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Gesù Cristo

La misericordia divina, tavola di salvezza

Pubblicato 2017/08/22
Autore : Madre Mariana Morazzani Arráiz, EP

Nell'Antico Testamento, le manifestazioni dell'onnipotenza di Dio avevano un carattere marcatamente legato alla giustizia, con l'obiettivo di incutere nelle anime il timore e il rispetto

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Quando "il Verbo Si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", è iniziata una nuova era. Con lo spargimento del Suo preziosissimo Sangue, Gesù ha portato sullaTerra una nuova prospettiva di relazioni del Creatore con l'umanità e degli uomini tra loro. La misericordia ha vinto la 01.jpggiustizia.

Madre Mariana Morazzani Arráiz, EP

Nell'Antico Testamento, le manifestazioni dell'onnipotenza di Dio avevano un carattere marcatamente legato alla giustizia, con l'obiettivo di incutere nelle anime il timore e il rispetto. Così avvenne, per esempio, quando furono consegnate a Mosè le tavole della Legge sul monte Sinai: "Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore. [...]

Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto" (Es 19, 16-18). Per ottenere il perdono dei peccati, gli uomini dovevano ripararli per mezzo di una vita di penitenza e, frequentemente, sentivano pesare su di sé, per lo meno in parte, il duro castigo imposto per le loro colpe.

Tale è il caso di Mosè, il grande legislatore di Israele, che la Scrittura elogia come il più umile degli uomini. A causa di una sola infedeltà, vide chiudersi davanti a lui le porte della Terra Promessa e poté

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"Sacro Cuore di Gesù" - Cattedrale dell'Assunzione
(Assunzione, Paraguai)

appena contemplarla dall'alto del monte Nebo (cfr. Dt 32, 48-52). Una circostanza simile è capitata al re Davide, la cui colpa gli causò, nel corso degli ultimi anni di vita, grandi dissapori all'interno della sua stessa famiglia (cfr. II Sam 15ss; I Re 1), e il cui pentimento esemplare lo portò a comporre gli insuperabili Salmi Penitenziali.

Gesù ha portato sulla Terra l'era della misericordia

In un modo diverso, scendendo sulla terra e incarnandoSi nel grembo virginale di Maria, il Figlio di Dio ha voluto attirarci con la bontà del Suo Cuore: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3, 17). Per mezzo del Suo esempio di vita, consigli e parabole, istruì gli uomini - abituati fino ad allora alla legge del Taglione - rispetto al dovere di perdonarsi mutuamente le offese e compatire i mali altrui.

Col trascinante modello della sua condotta, insegnò ad accogliere i peccatori pentiti: "Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: ‘Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati'" (Mc 2, 5); o ancora: "Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11b). La soprannaturale influenza che Gesù esercitava sui suoi discepoli, ottenne la trasformazione radicale dei loro cuori. Così, per esempio, i figli di Zebedèo, ai quali Egli stesso aveva dato il nome di Boanèrghes, "figli del tuono" (cfr. Mc 3, 17), divennero specchi perfetti della mansuetudine del loro Maestro e Giovanni meritò l'appellativo di Apostolo dell'Amore.

Le stesse dispute con i farisei, nelle quali il Signore mostra una forte intransigenza, sono altrettante manifestazioni di questo Suo desiderio di convertire tutti, incluse quelle anime accecate dalla malizia delle passioni. Le sue lacrime su Gerusalemme, la città dove sarebbe stato crocifisso, sono l'eloquente testimonianza del dolore dell'Uomo-Dio nel costatare il rifiuto di cui sarebbe stato oggetto da parte di quella generazione e di tante altre lungo i secoli.

Tutto nel Salvatore invitava gli uomini alla fiducia e all'abbandono nelle mani della Provvidenza, nella certezza di essere accolti con la benignità di un Padre o di un Amico. L'illustre teologo domenicano Don Garrigou- Lagrange così commenta: "Il Vangelo intero è la storia della misericordia di Dio a favore delle anime, per quanto lontane esse siano da Lui, come la Samaritana, Maddalena, Zaccheo o il buon ladrone;è in favore di noi tutti, la ragione per cui il Padre ha tollerato che Suo Figlio fosse vittima di espiazione".1 Quando "il Verbo Si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14), è iniziata una nuova epoca.

Gesù ha fondato la Sua Chiesa, istituito i sacramenti e, con lo spargimento del Suo Preziosissimo Sangue, ha portato sulla Terra una nuova prospettiva di relazioni del Creatore con l'umanità e degli uomini tra loro. L'era della Legge era terminata. La misericordia aveva vinto la giustizia.

