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Vergine Maria

La Passione della Madre del Redentore

Pubblicato 2020/02/14
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Sulla base dei dati della Scrittura, dei venti secoli di riflessione teologica della Chiesa e di alcune particolari rivelazioni selezionate, Mons. João loda, nella sua opera più recente, il ruolo corredentore di Maria nella Passione del suo Divino Figlio.

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Sulla base dei dati della Scrittura, dei venti secoli di riflessione teologica della Chiesa e di alcune particolari rivelazioni selezionate, Mons. João loda, nella sua opera più recente, il ruolo corredentore di Maria nella Passione del suo Divino Figlio.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Nessuna grande opera può essere compiuta dall'uomo senza che prima l'abbia premeditata dentro di sé. A maggior ragione la Redenzione, un atto eminentemente divino, fu concepita dall'Uomo-Dio nel suo Cuore. In questo intimo santuario Egli sperimentò tutti i disprezzi, le angosce e le umiliazioni, e li desiderò per intero. Solo allora, "come un guerriero eccita il suo ardore" (Is 42, 13), Si lanciò nell'impresa gloriosa per la quale era venuto al mondo. Questa avrebbe avuto inizio nella Santa Cena con l'affettuosissimo addio ai suoi prediletti.Dolorosa-Museo-de-Roncesvalles.jpg

È eloquente il contrasto tra le cataratte dell'amore divino manifestato da Nostro Signore in questo sublime mistero e lo stato d'animo in cui si trovano gli Apostoli. Sì, prima ancora di sentire il peso arduo del legno, Gesù avrebbe sperimentato nel suo Sacro Cuore la freddezza di coloro con i quali viveva a stretto contatto e ai quali aveva fatto del bene in modo particolarmente speciale. Non solo freddezza: anche l'indifferenza e persino l'invidia, la ribellione e l'odio Lo avrebbero afflitto, come dimostra il terribile tradimento di Giuda.

Una prova simile avrebbe assalito la Madonna quando si addentrava in quei giorni dolorosi e grandiosi: la dura impressione che tanto gli Apostoli quanto il Cielo stesso sarebbero stati testimoni di quel dramma senza esprimere alcuna opposizione, in un atteggiamento di neutralità. Questa assenza di sensibilità Le avrebbe causato prove inenarrabili, come si vedrà più avanti. Tuttavia, per la sua fedeltà senza alcuna esitazione, Ella si sarebbe costituita in modo eminentissimo, in quanto associata in pienezza alla Passione di suo Figlio, a Corredentrice del genere umano.1

Nel commiato, il convivio più sublime

Per l'amore infinito che consacrava alla sua Santissima Madre, Nostro Signore non volle privarLa della partecipazione a quei momenti memorabili, e La invitò a trascorrere la Pasqua con Lui a Gerusalemme.

Tutti gli Apostoli si riunirono nel Cenacolo per la cena. Maria era in una stanza annessa con alcune delle Sante Donne, seguendo nel suo Cuore Immacolato tutto ciò che accadeva a suo Figlio nel recinto principale. Il culmine della commemorazione sarebbe stata l'istituzione della Sacra Eucaristia, mistero rivelato a Lei e a San Giuseppe da suo Figlio
durante i colloqui negli anni dell'infanzia. Da allora Maria anelava a ricevere questo Sacramento e Si preparò ad esso mediante innumerevoli Comunioni spirituali.

Che gaudio provò quando Nostro Signore, dopo esserSi comunicato a Se stesso,2 Si recò nella stanza da cui Ella seguiva discretamente il sublime dispiegarsi di quel convivio e Le diede il pezzo di Pane transustanziato nel suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità... Nell'Ultima Cena, Maria fu la prima a comunicarSi dalle mani di Gesù! A partire da quell'istante le Sacre Specie non si sarebbero mai consumate nel suo intimo,3 permettendoLe di partecipare, in modo mistico e molto particolare, alla Passione del suo Divino Figlio.4

"È giunta l'ora"

Si comprende bene il dolore che afflisse Maria quando, ad un certo punto della cena, Giuda si alzò per consumare il tradimento consegnando il suo Figlio Divino al Sinedrio. La Madonna pregò perché quell'infelice si pentisse del male che stava per fare, ma egli non corrispose alla voce della grazia e si immerse nelle tenebre che dominavano Gerusalemme.

