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Spiritualità

L’amicizia vera

Pubblicato 2020/01/21
Autore : Suor Adriana Maria Sánchez García, EP

Umanamente parlando, è impossibile su questa terra. Se riponiamo la nostra fiducia nelle qualità umane degli altri, finiremo per rimanere delusi. Qual è, allora, il criterio per la scelta di un amico di cui ci si possa veramente fidare?

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Umanamente parlando, è impossibile su questa terra. Se riponiamo la nostra fiducia nelle qualità umane degli altri, finiremo per rimanere delusi. Qual è, allora, il criterio per la scelta di un amico di cui ci si possa veramente fidare?

Suor Adriana Maria Sánchez García, EP

Nell'essere umano, l'istinto di socievolezza è molto sensibile e ancora più profondo di quello di conservazione, al punto che Aristotele arriva a dire che "chi fugge dal vivere con gli altri o è un animale selvatico, o è un dio".1
Sao Francisco de Sales.jpg
Il grande San Francesco
di Sales ammonisce:
"Non fare amicizia
con nessuno se non
con quelle persone la
cui convivenza può
essere proficua per te"


Avendo bisogno della dura affermazione del filosofo, San Tommaso d'Aquino spiega che ci sono solo due tipi di persone capaci di vivere in solitudine: gli anacoreti e quelli che, per la "crudeltà del loro animo",2 sono diventati simili agli animali. I primi si ritirano nel deserto per meglio consegnarsi a Dio; i secondi, perché non sopportano di avere rapporti con gli uomini.

Ogni uomo ha bisogno di amici per praticare il bene

Nella vita in società, ogni uomo sente il naturale desiderio di trovare qualcuno che lo sostenga nelle sue difficoltà, condivida le sue idee e i suoi sogni e sia, allo stesso tempo, oggetto della sua benevolenza.

Due uomini insieme, afferma il Qoelet, sono più felici di uno solo, perché "se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi" (4, 9-10). San Tommaso d'Aquino aggiunge che l'uomo felice ha bisogno di amici "per far loro il bene e per gioire nel vederli fare il bene, e anche per essere aiutato da loro nella pratica del bene".3

San Francesco di Sales insiste sull'importanza del sostegno reciproco dicendo: "Nel mondo è necessario che coloro che si dedicano alla pratica della virtù si uniscano in santa amicizia, per incoraggiarsi l'un l'altro e conservarsi in questi santi esercizi. [...] Coloro che vivono nel secolo, dove ci sono tante difficoltà da superare per giungere a Dio, assomigliano ai viaggiatori che camminano su sentieri difficili, accidentati e scivolosi, avendo bisogno di sostenersi a vicenda per camminare in modo più sicuro".4

L'uomo, insomma, ha bisogno di amici "per praticare il bene sia nelle opere della vita attiva che in quelle della vita contemplativa".5 Tuttavia, chi troverà il grande tesoro di un'autentica amicizia di cui potrà fidarsi ciecamente, sicuro che non sarà mai defraudato?

Esistono soltanto due amori


La vera amicizia è identificata da Aristotele con l'amore di benevolenza, che fa desiderare il bene per colui verso il quale si prova affetto.6 Essendo la beatitudine eterna il supremo beneficio cui ogni uomo deve aspirare, si conclude che è possibile soltanto una sola forma di amicizia genuina: quella che porta a volere bene all'altro per amore di Dio, desiderando per lui la santità.

Sant'Agostino7 insegna che ci sono solo due amori nel mondo: l'amore per Dio portato fino alla dimenticanza di se stessi, e l'amore per se stessi portato fino alla dimenticanza di Dio. Non c'è una terza opzione.

Nell'amicizia vera non c'è spazio per il sentimentalismo, che non è amore, ma solo mero desiderio di provare emozioni che ci piacciono. Chi cerca di relazionarsi con gli altri per soddisfare la propria sensibilità, senza cercare il bene del prossimo,
ama se stesso e non Dio. Vuole essere amato, ammirato e compreso per se stesso, per le sue proprie qualità, senza risalire a Dio.

