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Il sogno della sua vita era dare alla Chiesa una squadra di sacerdoti ben
preparati e disposti ad accettare qualsiasi missione, soprattutto
quelle più difficili, quelle rifiutate dagli altri.

» Semente di Santo o... di bandito
» Mi comunicherò e sarò sacerdote!
» Verso il sacerdozio
» Un uomo provvidenziale
»
Nel seminario di Bétharram
» Un uomo inattaccabile
» Nasce una nuova Congregazione
» Fino alla fine dicendo: "Eccomi qui, Signore!"

Suor Juliane Vasconcelos Almeida Campos, EP

Gli anni della Rivoluzione Francese furono un periodo di sferrata persecuzione contro la Chiesa. I preti "refrattari" - coloro che, per fedeltà al Papa, si rifiutavano di accettare la Costituzione Civile del Clero - si videro ridotti alla condizione di criminali, obbligati a fuggire o ad esercitare nella clandestinità il loro ministero sacerdotale. Migliaia dettero la vita per Cristo, ghigliottinati, uccisi per affogamento o vittime della fame e delle malattie, rinchiusi in malsane prigioni.

In questa situazione, i sacerdoti fedeli poterono contare sull'aiuto di cattolici laici che non esitavano ad esporre al pericolo la propria vita per accogliere nelle loro famiglie i ministri di Dio rimasti in Francia per svolgere la loro missione di salvare anime o di guidare per i sentieri di montagna coloro che fuggivano verso qualche paese vicino.san_michele_garicoits_1.jpg

I genitori di San Michele Garicoïts - Arnaldo e Graziana - erano tra gli anonimi eroi della Fede. La giovane coppia di contadini di Ibarre, villaggio francese a pochi chilometri dalla frontiera spagnola, non temeva di nascondere, nella propria umile fattoria, i sacerdoti perseguitati per dare loro ogni tipo di aiuto. Dio ricompensò la loro generosità, dandogli per figlio un grande Santo.

Semente di Santo o... di bandito

Nato il 15 aprile del 1797, Michele poté essere battezzato solo sei mesi dopo, a causa delle difficoltà causate dalla persecuzione religiosa. Il suo temperamento focoso si fece sentire già in quest'occasione, poiché quando il prete gli versò sul capo l'acqua battesimale, afferrò con le sue manine il foglio del rituale e lo strappò.

Bastano piccoli episodi per rivelare il suo carattere determinato e impetuoso. A quattro anni, lanciò una pietra contro una vicina, per vendicarsi dell'offesa recata a sua madre. A cinque, rubò i luccicanti aghi di un venditore ambulante. Una volta, vide suo fratello minore mangiare una mela e gliela strappò dalle mani; quando il piccolo chiese se gli sarebbe piaciuto che un altro gli facesse la stessa cosa... egli si permeò di rimorso e sputò il frutto . Azione ben più grave: ad undici anni capeggiò una rivolta per vendicarsi del maestro di scuola, che castigava, con eccessivo rigore, i suoi piccoli alunni ma, nel momento decisivo, gli altri ribelli fuggirono lasciandolo solo davanti al "nemico" che lo interpellava, al quale rispose con franchezza:

- Sì, maestro, era nostra intenzione picchiarla. Ma... le chiedo scusa.

Così era lui: allegro, ardente, risoluto, franco, ostinato e disposto ad assumersi la responsabilità dei propri atti. Aveva la stoffa per diventare un grande Santo o... un grande bandito.

Sua madre ne aveva il sentore e, non volendo avere un figlio criminale, lo correggeva con fermezza. Gli mostrava alle volte l'intenso fuoco del caminetto, chiedendo:

- Vedi questo fuoco? Sappi che quello dell'inferno è molto più terribile... e ci vanno i bambini che commettono peccato mortale!

Per incutergli lo spirito di obbedienza e sottomissione alla volontà di Dio, lo incitava a dire sempre al Signore: "Huna ni!" ("Eccomi qui", nel dialetto basco), come il giovane Samuele, quando fu chiamato da Dio (I Sm 3, 4). Egli più tardi riconobbe, pieno di gratitudine: "Senza mia madre, credo che sarei diventato un bandito. Oltre che a Dio, devo a lei quello che sono".1

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Mi comunicherò e sarò sacerdote!

La grazia suscitava nella grande anima sacerdotale ed eucaristica di Michele il desiderio di ricevere quanto prima la Santa Comunione. Durante le Messe domenicali egli osservava attentamente i gesti e gli atteggiamenti del sacerdote, dopodiché giocava a celebrare Messa. Un giorno, bruciò il tavolo di legno di casa sua, lasciando sciogliere fino alla fine i mozziconi di candele di paraffina che usava come ceri del suo improvvisato altare...

