedetto, per esempio, crea una nuova forma vitae, di singolare importanza per l'influenza che avrà nella costruzione della società europea cristiana. 21 Possiamo riferirci a San Domenico di Guzman, per la sua concezione di un gruppo di preti itineranti al servizio della Chiesa Universale, con qualche caratteristica di vita comunitaria, però molto diversa dalla stabilitas loci beneditina.

Ancora più marcata è la novità di Ignazio di Loyola, con i suoi Chierici Regolari e il suo governo totalmente centralizzato, con lo scopo di favorire la disponibilità nei luoghi più bisognosi. Per fare un paragone non molto ecclesiale, ma certamente d'accordo con la psicologia ignaziana, una task force di fronte alle sfide affrontate dalla Chiesa del XVI secolo.

Esaminata la realtà nella Chiesa dei carismi concessi dallo Spirito Santo, sia per fare qualcosa di nuovo, sia per vivere in maniera chiara qualcosa già dimenticata, consideriamo come si pone il problema della sovrapposizione dei carismi, operando nella stessa persona: un religioso.

2.3. Teresa di Gesù: carisma di ringiovanimento

L'Annuario Pontificio nelle sue Note Storiche, presenta "le diverse forme che la vita religiosa ha avuto nel corso della storia"22 segnalando le novità che ogni nuova conformazione giuridica (non prevista nell'ordinamento anteriore, si noti bene) ha portato. In alcuni casi la novità non è rimasta circoscritta al nuovo istituto, ma "è stata trasmessa a forme religiose posteriori". 23

In altri casi è la traditio di coloro che li precedono che è adeguata alle "diverse necessità dei tempi, però, senza renderla meno severa"; e qui arriviamo a un punto che ci interessa. La figura di Santa Teresa d'Avila - la grande riformatrice e rinnovatrice - compare nel XVI secolo come una novità che in realtà è soltanto una vita più profonda di quel che già esiste in concreto. Il non accettare, da parte di tutti i religiosi carmelitani, il suo modo di capire la Regola, fa nascere un nuovo Istituto (maschile e femminile) che si propaga per tutta la Chiesa.

Notiamo, però, che questo non accettare degli osservanti è, tuttavia, una fedeltà al carisma fondazionale, nel modo finora conosciuto e vissuto, e che, come forma vitae aveva dato origine a un grande numero di santi. San Bernardo sarebbe un altro esempio, avendo preso la stessa regola di San Benedetto (la quale fino ad oggi ha fatto sorgere tante forme diverse) ma adattandola a necessità nuove.

Possiamo dire che un carisma nuovo può nascere in relazione con un altro carisma, il quale, o è rimasto dimenticato, o può essere visto in maggior profondità. Da questo incontro possono sorgere sia un adattamento delle forme giuridiche antiche, senza cambiamento sostanziale, sia nuove forme giuridiche. In un certo senso la varietà di forme giuridiche nate dal carisma di San Francesco d'Assisi sembra indicare questa seconda via: il carisma vissuto in una fedeltà che comprende modi diversi; 24 senza che si debba (né si possa) dire che una forma sia superiore all'altra.

Una delle ragioni è che un carisma fondazionale non è compreso se non dai propri seguaci, 25 e di conseguenza, gli studi fatti "dall'esterno", in modo più o meno "teorico", potrebbero facilmente portare a conclusioni equivoche. Possiamo, in questo modo, parlare di carismi fondazionali e carismi di ringiovanimento. Ed essi potranno dare origine a forme giuridiche varie fino....all'infinito? Sì, una volta che l'infinito è lo Spirito che li inspira e li guida. Almeno teoricamente; perché tutto ciò che è umano è sempre limitato, e la storia umana ha un inizio e avrà una fine.

3. I CARISMI DEI NUOVI MOVIMENTI: POSSONO ESSERE DI RINGIOVANIMENTO PER ALTRE FORME GIURIDICHE-CANONICHE ESISTENTI?

Questo tema è, in un certo modo, qualcosa difficile da affrontare in maniera teorica. In verità sono così tanti i casi di conflitto tra religiosi e superiori - perché i primi credono di avere trovato in un nuovo movimento il modo di ringiovanire il proprio Istituto, mentre i secondi vedono in questo atto soltanto un modo di spezzare la coesione dell'Istituto - che si può dire: "non è possibile! L'esperienza lo prova!" Vi sono, però, anche tanti altri casi di religiosi che hanno trovato in un nuovo movimento il modo di riconoscere il carisma del proprio fondatore o fondatrice.