L'amicizia perfetta si basa sulla virtù

Umanamente parlando, l'amicizia vera è impossibile su questa terra. Essendo stati concepiti nel peccato originale, siamo passibili di cadere mentre viviamo in questa valle di lacrime.

Imbevuto di questo principio di sapienza, consiglia il Qoelet: "Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui. C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura" (6, 7-8).

Se riponiamo la nostra fiducia nelle qualità naturali degli altri, prima o poi finiremo per rimanere delusi. Per questo il profeta Geremia avverte: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal
Signore" (Ger 17, 5). È in Dio, nella Madonna e nei Santi che dobbiamo riporre tutte le nostre speranze.

Al momento di scegliere un vero amico, c'è, pertanto, un criterio sempre infallibile: più una persona è unita a Dio, più è degna di fiducia.Sagrado Coração de Jesus.jpg

Nella sua Introduzione alla vita devota, il grande San Francesco di Sales ammonisce: "Non fare amicizia se non con quelle persone la cui convivenza può essere proficua per te; e quanto più queste relazioni saranno perfette, tanto più perfetta sarà la tua amicizia. Se è la Religione, la devozione e l'amore per Dio e il desiderio della perfezione l'oggetto di una reciproca e dolce comunicazione tra te e le persone che ami, allora la tua amicizia è preziosissima. È eccellente, perché viene da Dio; eccellente, perché Dio è il legame che la tiene unita, eccellente, infine, perché durerà eternamente in Dio".8

Essere disposti a dare la vita per l'altro

Secondo gli insegnamenti del Salvatore, la benevolenza e l'amore reciproco sono il segno distintivo tra i figli della luce e i figli delle tenebre: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13, 35).

Tuttavia, agire con carità in relazione al prossimo esige, in questa valle di lacrime, di essere disposti ad un vero olocausto. Per questo, immediatamente dopo aver ripetuto il comandamento nuovo, il Divino Maestro in segna ai suoi discepoli: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).

Bisogna essere disposti a dare la propria vita per l'altro in ogni momento, sapendo sacrificarsi per il beneficio della sua anima, anche se questo presuppone di sopportare un martirio quotidiano, offerto per amore di Dio.

L'amore per il prossimo, insegna Cornelio a Lapide,9 si dimostra in cinque modi: avere umiltà, rinunciare alla propria volontà, preferire soprattutto la carità, essere pazienti con gli altri e sforzarsi di calmare e sopportare le loro impazienze e la loro rabbia. Se sapremo seguire questi insegnamenti del celebre esegeta gesuita, si dirà anche di noi quello che si affermava dei primi cristiani: "La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32).

Analizzare gli altri in funzione di Dio

Affinché noi tutti abbiamo "uno stesso amore, una sola anima e gli stessi pensieri" (cfr. Fil 2, 2), non dobbiamo fare nulla per spirito di partito o vanagloria. Ognuno di noi, al contrario, deve avere in mente gli interessi degli altri piuttosto che i propri.

Dio "non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe" (Sal 103, 10). Nel convivere con gli altri, quindi, non possiamo analizzarli in funzione dei loro peccati, ma piuttosto in funzione dell'amore che il Nostro Salvatore ha per ciascuno.

Egli "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tim 2, 4), e questo ci invita, come tante volte fa Dio stesso, a passar sopra alle mille miserie che esistono attualmente in ognuno di noi, guardando a ciò che siamo chiamati ad essere nella vita eterna.Plinio-Correa-de-Oliveira.jpg

Il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira,10 per raffigurare questa questione, paragonava l'anima umana ad un'acacia: vista da lontano è bellissima, piena di fiori colorati; tuttavia, se la si guarda molto da vicino, si percepiscono presto spine grossolane, insetti,
impurità e molte altre imperfezioni.

Nel considerare gli altri, dobbiamo cercare di ammirare le qualità poste in essi da Dio. Se la vicinanza nel vivere insieme ci mette in evidenza i loro difetti, cerchiamo sempre di avere in mente la visione nobile e trascendente che avevamo quando
li contemplavamo in funzione della loro vocazione.

Solo così avremo la forza di mantenere un rapporto pieno di rispetto, considerazione e affetto, persino con coloro che non ci trattano bene.

