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Lumen Veritatis

La santità del sacerdote, alla luce di San Tommaso d’Aquino

Pubblicato 2009/12/08
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias

Quest'articolo, elaborato specialmente nell'ambito dell'Anno Sacerdotale, considera la perfezione a cui deve tendere il sacerdote al fine di rendere il suo ministero

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Mons. João Scognamiglio Clá Dias

Sintesi

Quest'articolo, elaborato specialmente nell'ambito dell'Anno Sacerdotale, considera la perfezione a cui deve tendere il sacerdote al fine di rendere il suo ministero più efficace e fecondo, alla luce del perenne insegnamento di San Tommaso d'Aquino. Tratta dell'importanza della docilità verso la spinta e la direzione dello Spirito Santo nell'esercizio del ministero, affinché il presbitero sia immagine e modello per i fedeli. Presenta ancora l'Eucaristia come fonte di santità sacerdotale e conclude con alcuni punti importanti di documenti recenti del Magistero Pontificio a questo riguardo.

Abstract

This article, developed within the context of the Year for Priests, draws on the perennial teaching of Saint Thomas Aquinas to consider the perfection toward which the priest should strive in order to make his ministry more efficacious and fruitful. It deals with the importance of docility to the impulse and direction of the Holy Spirit in the exercise of the ministry, so that the priest may become an image and model for the faithful. It also presents the Eucharist as the source of priestly holiness and concludes with some important points from recent documents of the Pontifical Magisterium in this regard.

1. Da cosa dipende l'efficacia del sacerdozio

Considerando con profondità l'essenza dell'ordinazione sacerdotale e del proprio ministero sacro, San Tommaso ci insegna che il presbitero deve cercare la perfezione ancor più che un religioso o una suora. E di fatto, per capire tale insegnamento basta avere ben presente l'alto livello di santità che la Celebrazione Eucaristica e la santificazione delle anime esigono da un ministro, 2 come ci avverte il Divino Maestro: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13-14ª). Davanti a quest'enorme responsabilità, si capisce il motivo per cui non furono pochi i santi che ebbero paura di ordinarsi sacerdoti.

In questo stesso senso, afferma il famoso P. Garrigou-Lagrange: "È necessario che il sacerdote si santifichi affinché la grazia sacramentale dell'Ordine fruttifichi ogni giorno".3

Questo argomento è di intensa attualità, tanto più che il successo maggiore o minore del suo ministero in favore dei fedeli, può dipendere, in particolar modo, dal proprio sacerdote. Sappiamo che i Sacramenti operano con efficacia attraverso il potere di Cristo, producendo la grazia da sé stessi. Tuttavia, la loro penetrazione sarà maggiore o minore secondo le disposizioni interiori di chi li riceve.

E qui entra in gioco un elemento soggettivo in cui ha un importante ruolo l'azione pastorale del ministro ordinato, perché la sua virtù, il suo fervore, il suo impegno nel pregare il Vangelo, in ultima analisi, la santità della sua vita - la quale è, a sua volta, una eccellente e insostituibile maniera di pregare - possono influenzare i fedeli a ricevere i Sacramenti con migliore disposizione, traendo così maggiore vantaggio dei suoi frutti.

Sarà questo il fattore di maggior rilevanza nel buon disimpegno del ministero sacerdotale?

A proposito, nella Lettera per la Proclamazione dell'Anno Sacerdotale, del 16 giugno 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato che il sacerdote deve imparare da San Giovanni Maria Vianney "la sua totale identificazione col proprio ministero", ed ha aggiunto:

In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la Sua azione salvifica era ed è espressione del Suo "Io filiale" che, da tutta l'eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla Sua volontà.

Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l'efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall'incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro.

Per questa ragione, il Papa desidera, in quest'Anno Sacerdotale, "favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l'efficacia del loro ministero". 4

È questo punto - di massima importanza per la vita della Chiesa, soprattutto per la missione di annunciare il Vangelo e di santificare i fedeli - che intendiamo trattare in queste pagine: il rapporto tra l'efficacia del ministero sacerdotale e la santità personale di chi lo esercita.

