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Santi

Martire della fedeltà al Papato

Pubblicato 2009/12/02
Autore : Suor Hilary Loretta-Ann Bonyun, EP

Isecoli XVI e XVII furono tempi difficili per la Chiesa in Inghilterra. Quella che una volta era soprannominata Isola dei Santi si trovava immersa in problemi di natura politica

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Sant'Edmondo Campion

Uomo intelligente, cordiale e coraggioso, con un futuro brillante davanti a sé, rinunciò a tutto per infervorare le anime vacillanti nella Fede in un'epoca di persecuzioni sanguinose.01.jpg

Suor Hilary Loretta-Ann Bonyun, EP

Isecoli XVI e XVII furono tempi difficili per la Chiesa in Inghilterra. Quella che una volta era soprannominata Isola dei Santi si trovava immersa in problemi di natura politica che presto trascesero alla sfera ecclesiastica, con le più gravi ripercussioni. Nel 1534, Enrico VIII si autoproclamò Capo Supremo della Chiesa in Inghilterra e dichiarò reo di morte chi non riconosceva questa autorità.

L'anno seguente, furono decapitati due dei più importanti oppositori dell'Atto di Supremazia: San Giovanni Fisher e San Tommaso Moro. I monasteri, i conventi e le confraternite furono sciolti. Una persecuzione implacabile si scatenò contro coloro che rimanevano fedeli al Papa. Fu in queste circostanze storiche che nacque a Londra, il 25 gennaio 1540, Edmondo Campion.

Alunno brillante, oratore eloquente, professore stimato

Figlio di genitori benestanti, il piccolo Edmondo era dotato di intelligenza impari e di una facilità estrema per lo studio delle lettere. Si apriva davanti a lui un futuro luminoso. In collegio progredì in modo tale che, ad appena 13 anni, fu lo studente scelto per pronunciare, in latino, il discorso di benvenuto alla regina Maria I, quando questa venne solennemente a Londra nel 1553.

Il garbo e la vivacità del bambino avvinsero i presenti. Tra questi c'era Sir Thomas White, fondatore del Collegio San Giovanni di Oxford, che lo prese sotto la sua protezione e lo portò in

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Santiebeati.it

quest'istituzione, per educarlo e formarlo. Edmondo non deluse il suo benefattore. Coronò i suoi studi brillantemente, corrispondendo alle speranze del maestro.

Grazie alla sua intelligenza privilegiata e grande eloquenza, era sempre l'oratore scelto per parlare nelle occasioni importanti. Come insegnante, si distinse a tal punto che gli studenti di altri corsi venivano ad assistere alle sue lezioni, come semplici auditori.

Fu nominato Proctor (capo degli ispettori di disciplina dell'Università). Presto divenne stimato e popolare tra gli studenti al punto di "fare scuola": costituì ad Oxford un gruppo di studenti denominati "i Campioni", perché lo imitavano nel modo di parlare, nei gesti, nel modo di essere e perfino nei vestiti.

Incontro con la regina Elisabetta I

Qualche tempo dopo la sua incoronazione come regina, Elisabetta I visitò Oxford con un considerevole seguito, per trascorrere alcuni giorni tra gli studenti della famosa università. Aveva come obiettivo far aderire alla sua causa giovani universitari e insegnanti di grande talento.

La visita durò sei giorni e vide lo svolgersi di numerosi eventi accademici, tra cui un omaggio al corpo docente. L'oratore scelto fu Edmondo Campion, che allora aveva 27 anni di età. La regina lo ascoltò con grande soddisfazione, gli fece le offerte più lusinghiere e lo pose sotto la tutela del suo cancelliere, William Cecil, che in seguito si riferì a lui come "uno dei diamanti d'Inghilterra".1

Comincia la battaglia per la fedeltà

Quasi istintivamente, Campion respingeva le riforme attuate nella sfera spirituale da Enrico VIII e dai suoi successori. Inebriato, tuttavia, dalla possibilità di una brillante carriera, si lasciò condurre dagli avvenimenti e prestò il Giuramento di Supremazia nel 1564, riconoscendo la Regina come capo supremo della Chiesa d'Inghilterra. Quattro anni più tardi, ricevette dalle mani del vescovo anglicano di Gloucester

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Wikipedia

l'ordinazione diaconale.