L'amicizia non si può conciliare con il peccato

Evitare di guardare i difetti degli altri, tuttavia, non significa approvazione o connivenza con essi.

Quando ci si relaziona con un'altra persona è quasi impossibile non essere influenzati dalle sue qualità e dai suoi difetti. Questo ci porta, secondo San Francesco di Sales, ad essere vigili, poiché "ognuno ha già abbastanza vizi e non ha bisogno dei difetti degli altri e l'amicizia non pretende nulla da questo, ma vuole che ci aiutiamo reciprocamente a correggere i nostri difetti".11

Ci invita, di conseguenza, il Santo Dottore a "sopportare con dolcezza le imperfezioni del nostro amico, senza rafforzarlo ulteriormente in esse, con le adulazioni e senza permettere che la nostra anima sia contagiata per compiacenza".12

Nel momento in cui l'altro si allontana da Dio col peccato, ci rimangono solo due atteggiamenti: finché c'è ancora la speranza che si corregga, dobbiamo aiutarlo, perché "è un'amicizia molto debole o cattiva vedere l'amico morire e non soccorrerlo o non osare ammonirlo un po' sensibilmente per salvarlo";13 tuttavia, se egli è ostinato nel male in un modo che non è più suscettibile di correzione, dobbiamo allontanarci da lui, perché "la vera amicizia non può conciliarsi con il peccato, perché
il peccato la manda completamente in rovina".14

"Un segno sicuro di una falsa amicizia è l'attaccamento a una persona viziosa",15 conclude San Francesco di Sales. Per questo, il Qoelet ci ammonisce: "Tieniti lontano dai tuoi nemici, e dai tuoi amici guàrdati" (6, 13).Crucificado.jpg

Esempi tratti dalla Sacra Scrittura

Nell'Antico Testamento troviamo esempi di amicizie paradigmatiche, basate sull'amore di Dio, tra le quali quella fiorita tra Rut la moabita e sua suocera Noemi.

Dopo la morte del marito e dei suoi due figli, Noemi decise di tornare a Giuda e consigliò alle due nuore di tornare nella loro casa materna. Rut, tuttavia, volle rimanere con lei: "Dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo
sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio" (Rt 1, 16).

Al di sopra della naturale simpatia che provava per Noemi e dei legami terreni che le univano, aleggiava nello spirito di Rut l'ammirazione per la religione ebraica. Preferiva adorare l'unico e vero Dio accanto alla sua pia suocera, piuttosto che tornare al paganesimo in cui era nata.

Anche Davide e Gionata ci hanno dato un brillante esempio di amicizia. Essendo costui ultimo figlio del re Saul, gli spettava di ereditare il trono d'Israele. Tuttavia, vedendo Davide per la prima volta, dopo la sconfitta che costui inflisse al gigante filisteo, cominciò ad "amarlo come se stesso" (I Sam 18, 1). Lungi dall'invidiare quel povero pastore di pecore che il popolo acclamava come eroe, si riempì di ammirazione.

Avendo intuito l'altissimo disegno di Dio riposto sulla persona di Davide, il figlio di Saul rinunciò alla propria condizione: "Tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo" (1 Sam 23, 17).

I dodici pari di Carlo Magno

Molto più numerosi sono gli esempi di autentica amicizia nella Storia della Cristianità, fondata sul comandamento dell'amore e fecondata dal Preziosissimo Sangue di Cristo.Carlos Magno.jpg

Uno di loro si trova nei dodici pari di Carlo Magno, nobili guerrieri onorati con la massima fiducia dal grande patriarca dell'Europa medievale. Essi hanno sempre combattuto al fianco dell'imperatore e la loro unione è stata tale da renderli un modello di fedeltà per tutti i tempi.

Si narra, ad esempio, che quando Roland stava morendo ferito a morte sul campo di battaglia sentì avvicinarsi qualcuno e, non potendo più vedere, pensò che fosse un nemico. Gli sferrò allora un colpo di spada sulla testa, con una forza tale che quasi la aprì!