Ricorriamo primordialmente all'insegnamento perenne di San Tommaso d'Aquino, la cui importanza e attualità sono state sottolineate dai Papi più recenti, tra cui Paolo VI. "È, così, la prima volta che un Concilio Ecumenico[il Vaticano II] raccomanda un teologo, e questi è San Tommaso". Afferma lui nella Lettera Lumen Ecclesiæ. 5 E più avanti, continua:

Così grande è infatti la forza dell'ingegno del Dottore Angelico, il suo sincero amore della verità, la sapienza nell'indagare le altissime Verità, nell'illustrarle e nel collegarle in profonda coerenza, che la sua dottrina è uno strumento efficacissimo, non soltanto per porre al sicuro i fondamenti della Fede, ma anche per ricavarne in modo utile e sicuro frutti di sano progresso. 6

2. La santità del sacerdote, un'esigenza

Fin dall'Antica Legge, la persona del sacerdote è circondata da una dignità che richiede vita esemplare. Così, nel Libro del Levitico, incontriamo un doppio appello alla santità. Da un lato, su comando di Dio, Mosè esorta il popolo di Israele a ricercare la perfezione: "Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo." (Lv 19, 2).

Ma,a maggior ragione, la santità è richiesta ai sacerdoti, poiché sono essi che offrono i sacrifici, svolgendo il ruolo di intermediari tra Dio e il popolo. Presentarsi macchiato dal peccato al cospetto dell'Altissimo, per esercitare il munus sacerdotale, sarebbe un'offesa al Creatore. "I sacerdoti [...] saranno santi per il loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, perché offrono al Signore sacrifici consumati dal fuoco, pane del loro Dio; perciò saranno santi."(Lv 21, 5-6)

E, visto che l'Antico Testamento è figura del nuovo, si capisce la necessità compresa nella Nuova Alleanza, che la santità raggiunga un grado molto più grande. Ciò traspare dalla teologia Tomista, la quale ci presenta il ministro ordinato come elevato a una dignità regia, in mezzo agli altri fedeli di Cristo, perché Lo rappresenta e, in diverse occasioni, agisce in persona Christi. Impossibile, quindi, immaginargli un titolo superiore.

E, siccome egli è chiamato ad essere mediatore tra Dio e gli uomini, oltre ad essere una guida per costoro alle cose divine, deve necessariamente essergli superiore in santità, nonostante tutti i battezzati siano chiamati a loro volta alla perfezione.

Sant' Alfonso Maria de' Liguori, nella sua opera La Selva, basandosi sull'autorità di San Tommaso, abbozza la figura del sacerdote come colui che, per il suo ministero, supera in dignità i propri Angeli, e per questo motivo, è obbligato a una maggiore santità, dato il suo potere sul Corpo di Cristo.

Da cui deriva, conclude il fondatore dei Redentoristi, la necessità di una dedizione integrale del sacerdote alla gloria di Dio, in modo che risplenda agli occhi del Signore in ragione della sua buona conscienza e agli occhi del popolo per la sua buona reputazione. 7

Ancora su questo argomento, la dottrina tomista ricorda che i ministri del Signore devono avere una vita santa: In omnibus ordinibus requiritur sanctitas vitæ". 8 "Devono, quindi, soprattutto loro, essereil più possibile somiglianti al proprio Dio: Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste."(Mt 5, 48). E prosegue:

Dice Dionisio: "Così come le più sottili e le più pure essenze, penetrate dall'influsso degli splendori solari, spargono sugli altri corpi, a somiglianza del Sole, la sua luce sovrastante, allo stesso modo, in tutto il suo ministero divino, nessuno intenda essere guida degli altri senza essere, in ogni manifestazione delle proprie attitudini, molto simile a Dio". [...] Per questo, la santità di vita è richiesta all'Ordine come necessità di precetto. E non solo per la validità del sacramento. 9

Sono conosciute le invettive del Nostro Signore contro gli scribi e i farisei. Ciò che Gesù rimproverava a questi uomini, tali conoscitori della Legge, era giustamente il fatto che essi non vivevano ciò che insegnavano. Volendo apparire agli occhi altrui come esimi osservanti dei precetti mosaici, non avevano tuttavia delle rette intenzioni e neppure un vero amore per Dio.