Condizione assoluta per la salvezza della nostra anima

La misericordia è definita da Sant'Agostino come "la compassione del nostro cuore per la miseria altrui, che ci porta a soccorrerla, se possiamo".2 Esercitare questa virtù non è un dovere soltanto degli uomini che desiderano la perfezione. Al contrario, Gesù ha ordinato che tutti la pratichino, affermando categoricamente: "Siate misericordiosi", e proponendo, subito dopo, il supremo esempio del Padre: "come anche vostro Padre è misericordioso" (Lc 6, 36).

Fare uso della misericordia è condizione assoluta per ottenere il perdono dei peccati e la salvezza della propria anima, come dice il Vangelo in un altro passo: "Se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt 6, 15). Ancor più, ci insegna San Tommaso che "in se stessa, la misericordia è la maggiore delle virtù, perché è una sua caratteristica il condividere con gli altri e, ancor più, soccorrerli nelle privazioni".3

Poco più avanti, egli afferma: "Tutta la vita cristiana si riassume nella misericordia, per quanto riguarda le opere esterne".4 D'altra parte, il menzionato passo di San Luca: "Siate misericordiosi", San Matteo la scrive in termini differenti, ma con identico senso: "Siate perfetti, così come il vostro Padre celeste è perfetto" (Mt 5, 48). Ossia, il cristiano deve cercare di essere perfetto come lo è lo stesso Dio, ma raggiungerà questo grado supremo solo se praticherà la virtù della misericordia. A prima vista, ci sembra estremamente difficile, e addirittura impossibile.

Come potremo noi, povere creature, assomigliare a un Dio infinitamente superiore, le cui virtù sono la stessa sostanza del Suo Essere? Non ci dimentichiamo, però, che lo stesso Signore ha affermato: "Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt 11, 30). Nessuna virtù può essere praticata in modo stabile con il puro e semplice sforzo della nostra natura, ma con l'ausilio della grazia divina diventiamo capaci di imitare Dio e di essere specchi della perfezione che è Lui per essenza.

Con la misericordia, Dio manifesta la Sua onnipotenza

La parola compassione - dal latino com-passio, "soffrire con" - denota una certa tristezza o sofferenza da parte di colui che si china verso il misero. Dio, però, nell'impietosirsi delle nostre miserie, non sperimenta la minima tristezza, visto che Egli è la Somma Felicità. In questo senso, afferma San Tommaso: "Non è adeguato alla natura di Dio rattristarSi per la miseria di un altro, ma è a Lui proprio, al massimo, far cessare questa miseria, se per miseria intendiamo una qualunque mancanza".5

In un altro passo, il Dottor Angelico sottolinea che attraverso la misericordia il Creatore rende palese il Suo potere: "Essere misericordioso è proprio di Dio, ed è principalmente con la misericordia che Egli manifesta la Sua onnipotenza".6 Il Salmo 103 ci offre una bellissima sintesi delle disposizioni di Dio in relazione al peccatore penitente, molto differenti dai sentimenti di odio e di vendetta comuni alle anime

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Statua pellegrina del Cuore Immacolato
di Maria degli Araldi del Vangelo

egoiste e lontane dalla grazia: "Buono e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore.

Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono; come dista l'oriente dall'occidente, così allontana da noi le nostre colpe." (Sal 103, 8-12).

Dio quasi necessita della nostra fragilità e miseria

La considerazione della misericordia divina deve riempirci di fiducia e di trasporto verso Dio: i nostri peccati, per quanto gravi e numerosi siano, non riusciranno a logorare la Sua bontà o esaurire la Sua pazienza. Al contrario, commessa la mancanza, Egli, il più delle volte, non invia il castigo immediatamente, ma aspetta, a somiglianza del padre misericordioso, nella speranza che lo sventurato traviato riprenda il cammino della casa paterna e quando lo avvista da lontano, gli corre incontro, mosso da compassione, gli si getta al collo e lo bacia con tenerezza, senza neppure dar ascolto alle proteste di pentimento del colpevole (cfr. Lc 15, 11-24).

Infinitamente superiore a quel buon padre, Dio non solo fa uso della generosità, ritardando un intervento definitivo della Sua giustizia, ma crea Egli stesso le grazie necessarie a stimolare le coscienze e convertire i peccatori più incalliti. "Chi c'è di così indulgente e comprensivo - esclama Sant'Agostino -, chi così disponibile in misericordia? Pecchiamo e viviamo; aumentano i peccati e si va prolungando la nostra vita; si bestemmia tutti i giorni, e il sole continua a nascere sopra buoni e cattivi.