La famiglia Garicoïts era povera e Michele - il maggiore dei cinque figli - doveva dare il suo contributo per il sostentamento della casa. Inizialmente portava al pascolo il piccolo gregge di famiglia. Dopo di che suo padre gli rimediò un impiego come pastore nella fattoria di una famiglia abbiente di Oneix, città vicina a Ibarre, dove lavorò dagli undici ai quattordici anni, frequentando contemporaneamente e con molto profitto le lezioni di grammatica e di Catechismo, al punto da esser soprannominato "Dottorino". Ciò nonostante, il parroco non lo ammetteva alla Prima Comunione.

Dio invece decise di aprire le porte chiuse dagli uomini. Una sera, mentre il giovane stava tornando dal campo, col suo gregge, un solo pensiero gli occupava la mente: ricevere l'Ostia Consacrata. All'improvviso, come San Paolo sulla via di Damasco, si vide avvolto da una luce intensa, e ricevette una rivelazione che riempì la sua anima di pace e gioia: mi comunicherò e sarò sacerdote! Questa, egli la denominò l'"estasi di Oneix".

Senza indugio, andò in cerca del parroco e gli raccontò nei dettagli la grazia che aveva appena ricevuto. Costui riconobbe nel fatto una chiara manifestazione della volontà di Dio, e disse al giovane pastore:

- Michele, scriverò subito il tuo nome per la prossima Prima Eucaristia! Preparati bene e prendi ogni precauzione per non offendere Dio che riceverai. Fu così che, a 14 anni, fece la sua Prima Comunione, nella festa della Santissima Trinità.

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Verso il sacerdozio

Il primo ostacolo da affrontare nel suo percorso verso il sacerdozio fu suo padre, che voleva farlo lavorare nella piccola fattoria familiare. Per di più, non era in grado di pagare i suoi studi. Tuttavia, la sua nonna materna, con basca determinazione, seppe convincere il genero e accompagnò Michele a Oneix, dove chiese aiuto a un prete che si era nascosto parecchie volte nella casa dei Garicoïts, durante la persecuzione rivoluzionaria. Costui gli diede alloggio e gli procurò un posto nel collegio di Saint Palais.

Cominciò la sua carriera scolastica. Il giovane di campagna lavorava di giorno, per compensare la mancanza di mezzi, e studiava di notte. Siccome conosceva solo la lingua basca dovette impegnarsi a fondo per apprendere francese e latino. Nel giro di tre anni, comunque, era ormai preparato per gli studi superiori e nel 1814 si trasferì a Bayonne. Prestava servizio nel Palazzo Episcopale, dove era alloggiato, conquistando in poco tempo la simpatia di tutti, per la sua mansuetudine, dignità e dedizione.

Alunno brillante, studiò Filosofia nel seminario di Aire-sur-Adour e Teologia in quello di Dax. Il rettore di questo luogo notò il valore del giovane, tra centinaia di studenti e commentò: "Se non mi inganno, sentiremo parlare ancora per molto tempo di questo ragazzo". 2 La testimonianza dei suoi compagni fa chiaramente trasparire che intravvedevano in lui la santità: "Michele non è un santo da fare: è un santo bell'e fatto"- diceva uno. "Per tutti noi, Michele è il nostro San Luigi Gonzaga!" - esclamava un altro.3

Il Vescovo di Bayonne, futuro Cardinale d'Astros, gli conferì la tanto anelata ordinazione presbiterale il 20 dicembre del 1823. San Michele Garicoïts iniziava a 26 anni di età la sua provvidenziale missione.

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Un uomo provvidenziale

Un mese dopo la sua ordinazione, il Vescovo lo nominò vicario cooperatore di Cambo, città di una certa importanza, vicina a Bayonne. Era una situazione molto delicata, poiché il parroco, già molto anziano e paralitico, aveva perduto il contatto con i suoi parrocchiani, lasciandoli in mano alle idee dell'epoca.san_michele_garicoits_2.jpg

Come uomo provvidenziale, don Michele portò avanti una pastorale molto simile a quella del Santo Curato d'Ars, suo contemporaneo: leone sul pulpito, mansueto e comprensivo nel confessionale. Istituì una Crociata Eucaristica per controbilanciare la fredda influenza del giansenismo, diede un carattere solenne agli atti liturgici, era brillante nelle lezioni di Catechismo, visitava i malati, era un instancabile apostolo della devozione al Sacro Cuore di Gesù.

