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Commenti al Vangelo

Nel Sangue dell’Agnello siamo stati perdonati!

Pubblicato 2020/01/20
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Chi non teme la suprema tribolazione, così terribile che persino Cristo stesso ha fatto tremare? Tuttavia, sapere che Dio si è fatto uomo ed è stato disposto a morire per me mi riempie di speranza nella misericordia e nel perdono

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In quel tempo: 29 Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Egli è colui del quale io ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele". 32 Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio". (Gv 1, 29-34)

Chi non teme la suprema tribolazione, così terribile che persino Cristo stesso ha fatto tremare? Tuttavia, sapere che Dio si è fatto uomo ed è stato disposto a morire per me mi riempie di speranza nella misericordia e nel perdono

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - Dalla maledizione del peccato alla migliore delle situazioni

I nostri progenitori godevano di una straordinaria felicità in Paradiso. Oltre a vivere nell'amicizia con Dio, erano impassibili al dolore e ai disagi fisici; dominavano tutta la creazione materiale, compresi gli animali, e con il dono dell'integrità, erano liberi da ogni turbamento interiore. La ragione coordinava interamente le loro passioni, senza mai allontanarsi dalle vie indicate dalla fede. Dotato di scienza infusa, Adamo doveva essere, inoltre, un uomo prodigo di consigli e sagge osservazioni.
Adoração do Cordeiro Místico.jpg
 Adorazione dell'Agnello mistico, di Jan Van Eyck
- Cattedrale di San Bavone, Gand (Belgio)

Tuttavia, quando lui e la donna disobbedirono al Creatore, si stabilì nella loro natura un disordine fondamentale, per cui le leggi della carne e quelle dello spirito entrarono in conflitto. Un vero e proprio vortice di afflizioni e di sollecitazioni al male si levò nelle loro anime, ed essi divennero incapaci, con le loro proprie forze, di praticare i Comandamenti in maniera stabile. Questa è la peggiore disgrazia che deriva dalla colpa originale, molto più terribile di qualsiasi angoscia, prova, malattia o addirittura dela morte: vivere nelle tenebre del peccato, avendo perso la chiara comprensione di tutte le cose e l'inerranza del giudizio.

L'umanità ha attraversato millenni in questo stato di maledizione, per il quale non c'era rimedio. Innumerevoli cadute dei discendenti di Adamo ci sono raccontate dalle Scritture: i disastri precedenti al diluvio, le dissennatezze che culminarono nella costruzione della Torre di Babele, le ripetute infedeltà del popolo eletto all'alleanza con il Dio d'Israele...

Tuttavia, da questa condizione pessima siamo passati alla migliore delle situazioni, grazie alla parola di una Vergine. Con i suoi doni mistici e profetici, Maria immaginò nel suo Cuore Sapienziale come sarebbe stato il Salvatore promesso e fu presa da un grande amore per Lui. Desiderava servirLo, come schiava di sua Madre, e pregò con ardore chiedendo la Sua venuta. Ricevendo la visita dell'Angelo che Le annunciava i piani della Provvidenza per Lei nel piano dell'Incarnazione, la Madonna rispose:"Avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38). E con questo "fiat!" tutto andò a finire bene! Nel suo seno purissimo il Verbo Eterno Si è fatto Uomo, perché noi diventassimo figli di Dio.

Questa è la meraviglia che il Vangelo della Seconda Domenica del Tempo Ordinario ci invita a contemplare, presentandoci Gesù come Colui che toglie il peccato del mondo.

II - Una proclamazione che echeggerà per tutta l'eternità

Il Vangelo di San Giovanni si distingue rispetto ai sinottici per la sua mirabile ricchezza di pensiero, propiziata, tra gli altri motivi, dal fatto che fu scritto principalmente per confutare le deviazioni dottrinali che abbondavano tra i primi cristiani, soprattutto quelle di natura gnostica. La lotta contro un nemico interno è sempre più feroce di qualsiasi battaglia esterna, e molte furono le lotte che l'Apostolo dovette affrontare contro gli eretici del suo tempo. Non senza motivo il Discepolo Amato è anche chiamato "il Teologo".

Così, oltre al bellissimo prologo e all'insuperabile Orazione Sacerdotale, nel quarto Vangelo troviamo diversi passaggi di grande spessore teologico, come quello raccolto dalla Liturgia di questa domenica.