I loro riti esterni non erano accompagnati dalla compunzione di cuore. Affinché i sacerdoti della Nuova Alleanza non cadano nello stesso errore, conviene ricordare il commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, in cui San Tommaso afferma: "Coloro che si dedicano ai ministeri divini ottengono una dignità regia e devono essere perfetti nella virtù, secondo quanto si legge nel Pontificale". 10

Per questo motivo, si suggerisce che nell'omelia del rito di ordinazione presbiterale sia inclusa questa toccante esortazione.

Prendete coscienza di ciò che fate, e mettete in pratica ciò che celebrate, in modo che, nel celebrare il mistero della morte e rissurezione del Signore, vi sforziate nel mortificare il vostro corpo, fuggendo dai vizi, per vivere una vita nuova. 11

La carità di Cristo Lo portò a offrire la vita in olocausto nel patibolo della Croce, per la redenzione dell'umanità. Anche coloro che sono chiamati ad essere mediatori tra Dio e gli uomini devono svolgere il proprio ministero per amore, come insegna l'Aquinate:

Spetta ai prelati della Chiesa augurare, nel governo dei loro subalterni, servire soltanto a Cristo, per il cui amore pasciano i Suoi agnelli, come dice San Giovanni (21, 15)"Se mi ami, pasci i miei agnelli". Spetta loro inoltre il dispensare al popolo le cose divine, secondo quanto si legge in 1 Cor 9, 17:"È un incarico che mi è stato affidato"; sotto questo punto di vista, sono mediatori tra Cristo e il popolo. 12

Il sacerdote, quindi, è chiamato ad un grado di santità speciale: "Per l'Ordine sacro, il chierico è consacrato ai ministeri più degni che esistono nei quali egli serve il Cristo nel Sacramento dell'altare, il che richiede una santità interiore molto maggiore di quella richiesta nello stato religioso." 13

Anche nel Concilio Vaticano II si avverte che i sacerdoti, "confermandosi ai misteri che compiono anziché essere ostacolati dalle cure apostoliche, dai pericoli e dalle tribolazioni, ascendano piuttosto per mezzo dì esse ad una maggiore santità" 14. L'esercizio del munus sacerdotale sarà poi, il migliore strumento di santificazione: "Mediante il quotidiano esercizio del proprio ufficio crescano nell'amore di Dio e del prossimo".15

Per la santificazione e l'efficacia del sacerdote, la grazia sacramentale ha un ruolo determinante, poiché, gli offre ll'opportunità di ricevere ausili soprannaturali più intensi per compiere la sua funzione di santificare le anime e, allo stesso tempo, unirsi in maniera più intima a Cristo Sacerdote, non soltanto strumentalmente, in virtù del carattere sacramentale, ma configurandosi a Cristo attraverso la carità, così da poter dire con San Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Galati 2, 20)

3. Il sacerdote è modello per i fedeli

Visto dai fedeli come qualcuno scelto da Dio per guidarli, il ministro ordinato dev'essere sempre un esempio preclaro di virtù, come raccomanda l'Apostolo al suo discepolo Tito: "Offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro."(Tt 2, 7-8).

In effetti, una condotta irreprensibile, infiammata dalla carità, che testimonia la bellezza della Chiesa e della veracità del messaggio evangelico, parlerà molto più profondamente e efficacemente alle anime del più logico e eloquente dei discorsi: "L'ornamento del maestro è la vita virtuosa del discepolo, come la salute dell'infermo risulta nella lode del medico. [...] Se presentiamo le nostre buone opere, sarà lodata la dottrina di Cristo." 16

A volte, si interpreta l'obbligo di dare esempio e di essere un modello, in un senso riduttivo: quello di compiere soltanto in modo approssimativo i propri doveri, allo stesso livello di tutti gli altri. E così, seguendo il criterio della mediocrità, si cerca di accontentare la propria coscienza. Ora, chi è chiamato a servire da esempio agli altri non si deve paragonare a coloro che gli sono simili, ma a coloro che hanno raggiunto il più alto grado di perfezione.

Cristo, sì, è il vero modello di ministro consacrato. È da Lui che il sacerdote deve prendere la forma, non soltanto per il carattere sacramentale, ma anche per l'imitazione delle Sue perfezioni, in modo che i fedeli possano vedere in lui un altro Cristo. Soltanto così essi si sentiranno attrati dal buon esempio del suo pastore e guida.