Nel frattempo, il futuro martire si era dedicato agli studi di filosofia aristotelica, di teologia naturale e dei Santi Padri e ben presto prese coscienza di una sua mancanza. Profondamente turbato dai rimorsi, cercò un sacerdote cattolico, fece una buona confessione e riconobbe pubblicamente la sua condizione di figlio della Chiesa.

Aveva una chiara consapevolezza che il suo atteggiamento lo avrebbe costretto ad abbandonare la sua carriera accademica, ma non esitò a fare questo sacrificio. Non ignorava neppure che, se fosse rimasto in Inghilterra, in tali circostanze, sarebbe stato esposto a grandi rischi. Per questo lasciò Oxford e si trasferì a Dublino nel 1569.

Un nuovo avvenire: il sacerdozio e il martirio

L'anno successivo, Papa San Pio V promulgò la bolla Regnans in Excelsis, scomunicando la regina Elisabetta I. Dopo questo atto papale, gli animi si inasprirono e la situazione di Edmondo diventò particolarmente delicata. Gli irlandesi lo vedevano con occhi ostili, per essersi dedicato a scrivere una Storia di questo paese dal punto di vista inglese; i cattolici lo guardavano con sospetto, poiché era stato ordinato diacono anglicano, mentre gli anglicani e luterani lo odiavano perché era un "papista".

Non ebbe altra scelta, se non tornare in Inghilterra, con il nome di Mr. Patrick, travestito da cameriere. Arrivò a Londra in tempo per assistere al giudizio di uno dei primi martiri oxfordiani: San Giovanni Storey, giurista, giustiziato nel 1571 per la sua fedeltà al Romano Pontefice. Si rese conto, allora, di come la Santa Chiesa nella sua nazione necessitava di anime disposte a donare tutto quanto, per sostenere nella Fede i cattolici e mantenere lo stendardo della cattolicità eretto in quella terra una volta nota come l'Isola dei Santi.

Questo fatto risvegliò nella sua anima la vocazione al sacerdozio, con la disposizione di sacrificare tutto, compresa la vita, se fosse stato necessario, in difesa della Chiesa di Cristo. Il martirio entrò a far parte delle sue riflessioni e del suo futuro.

In seminario a Douai

Determinato a corrispondere senza indugio al richiamo del Divino Maestro, intraprese un viaggio nelle Fiandre, in un momento critico in cui tutti i viaggiatori erano sospetti. Dopo molte peripezie, riuscì a raggiungere il seminario di Douai, fondato e diretto da Padre William Allen, futuro cardinale, anch'egli di Oxford. Qui, che fu il punto di partenza per molti santi e martiri, egli studiò teologia, Esegesi e Divinità.

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Nella sua prima visita ad Oxford, Elisabetta I ascoltò Edmondo Campion con grande soddisfazione, gli fece
le offerte più lusinghiere e lo pose sotto la tutela del suo cancelliere.
"Elizabeth I Darnley Portrait" - National Portrait Gallery, Londra. Al fondo, veduta del Magdalen College, Oxford

La copia della Summa Teologica utilizzata da Campion nei suoi studi esiste ancor oggi, mostrando le annotazioni da lui fatte a margine della tesi di San Tommaso sul "battesimo di sangue", cioè, sul martirio. Il martirio sembrava essere l'unico argomento di conversazione nel seminario di Douai, in quell'epoca. Tutti si ritenevano indegni di un così grande privilegio, ma contavano sull'aiuto della grazia. Convinti della realtà espressa nella celebre frase di Tertulliano: "Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani", 2 erano realmente disposti a tutto.