Si trattava, però, del suo amico Olivier che veniva in suo soccorso... Sentendo il grido di dolore, Roland riconobbe subito la voce del suo compagno e, in preda all'angoscia, chiese: "Ti ho ferito?" Ma l'amicizia tra loro era talmente forte che Olivier rispose, senza un briciolo di risentimento o di autocommiserazione: "No, fratello mio! Non mi è successo niente, sono
qui per aiutarti!"

Benevolenza e modestia nel Brasile di un tempo

A Donna Lucilia Ribeiro Corrêa de Oliveira, nobile dama paulista nata alla fine del XIX secolo, piaceva ricordare un fatto accaduto a suo padre, che ben illustra come fossero i rapporti umani in Brasile in quell'epoca.

Quando lei era molto giovane, il Barone di Araraquara visitò la fattoria che i suoi genitori, il Dott. Antonio e Donna Gabriella, possedevano a Pirassununga. Vedendo quanto male fosse organizzata, si offrì di aiutare l'amico, chiedendogli di lasciarla interamente nelle sue mani per un periodo di cinque anni.

Il Dott. Antonio accettò, senza alcun problema. Aveva doti insolite per esercitare la professione forense e pochissime qualità per gestire un'azienda agricola. Durante quel periodo si limitò a fornire il denaro sollecitato dall'amico senza chiedergli spiegazioni.

Trascorso il periodo di tempo pattuito, il barone incontrò il Dott. Antonio e gli disse: "Non mi hai ancora chiesto nulla sulla tua fattoria. Vuoi visitarla domani?"Lucilia Correa de Oliveira 1.jpg

Il giorno dopo i due si recarono a Pirassununga e trovarono l'azienda agricola rinnovata, completamente in ordine e produttiva.

Cristo Si è assunto i nostri dolori

Per quanto commoventi possano sembrarci questi episodi storici, non sono però nulla in confronto all'esempio supremo di Nostro Signore. Non è un caso che Lui abbia detto: "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Gv 15, 15).

Una tale sublime affermazione vale non solo per gli Apostoli, ma per tutti i battezzati. Cristo ha assunto su di Sé le nostre infermità e si è addossato le nostre sofferenze (cfr. Is 53, 4-5), aprendoci così la via della salvezza. Lui, che ci ha insegnato a dare la vita per i nostri amici, ci ha dato questo incomparabile, perfetto e infinito esempio. Sappiamo essere reciproci, amando con tutte le nostre forze Dio che Si è fatto piccolo per amor nostro. (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 30 a 33).

1 ARISTOTELE, apud SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.188, a.8, ad 5.
2 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., II-II, q.188, a.8, ad 5.
3 Idem, I-II, q.4, a.8.
4 SAN FRANCESCO DI SALES. Filoteia ou Introdução à vida devota. 8.ed. Petrópolis: Vozes, 1958, p.212.
5 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., I-II, q.4, a.8.
6 Cfr. Idem, II-II, q.23, a.1.
7 "Due amori hanno fondato, dunque, due città, e cioè: l'amor proprio, portato al disprezzo di Dio, quella terrena; l'amore per Dio, portato al disprezzo di se stessi, quella celeste. La prima si gloria in se stessa e la seconda in Dio, perché quella cerca la gloria degli uomini e la seconda considera massima la gloria a Dio, testimone della sua coscienza. Quella si insuperbisce nella sua gloria, e questa dice al suo Dio: ‘Tu sei mia gloria e sollevi il mio capo' (Sal 3, 4)". (SANT'AGOSTINO. La Città di Dio. L.XIV, c.28).
8 SAN FRANCESCO DI SALES, op. cit., p.210.
9 Cfr. CORNELIO A LAPIDE. Amor al prójimo. In: BARBIER, SJ, Jean-André (Org.). Tesoros de Cornélio a Lápide. Madrid-Barcelona: Miguel Olamendi; Herederos de la Viuda Plá, 1866, t.I, p.93.
10 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 25 nov. 1989. 11 SAN FRANCESCO DI SALES, op. cit., p.222-223.
12 Idem, p.223.
13 Idem, ibidem.
14 Idem, ibidem.
15 Idem, ibidem.

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