Data la natura sociale dell'uomo, la buona reputazione decorrente dalla pratica della virtù induce gli altri all'imitazione. Così, quanto più simili a Cristo saranno i ministri, tanto più i fedeli si lasceranno guidare da loro. E, quindi, più efficace sarà il suo ministero, secondo ciò che dice San Tommaso.

Ora, questa stima verso i prelati della Chiesa è necessaria per la salvezza dei fedeli; se costoro non li riconosceranno come ministri di Cristo, non ubbidiranno loro come a Cristo, così come si legge nella lettera ai Galati (4, 14) "Mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù." Ancora di più, se non li riconoscerete come dispensatori, vi rifiuterete di ricevere da loro i doni, contrariamente a ciò che dice lo stesso Apostolo: "Ciò che ho dato se qualcosa ho dato, è stato per amore a voi nella persona di Cristo"(2 Cor 2, 10). 17

Questa stima per i sacerdoti, così importante per la piena efficacia del suo munus, dipende anche dalla venerazione che i fedeli possono avere per il sacerdozio in quanto tale. San Francesco d'Assisi, per esempio, che non ha mai voluto ricevere l'ordinazione presbiteriale, poiché la considerava una dignità eccessiva per sé; nutriva per il sacerdozio un tale rispetto che arrivava persino a baciare il luogo in cui passava un sacerdote.

4. La sacralità del sacerdote

Un elemento connesso al buon esempio è la rispettabilità di cui deve vestirsi il ministro di Dio - non soltanto attraverso un comportamento inattaccabile, ma anche per l‘atteggiamento, per il modo di essere e per gli indumenti - affinché il suo agire eserciti grande influenza sull'anima dei fedeli.

In effetti, persino ai nostri giorni, l'esperienza quotidiana ci rivela quanto sia impressionante l'ammirazione devota al religioso o al sacerdote che si presenta come tale. Questa rispettabilità, che a certi può sembrare artificialità, finisce col trasformarsi in un prezioso ausilio per il proprio ministro, perché contribuisce a fargli tenere sempre presente nel suo spirito, l'alta dignità di cui è stato investito. Tale dignità ha marcato il carattere della sua anima, per tutta l'eternità. Oltre ad essere, allo stesso tempo, una salutare protezione contro le innumerevoli seduzioni del mondo.

Benché siano necessari questi comportamenti esterni, così come lo sono le preoccupazioni per preservare l'immagine venerabile del sacerdote agli occhi dei fedeli, nulla ha contribuito di più a tale scopo quanto l'autentica santità di vita. Santità la cui fonte il sacerdote trova soprattutto nella Celebrazione Eucaristica.

5. La Santa Messa, fonte della santità sacerdotale

In quest'Anno Sacerdotale, iniziato in occasione dei 150 anni dalla morte del Santo Curato d'Ars, modello di sacerdote, viene a proposito il ricordo della sua profonda e entusiasta devozione alla Santa Messa:

Se conoscessimo il valore della Messa moriremmo. Per celebrarla degnamente, il sacerdote dovrebbe essere santo. Quando saremo in Cielo, allora vedremo cosa è la Messa, e come tante volte la celebriamo senza la dovuta riverenza, adorazione, raccoglimento. 18

Nel decreto Presbyterorum ordinis, il Concilio Vaticano II, in perfetta armonia con la dottrina tomista, riassume in maniera ammirevole la centralità dell'Eucaristia nella vita spirituale del sacerdote come suo principale mezzo di santificazione. Subito all'inizio, afferma che l'Ordine dei presbiteri è stata costituito da Dio "per offrire il sacrificio e perdonare i peccati e che in nome di Cristo svolgessero per gli uomini in forma ufficiale la funzione sacerdotale." 19

Ricorda, in seguito, che è per mezzo del ministero ordinato che il sacrificio spirituale dei fedeli si consuma in unione con il sacrificio di Cristo, offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale. E afferma che "A ciò tende e in ciò trova la sua perfetta realizzazione il ministero dei presbiteri. Effettivamente, il loro servizio, che comincia con l'annuncio del Vangelo, deriva la propria forza e la propria efficacia dal sacrificio di Cristo."20 Il che equivale a dire che il sacerdote vive per la Celebrazione Eucaristica e è da essa che egli deve cogliere la forza per progredire nella pratica della virtù.