San Edmondo vi rimase nove anni e ricevette gli ordini minori e il suddiaconato. Il suo cuore però era sempre tormentato per aver prestato il Giuramento di Supremazia. Non avendo fiducia nelle proprie forze, riponeva la sua fiducia "in Colui che consola" (Fil 4, 13), impegnandosi al tempo stesso, a preparare la propria anima all'umiltà. Desiderava per questo, una vita di austera disciplina e obbedienza. Riteneva che così forse sarebbe diventato "degno del carnefice e della forca per il suo Dio".3

Sacerdote gesuita

Poi si recò a Roma, come pellegrino, dove sollecitò l'ammissione nella Compagnia di Gesù. Il Superiore Generale, Don Everardo Mercuriano, lo ricevette come novizio e lo designò per Brunn, nella

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Sant'Edmondo Campion chiese ai cattolici presenti
che pregassero il Credo durante la sua esecuzione
Incisione di Johann Martin Lerch,
Germania, 1671-1680
 

provincia d'Austria. Successivamente fu trasferito a Praga, dove studiò per altri cinque anni e ricevette l'ordinazione sacerdote nel 1578. Cominciò per Sant'Edmondo un periodo di intensa attività di apostolato.

Era costantemente chiamato a predicare e ad amministrare Confessioni nelle città vicine, e non mancava di dare assistenza ai fedeli negli ospedali e nelle carceri. Un giorno, ricevette una lettera del Cardinale Allen, il quale comunicava di aver organizzato una spedizione di missionari in Inghilterra e che lui, Padre Edmondo, faceva parte del gruppo.

"Il generale ha risposto alle nostre suppliche; il Papa, vero Padre del nostro paese, ha acconsentito; Dio ha permesso che il nostro amato Campion, con le sue straordinarie doti di sapienza e di grazia, ci fosse alla fine restituito".4 Si avvicinava il martirio desiderato... I suoi compagni del Collegio di Praga, gli diedero una pergamena con la profetica iscrizione: "Padre Edmondo Campion, martire".

Centomila conversioni in un anno!

Il 18 Aprile 1580 una piccola carovana di missionari partì da Roma, con la benedizione di Papa Gregorio XIII. Tra loro vi erano tre gesuiti: Padre Robert Persons, superiore, Padre Edmondo Campion e fratello Ralph Emerson. Questi ricevettero anche la benedizione di San Filippo Neri, nell'Oratorio e l'incoraggiamento di San Carlo Borromeo a Milano, dovunque passarono.

La sua missione era puramente spirituale: cercare le pecorelle smarrite, recuperare i cattolici che vacillavano o temporeggiavano in regime di persecuzione, infervorare le anime fedeli. Non avrebbero mai potuto immischiarsi nelle questioni politiche, tanto meno partecipare a confabulazioni o anche semplici conversazioni, contrarie alla regina.

Con grandi rischi e difficoltà riuscirono ad attraversare il Canale della Manica e ad entrare in incognito a Dover, poiché spie inglesi a Roma avevano inviato la notizia della loro partenza e in tutta l'Inghilterra si cercava di impedire l'entrata di questi "fuori legge" nel territorio.

I cattolici inglesi, incoraggiati dall'arrivo dei sacerdoti, si impegnarono ad ospitarli e a metterli in condizione di esercitare il loro ministero apostolico. Poterono, per oltre un anno, svolgere le loro funzioni sacerdotali, sempre in una situazione di rischio.

Travestimenti, nomi falsi, nascondigli precari, apprensione nei momenti di ricerca da parte della legge, tutto questo faceva parte della routine degli eroici missionari. Campion predicava spesso sul primato di Pietro. "Celebrava la Santa Messa, serviva le Confessioni, dava consigli, incoraggiava i deboli, tutto come nelle catacombe",5 dice uno dei suoi biografi. Inoltre, riportava al Gregge di Cristo, numerose pecore perdute. "Centomila conversioni in un anno!", esclama lo stesso autore.6

Il "gesuita sedizioso"

Rifugiato a York, Padre Campion scrisse, in latino, la sua opera più famosa: Decem Rationes (Le dieci ragioni per essere cattolici), ben presto divulgata in tutto il paese. Il 29 giugno 1581, apparvero sui banchi della chiesa di Santa Maria di Oxford 400 copie di quest'opera, lasciati lì da una mano sconosciuta... In risposta a questa coraggiosa iniziativa dei missionari, la regina offrì una grossa somma per la loro cattura, soprattutto di Padre Campion.

