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Gesù Cristo

Grandezza regale di Nostro Signore Gesù Cristo

Pubblicato 2019/11/27
Autore : Plinio Corrêa de Oliveira

Fino alla fine dei secoli, Nostro Signore sarà odiato con il più grande odio della Storia. La sua vittoria contro questo odio, personificato nell'Anticristo, manifesterà ancora una volta la sua incomparabile grandezza: Egli lo liquiderà con un soffio dell

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Fino alla fine dei secoli, Nostro Signore sarà odiato con il più grande odio della Storia. La sua vittoria contro questo odio, personificato nell'Anticristo, manifesterà ancora una volta la sua incomparabile grandezza: Egli lo liquiderà con un soffio della sua bocca...

Tutte le cose accadono all'interno della provvidenza generale con cui Dio governa l'universo o, in certi casi, secondo una provvidenza speciale. Ciò che riguarda Nostro Signore Gesù Cristo è regolato da una provvidenza specialissima, in funzione della quale merita tutta l'attenzione e l'analisi il fatto che Lui sia membro della casa reale di Davide.Cristo-Rei..jpg

"Gesù Nazareno, Re dei giudei"

Per dimostrare la portata di questa circostanza, se fosse necessario, sarebbe sufficiente allegare la seguente motivazione: la Provvidenza ha voluto che nell'iscrizione collocata sulla sommità della Santa Croce fosse scritto "Gesù Nazareno, Re dei Giudei", e questo infastidì i sommi sacerdoti al punto che chiesero a Pilato di rimuoverla.

Egli, tuttavia, rispose: "Ciò che ho scritto, ho scritto" (Gv 19, 22). Era il senso dominatore dei romani che era interamente applicato al caso concreto: "Sta scritto. Non lo tolgo più. E se a voi non piace, non importa".

Ho sempre interpretato questa risposta di Pilato - così bonacciona, così blanda, così indecente per quanto riguarda il suo dovere di proclamare l'innocenza di Nostro Signore - come un segnale della sua irritazione. Lo avevano costretto, sotto la minaccia di denunciarlo come nemico di Cesare, a pronunciare una sentenza ingiusta e, quando vennero a chiedergli di rimuovere quell'insegna, rispose loro con rabbia: "No, ciò che ho fatto, ho fatto, chiuso! Almeno ora lasciatemi essere un uomo".

In ogni caso, l'INRI è stato reso eterno per sempre nella Croce immortale, proclamando: Nostro Signore Gesù Cristo è il Re dei Giudei.

La Trasfigurazione sul Tabor

In Cristo sarebbe dovuta risplendere una maestà temporale, dotata di tutte le forme di grandezza proprie dei redella terra. Tuttavia, come possiamo vedere queste qualità nel Salvatore, se Egli non è venuto sulla terra come Re?

Anche la Domenica delle Palme, quando fu oggetto di un così grande omaggio da parte del popolo di Gerusalemme, fu acclamato come Figlio di Davide. Ma non Lo proclamarono Re d'Israele, né ci fu alcun tentativo di destituire Erode dal suo incarico. Nostro Signore era visto come un Uomo santo ed eminente, che possedeva, tra le altre glorie, quella di discendere da Davide, senza che ciò portasse a voler restaurare in lui la monarchia.

Come vedere allora in Nostro Signore la maestà e gli attributi di un Re? Ad un certo punto devono essere trapelati, perché Egli è venuto per manifestarSi pienamente a tutti gli uomini.

Questa grandezza reale, infatti, rifulse in più di un episodio della Sua vita, ma brillò in modo del tutto speciale, intenzionale, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor. Lì Egli apparve in tutta la sua maestà come Re e, soprattutto, come Dio. Lo fece così
splendidamente che gli Apostoli da Lui convocati in cima alla montagna non volevano andarsene: San Pietro propose loro di rimanere lassù, di procurarsi delle tende, e di non andarsene più via (cfr. Mt 17, 4).

Non si conosce nella Storia un solo caso di un re che sia stato oggetto di questa acclamazione: "Resteremo qui, insieme a te. Non abbiamo bisogno di nient'altro al mondo. Ci basta restare qui a guardarti!"

Quello che succede di solito è esattamente il contrario. I sudditi pensano che il re sia molto degno di ammirazione, ma vorrebbero dirgli: "Signore, dammi una carica, denaro, onore... Desidero servirti, ma voglio che anche tu mi serva. Non voglio
stare qui fermo solo a guardarti. Voglio essere fedele, sii fedele anche tu. Del resto, ho già una lista dei benefici che voglio da te, ancor prima di averti prestato servizio. E quando li riceverò, li mostrerò al popolo, per le strade, affinché anch'io possa essere apprezzato e ammirato. Questo di vivere solo per ammirarti non basta..."

Così succede con le monarchie terrene ma non con Nostro Signore. Quando Egli volle manifestare la Sua Maestà, la reazione fu: "Rimaniamo qui, non abbiamo bisogno di nient'altro all'infuori di Te!"