Proseguendo, il decreto conciliare sottolinea: "Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d'apostolato, sono strettamente uniti alla sacra eucaristia e ad essa sono ordinati. 21 "Infatti, nella santissima eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, 22 cioè lo stesso Cristo.23

E anche colui che è chiamato a una vocazione missionaria non può dimenticare che la stessa evangelizzazione deve avere come meta il Sacramento dell'altare e di questo deve nutrirsi: "L'eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione".24 perché nel Sacrificio Eucaristico si esercita la propria opera della Redenzione.25

Garrigou -Lagrange sintetizza con precisione questa dottrina:

Il sacerdote deve considerarsi ordinato principalmente per offrire il Sacrificio della Messa. Nella sua vita, questo Sacrificio è più importante dello studio e delle opere esterne all'apostolato. In effetti, il suo studio deve orientarsi alla conoscenza sempre più profonda del mistero di Cristo, supremo Sacerdote, e il Suo apostolato deve risultare dall'unione con Cristo, Sacerdote principale. 26

Royo Marín, commentando l'esortazione del Pontificale Romano, fatta dal Vescovo agli ordinandi, afferma che la Santa Messa è "la funzione piú alta e augusta del sacerdote di Cristo." 27 E, conoscitore delle molteplici occupazioni pastorali di un sacerdote che possono facilmente deviarlo dal cuore della sua vocazione di mediatore tra Dio e gli uomini, rafforza ancora questa idea con infiammate parole di zelo sacerdotale:

Questa è la funzione sacerdotale per eccellenza, la prima e la più sublime di tutte, la più essenziale e indispensabile per tutta la Chiesa, e allo stesso tempo fonte e sorgente più pura della sua propria santità sacerdotale. Si è sacerdoti prima di ogni cosa, e soprattutto per glorificare Dio mediante l'offerta del Santo Sacrificio della Messa. 28

Forse, con la paura che le sue parole non penetrino sufficientemente nello spirito dei suoi lettori, fratelli nel sacerdozio, Royo Marín enumera alcune occupazioni legittime che potrebbero servire come pretesto a una diminuzione dello zelo eucaristico, insistendo di nuovo nella centralità del Sacrificio della Messa:

Al di sopra di tutte le altre attività sacerdotali, incluso il suo lavoro pastorale rivolto alle anime, dovrà porre sempte in primo piano la degna e devota celebrazione del Santo Sacrificio dell'altare. Tutto quanto lo distragga e lo distolga da questa augusta funzione dovrà essere allontanato dal sacerdote con energia, gettandolo lontano da sé. La sua funzione primaria, davanti alla quale devono cedere tutte le altre attività, consiste - ripetiamo - nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa, attraverso il quale Dio riceve una glorificazione infinita. 29

È utile risaltare ancora, che l'Eucaristia non soltanto conferisce la grazia, ma la accresce anche in colui che la riceve con la giusta disposizione:

Il Sacramento dell'Eucaristia ha di per sé, lo stesso potere di conferire la grazia. [...] La grazia cresce e la vita spirituale aumenta ogni volta che si riceve veramente questo Sacramento [...] affinché l'uomo sia perfetto in sé stesso attraverso l'unione con Dio.30

Parlando della vocazione e della spiritualità sacerdotali sotto una prospettiva pastorale, Benedetto XVI afferma che è per mezzo della preghiera che il sacerdote conduce le proprie pecore. I presbiteri, dice lui, hanno "una particolare vocazione alla preghiera, in senso fortemente cristocentrico: siamo chiamati, cioè, a "rimanere" in Cristo" E, continua:

Il nostro ministero è totalmente legato a questo "rimanere" che equivale a pregare, e deriva da esso la sua efficacia. [...] La Celebrazione Eucaristica è il più grande e il più alto atto di preghiera, e costituisce il centro e la fonte da cui anche le altre forme ricevono la "linfa": la Liturgia delle Ore, l'adorazione eucaristica, la lectio divina, il santo Rosario, la meditazione. 31

Nuovamente, troviamo l'Eucaristia al centro della vita sacerdotale.