In alcuni casi hanno persino dato origine a nuovi Istituti che riconoscono il fondatore originale ed anche il carisma di ringiovanimento; probabilmente perché sono, come Santa Teresa d'Avila, fedeli allo stesso tempo al carisma originale e al nuovo impulso. 26

Più che considerare le difficoltà concrete prese in tanti luoghi, o riferire i buoni risultati in tanti altri, pare che dobbiamo uscire della fenomenologia e cominciare ad allargarci, proponendo qui un'analisi delle parole dell'allora Cardinale Ratzinger nel 1998: Le due parti devono lasciarsi educare dallo Spirito Santo ed anche dall'autorità ecclesiastica, devono imparare a dimenticarsi di sé stesse, altrimenti non è possibile il consenso interiore con la molteplicità delle forme che la fede vissuta può assumere.

Le due parti devono imparare una dall'altra a lasciarsi purificare, a sopportarsi e a trovare la strada che porta agli atteggiamenti di cui Paolo parla nell'inno alla carità (1Cor 13, 4-7). Perciò è necessario avvertire i movimenti: nonostante abbiano incontrato altri sulla loro strada e abbiano comunicato loro la totalità della fede, sono un dono fatto alla totalità della Chiesa, dovendo sottomettersi alle esigenze di questa totalità per rimanere fedeli a ciò che è loro essenziale.

Ma è anche necessario dire chiaramente alle chiese locali e persino ai vescovi, che non è loro permesso cedere a nessuna pretesa di uniformità assoluta nelle organizzazioni e programazioni pastorali. Non possono elevare i loro progetti pastorali alla condizione di misura di ciò che lo Spirito Santo può o non può realizzare: davanti a semplici progetti umani può succedere che le chiese diventino impenetrabili allo Spirito di Dio, in virtù del Quale vivono.

Non è lecito pretendere che tutto si debba inserire in una determinata organizzazione dell'unità; è meglio avere meno organizzazione e più Spirito Santo! Soprattutto non si può sostenere un concetto di comunione in cui il valore pastorale supremo consista nell'evitare conflitti. La fede è e sempre sarà una spada che può esigere giustamente il conflitto per amore della verità e della carità (cf. Mt 10, 34). 27

Questo è stato il consiglio del Papa Benedetto XVI ai vescovi tedeschi nel 2006: Dopo il Concilio lo Spirito Santo ci ha donato i "movimenti". Talvolta essi possono apparire al parroco o al Vescovo un po' strani, ma sono luoghi di fede in cui i giovani e gli adulti sperimentano un modello di vita nella fede come opportunità per la vita di oggi. Per questo vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore.

Qua e là devono essere corretti, inseriti nell'insieme della parrocchia o della Diocesi. Dobbiamo però rispettare lo specifico carattere dei loro carismi ed essere lieti che nascano forme comunitarie di fede in cui la parola di Dio diventi vita.28 Se le parole qui considerate sono state pronunciate per evitare o risolvere conflitti nei movimenti con la gerarchia, esse possono essere applicate ai religiosi, giacché la loro "gerarchia" diretta è costituita dai superiori dell'Istituto.

Soprattutto nelle due parti deve esserci "molto amore", devono mutuamente "imparare [...] a lasciarsi purificare", e a "lasciarsi educare dallo Spirito Santo ed anche dalle autorità ecclesiastiche". Degna di nota è l'invito delo Cardinale Ratzinger ai vescovi, nel 1998, a lasciarsi educare "dall'autorità".

Nel leggere la storia di Teresa d'Avila, possiamo vederla camminare nella penombra, prima dell'alba, per le stradine di un paesino della Castiglia post-medievale, accompagnata da tre o quattro sorelle e uno o due frati, portanto alla rinfusa, 29 ornamenti sacri, un crocefisso, candele, materassi, coperte, una stoffa non molto preziosa, una tovaglia da altare, e ancora qualche altro oggetto povero; Ella vuole arrivare all'insaputa del vescovo diocesano, a una nuova casa affittata in modo discretto per interposta persona, per celebrare una messa al primo raggio di sole (la liturgia non permetteva un altro modo), in maniera da "imporre" la fondazione (per la quale aveva il consenso della Santa Sede) senza molti conflitti con l'autorità locale.