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Quando il traditore se ne fu andato, Nostro Signore pronunciò il sublime discorso d'addio raccolto dal Discepolo Amato nel suo Vangelo (cfr. Gv 14-17), al termine del quale tutti si alzarono per avviarsi verso l'Orto degli Ulivi. Il Divino Maestro andò dalla Madonna e, guardandoLa con estrema dolcezza, Le disse parafrasando le parole che aveva pronunciato davanti ai suoi prediletti: "Madre, è giunta l'ora" (cfr. Gv 17, 1), ora temuta della Sua dolorosa Passione. Prima di partire, Le chiese se acconsentiva a quell'immolazione.

Maria conosceva perfettamente il piano di Dio riguardo la Redenzione, ma l'immolato sarebbe stato il suo stesso Figlio... Quanto avrebbe voluto essere al suo posto, per risparmiarGli quegli orrori. Tuttavia, ancora una volta pronunciò decisa il
suo "fiat", sentendo la spada di dolore approssimarsi per perforare senza clemenza il suo Cuore Immacolato, come Simeone aveva profetizzato nel giorno della Presentazione nel Tempio (cfr. Lc 2, 35).

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L’Altissimo incaricò San Gabriele
di ottenere il consenso di Maria per ogni 
tormento che Gesù avrebbe sofferto
nella Passione

La Vergine Santissima rimase nel Cenacolo. Raccoltasi in uno dei locali dell'edificio, cominciò ad accompagnare misticamente il Salvatore, perché tutto ciò che Gli succedeva si ripercuoteva in Lei in maniera ineffabile , a causa della Presenza Eucaristica
che palpitava nel suo sacro petto. Era arrivato il momento fissato dal Padre affinché iniziasse la sua effettiva partecipazione alla Redenzione.

Il più "doloroso" ministero angelico

Quando la Passione stava per iniziare, l'Altissimo chiamò San Gabriele alla sua presenza. Oltre a ordinargli che impedisse al demonio di approfittare delle circostanze per attentare contro l'integrità fisica della Madonna, gli mostrò i tormenti che
Gesù avrebbe sofferto e lo incaricò, come guardiano e rappresentante divino presso Maria, di ottenere per ognuno di essi il suo consenso. L'Arcangelo, quindi, si trovò nella contraddittoria contingenza di essere, senza abbandonare la missione di difenderla, allo stesso tempo il portatore della spada destinata a trapassare il suo dolcissimo Cuore!

Iniziò, allora, un durissimo dialogo interiore, che sarebbe durato per tutta la Passione. Quando San Gabriele le presentò ogni sorso del calice, la Madonna lo analizzava, accettando la sofferenza che Le avrebbe causato offrendolo a Dio, e prestava il suo profondo e purissimo consenso affinché quel tormento si verificasse in Gesù. Nessuna goccia di sangue, nessuna ferita, nessun improperio sfuggì a questa suprema regola imposta dal Padre Eterno per lo svolgimento del martirio dell'Uomo-Dio. Si può dire che Maria patì due volte - prima in campo mistico; poi in quello fisico - affinché, in qualche modo, suo Figlio soffrisse un po' meno...

Dall'assopimento alla fuga

Mentre questo sublime e doloroso dialogo iniziava, il Divino Redentore giunse con i suoi discepoli nell'Orto degli Ulivi. Lì invitò San Pietro, San Giovanni e San Giacomo ad accompagnarLo, e Se ne andò a pregare, preso da "una tristezza mortale" (Mc 14, 34).

Prosternato con il volto a terra, ebbe una conoscenza sperimentale delle sofferenze che avrebbe dovuto affrontare, patendo in anticipo nell'Anima i dolori che gli sarebbero stati inflitti nella sua santissima Carne. A questo si aggiunse la visione dell'ingratitudine degli uomini nel corso della Storia. Essi avrebbero calpestato con disprezzo il Preziosissimo Sangue che stava per essere versato con follia d'amore. Gesù misurava l'apparente inutilità di questo sacrificio e la sua angoscia aumentava, aggravata dal disinteresse di quei tre prediletti che erano caduti in un sonno pesante, frutto dell'egoismo ancora profondamente radicato nelle loro anime.