Da tutti i lati ci invita alla correzione, da tutte le parti, alla penitenza, parlandoci per mezzo dei benefici delle creature, concedendoci tempo per vivere, chiamandoci con la parola del predicatore, per mezzo dei nostri pensieri intimi, con la sferza dei castighi, con la misericordia della consolazione".7 Per usare un linguaggio analogico, si potrebbe dire che Dio necessita della nostra fragilità e miseria per dare uno sbocco alla Sua traboccante bontà che sgorga dalle sue "viscere di misericordia" (Lc 1, 78).

Se tutti gli uomini fossero fedeli alla grazia ed esimi osservanti dei Comandamenti, senza mai sviarsi o cadere, i tesori della misericordia divina rimarrebbero per sempre racchiusi negli splendori del Padre Eterno, sconosciuti dagli angeli, ignorati dai giusti, e questo aspetto così essenziale della Sua gloria smetterebbe di risplendere nell'ordine della creazione.

Il Figlio di Dio ci ha collocato alla destra del Padre

Tutti gli accadimenti sono permessi da Dio, sebbene non sempre abbiano origine da una Sua espressa volontà. Molte volte il Creatore Si serve di circostanze prodotte dalla cattiveria delle creature, per trarne beni maggiori, nei quali rifulge in modo brillante il potere della Sua misericordia.

Nel corso della Storia, osserviamo questa costante: alle colpe commesse, Dio risponde con squisita clemenza; ai grandi disastri provocati dall'infedeltà di alcuni, si succedono recuperi la cui bellezza eccede quella del piano anteriore; invariabilmente i disegni di Dio si compiono, senza che la Sua gloria ne resti macchiata o sminuita.

Tale è il caso del peccato del primo uomo in Paradiso, le cui stigma tutti noi portiamo, e che ha avuto come conseguenza la privazione della grazia e del Cielo per lui e la sua discendenza. Qual è la risposta divina? Ha elevato ad altezze inimmaginabili la natura umana decaduta, inviando al mondo il Suo Unigenito, il quale, "dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell'alto dei cieli" (Eb 1, 3b), conforme quanto gli era stato detto: "SiediTi alla Mia destra" (Sal 109, 1).

A questo riguardo afferma San Leone Magno, in uno dei suoi sermoni sull'Ascensione: "E, in verità, doveva essere grande e ineffabile motivo di giubilo che, alla presenza di una santa moltitudine, una natura umana si elevasse al di sopra della dignità di tutte le creature celesti, oltrepassasse gli ordini angelici e salisse più in alto degli arcangeli, e neppure così potesse attingere il termine della sua ascensione se non quando, assisa presso l'eterno Padre, fosse associata al trono di gloria di Colui la cui natura era unita nel Figlio. [...]

Oggi non solo siamo stati confermati come possessori del Paradiso, ma persino penetriamo con Cristo nell'alto dei Cieli, avendo ottenuto, per l'ineffabile grazia di Cristo, molto più di quanto abbiamo perduto per invidia del diavolo. Quelli che il virulento nemico ha espulso dalla felicità dell'abitazione primitiva, il Figlio di Dio, avendoci incorporato a Sé, li ha collocati alla destra del Padre".8

Questo è il senso più profondo delle parole che la Liturgia canta alla Vigilia Pasquale, nel celebrare la resurrezione del Signore: "Il peccato di Adamo indispensabile, poiché Cristo lo dissolve nel Suo amore; o colpa tanto felice da meritare la grazia di un così grande Redentore!".9

Frase sconcertante a prima vista, ma la cui realtà non si può obiettare, e che si coniuga mirabilmente con l'affermazione di San Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5, 20b). Intanto, il Padre non Si è limitato ad inviare, nella pienezza dei tempi, il Suo amato Figlio per riscattare gli uomini dalla vile schiavitù del peccato.

"Dopo la morte di Gesù Cristo - afferma Don Garrigou- Lagrange - sarebbe bastato che le nostre anime fossero vivificate e conservate da grazie interiori, ma la divina Misericordia ci ha dato l'Eucaristia. Nel giorno di Pentecoste, rinnovato per ognuno di noi dal Sacramento della Cresima, lo Spirito Santo è venuto ad abitare in noi. Dopo le nostre reiterate cadute personali, troviamo l'assoluzione, ogni volta che la nostra anima desidera sinceramente ritornare a Dio.