Tutto ciò ci fa pensare a situazioni contemporanee. Allora come adesso ci rendiamo conto della stessa cosa: è la carità (o "molto amore") che ottiene la soluzione ai problemi giuridici dei nuovi carismi.

Note:

1) L'autore, membro degli Araldi del Vangelo e della Società di Vita Apostolica Virgo Flos Carmeli, è maestro in Diritto Canonico e professore nel Seminario degli Araldi in Brasile.

2) Questo articolo è un capitolo della tesi di Master presentata dall'autore allo "Studium Generale Marcianum" del Patriarcato di Venezia, sotto il titolo "Le recenti proposte di configurazione canonica dei nuovi movimenti ecclesiali", Venezia 2009 pro manuscripto.

3) In altri capitoli della tesi di Master, della quale si pubblica qui un brano.

4) Per gli effetti di quest'articolo, impieghiamo il termine religioso nel suo significato giuridico canonico, definito dai canoni c. 573 § 2 e 607: membro di un Istituto Religioso. Nel suo senso comune tra il popolo di Dio, la parola indica in realtà qualsiasi persona che dedica la propria vita alla Chiesa per la pratica dei Consigli Evangelici, nel vivere una vita comunitaria sia in una forma "canonicamente religiosa", sia nell'adottare un'altra forma canonica "non religiosa": Istituto Secolare, Società di Vita Apostolica, una "Nuova Forma" secondo il can. 605; e persino alcune forme canonicamente "laiche" come le attuali associazioni di fedeli con vita comunitaria e celibato, per esempio, i "Memores Domini" o i "focolari". Si potrebbero fare analogie tra i due concetti nascosti nello stesso termine, ma ciò sarebbe oggetto di un altro studio particolare.

5) La distinzione fatta da ZADRA in "I movimenti ecclesiali e i loro statuti" viene a proposito in quest'argomento. Egli considera come movimenti laici quelli che sono costituiti soltanto da laici e che, in genere, collaborano nelle parrocchie (come l'Azione Cattolica). Chiama movimenti spirituali quelli che non hanno una forma particolare di vita o di azione apostolica, ma che possiedono pratiche specifiche di devozione, particolari o realizzate intorno a un gruppo. D'altra parte, considera come movimenti ecclesiali quelli in cui convergono persone di tutte le categorie esistenti nella Chiesa: celibi o sposati, chierici o laici, religiosi o secolari.

6) L'espressione è impiegata qui nel senso canonico, sebbene come è noto, lo stesso si può dire di tanti altri "istituti di perfezione", o come si voglia chiamare, e qualunque sia la forma giuridica adottata: istituto secolare o società di vita apostolica, assumendo i consigli evangelici. Vedere le osservazioni della nota precedente.

7) Nonostante sia un aspetto colatterale allo studio, facciamo riferimento qui allo studio di CANALS. Per i discepoli, dice lui, "è un dovere di coscienza dei più importanti armonizzarsi costantemente con lo spirito del Fondatore" (p. 17), il quale, secondo quanto dice San Geronimo è "un uomo in cui abita lo spirito di Dio" (nota 8). Inoltre, nella nota 9, CANALS aggiunge una citazione di FURET (Cronicas maristas - I el fundador, Zaragoza, Luis Vives, 1979, 18-19): "I religiosi che non hanno lo spirito del fondatore o lo hanno perso, devono essere considerati e considerarsi come membri morti: [...] Per un religioso lo spirito del suo stato, lo spirito del fondatore non è qualcosa come una pratica soltanto utile, è una necessità, è una cosa indispensabile; non vi è grazia, né virtù, né pace, né felicità in questo mondo, né salvezza e felicità eterna dopo la morte, per colui che non possieda questo spirito." (traduzione nostra).

8) Sono così numerose le dichiarazioni di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a questo riguardo che risulta senza senso citare soltanto una di esse.

9) Per esempio i professori di Università romane P. Fabio CIARDI, OMI (a chi secondo le sue parole, il carisma di Chiaa Lubich ha segnato la vita) e P. Jesús CASTELLANOS CERVERA, OCD. E tanti altri.