La Madonna sentiva una grande afflizione nel rendersi conto che Gesù sapeva del Suo consenso a tali tormenti, il che causava alla sua natura umana, dotata del più perfetto spirito filiale, la sensazione di essere stato abbandonato da sua Madre.
Questa tentazione sarebbe persisti ta in vari modi durante la Passione come uno dei suoi maggiori dolori.

Estremamente amareggiato, Nostro Signore supplicò: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22, 42). Vedendo Maria le sofferenze che suo Figlio avrebbe patito, Si associò a questa richiesta. Il suo grido fu ascoltato: un Angelo diede a Gesù un calice, il cui liquido misterioso Gli diede le forze per continuare.

"Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina" (Mt 26, 46), esclamò ai tre prescelti immersi in un sonno di torpore e tristezza. All'avvertimento del Maestro essi si svegliarono di soprassalto, perché già si sentiva il forte rumore della folla che si avvicinava per arrestarLo. Gli Apostoli e i discepoli fuggirono, oppressi dalla paura. Solo San Giovanni non avrebbe abbandonato Gesù, ma avrebbe compiuto esimiamente la sua missione di accompagnare Maria Santissima durante la Passione.

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Una volta emessa la sentenza, il Sinedrio avrebbe dovuto ratificare la condanna davanti alle autorità romane, non avendo il diritto di giustiziare gli imputati. Il sole spuntava all'orizzonte ed era necessario portare Gesù al Pretorio.

Il Santo fu schernito

I Vangeli ci narrano che, sebbene Pilato, convinto dell'innocenza di Nostro Signore, non credesse alle false accuse contro di Lui e fosse determinato a liberarLo, l'insistenza degli accusatori fece affiorare la sua codardia e il governatore romano acconsentì a punirLo.

Con le mani legate, Gesù fu condotto a spintoni a essere flagellato e, "maltrattato [...] come agnello condotto al macello, [...] non aprì la sua bocca" (Is 53, 7). I carnefici Lo spogliarono, Lo legarono a una piccola colonna e Lo frustarono con crudeltà
inaudita. Quando le frustate raggiungevano il sacro Corpo di Gesù, Maria sentiva gli stessi colpi nel suo Cuore, soffrendo fino quasi a svenire.

Siccome Nostro Signore aveva rivelato la Sua regalità, anche loro vollero prendersi gioco di Lui proprio su questo punto. In un'altra dipendenza del palazzo, quegli uomini abbrutiti Lo vestirono con il mantello purpureo dell'irrisione e fecero con Lui ciò che piacque loro: Lo schiaffeggiarono, Gli sputarono in faccia, Lo spinsero affinché cadesse a terra. La malvagità raggiunse il suo apice quando, in una parodia dell'incoronazione, gli misero in testa una specie di elmo intrecciato con rami pieni di enormi spine.

In quel momento il terribile diadema si conficcò misticamente nel Cuore di Maria, facendoLe sperimentare gli stessi dolori e le stesse umiliazioni del suo Divino Figlio.

Sul cammino del Calvario

Nemmeno lo spettacolo straziante dell'Ecce Homo commosse i cuori della plebaglia istigata dai suoi capi. Timoroso di vedere il suo prestigio compromesso davanti all'augusto imperatore, Pilato condannò l'Innocente.

Quando Gli fu presentata la Croce, Gesù La prese con emozione, La osculò e Si affrettò a metterLa sulle spalle per iniziare il cammino verso il Calvario. La folla intorno a Lui lanciava grida degne dell'inferno; molti ridevano, Gli lanciavano pietre o Lo spingevano affinché cadesse con la Croce, mentre i soldati Lo frustavano continuamente.

