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Spiritualità

La lotta, manifestazione dell’affetto divino

Pubblicato 2020/01/13
Autore : Redazione

Quante volte abbiamo attraversato terribili prove e tempeste! Quante volte ci sentiamo quasi sommersi dalle onde, mentre il Maestro sembra dormire! Sarà che, in quei momenti, abbia smesso di amarci?

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Quante volte abbiamo attraversato terribili prove e tempeste! Quante volte ci sentiamo quasi sommersi dalle onde, mentre il Maestro sembra dormire! Sarà che, in quei momenti, abbia smesso di amarci?

Alte rocce fanno da sfondo ad un mirabile episodio che a prima vista spaventa, ma dal quale possiamo imparare numerose lezioni: uccelli che cadono a tutta velocità! Sono piccoli d'aquila che, raggiunta l'età giusta per iniziare a volare, sono stati lanciati dai loro genitori nel vuoto...mar.jpg

Potremmo a ragione vedere in questo episodio un simbolo di come Dio agisca con noi in certi momenti: ci sottopone a prove in apparenza assurde, ma molto formative per la nostra santificazione. Poiché non sempre teniamo conto di ciò che Dio ha in mente, non è raro sentire dichiarazioni di questo tipo: "Come mi può fare questo!?"... "Perché Lui mi tratta così?"

Se la prova diventa un po' più lunga o più intensa, c'è il rischio che ci sia una rivolta contro la Divina Provvidenza. E perché mai? Tra le altre ragioni, perché ci manca la comprensione che tutto ciò che ci accade obbedisce a un disegno amorevole di Dio.

Dio non Si stanca mai di amare, perdonare e fare il bene

Chi non si è mai commosso nel leggere la parabola del figliol prodigo nei santi Vangeli? Sembra impossibile avere un esempio di amore paterno migliore di quello dimostrato da quel padre, che colma con i gesti più toccanti di affetto, compassione e misericordia il figlio ribelle, ingrato e peccatore. Ancor prima che questi si pentisse e tornasse a casa, lo aspettava già ansiosamente, come si visto quando "era ancora lontano" (cfr. Lc 15, 20). 

Con questa parabola, il Divino Maestro voleva dare agli uomini una pallida idea dell'infinita paternità divina, che non si stanca mai di amare, perdonare e fare del bene. "Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano" (Mt 7, 11).

Ora, come intendere, alla luce di questa infinita bontà, che Dio molte volte tratti con apparente rudezza i suoi?

Il dolore e la difficoltà purificano l'anima

Torniamo al nostro esempio iniziale. Le aquile, infatti, per aiutare i loro piccoli a volare, ricorrono ad un metodo apparentemente rude ma molto efficace: li caricano sulla schiena e, quando raggiungono l'alta quota, li lanciano nell'aria.

Tuttavia, questo non è un atteggiamento contro natura. Al contra può desumere dal fatto che lo aveva rio, questi cuccioli, guidati dall'istinto, imparano a salvarsi dalla morte da soli, e lo sforzo applicato al compito li porta a raggiungere rapidamente grandi altezze, a somiglianza dei loro genitori.

Questi uccelli audaci, seguendo i loro impulsi naturali, riflettono un aspetto interessante di Dio: la didattica divina che Egli utilizza per formare i suoi figli e fare di loro dei grandi eroi.

Il dolore e la difficoltà purificano l'anima, oltre ad allontanarla, molte volte, dal sentiero cattivo. Così, le divine "correzioni" che Dio, come Padre perfettissimo, ci invia, non ci escludono dalla condizione di figli. Al contrario, sono la conferma di questa filiazione, come insegna l'Apostolo:

"È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli! Del resto, noi abbiamo avuto come correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre degli spiriti, per avere la vita? Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di renderci partecipi della sua santità" (Eb 12, 7-10).

I desideri della carne sono contrari a quelli dello spirito

Giobbe già proclamava che la vita dell'uomo sulla terra è una lotta, e i suoi giorni sono come i giorni di un mercenario (cfr. Gb 7, 1). Questo stato belligerante è una realtà incontestabile, risultato del peccato originale. La caduta dei nostri primi genitori ha portato come conseguenza la perdita della pace attraverso l'introduzione del disordine nell'animo umano, con tutte le sue
conseguenze. Le potenze dell'anima umana sono state scosse, e l'uomo ha cominciato a sentire in se stesso la confusione dell'intelligenza, la debolezza della volontà e il malgoverno degli appetiti sensibili. In lui si sono stabilite due leggi contrastanti: la legge della carne e quella dello spirito.