I risultati non si fecero attendere: in diciotto mesi la parrocchia era totalmente trasformata. Lo stesso prefetto della città, noto per le sue idee volterriane e attitudini anticlericali, si convertì in un buon cristiano. Frutto ancor più prezioso, i giovani si entusiasmarono e cominciarono a sorgere vocazioni sacerdotali e religiose.

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Nel seminario di Bétharram

La voce dell'obbedienza mutò la direzione di vita del giovane sacerdote: il Vescovo lo inviò al seminario di Bétharram, come professore di Filosofia. Questa nomina interrompeva un'attività evangelizzatrice che stava producendo eccellenti risultati... La perplessità non impedì a don Michele di rispondere col suo inalterabile spirito di obbedienza: "Eccomi qui!".

Lo stesso Vescovo gli spiegò in seguito il motivo di questo trasferimento inatteso: egli aveva osservato, ed apprezzato, lo zelo intraprendente unito alla delicatezza d'animo con cui il giovane vicario seppe agire senza ferire mai l'autorità del parroco anziano e inattivo. Ora, lui lo voleva a Bétharram per una missione identica. Il rettore del seminario, sacerdote venerabile e pieno di meriti, era ormai in età molto avanzata e non era più in condizione di dirigere questa fondamentale istituzione diocesana.

- Padre Michele - disse il Prelato -, lei ha risollevato la parrocchia di Cambo senza scalfire il prestigio del rispettabile parroco. Faccia lo stesso a Bétharram. Il vecchio Padre Superiore manterrà l'incarico, ma di fatto è a lei a cui affido il seminario, con il compito di mettere ordine nella casa e formare santi presbiteri.

Così, nel 1825 il Santo assunse le sue nuove funzioni, sicuro di compiere la volontà di Dio.

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Un uomo inattaccabile

Fino ad allora, Bétharram era per lui quasi come una terra benedetta, dove esisteva un santuario famoso, nel quale la Santissima Vergine distribuiva le sue grazie e materni favori. In questo luogo, secondo un'antica tradizione, una ragazza cadde nel fiume Gave e stava quasi affogando. Ricorse allora alla Madonna e subito vide a portata di mano un ramo al quale si afferrò, salvandosi la vita. Come testimonianza della sua gratitudine, ella mise tra le mani della statua della sua Protettrice un ramo d'oro, chiamandolo "Bétharram" - "bel ramo", nel dialetto locale.

Qui, lo aspettava una nuova sfida. Il seminario era abbandonato ad ogni sorta di disordine e rilassatezza. Aveva fama di essere un rifugio per "qualunque sottana"... I seminaristi conducevano la vita come volevano, persino abusavano del vino che il commesso della casa vendeva loro.

Furono necessari a don Michele molto tatto e fermezza per restaurare la disciplina e imporre un regime di vita adeguato alla formazione dei futuri sacerdoti. Ancora una volta, la sua "pastorale dei Sacramenti" produsse i frutti sperati: la Confessione e l'Eucaristia ricondussero sulla buona strada quasi tutti i traviati. Quelli che non vollero correggersi, abbandonarono il seminario, non senza testimoniare che "don Garicoïts non era attaccato, perché era inattaccabile".4

Alla morte del vecchio rettore, don Michele venne nominato a sostituirlo. Qualche tempo dopo, poiché il pericolo delle persecuzioni era ormai diminuito, il Vescovo decise di trasferire il seminario a Bayonne. Nuova perplessità: ancora una volta, la sua azione apostolica era interrotta quando stava producendo buoni frutti... Secondo quanto egli stesso disse, rimase a Bétharram come "superiore delle quattro pareti di un vasto edificio".5 La sua risposta, comunque, fu la stessa di sempre: "Ecco, mio Dio, vengo a fare la Tua volontà" (Eb 10, 7). Accettando senza capire il perché, egli dava maggior gloria a Dio!

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Nasce una nuova Congregazione

Dio ha i suoi cammini. Per queste vie, Egli lo preparava ad una grande Missione. Nella sua apparente inutilità, il focoso sacerdote meditò più profondamente sulla triste situazione di quello che restava del clero francese, dopo l'onda devastatrice della Rivoluzione: ridotto di numero e, peggio ancora, disorientato e senza la dovuta preparazione.