In mezzo a questo tumulto, la Madonna percorreva le strade di Gerusalemme cercando di accompagnare da vicino il suo Gesù. Quando vide che suo Figlio, oppresso dal peso della Croce, era caduto per la prima volta col volto a terra, corse da Lui per consolarLo. In quel momento, non solo gli Angeli e gli uomini, ma l'intero universo si fermò a contemplare una delle scene più commoventi della Storia: l'incontro della Madre con il Figlio giacente sotto il legno.

Quando Si alzò, col suo volto tutto insanguinato, Egli La fissò con uno sguardo di pungente dolore e dolcezza. L'adorazione della Vergine, pervasa di venerazione e tenerezza, era un balsamo prezioso che alleviava il Cuore del Redentore e Gli conferiva forze per seguire il Suo cammino! Altre cadute dell'adorabile Figlio di Maria seguirono durante il cammino del Calvario, ma Lei sapeva che non doveva più intervenire, per volontà divina.

La prima stigmatizzata

Quando Gesù raggiunse la cima del Calvario, Si adagiò con mansuetudine sulla Croce, indicando la sua disposizione ad essere inchiodato su di essa. Seguì allora una scena orribile. Un soldato tirò fuori i chiodi da un sacco, prese il braccio sinistro
di Gesù e prese il martello per conficcare il primo chiodo. La Santissima Vergine sentì che non avrebbe potuto resistere
a questa mossa e voltò il viso. Il suono di quei battiti e i soavi lamenti del suo Figlio Divino si ripercossero in modo  crudelissimo nel Cuore materno di Maria, che tremò violentemente. 

Maria patì due volte – in campo mistico e fisico – affinché, in qualche modo, suo Figlio soffrisse meno… 
L’Ultima Cena, del Beato Angelico - Museo di San Marco, Firenze

Per inchiodare il braccio destro di Gesù, i cui muscoli si erano contratti a causa della perforazione dell'altro braccio, i carnefici dovettero tenderlo con tale forza che la mano sinistra minacciava di lacerarsi o spezzarsi. Infine, inchiodando i due piedi, i
dolori sperimentati dalla Madonna raggiunsero un'altezza tale che non ci sono parole nel vocabolario umano per descriverli!

Si può dire che Maria anticipò tutti i Santi della Storia che ricevettero le stimmate della Passione, anche se in Lei si trattava di un fenomeno strettamente spirituale, tanto soffrì con suo Figlio per quelle ferite.

La fermezza di Maria

Dall'alto della Croce, Gesù contemplava la moltitudine che Lo attorniava e, al centro, sua Madre. Con indicibile compassione Ella rimaneva in piedi (cfr. Gv 19, 25), avendo al suo fianco San Giovanni. Non sarebbe stato più bello se Maria si fosse
prosternata o inginocchiata? No, perché Lei partecipava a quell'immolazione. La sua postura significava che viveva la Passione insieme a suo Figlio, in quanto socia privilegiata della Redenzione.
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Nel Cuore Immacolato di Maria trovava
riflessa la sua stessa Passione;
entrambi i Cuori furono insieme
inchiodati alla Croce
Crocifissione - Museo delle Belle
Arti, Cordoba (Spagna)

L'atteggiamento della Madonna costituì una grande consolazione per l'Uomo-Dio: la sua compassione Lo rafforzava, le sue lacrime Gli intenerivano il Sacro Cuore, la sua fermezza Lo incoraggiava a proseguire fino alla fine. In Lei vedeva la perfetta corrispondenza con tutto ciò che aveva dato all'umanità a partire dal giorno dell'Incarnazione. In Lei il suo Sangue dava frutti in pienezza. Soprattutto, nel Cuore Immacolato di Maria trovava riflessa la sua stessa Passione! Entrambi i Cuori, formandone
uno solo, furono inchiodati insieme alla Croce.

A quell'apice di dolore Gesù guardò amorevolmente Maria e, indicando il discepolo che La sosteneva, Le disse: "Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19, 26).In seguito, La consegnò come Madre a San Giovanni: "Ecco la tua madre" (Gv 19, 27). La sua intenzione era chiara e indicava la profonda relazione materna che Lei avrebbe avuto con tutti gli eletti.