6. L'efficacia del ministero sacerdotale

Come abbiamo visto anteriormente, la santità di vita del sacerdote come esempio per i fedeli di Cristo, è un forte elemento che li conduce alla perfezione. Lo sottolinea bene Don Chautard, quando afferma che a un sacerdote santo corrisponde un popolo fervoroso, un popolo pietoso; a un sacerdote pietoso, un popolo onesto; a un sacerdote onesto, un popolo impio. 32 È grande, poi, il ruolo della virtù del ministro per l'esito del suo ministero.

Per quanto riguarda l'applicazione del valore della Santa Messa con finalità propiziatoria, possiamo dire che la sua efficacia soggettiva dipende dall'animo di chi la celebra e da coloro a cui essa è applicata, come spiega San Tommaso.

Nell'offerta si fa più attenzione all'animo di chi offre che alla sua quantità. Per questo motivo, il Signore ha osservato, riguardo la vedova che offriva due monetine, che ella "aveva depositato più di tutti gli altri". Seppure l'offerta dell'Eucaristia, nella sua quantità, sia sufficiente per pagare tutta la pena, tuttavia essa ha valore di soddisfazione per colui a cui è offerta o per chi la ha offerta, secondo l'entità della propria devozione, e non per 'intera pena. 33

Riguardo a questo brano del Dottor Angelico, Robert Raulin fa il seguente commento: "Sarebbe una dannosa illusione credere che l'offerente è dispensato dal fervore, con il pretesto che Cristo, offrendoSi nella Messa, ha pagato pienamente per tutti i peccati del mondo." 34

Ancora un argomento presenta ancora l'Aquinate, per vincolare l'efficacia dell'Eucaristia alla devozione di coloro che traggono vantaggio dal valore infinito di quest'augusto Sacramento:

La Passione di Cristo reca profitto a tutti per la remissione delle colpe, l'ottenimento della grazia e della gloria, ma l'effetto si produce soltanto su coloro che si uniscono alla Passione di Cristo per la fede e per la carità. Così, anche questo Sacrificio, che è il memoriale della Passione del Signore, produce effetto soltanto su coloro che che si uniscono a questo Sacramento per la fede e per la carità. [...] Ne beneficiano, tuttavia, più o meno, a seconda della misura della sua devozione. 35

Lo speciale obbligo dei sacerdoti nel percorrere il cammino della santità si riafferma nel decreto Presbyterorum ordinis: "Ma i sacerdoti sono specialmente obbligati a tendere a questa perfezione, poiché essi - che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l'ordinazione - vengono elevati alla condizione di strumenti vivi di Cristo, eterno sacerdote".36 E dal suo perfezionamento personale, insegna il sopraccitato documento conciliare, risulterà una maggiore o minore abbondanza di frutti della sua azione pastorale:

La santità dei presbiteri concorre grandemente al fruttuoso svolgere del suo ministero; seppure la grazia di Dio possa realizzare l'opera della salvezza tramite ministri indegni, tuttavia, per la legge ordinaria, Dio preferisce manifestare le proprie meraviglie per mezzo di coloro che, docili alla spinta e alla direzione dello Spirito Santo, per la propria intima unione con Cristo e per la santità di vita, possono dire con l'Apostolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me"(Galati 2, 20)37

Davanti a questa realtà, il sacerdote ha due grandi compiti. Uno riguardo a sé stesso e l'altro riguardo al popolo, perché entrambi traggono vantaggio dai frutti della Santa Messa, specialmente il celebrante, secondo il proprio grado di fervore o devozione. 38

Secondo alcuni teologi, questo frutto specialissimo della Santa Messa, destinato al sacerdote, è più grande di quello destinato agli altri partecipanti al Sacrificio Eucaristico, o a coloro a cui si applica il suo valore. È in questa sorgente inestinguibile della misericordia di Dio che ogni ministro ordinato deve andare a cercare le migliori grazie per la sua santificazione, così come per quella di coloro che gli sono affidati:

Per il potere dello Spirito Santo, che per l'unità della carità comunica i beni dei membri di Cristo tra loro, succede che il bene particolare presente nella Messa di un bravo sacerdote diventa fruttuoso per altre persone.39

In questo modo, corrisponderà a lui l'altissima dignità del suo ministero, secondo quanto diceva il Santo Curato d'Ars:

"Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote.

Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo".40

7. Conclusione

Giunti a questo punto dell'articolo, anziché ricapitolare ciò che è stato trattato, come sarebbe di prassi nel migliore stile accademico, ci pare più filiale verso la Cattedra di Pietro ricordare qui, a titolo di conclusione, alcuni punti importanti di recenti documenti del Magistero Pontificio sul sacerdozio.

È sempre commovente ricordare come nella sua ultima Lettera ai Sacerdoti, nel 2005, il Papa Giovanni Paolo II - potendo già dire, allo stesso modo di San Paolo, poco prima che si fosse consumata la sua carriera terrena: "Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele.(2 Tm 4, 6) - abbia desiderato centrare questo documento sulle parole della Consacrazione: come se volesse far risaltare che l'apice della sua vita sacerdotale si aprossimava, con l'offerta del proprio sacrificio, per la donazione totale della vita, unita al sacrificio di Cristo. Offerta raccomandata dall'attuale Pontefice nella Lettera per la Proclamazione dell'Anno Sacerdotale, citando queste parole del Santo Curato d'Ars : "Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!"

In effetti, Giovanni Paolo II iniziava questa sua ultima Lettera ricordando che "se tutta la Chiesa vive dell'Eucaristia, l'esistenza sacerdotale deve avere a speciale titolo una « forma eucaristica ». Le parole dell'istituzione dell'Eucaristia devono perciò essere per noi non soltanto una formula consacratoria, ma una « formula di vita »." 41

Tra le sue profonde e commoventi considerazioni sulla spiritualità sacerdotale, è opportuno sottolineare quella che deriva dal carattere salvifico del Sacrificio Eucaristico:

" Hoc est enim corpus meum quod pro vobis tradetur ». Il corpo e il sangue di Cristo sono dati per la salvezza dell'uomo, di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. E' una salvezza integrale e al tempo stesso universale, perché non c'è uomo che, a meno di un libero atto di rifiuto, sia escluso dalla potenza salvifica del sangue di Cristo." 42

Ma, sottolinea Giovanni Paolo II, il sacerdote è il primo a trarre vantaggio da questo potere salvifico, e ciò gli impone l'obbligo di progredire nelle vie della santità:

Ripetendo nel silenzio raccolto dell'assemblea liturgica le parole venerande di Cristo, noi sacerdoti diveniamo annunciatori privilegiati di questo mistero di salvezza. Ma come esserlo efficacemente, senza sentirci noi stessi salvati? Noi per primi siamo raggiunti nell'intimo dalla grazia [...] E questo ci impegna a progredire nel cammino di perfezione. La santità, infatti, è l'espressione piena della salvezza. Solo vivendo da salvati, diveniamo annunciatori credibili della salvezza.43

È indispensabile, tuttavia, che il sacerdote, per salvare coloro che gli sono affidati, offra il suo proprio sacrificio, unito a quello di Cristo, ad esempio di San Paolo: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa." (Cl 1, 24). È in questo modo che le parole della Consacrazione si trasformano in "formula di vita", come l'esempio dato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II. Insegnamento che è ricordato anche dal suo successore, Benedetto XVI: "Le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al "caro prezzo" della Redenzione."44

Prima di concludere, non possiamo tralasciare di evocare il ruolo insostituibile della Madre di Dio nella vita sacerdotale. "Chi più di Maria può farci gustare la grandezza del mistero eucaristico? Nessuno come Lei può insegnarci con quale fervore si debbano celebrare i santi Misteri e ci si debba intrattenere in compagnia del suo Figlio nascosto sotto i veli eucaristici."45 Ci insegna questo Papa, così tanto mariano, nella sua Enciclica Ecclesia de Eucharistia:

Nel « memoriale » del Calvario è presente tutto ciò che Cristo ha compiuto nella sua passione e nella sua morte. Pertanto non manca ciò che Cristo ha compiuto anche verso la Madre a nostro favore. A lei infatti consegna il discepolo prediletto e, in lui, consegna ciascuno di noi: « Ecco tuo figlio! ». Ugualmente dice anche a ciascuno di noi: « Ecco tua madre! » (cfr Gv 19, 26-27)

In quest'Anno Sacerdotale, cerchiamo specialmente di essere uniti al sacrificio di Cristo con lo spirito di Maria, Egli che ha fatto di tutta la Sua esistenza un'Eucaristia anticipata, preparandoSi giorno per giorno alla resa suprema nel Calvario.