Silenzio riguardo al Battesimo di Cristo 

Prima di entrare nell'analisi del suddetto passo, vale la pena sottolineare l'assenza di allusione al Battesimo di Gesù nel testo di San Giovanni.

Essendo un antico discepolo del Precursore e nutrendo per lui un'autentica venerazione, l'Evangelista possedeva motivi sufficienti per menzionare un evento nel quale il suo primo maestro, quello che lo aveva condotto da Nostro Signore, aveva avuto un ruolo così importante. Possiamo supporre, tuttavia, che abbia deciso di mettere a tacere il fatto per non fomentare la
tendenza, esistente tra alcuni seguaci del Battista, a sopravvalutare costui in relazione a Gesù.

Essi preferivano seguire qualcuno che fosse più vicino a loro, perché sottomettersi a un Maestro divino richiedeva, in fondo, un cambiamento radicale di vita. Per questo, rifiutarono Nostro Signore Gesù Cristo quando Egli si presentò, provocando una scissione così violenta in quel gruppo che, se San Giovanni Battista non fosse stato ucciso, avrebbe finito per subire orribili tradimenti.

Giovanni viveva unicamente in funzione del Messia

I versetti selezionati per questa domenica fanno parte del resoconto dei primi giorni dell'azione pubblica di Nostro Signore che apre il quarto Vangelo.
São João Evangelista1.jpg
 San Giovanni Evangelista,
di Antoniazzo Romano -
Museo del Prado, Madrid


Da subito vediamo il figlio di Zaccaria ed Elisabetta dare la propria testimonianza riguardo a Gesù al seguito di sacerdoti e leviti inviati dagli ebrei di Gerusalemme, i quali lo sottoposero a un interrogatorio sulla sua identità e missione. Concludendo la breve narrazione, il Discepolo Amato indica: "Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando" (Gv 1, 28).

Il Precursore si trovava quindi presso le acque che scorrevano nella parte meridionale del Giordano, nello stesso luogo dove poco prima aveva battezzato il Signore. Lì si sarebbe verificato, il giorno seguente, l'episodio trattato in questa Liturgia.

In quel tempo: 29aGiovanni vedendo Gesù venire verso di lui...

Da dove veniva il Salvatore e dove si dirigeva? Non si sa. Ciò che è certo è che, dopo il Battesimo, aveva trascorso quaranta giorni nel deserto, durante i quali era stato tentato dal demonio. Forse stava tornando da lì in quest'occasione quando il Precursore lo vide nuovamente.

Quando qualcuno conosce a fondo una dottrina e si imbatte in una persona che la esprime perfettamente, la sua reazione naturale è di stupore, che si traduce in un'esclamazione. San Giovanni Battista viveva esclusivamente in funzione del Messia, meditando e predicando su di Lui. Per questo, quando vide Gesù, non poté mantenere il silenzio: dalle sue labbra spuntarono
tre preziose affermazioni, trascritte qui di seguito.

Il Precursore indica l'Agnello di Dio

29b ...e disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo".

Vivendo in un mondo che ha perso il senso del simbolismo e si è disabituato a pensare al significato delle meraviglie uscite dalle mani di Dio, è difficile per noi raggiungere il vero significato dell'immagine utilizzata da San Giovanni Battista.

San Paolo insegna che "tutte le cose nei cieli e sulla terra, le creature visibili e invisibili" (cfr. Col 1, 16) sono state create in Nostro Signore Gesù Cristo. "Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura" (Col 1, 15). Così, nel creare l'agnello, animale sempre docile e tranquillo, che non emette un solo gemito quando viene portato al macello e rimane silenzioso anche quando gli viene tolta la vita, il Padre ha voluto offrirci un'immagine di suo Figlio

Eterno, che Si sarebbe incarnato per salvarci. Non dimentichiamo però che Gesù sarà chiamato anche Leone di Giuda. Manifestando un altro estremo di perfezione, il nobile felino, dotato di una criniera imponente e di uno straordinario ruggito, è considerato a giusto titolo il re degli animali, un simbolo della forza e della maestà di Cristo.