Il mistero dell'abbandono di un Dio

Quando arrivò il mezzogiorno, spesse nuvole cominciarono a coprire il firmamento, il Sole si oscurò esi fece notte. La  solitudine si intensificò intorno a Gesù e le ultime e più lancinanti tentazioni si presentarono a Lui.

Quando il Leone di Giuda gridò ad alta voce "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27, 46), manifestò che stava attraversando la peggiore di tutte le sofferenze: sentirSi abbandonato da Dio! Si tratta di un mistero incomprensibile anche per gli Angeli, perché, essendo Dio, come avrebbe potuto sentirSi abbandonato da Dio? A questo si aggiunse la perplessità di giudicarSi in una certa misura abbandonato dalla Madonna, sebbene avesse la certezza assoluta che Lei non L'avrebbe mai tradito.

Sofferenze inenarrabili invasero l'anima santissima di Maria in questo ultimo slancio. La sua sofferenza suprema consisteva nel sentire la propria assiologia incrinata nel discernere queste prove nello sguardo divino di suo Figlio, nel non poterSi avvicinare a Lui per confortarLo, per attenuare i suoi dolori, per assicurarGli che né Dio né Lei lo avevano abbandonato, e nel dover comunque acconsentire al contrario. La Madre Dolorosa, però, seppe sperare contro ogni speranza, confidare nell'assurdo, avanzare in mezzo alla smentita.

"Consummatum est"

Infine, quando Nostro Signore constatò che era giunta la sua ora, esclamò: "Tutto è compiuto" (Gv 19, 30). Dopo aver lanciato un grido doloroso che riecheggiò in tutto l'universo, concluse con un tono di voce soave: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23, 46). Inclinando la testa, spirò.

Consumata dalla disperazione e versando lacrime preziose, per pochissimo la Madonna non perse i sensi di fronte alla consumazione dell'olocausto divino. Ancora una volta, però, Ella rimase in piedi accanto alla Croce, come un vessillo vittorioso che proclamava la fede nelle glorie della Risurrezione.

Dio Padre avrebbe chiesto alla Madonna un ulteriore sacrificio finale. Quando nel Corpo Divino non restava più sangue da versare per la Redenzione degli uomini, Longino ferì con la sua lancia il costato adorabile di Gesù, trafiggendo il Sacro Cuore e, di conseguenza, anche il Cuore Immacolato di Maria. Le lacrime versate da Maria con questo ultimo dolore si unirono al Sangue e alla linfa del Salvatore, facendo nascere la Santa Chiesa.

Corredentrice del genere umano

Avendo contemplato nei più svariati aspetti la compassione - soffrire con, nel suo senso etimologico - della Madonna, comprendiamo la portata della Sua cooperazione al mistero della Redenzione, eminente tra tutte e persino, per sovrana volontà divina, necessaria.

La Croce, consolazione per i cattolici di tutti i tempi, fu il più grande dolore di Maria. Se è vero che la Madonna non ha sofferto fisicamente - per quanto riguarda il suo corpo verginale, senza attentare alla sua finissima sensibilità - Ella sopportò una pienezza di patimenti d'animo inattingibile per qualsiasi creatura umana.

Inoltre, penetrava nell'anima del suo Divino Figlio e discerneva l'immensità della sua sofferenza soppesando i peccati dell'Umanità derivanti dal rifiuto di tanti tormenti. Desiderosa di alleviare il più possibile questo dolore, nel suo amore materno per il genere umano, chiese per tutti coloro che sarebbero venuti, unendo le sue preghiere e lacrime al Preziosissimo Sangue redentore. Per questo possiamo tranquillamente affermare che i benefici ricevuti da noi sul piano della grazia sono stati conquistati anche dalla Madre Lacrimosa.
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“Egli era legato alla colonna, portando
la Croce, crocifisso e anche morente,
ma, allo stesso tempo, Si trovava
nel suo Paradiso”

Dott. Plinio nel 1983

Un altro aspetto da considerare riguardo alla partecipazione della Madonna alla Passione parte da una realtà menzionata all'inizio di questo articolo. Quando Lei si comunicò nella Santa Cena, le Sacre Specie rimasero dentro di lei e non La abbandonarono mai più. Con la Morte di Gesù si operò un mistero profondo, che la nostra intelligenza non riesce a comprendere: nonostante la separazione tra l'Anima e il Corpo, entrambi rimasero uniti alla divinità nella Persona del Verbo. 
Questo fenomeno si verificò nell'Eucaristia che era in Maria, cosicché non solo tutta la Passione, ma anche la Morte di Nostro Signore, si verificò dentro di Lei.