Tutta la Religione Cristiana è la storia della misericordia del Signore".10 Ed ancora, negli ultimi

Sergio Hollmann
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"Apparizione del Cuore di Gesù a Santa Margherita" -
Cattedrale di Lisieux, Francia

istanti della sua Passione, volendo dissipare qualsiasi timore in relazione alla Sua eccelsa maestà, il Redentore ha voluto assegnare a tutti gli uomini, lì rappresentati nella persona dell'Apostolo Giovanni, una Madre che intercedesse per loro in ogni necessità, come un tempo aveva supplicato a favore degli sposi, nelle nozze di Cana: "Non hanno più vino" (Gv 2, 3b). Che lascito più prezioso avrebbe potuto darci se non lasciarci Maria, Colei che aveva scelto fin dall'eternità per essere Sua Madre?

"Desidero salvare tutte le anime"

Nel corso dei secoli, il Signore non ha smesso di prodigare manifestazioni della Sua misericordia. Sarebbe troppo lungo enumerarle. Sono stati messaggi con i quali la Provvidenza Divina ha voluto chiamare il mondo alla conversione, cercando di toccare i cuori per mezzo della tenerezza di un Dio ebbro d'amore per le creature. Pensiamo, per esempio, alle apparizioni di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque, nel secolo XVII, con la richiesta di diffondere la devozione al Suo Sacro Cuore.

Molto più recentemente, nella prima metà del secolo scorso, Santa Maria Faustina Kowalska riceveva da Gesù l'appello che portò il Papa Giovanni Paolo II a istituire la festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua, secondo il desiderio espresso dallo stesso Signore. Egli le disse, nel febbraio del 1937: "Le anime si perdono, nonostante la Mia amara Passione. Offro loro l'ultima tavola di salvezza, ossia, la Festa della Mia Misericordia.

Se non adorano la Mia misericordia, moriranno per tutta l'eternità. Segretaria della Mia misericordia, scrivi, parla alle anime di questa grande misericordia, poiché è prossimo il giorno terribile, il giorno della Mia giustizia".11 In un'altra occasione, il Divino Messaggero le avrebbe rivelato chiaramente la sua speciale predilezione per i più miseri: "Figlia mia, scrivi che, quanto maggiore è la miseria di un'anima, tanto maggiore è il diritto che ha alla Mia misericordia e [invita] tutte le anime a confidare nell'inconcepibile abisso della Mia misericordia, poiché desidero salvarle tutte".12

In queste commoventi parole comprendiamo la brama di Gesù, di liberare le anime dalle loro debolezze e peccati. Tutti noi siamo come un figlio malato che attrae su di sé le attenzioni del Padre, che conosce le sue necessità e desidera alleviarlo dal male; o come una pecora smarrita, per amore della quale il pastore non dubita neanche un attimo a lasciare le altre novantanove nella montagna per andare a cercarla (cfr. Mt 18, 12). Poniamo allora tutta la nostra fiducia nel divino Medico e facciamo uso dell'efficace rimedio che Egli ci offre.

1 GARRIGOU-LAGRANGE, Reginald.
Les perfections divines, extrait de l'ouvrage « Dieu, son existence et sa nature ». 4ème ed. Paris: Gabriel Beauchesne, 1936, pag. 176.
2 Summa Teologica II-II, q. 30, a. 1.
3 Idem, II-II, q. 30, a. 4. Risp.
4 Idem, II-II, q. 30, a. 4. ad 2.
5 Idem, I, q. 21 a. 3.
6 Cf. Summa Teologica II-II, q. 30, a. 4.
Risp.
7 AUGUSTINUS, Sanctus. Enarrationes in Psalmos. Ps. 102, 16 (PL 36, 1330).
8 Sermo 1 de Ascensione, 4. In: LEÃO MAGNO. Sermões. Trad. Sérgio José Schirato e outros. 2. ed. São Paulo: Paulus, 2005, p. 171.
9 Proclamazione della Pasqua - Vigilia Pasquale.
10 GARRIGOU-LAGRANGE, Op.
cit., pagg. 181-182.
11 KOWALSKA, María Faustina. Diario.
La Divina Misericordia en mi alma.
Trad. Eva Bylicka. Granada: Levántate, 2003, pag. 377.
12 KOWALSKA, Op. cit., pag. 429.

Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2009, n. 72, p. 18 - 23

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