Il 16 luglio, festa della Vergine del Carmine, lui e fratello Emerson erano in casa in Lyford Grange, per amministrare i Sacramenti. Dissimulato tra i fedeli, entrò una spia di nome George Eliot. Proprio come Giuda l'infame, uscì immediatamente dopo aver ricevuto la Santa Comunione, per denunciare i missionari a chi pagava il salario del suo vile compito.

Non tardarono ad arrivare gli agenti del governo, che perquisirono la casa e arrestarono i ministri di Dio. Legati ai cavalli e cavalcando di schiena, furono condotti a Londra, dove una piccola folla li prese di mira con manifestazioni di scherno. Nel cappello del Padre Edmond era apposta una scritta: "Campion, il gesuita sedizioso".

Giudizio e condanna

Nella Torre di Londra, iniziò il processo di Padre Campion. La regina volle parlare personalmente con lui. Gli offrì la vita, la libertà, onori e anche la Diocesi di Cambridge, a condizione che egli 04.jpgriconoscesse la sua supremazia spirituale nel Regno d'Inghilterra.

L'intrepido uomo rifiutò tutte queste offerte. Si diede, allora, proseguimento all'indagine. Nonostante fosse sottoposto a terribili torture, Padre Campion si difese con una tale precisione che gli accusatori non riuscivano a trovare mezzi per incriminarlo. Fu necessario ricorrere alla testimonianza di falsi testimoni. In un ridicolo processo realizzato a Westminster, il 20 novembre, venne decretata la sentenza di morte per impiccagione, seguita da sventramento e squartamento.

Sant' Edmond e i suoi compagni condannati, il Padre Sherwin e Sherwin Bryant, anch'egli gesuita, accolsero la sentenza con il canto di giubilo del Te Deum laudamus e di un versetto del Salmo 117: "Questo è il giorno che il Signore ha fatto: sia per noi un giorno di gioia e felicità" (v. 24). George Eliot, il delatore, cercò il santo missionario nella prigione per chiedergli perdono. Fu immediatamente perdonato.

Il martirio

Cadeva una pioggia sottile e fredda su Londra, la mattina del 1º dicembre 1581. I tre condannati furono condotti al patibolo legati ad una stuoia di vimini trainata da cavalli. Quando passarono l'arco di Newgate, Sant'Edmondo riuscì a sollevare la testa quanto bastava per salutare una statua della Madonna nella sua nicchia. Arrivato a Tyburn, dove erano state approntate le forche, Campion salì con tutta la fermezza che gli permettevano le membra straziate dalle torture.

Si udì un mormorio di ammirazione tra gli spettatori, seguito da un lungo silenzio. Iniziò una nuova raccolta di conversioni, tra cui quella di un giovane che si fece gesuita e subì 14 anni dopo, lo stesso martirio: Sant'Enrico Walpole. Già con il cappio posto intorno al collo, Padre Campion fu interrogato per l'ultima volta da un consigliere della regina, che esigeva da lui una pubblica confessione dei suoi "tradimenti".

La Storia registra le sue ultime parole: "Se essere cattolico è essere un traditore, mi confesso in quanto tale. Ma se no, prendo Dio - davanti al cui Tribunale vado ora a presentarmi - come testimone che in nessun modo ho offeso la Regina, né la Patria, né alcuna persona, per meritare il titolo o la morte come traditore".7 Infine, recitò il Padre Nostro e l'Ave Maria, e chiese ai cattolici presenti di recitare il Credo nel momento della sua morte. Consegnò, così, la sua anima al Creatore, come martire della fedeltà alla Cattedra di Pietro.

1 WAUGH, Evelyn. Edmundo Campion.
San Francisco: Ignatius Press, 2005, pag. 68.
2 TERTULLIANO. Apologget., 50; PL 1, 534.
3 BRICEÑO J., SJ, Pe. Manuel. San Edmundo Campion. In: ECHEVERRÍA, L., LLORCA, B., REPETTO BETES, J.L. (Org.). Año Cristiano. Madrid: BAC, 2006, vol.
12, p. 19.
4 WAUGH, Op. cit., pag. 87.
5 BRICEÑO J., SJ, Op. cit., pag. 21.
6 Idem, ibidem.
7 Idem, pag. 23.

Rivista Araldi del Vangelo, Dicembre/2009, n. 80, p. 34 - 37

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