Già San Paolo ammoniva i primi cristiani riguardo a questa incompatibilità, dicendo che "la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste" (Gal 5, 17).

La lotta è costante nella vita dell'uomo

Per raggiungere la pace, è diventata necessaria la lotta. Lotta contro le proprie inclinazioni malvagie; lotta contro la corruzione del mondo, perché il disordine dell'uomo ha macchiato tutte le creature terrene; soprattutto, lotta contro il serpente e la sua razza maledetta, perché Dio stesso, dopo aver interro gato Adamo sulla sua cattiva condotta, ha stabilito l'inimicizia permanente tra i figli della luce e quelli delle tenebre: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn 3, 15).

Non invano San Pietro ammonisce la comunità cristiana nella sua epistola, esortandola ad essere vigile contro il diavolo, perché questo va ingiro come un leone in cerca di qualcuno da divorare (cfr. 1 Pt 5, 8).

È evidente quanto il demonio, nella sua natura angelica, non si riposi neppure un istante per raggiungere il suo obiettivo di prendere anime. Per questo, la resistenza ai suoi attacchi deve essere continua e instancabile.

Nel Paradiso Terrestre mancava l'eroismo

Niente di tutto questo può essere visto come una tragedia o come una semplice punizione di Dio nei confronti dell'uomo peccatore.

Osserva Mons. João che nel Paradiso Terrestre tutto era sovraeccellente; mancava solo una cosa: l'eroismo. E questo è stato uno dei motivi principali per cui Dio ha permesso al serpente di entrare.1

Comunemente immaginiamo l'Eden come un mondo di pace, ordine e tranquillità. E, infatti, tutto era perfetto e virtuoso. L'uomo viveva in piena armonia con la volontà di Dio e conviveva con Lui: "Il Signore Dio passeggiava nel giardino alla brezza
del giorno" (Gn 3, 8). Però il Creatore desiderava elevare la creatura amata a sua "immagine e somiglianza" (Gn 1, 26), alla vetta della perfezione, affinando le sue virtù e suggellando la sua fedeltà. Come? Per mezzo di una prova.

Superato l'ostacolo che Dio aveva posto sul suo cammino, Adamo avrebbe acquisito una nuova brillantezza, una nuova forza, un nuovo splendore. Vincendo questa prova, sarebbe stato degno di un premio ancora maggiore e avrebbe dimostrato tutto il suo amore e la sua gratitudine al suo Creatore e Padre.

Dio invia sempre le prove per amore

Adamo, però, ha peccato e, a somiglianza di un membro del corpo che subisce una frattura e necessita di esercizi fisioterapeutici per rafforzarsi dopo il periodo di immobilizzazione, l'uomo ha cominciato ad avere bisogno di lottare per rafforzare e irrobustire la propria anima.mar.jpg

Così, tutti gli uomini, buoni o cattivi, a un certo momento passano attraverso prove, difficoltà e tribolazioni. Possono servire come espiazione di una colpa, correzione di una cattiva tendenza o purificazione dello spirito per raggiungere una maggiore santità. Possono anche rappresentare sofferenze destinate ad ottenere, attraverso la Comunione dei Santi, grazie e doni per altri membri della Chiesa.

Qualunque sia la causa di queste contrarietà, dobbiamo tenere presente che Dio le invia sempre per amore, perché l'unica via che conduce alla vera e solida virtù e, quindi, alla felicità eterna, consiste nell'ardua scalata di una montagna chiamata eroismo.

A volte il Divino Maestro sembra dormire...

Agli albori della Chiesa, dopo un'intensa giornata di comunione e di apostolato con gli abitanti di Cafarnao, Nostro Signore decide di attraversare fino all'altra sponda del mare di Galilea. Desidera riposare per un po', allontanandosi dalle folle che Lo seguono e da Lui ricevono ogni tipo di grazie e benefici.

Essendo partito con gli Apostoli al tramonto, improvvisamente il tempo si chiude, si fa notte, le acque cominciano ad agitarsi, i venti soffiano impetuosamente sull'umile barca, che minaccia di affondare.

Di fronte alla situazione disperata, i discepoli, terrorizzati, invano, usano tutti i mezzi umani per evitare che l'acqua entri sempre più nell'imbarcazione. Le onde gigantesche si gettano senza pietà su di loro, che ben presto si rendono conto che l'intervento divino è la loro unica salvezza.