Nacque così nel suo cuore il desiderio di fondare un'istituzione ecclesiastica nuova, che aggregasse sacerdoti staccati da tutto, con "una dedizione di obbedienza assoluta, semplicità perfetta, mansuetudine inalterabile! Questi sacerdoti avrebbero costituito una vera pattuglia mobile di soldati di elite, pronti a correre al primo segnale dei capi, ovunque fossero chiamati, anche, e soprattutto, per i ministeri più difficili, rifiutati da altri".6san_michele_garicoits_3.jpg

E che sempre avessero presente che è "maledetto colui che fa con negligenza l'opera del Signore!" (Ger 48, 10).

Con la certezza che questa fosse la volontà di Dio, riunì attorno a sé diciassette sacerdoti che risposero al suo appello missionario e con loro fondò, nella povertà assoluta, la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram. Nel 1835, tutti fecero nelle sue mani i voti di povertà e obbedienza, oltre a rinnovare quello di castità, e lo scelsero come Superiore del nuovo Istituto.

San Michele aveva in mente di comporre gli statuti che dessero alla sua Congregazione - con il sigillo dell'approvazione romana - la solidità e la stabilità delle regole canoniche, come pure la libertà di movimento indispensabile alle attività apostoliche, ma questi furono redatti dal nuovo Vescovo diocesano ma non corrispondevano a quello a cui aspirava il santo fondatore...

Fu la maggior prova di obbedienza della sua vita! Accettando questa apparente contraddizione permessa dalla Provvidenza, non contestò l'autorità legittima, non ricorse a Roma e adottò le costituzioni del suo Vescovo, completamente insufficienti per realizzare il suo desiderio di perfezione. Fiducioso che "la lettera uccide e lo Spirito vivifica" (II Cor, 3, 6), seppe incutere nei suoi figli questo spirito di prontezza, facendoli religiosi in tutto e per tutto, disposti a qualsiasi sfida apostolica.

I suoi anelati statuti furono approvati soltanto dopo la sua morte, come una vittoria dell'obbedienza.

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Fino alla fine dicendo: "Eccomi qui, Signore!"

Per trent'anni diresse con saggezza la nuova Congregazione. Percorreva città e villaggi, evangelizzando la gioventù, gli operai e i lavoratori agricoli. Mentre i Bétharramisti si espandevano per le diocesi francesi, si formava intorno al suo Fondatore un alone di santità e di stima. Il suo confessionale era sempre assediato da persone provenienti da ogni dove. Egli accoglieva tutti con bontà, pazienza e fermezza, cercando di infondere in loro l'amore verso la Croce e la Santissima Vergine.

Vescovi e altre importanti personalità accorrevano a Bétharram per consultarlo. Per espressa sollecitazione del Vescovo di Tarbes, egli ebbe due incontri con Santa Bernadette Soubirous, allo scopo di verificare l'autenticità dei fatti accaduti a Lourdes. Questi due incontri con la giovane Veggente rafforzarono la sua convinzione personale che, senza alcun dubbio, la Vergine Maria era apparsa nella Grotta di Massabielle.

Negli ultimi dieci anni della sua esistenza, dolorose malattie vennero ad aumentare le sue sofferenze e quando, alla fine, sentì che Dio lo chiamava a Sé, gli diede la risposta che caratterizzò tutta la sua vita: "Eccomi qui, Signore".

All'alba della festa dell'Ascensione del 1863, il 14 maggio, dopo aver ricevuto tutti i sacramenti, consegnò la sua anima a Dio, pronunciando il primo versetto del Salmo 50: "Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam" - Abbi pietà di me, o Dio, secondo la Tua grande misericordia.

I sacerdoti di Bétharram, che operavano nelle diocesi francesi erano, in quel momento, un centinaio. Attualmente, esercitano le loro attività evangelizzatrici, soprattutto nel sud dell'America Latina: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

Papa Pio XII canonizzò San Michele Garicoïts il 6 luglio 1947.

1 BRUNOT, SCJ, Pe. Amédée. Miguel Garicoïts: o santo do "eis-me aqui".
Bayonne: I.M.E., s/d., pag. 9.
2 Idem, pag.23.
3 ALCORTA, SCJ, Pe. Julián. San Miguel Garicoïts. In: ECHEVERRÍA, L.; LLORCA, B. e BETES, J. (Org.). Año Cristiano. Madrid: BAC, 2004, vol. 5, pag. 308.
4 BRUNOT, SCJ, Op. cit., pag. 31.
5 ALCORTA, SCJ, Op. cit., pag. 309.
6 BRUNOT, SCJ, Op. cit., pag. 43.

Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2009, n. 73, p. 30 - 33

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