Note:

1) Mons. João S. Clá Dias è canonico onorario della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma e Protonotario Apostolico soprannumerario, maestro in Diritto Canonico presso il PISDC di Rio de Janeiro e maestro in Psicologia presso l'Universidad Católica de Colombia. Ha ricevuto il titolo di Dottore Honoris Causa dal Centro Universitario Italo Brasiliano, è fondatore e Presidente Generale degli Araldi del Vangelo, fondatore e Superiore Generale della Società Clericale di Vita Apostolica Virgo Flos Carmeli e fondatore della Società di Vita Apostolica femminile Regina Virginum; è membro della Società Internazionale San Tommaso d'Aquino (SITA), della Pontifícia Academia da Imaculada e fondatore di questa rivista.
2) Cf. GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. De Sanctificatione sacerdotum, secundum nostri temporis
exigentias. Roma: Marietti, 1946, p. 66-67.
3) Idem, p. 66.
4) BENEDETTO XVI. Discorso alla Congregazione per il clero, 16 mar. 2009.
5) PAOLO VI. Lumen Ecclesiae - Lettera nel VII centenario della morte de San Tommaso d' Aquino, n. 24.
6) Idem.
7) Cf. LIGÓRIO, Santo Afonso Maria de. A Selva. Porto: Fonseca, 1928, p. 6. L'autore si riferisce ai seguenti punti delle opere di San Tommaso: S Th III, q. 22, a. 1, ad 1; Super Heb. cap. 5, lec. 1; S Th II-II, q. 184,
a. 8; S Th Supl. q. 36, a. 1.
8) S Th Supl. q. 36, a. 1.
9) Idem.
10) IV Sent. d. 24, q. 2.
11) Pontifical Romano. Rito de Ordenação de Diáconos, Presbíteros e Bispos, n. 123. São Paulo: Paulus,
2004.
12) Super I Cor. cap. 4, lec. 1.
13) S Th II-II, q. 184, a. 8., Resp.
14) LG, n. 41.
15) Idem.
16) Super Tit. cap. 2, lec. 2.
17) Super II Cor. cap. IV. lec. 1.
18) BENEDETTO XVI. Lettera per la Proclamazione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009
19) PO, n. 2.
20) Idem.
21) Nota del testo originale: "A Eucaristia é como que a consumação da vida espiritual, e o fim de todos os
sacramentos" (S Th III, q. 73. a. 3 c); cf. S Th III, q. 65, a. 3.
22) Nota del testo originale: Cf. São Tomás, S Th III, q. 65, a. 3, ad 1; q. 79, a. 1 c. e ad 1.
23) PO, n. 5
24) Idem.
25) Cf. idem, n. 13.
26) GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. Op. cit., p. 38.
27) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la Perfección Cristiana. Madrid: BAC, 2001. p. 848.
28) Idem, ibidem.
29) Idem, p. 849.
30) S Th III, q. 79, a. 1, ad 1.
31) BENEDETTO XVI. Omelia nella Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, 3/5/2009.
32) Cf. CHAUTARD, OCSO, Jean-Baptiste. A Alma de todo o apostolado. Porto: Civilização, 2001, p.
34-35.
33) S Th III, q. 79, a. 5, Resp.
34) In: AQUINO, São Tomás de. Suma Teológica. São Paulo: Loyola, 2006, v. 9, p. 358.
35) S Th III q. 79, a. 7, ad 2.
36) PO, n. 12.
37) Idem.
38) Cf. ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología Moral para Seglares. Madrid: BAC, 1994, v. 2, p. 158.
39) S Th III q. 82, a. 6, ad 3.
40) Parole di San Giovanni Maria Vianney, citate dal Papa BENEDETTO XVI nella Lettera per la Proclamazione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009.
41) GOVANNI PAOLO II. Lettera ai Sacerdoti, 13 maggio 2005, n. 1.
42) Idem, n. 4.
43) Idem.
44) BENEDETTO XVI. Lettera per la Proclamazione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009.
45) JOÃO PAULO II. Lettera ai Sacerdoti,13 maggio 2005, n. 8.

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