10) In una conferenza nel 1998, nel Congresso dei Movimenti, RATZINGER si è riferito alcune volte alla "volontà di vivere radicalmente il Vangelo nella sua totalità", caratteristica dei movimenti. Da Antonio Abate a Francesco, da Benedetto a Ignazio, tutti i "nuovi" cercano di combattere "un'idea angosciata della Chiesa, per la quale si assolutizza la struttura della chiesa locale, che non può tollerare il nuovo concetto di annunciatori", che si lamenta per il Vangelo dimenticato.

11) Il P. Jesús CASTELLANO, in Carismi per il terzo millenio, mostra basandosi su Santa Teresa d'Avila, e nella filosofia del linguaggio, come il "segnale di una nuova esperienza spirituale e sociale è la creazione di un nuovo linguaggio", e tra altre cose cita le parole di Santa Teresa nella sua Vita sulla difficoltà nell'esprimere adeguatamente ciò che ella vedeva di novità nella fede: "O Dio mio, che io potessi avere la comprensione (il capire) e la cultura (lettere) e nuove parole per mettere in luce (lodare) la vostra opera come la percepisce la mia anima" (Vita, 25, 17). La novità che la mistica percepiva sulla Chiesa e sulle anime richiedeva una parola nuova, perché quella che era in uso nella Chiesa di quel tempo era incapace di esprimere la sua esperienza (op. cit., 82).

12) Di singolare rilievo a LG: "E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa [...] Il giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l'autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (n. 12). [...]I sacri pastori [...] il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. (n. 30)

13) S. Paolo esorta i tessalonicesi a rispettare l'autorità gerarchica e a "non spegnere lo spirito né disprezzare la profezia" (1Ts 5, 19-21). Il Concilio, tramite la AA 3, riprende quest'insegnamento: "Dall'aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, [...] e al tempo stesso nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori essi hanno il compito di giudicare sulla loro genuinità e uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono "(cfr. 1 Tes 5,12,19,21).

14) Gl 2, 2.

15) Ibidem.

16) La prudenza Paolina è un esempio per tutti coloro che sentono una speciale vocazione per qualsiasi nuova azione apostolica.

17) Gl 2, 9.

18) At 15, 7 - Secondo quanto dicono alcuni esegeti, i testi si riferiscono ad un solo viaggio a Gerusalemme, secondo altri, a due viaggi. Per l'oggetto di questo studio non interessa molto questo particolare, perché anche se sono successi in momenti diversi, il problema rimane sempre lo stesso.

19) Gl 2, 9.

20) At 2, 44-45.

21) Possiamo dire che è molto più importante il fatto che la sua vita sia divenuta un modello vivo piuttosto che ritenere che la sua eredità fosse una bella enciclopedia, come quella che ha lasciato il suo quasi contemporaneo Sant'Isidoro di Siviglia.

22) Cf. Annuario Pontificio 2009, p. 1951-53.

23) Ibidem.

24) Un grande storico francescano, Lazaro IRIARTE OFM Cap., nella Storia Francescana parla delle difficoltà degli uomini e dell'azione dello Spirito Santo, lungo i secoli, nei seguaci di San Francesco. Già nella vita del fondatore sorge il "partito dei letterati" - che potremo chiamare "degli intellettuali" - i quali, approfittandosi di un viaggio del poverello a Gerusalemme, "dettarono vari statuti aggiuntivi, diretti a comunicare all'ordine un prestigio ascetico" (p. 62) diverso da quel carisma fondazionale. Quando ritornò ad Assisi "il dispiacere di Francesco fu enorme... si sentì impotente per affrontare il partito sagace [...] era inevitabile la scissione dell'ordine in due tendenze opposte (p. 63). Questa difficoltà continuerà lungo i secoli manifestandosi in nuovi istituti, alcuni con casi così sorprendenti come i cappuccini, con Bernardino Ochino, primo Vicario Generale, che successivamente divenne pastore luterano; Matteo da Bascio e Ludovico di Fossombrone, entrambi superiori dell'ordine e dopo espulsi a causa della loro indocilità. Ciò non ha impedito che fino ai nostri giorni vediamo santi cappuccini, come San Leopoldo Mandic o San Pio da Pietrelcina.