Va notato che non risulta alcuna indicazione nel Vangelo di chi fossero gli interlocutori di Giovanni Battista in quel momento. In realtà, non si trattava di parole proferite ai circostanti. Se, il giorno prima, parlava ai sacerdoti e ai leviti, esaudendo la curiosità degli ebrei, ora è alla Storia che si rivolge. La sua voce grida e non si spegne, perché si diffonde attraverso i secoli fino a varcare le soglie della fine dei tempi, e continuerà a risuonare per tutta l'eternità.
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 San Giovanni Battista
Chiesa della Madonna della
Misericordia, Salta
(Argentina)

Autenticità delle parole di Giovanni Battista

C'è chi dubita dell'autenticità di queste parole del Precursore, ipotizzando che siano state messe sulle sue labbra dall'Evangelista, ma esistono forti argomenti che dimostrano il contrario. Innanzitutto, quando San Giovanni scrisse il suo Vangelo, molti di coloro che avevano seguito il Battista e conoscevano personalmente Gesù, erano ancora vivi. Se, per assurdo, avesse incluso qualche episodio contrario alla realtà, non sarebbe mancato chi lo contestasse e creasse complicazioni già in quei primi tempi della Chiesa.

Inoltre, il Precursore è elogiato dal Divino Maestro come il più grande di tutti gli uomini (cfr. Mt 11, 11). Pertanto, se gli Apostoli
sapevano qualcosa riguardo al Redentore, non avrebbe avuto senso che Giovanni Battista non ne fosse a conoscenza. Se la sua missione consisteva proprio nel precedere il Salvatore preparandoGli il cammino, come avrebbe potuto ignorare i principali misteri sulla sua Persona?

Simbolismo dell'agnello pasquale

Sempre su questo primo versetto, va notato che l'agnello costituiva per gli ebrei un simbolo perfetto e finito del passaggio dallo stato di maledizione a quello di benedizione, poiché si trattava dell'animale indicato dall'Altissimo per essere immolato e servito nelle cerimonie pasquali.

L'origine di questa tradizione risale alla notte in cui gli israeliti furono liberati dalla schiavitù in Egitto e partirono per la Terra Promessa attraverso il Mar Rosso sotto il comando di Mosè. Dio prescrisse loro, per tale occasione, una cena nella quale sarebbe stato servito un agnello o un capretto "senza difetto, maschio, nato nell'anno" (Es 12, 5), immolato nello stesso giorno
all'ora del crepuscolo. Con il suo sangue, avrebbero dovuto segnare le porte delle loro case, affinché, al passaggio del Signore - da dove proviene la parola Pasqua - coloro che vi abitavano non fossero feriti, come sarebbe successo ai primogeniti degli Egizi.

In segno di gratitudine, la memoria di quel giorno sarebbe stata celebrata tutti gli anni con una festa in onore dell'Onnipotente. Fu proprio all'epoca della commemorazione della Pasqua che avvenne l'arresto e la Morte di Gesù.

Testimonianza della divinità di Cristo

30 "Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me".

Quando il Verbo si fece carne nel grembo verginale di Maria, da sei mesi San Giovanni Battista era stato concepito da Santa Elisabetta, come l'Arcangelo aveva comunicato alla Madonna: "questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile" (Lc 1, 36). Diventa chiarissima la dichiarazione della divinità di Cristo fatta dal figlio di Zaccaria: la nascita del Precursore precedette nel tempo quella del Messia, ma questi, essendo Dio, esisteva già da tutta l'eternità.

Questa verità infastidiva gli gnostici, contro i quali combatteva l'Evangelista, perché chiariva che Gesù non era un mero ricettacolo della divinità, ma l'Uomo-Dio stesso: la natura umana si era ipostaticamente unita a quella divina nella Seconda Persona della Santissima Trinità. Per questo l'Apostolo Vergine si diletta a registrare queste affermazioni del Battista, presentandole come documento di autorità.

Anima restitutrice per eccellenza 31 "Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse
manifestato a Israele".