"Maestro, Maestro!", chiamano. Nostro Signore, che stava riposando nella parte posteriore della barca, si sveglia. Con un semplice ordine, la tempesta si trasforma in bonaccia, e nello stesso istante gli elementi obbe discono al Dominatore del mare, del cielo e della terra (cfr. Mc 4, 35-41)!

Quante volte abbiamo assistito a temporali simili, non in mare, ma nella nostra vita! Quante volte, nei momenti in cui le onde quasi ci sommergono, il Maestro sembra dormire...

"Si punisce la persona che si ama"

Quando gli Apostoli hanno risvegliato Nostro Signore, terrorizzati dal pericolo, quale risposta hanno sentito dalle sue labbra divine? "Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?" (Mc 4, 40).

Importantissima lezione! In mezzo alle tempeste, non temiamo, perché Nostro Signore è sempre presente sulla barca. Egli è colui che promuove la burrasca per il bene e la salvezza delle nostre anime. Basta avere fede in Lui!

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Il tempo si chiude, si fa notte, le acque cominciano ad agitarsi, i venti soffiano
impetuosamente sull’umile barca, che minaccia di affondare…

Nostro Signore dorme in barca in mezzo alla tempesta nel lago
di Tiberiade - Certosa di Pesio (Cuneo)


Inoltre, "per quanto incredibile possa sembrare, Egli permette che la tempesta si abbatta sulle anime da Lui amate. È Dio stesso che dichiara di avvalersi di questo procedimento: ‘Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore e non aver a noia
la sua esortazione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto' (Prv 3, 11-12)".2

Nell'episodio della barca erano gli apostoli che si trovavano lì, e chi era più amato di loro? Proprio perché erano amati con predilezione, Nostro Signore ha voluto correggere la loro mancanza di fede, sottoponendoli a quella tribolazione. "Se la tempesta si fosse scatenata mentre Lui era sveglio, o se non avesse ro avuto alcuna paura né Lo avessero implorato, forse non avrebbero nemmeno pensato che Lui avesse il potere di fare qualcosa".3

Le tempeste non possono essere viste come una punizione o un disprezzo di Dio; al contrario, sono una manifestazione della Sua sollecitudine e del Suo affetto!

Come oro nel crogiolo

Quando un generale vuole formare un buon esercito, sottopone le sue truppe ad un intenso addestramento, con prove dure e ostacoli ardui. In questo modo, li fortifica in vista delle ore difficili della guerra e aumenta le probabilità di vittoria.Sacro Cuore di Gesù.jpg

Così fa anche l'Altissimo con coloro che su questa terra devono lottare per Lui, per la Santa Chiesa e per ottenere la vita eterna. Più grande è l'amore di Dio per un'anima, più intenso sarà il suo "addestramento", perché l' "oro" delle nostre anime raggiunge il suo pieno valore solo quando viene messo "alla prova" nelle "fiamme" del combattimento. Egli "sa molto bene, come sapientissimo artefice, quanto tempo deve stare l'oro nel crogiolo, e quando è il momento di toglierlo".4

Ricordiamo che quando San Pietro cominciava ad affondare nel mare, Nostro Signore gli tese la mano perché non soccombesse nelle acque, dicendogli: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Mt 14, 31).

Colui che si è fatto Uomo per salvarci ripete con insistenza queste stesse parole a ciascuno di noi. Quali che siano le difficoltà che affrontiamo, abbiamo piena fede nella sua bontà paterna. Proprio come Nostro Signore ha preso per mano San Pietro e l'ha condotto in sicurezza sulla barca, al momento opportuno Lui stesso lotterà e vincerà in noi! (Rivista Araldi del Vangelo, Dicembre/2019, n.199, p. 32 a 35)

1 Cf. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Anche nei momenti di apparente sconfitta, il Sommo Bene vince sempre. In: L'
inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-San Paolo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2012, vol.V, p.255-256.
2 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. La burrasca: un castigo o una grazia? In: L' inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-San Paolo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2014, vol.IV, p.184. 
3 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo. Homilía 28, n.1. In: Obras. 2.ed. Madrid: BAC, 2007, vol.I, p.569.
4 RODRÍGUEZ, SJ, Alonso. Ejercicio de perfección y virtudes cristianas. 2.ed. Madrid: Testimonio, 1985, p.492.

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