25) Il cosiddetto "carisma del discepolo" è poco approfondito, ma è molto reale. Perché tra tre sorelle, in un piccolo paesino senza molta comunicazione con l'esterno una si sposa, un'altra diventa Clarissa e un'altra ancora è missionaria in Giappone? Evvidentemente ricevono vocazioni diverse. Una comprese che "non è bello che l'uomo [neanche la donna!] resti solo", e cercò di seguire il mandato primigenio di Dio alla sua creatura: "siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra"(Gen 1, 28). Un'altra si sentì chiamata a seguire l'ultimo insegnamento di Cristo ai suoi discepoli: "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura"(Mc 16, 15). La terza capì che per lei Chiara d'Assisi sarebbe stata il suo modello, la fondatrice a cui conformerà la propria vita al fine di conformarla a Cristo. "È necessario essere chiamati a vivere lo stesso carisma, per capirlo. Il discepolo, per opera dello Spirito Santo, raggiunge un grado di affinità con lo spirito del Fondatore tramite il quale vibra in contatto con qualsiasi sua manifestazione. È il carisma dei discepoli", dice CANALS, e cita tra gli altri ROMANO (162-163), il quale descive il carisma del discepolo come: "il dono che lo Spirito conferisce a coloro che sono chiamati da lui a prendere parte a una comunità religiosa. In questa maniera i discepoli raggiungono una particolare affinità con lo spirito del fondatore, che li fa vibrare di entusiasmo quando sono a contatto con l'autentica manifestazione del suo spirito e li porta a vivere in sintonia con la forma evangelica incarnata dal fondatore".

26) Le Suore della Carità dell'Assunzione possono essere considerate il caso più caratteristico e documentato; e certamente non l'unico. L'istituto originario, le Piccole Suore dell'Assunzione, fondato nel 1865 a Parigi dal P. Pernet, era presente in Italia con il carisma di evangelizzare "i poveri, gli operai e le loro famiglie". Negli anni '60 alcune giovani che avevano fatto un'esperienza nella Gioventù Studentesca di D. Giussani, entrarono nella Congregazione. Sorsero alcune differenze, accentuate dalla crisi post-conciliare. Nel 1993 la Santa Sede ha eretto un nuovo istituto di diritto pontificio, le Suore della Carità dell'Assunzione (oggi con 90 suore) che prende come punto di riferimento sia il P. Pernet sia D. Giussani. In questo caso il carisma di D. Giussani ha ringiovanito - secondo la fondatrice del nuovo istituto Suor Gelsomina Angrisano - il carisma del P. Pernet. Bisogna aggiungere che, secondo quanto dicono gli statuti di Comunione e Liberazione, una suora della Assunzione fa parte della diaconia. Suor Gelsomina dichiara di essere personalmente coinvolta nella strutturazione di una delle forme più attive di CL, i Memores Domini (Tracce 8 (2004); Favale Comunità nuove nella Chiesa 212-213).

27) In: Os Movimentos na Igreja: Presença do Espírito e Esperança para os Homens. Estoril: Lucerna, 2007. p. 58.

28) Discorso del Papa Benedetto XVI al secondo gruppo di vescovi della Repubblica Federale della Germania, in visita "Ad Limina Apostolorum". 18 nov. 2006.

29) In modo non molto organizzato

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(Lumen Veritatis, Aprile/Giugno 2009)

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Il Corriere della Sera, uno storico quotidiano italiano, fondato a Milano nel 1876, pubblica l’articolo "Gli Araldi del Vangelo traducono in italiano il best-seller su San Giuseppe"....Leggi tutto

Comunicato di chiarimento degli Araldi del Vangelo

Questa mane, 7 luglio 2017, in alcuni media di comunicazione degli Araldi del Vangelo è apparsa una pubblicazione con il titolo “Manifesto denunzia – Visita canonica o inquisizione farisaica? – Vogliono distruggere la Chiesa e questo non possiamo permette...Leggi tutto

Quale l’origine della parola “baccalaureato”?

Nell’Antichità, il vincitore di una competizione sportiva riceveva una corona d’alloro – laurus nobilis –, pianta che, per il suo verde perenne, era assimilata alla gloria che non appassisce...Leggi tutto

Lei sapeva...Che l’autore della teoria del “Big Bang” è un sacerdote cattolico?

All’inizio della Prima Guerra Mondiale, un giovane belga particolarmente dotato nelle scienze interruppe i suoi studi all’ Università di Lovanio per arruolarsi nell’esercito del suo paese....Leggi tutto

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