In quanto Precursore, è evidente che San Giovanni ha ricevuto comunicazioni straordinarie dallo Spirito Santo riguardanti Nostro Signore. Altrimenti non avrebbe mai avuto abbastanza elementi per annunciarLo. Affermando che "non Lo conosceva" egli si riferisce, pertanto, al periodo anteriore a tali rivelazioni.
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 Battesimo di Nostro Signore
Chiesa del Santissimo Sacramento,
Oporto (Portogallo)


Egli vuole anche sottolineare che il suo battesimo si è realizzato con acqua, per differenziarlo da quello di Gesù, che battezzerà "nello Spirito Santo e in fuoco" (Mt 3, 11). Anima restitutrice per eccellenza, lascia consegnata in questo versetto l'essenza della sua missione: predisporre il popolo eletto all'azione del Redentore. A Lui indirizza tutti i successi del suo apostolato, mentre cerca di sottrarsi sempre di più, come dirà qui di seguito: "Egli deve crescere e io invece diminuire" (Gv 3, 30).

Commentando questo passo, Sant'Agostino fa un'interessante osservazione: "Giovanni ricevette il ministero di battezzare con l'acqua della penitenza per preparare la via del Signore quando Egli ancora non Si era manifestato. Tuttavia, dal momento in cui il Signore Si è fatto conoscere, non è stato più necessario prepararGli il cammino. Egli stesso Si è costituito come cammino per coloro che Lo conoscevano".

Sintesi perfetta della Teologia trinitaria

32 Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui".

Solamente con una rivelazione il Precursore poteva avere una nozione così chiara della Santissima Trinità. Nei versetti precedenti si occupò della Seconda Persona, ora dichiara di aver visto la Terza, e più tardi menzionerà la Prima.

In un brevissimo discorso, egli fa una perfetta sintesi teologica del nucleo del mistero trinitario e dell'Incarnazione, Passione e Morte di Gesù; ossia, dei principali misteri della nostra Fede. Quante meraviglie lo Spirito Santo deve aver rivelato a San Giovanni Battista nel corso della sua vita!

Chi battezza è Cristo stesso

33 "Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo".

Richiama l'attenzione il suo ripetere che fino al Battesimo di Nostro Signore egli "non Lo conosceva". Come comprendere questa affermazione se, come racconta San Matteo, Giovanni fu riluttante a battezzare Gesù quando Lo vide, dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me!" (Mt 3, 14)?

È ancora Sant'Agostino che ci offre una spiegazione delle parole del Precursore: "Giovanni apprende su Colui che già conosceva; però solo quello che ancora non conosceva. Che cosa sapeva? Che Lui era il Signore. Che cosa ignorava? Che il Signore non avrebbe mai trasferito a nessun uomo il potere di battezzare, ma avrebbe trasmesso solo il ministero: il diritto, a nessuno; il ministero, sì, a buoni e cattivi".2

Nel sacerdozio della Nuova Legge, chi amministra un Sacramento lo fa nel nome e con il potere di Cristo. Per questo il Vescovo di Ippona sottolinea: "Che i ministri siano santi, se lo desiderano, ma se coloro che occupano la cattedra
di Mosè non sono giusti, allora chi mi dà sicurezza è il mio Maestro, del quale lo Spirito testimonia: ‘Questo è colui che battezza".3
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 Sacrificio dell'Antico Testamento
Museo di Capodimonte, Napoli


Vittima divina e immacolata

34 "E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio!"

San Giovanni Battista vide lo Spirito Santo scendere su Nostro Signore sotto forma di colomba, e questo servì come conferma di ciò che gli era stato rivelato.

Generato dal Padre da tutta l'eternità e identico a Lui, il Verbo è il suo unico Figlio per natura. Questa verità trascende così tanto l'intelligenza umana, e anche quella angelica, che la assimileremo solo nella gloria, prendendo in prestito la luce di Dio. La fede ricevuta nel Battesimo non fa altro che sostenere la nostra intelligenza per accettarla, ma non per intenderla.

Questo Figlio Unigenito, vedendo le porte del Cielo chiuse agli uomini a causa del peccato e, soprattutto, considerando l'offesa fatta al Padre, a Se stesso e allo Spirito Santo, ha voluto riparare a tale ingiuria e porre così fine alla triste situazione dell'umanità.

Sappiamo dalle pagine dell'Antico Testamento che uno dei modi per realizzare questa riparazione era quello di offrire una vittima espiatoria. Doveva esserci effusione di sangue, perché questo è il simbolo della vita. Si immolavano animali in segno di lode, di azione di grazie o di petizione, ma, soprattutto, per soddisfare l'onore di Dio oltraggiato per qualche peccato.