Su questo particolare osserva molto correttamente il Dott. Plinio: "Questo forma un bellissimo contrasto e afferma, in un modo estremamente glorioso che non ci sono parole per qualificare, la vittoria di Nostro Signore sul demonio perché, durante la Passione, Egli era legato alla colonna, portando la Croce, crocifisso e anche morente ma, allo stesso tempo, Si trovava nel suo Paradiso, che è la Madonna, e così trionfava in mezzo alla sconfitta".5

Ponderate queste ragioni, l'Autore eleva la sua richiesta a Nostro Signore Gesù Cristo per l'arrivo del giorno in cui la Chiesa, nella sua infallibilità, dichiari solennemente il dogma della Corredenzione della Santissima Vergine. (Estratto, con adattamenti, da: Maria Santíssima! O Paraíso de Deus revelado aos homens. São Paulo: Arautos do Evangelho, 2020, vol.II, p.451-492.)(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2020, n. 201, p. 21 a 27).

1 Riguardo alla partecipazione della Madonna alla Redenzione, dichiara Benedetto XV: "I Dottori insegnano concordemente che la Santissima Vergine Maria, che sembrava assente nella vita pubblica di Gesù Cristo, per divina disposizione fu al suo fianco quando Egli fu ucciso e inchiodato in Croce. In comunione con suo Figlio sofferente e agonizzante, sopportò il dolore e in certo senso morì con Lui; rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su suo Figlio; e, per placare tanto quanto poteva la divina giustizia, immolò suo Figlio, sicché si può dire, a ragione, che Ella abbia redento con Cristo il genere
umano" (BENEDETTO XV. Inter sodalicia: AAS 10 [1918], 182). Nello stesso senso si esprimono Pio XI: "L'augusta Vergine, concepita senza la macchia originale, fu scelta come Madre di Cristo precisamente perché prendesse parte alla Redenzione del genere umano" (PIO XI. Auspicatus profecto: AAS 25 [1933], 80); e Pio XII: "Fu Lei, l'Immacolata, esente da ogni macchia originale o attuale, e sempre intimamente unita a suo Figlio, che, come un'altra Eva, insieme all'olocausto dei suoi diritti materni e del suo materno amore, Lo ha offerto sul Golgota all'Eterno Padre per tutti i figli di Adamo [...]. Infine, ella, sopportando con spirito forte e fiducio so dolori immensi, vera Regina dei martiri più di tutti i fedeli, ‘ha completato quello che
manca ai patimenti di Cristo... a favore del suo Corpo che è la Chiesa' (Col 1, 24)" (PIO XII. Mystici Corporis Christi, n.106:
AAS 35 [1943], 247-248).
2 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.81, a.1. 
3 È dottrina comune tra i mariologi più stimati che la Madonna abbia ricevuto, in grado eminentissimo, tutte le grazie concesse ai Santi nel corso della Storia e che Le convenivano. Questo principio sembra confermare la concessione della permanenza eucaristica alla Vergine Santissima (cfr. ALASTRUEY, Gregório. Tratado de la Virgen Santísima. 4.ed. Madrid: BAC, 1956,
p.687-688; GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. La Mère du Sauveur et notre vie intérieure. Paris: Du Cerf, 1948, p.135-136).
4 Come spiega San Tommaso, nell'Eucaristia il Corpo di Gesù si trova così come Egli lo possiede al momento, cosicché
i partecipanti alla Sacra Cena furono gli unici a comunicarlo in stato sofferente (cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., a.3).
5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 18 aprile 1981.

 

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