In uno dei momenti culminanti della Storia Sacra, per esempio, Abramo è convocato da Dio a offrire in olocausto il suo unico figlio, Isacco. Sul bambino aleggiava la promessa fatta dal Signore che il patriarca, già in età avanzata, avrebbe avuto una discendenza numerosa quanto le stelle del cielo e la sabbia delle spiagge (cfr. Gn 13,16; 15,5). Abramo, tuttavia, non vacillò. Pieno di fede, si recò in cima a una collina, portando con sé Isacco, e nel momento in cui stava per trafiggerlo, un Angelo glielo impedì. Trovando lì un agnello incastrato per le corna in un cespuglio di spine, Abramo lo prese e lo presentò come vittima al posto di suo figlio (cfr. Gn 22, 3-13).

Tuttavia, se dovessimo raccogliere tutti gli agnelli creati, dal primo uscito dalle mani del Divino Artefice a quelli che serviranno comecibo per Elia alla fine del mondo, e li immolassimo in olocausto, non otterremmo il perdono neppure di un peccato veniale. Infatti, essendo un'offesa commessa contro Dio, il peccato ha una gravità infinita e può essere espiato solo da
una vittima di valore infinito.

Come possiamo allora riparare la colpa dei nostri progenitori e tutte le altre che sono seguite? Soltanto il Sangue di un Agnello, che fosse Figlio di Dio, sarebbe stato capace di togliere il peccato del mondo. E così è successo: la stessa
Seconda Persona della Santissima Trinità si è incarnata e si è offerta come Vittima immacolata e perfettissima per l'umanità, in un atto del tutto lucido, volontario e libero. Grazie a questa soddisfazione presentata al Padre, si sono riaperte le porte del Cielo per gli uomini.

III - Confidiamo nel perdono di Dio!

Il Vangelo della seconda Domenica nel Tempo Ordinario, così ricco di considerazioni teologiche sul nucleo della nostra Fede, apre davanti a noi le magnifiche vie della fiducia nel perdono di Dio.

Quando ci ricordiamo delle nostre colpe passate, o ci affliggiamo per la nostra fedeltà futura, dobbiamo ricordare questa proclamazione fatta da San Giovanni: "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". Allora avremo la certezza che Egli vuole purificarci da tutte le nostre miserie.

Gesù si è offerto di essere immolato sulla Croce e ha versato fino all'ultima goccia di Sangue per ognuno di noi individualmente. Se Adamo ed Eva fossero stati fedeli e, di conseguenza, tutta l'umanità fosse nata in Paradiso, ma un'unica persona peccasse, Nostro Signore sarebbe disposto a soffrire la Passione per liberarla dalla dannazione eterna. Devo quindi confidare che, se riconoscerò le mie colpe e Gli chiederò perdono, Egli mi purificherà e mi assisterà in tutte le difficoltà, soprattutto al momento della morte.

Chi non teme la suprema tribolazione, così terribile che persino Cristo stesso ha fatto tremare? Tuttavia, sapere che Dio Si è fatto Uomo e Si è disposto a morire per me mi riempie di speranza nel perdono. Per i suoi meriti infiniti, otterrò misericordia e sarò assistito dai doni e dalle grazie dello Spirito Santo nell'ora finale.

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 Il Divino Bambino Gesù in braccio a San Giuseppe,
con San Giovanni Battista ai suoi piedi Università
della Nostra Signora del Lago, San Antonio (USA)
Per mantenerci in questa chiave di abbandono e di fiducia, non dimentichiamoci mai della più grande prova dell'amore di Dio per noi, dopo la Redenzione: Egli ci ha lasciato Maria Santissima, Madre straordinaria, pervasa di affetto e benevolenza per ognuno di noi e disposta a fare di tutto per sostenerci.

Che non dimentichiamo mai, per Sua intercessione, la nostra condizione di figli di Dio e di templi della Santissima Trinità. Se ci manterremo in questa prospettiva, la grazia renderà fertile la terra delle nostre anime e farà germogliare in essa una nuova era storica, il Regno di Maria! (Rivisti Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 8 a 15).

1 SANT'AGOSTINO. In Ioannis Evangelium. Tractatus IV, n.12. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1955, vol.XIII, p.151.
2 Idem, Tractatus V, n.11, p.171; 173.
3 Idem, n.15, p.179.

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