Cuore di infinita maestà

Oltre a questa splendida manifestazione di regalità sul Tabor, ricordiamo anche quella della Domenica delle Palme, alla quale ho accennato prima.

Anche se non è stato salutato in questo episodio come Re, è evidente che il popolo acclamava in Lui la maestà personale che la Litania del Sacro Cuore di Gesù esprime con questa magnifica invocazione: Cor Iesu, maiestatis infinitæ, miserere nobis.1

Cosa significa qui la parola cuore? Essa ci porta a prestare culto al Suo Cuore di carne come simbolo della Sua anima, spirito, mentalità, desideri e propositi, che erano di una maestà infinita. Tutto ciò che Nostro Signore Gesù Cristo voleva era di una
grandezza illimitata; ciò che Egli concepiva possedeva un discernimento infinito; nei Suoi disegni, la bontà era di una maestà infinita, come lo era anche la giustizia.Cristo-Rey_Easy-Resize.com_-478x1024.jpg

Nostro Signore, tuttavia, chiarì che la manifestazione di questa giustizia era riservata al momento della sua Morte e al giorno in cui Egli verrà, con la maestà di Dio e di Re, a giudicare i vivi e i morti alla fine dei tempi.

Maestà nella Morte...

Gesù Cristo morì sotto il disprezzo generale, compensato dall'adorazione indicibilmente preziosa della Madonna e, in un grado rispettabile, ma enormemente inferiore - perché tutto quanto esiste, eccetto Nostro Signore, è incomparabilmente inferiore a Maria Santissima - dall'adorazione di San Giovanni, delle Sante Donne e del buon ladrone.

Nel momento in cui il Figlio di Dio consegnò la sua anima, iniziò quello che il grande Bossuet - Vescovo di Meaux e predicatore sacro dei più eminenti - chiama "i funerali del Figlio di Dio".

Quale re ha avuto o avrà simili esequie? La terra trema, il sole si oscura, il velo del Tempio si strappa. Le sepolture dei giusti dell'Antico Testamento si aprono ed essi escono per le strade (cfr. Mt 27, 52), rimproverando tutti gli uomini malvagi, con una maestà suprema, per i peccati che avevano commesso, primo fra tutti il deicidio, poiché era il peccato della nazione intera, consumato quando il popolo disse davanti a Pilato: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli" (Mt 27, 25).

...nella Resurrezione...

Ma la maestà di Gesù Cristo si manifesta anche quando Egli, risorto, appare alla Madonna. Infatti, sebbene questo non sia detto nella Sacra Scrittura, do per scontato che Egli, risorto dai morti, sia stato con Lei prima di rivelarsi a qualsiasi altra creatura. Si ruppe la sepoltura, gli Angeli gettarono la pietra funeraria a terra ed Egli uscì (cfr. Mt 28, 1 3), con tutte le cicatrici della Passione che brillavano come soli! E tutte le Sue manifestazioni dopo la Resurrezione si sono rivestite di questa nota di maestà.

Per esempio: Gesù entrò, nessuno sa da dove, nel luogo in cui si trovavano riuniti i discepoli (cfr. Gv 20, 19). Le porte e le finestre chiuse non servivano a nulla, perché Lui era con il Suo Corpo glorioso e le attraversava. Che maestà entrare attraverso un muro che nessuno ha abbattuto! Molti re nella Storia hanno abbattuto muri... Attraversarli senza averli abbattuti, solo il Re Gesù Cristo!

Egli appare così buono, così amorevole, ma infonde così tanta paura, che le sue parole sono: "La pace sia con voi! Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio Io" (Lc 24, 36.39). Come a dire: "Non temete, sono Io, la grandezza!"

...e nell'Ascensione


Anche nell'Ascensione è indescrivibile quanto debba essere trapelata la Sua grandezza! Mentre parlava, Si stava elevando lentamente. Via via che si avvicinava al cielo con la sua stessa forza, e non portato dagli Angeli, diventava più luminoso, più maestoso!

Ad un certo punto, scomparve. Si può immaginare la gioia di Maria Santissima nel vedere glorificato il Figlio che aveva visto così umiliato! D'altra parte, però, quanta tristezza stava provando dentro di Sé, a causa della separazione?

C'era un'altra consolazione per la Madonna. Ho la fortissima e radicata impressione che Dio non Le abbia rifiutato una grazia concessa a numerosi santi: essi amarono tanto il Santissimo Sacramento che, a partire da un certo momento della loro vita, la Sacra Eucaristia non cessò mai di essere presente in loro. Si comunicavano e le Sacre Specie rimanevano al loro interno
fino alla Comunione successiva.

È il caso, ad esempio, di Sant'Antonio Maria Claret, fondatore della Congregazione dei Figli del Cuore Immacolato di Maria, vissuto nel XIX secolo. Egli fu un tabernacolo vivente di Gesù Eucaristico.

Ora, se durante il periodo di gestazione la Madonna fu il tabernacolo vivente del Verbo Incarnato, non avrà forse mantenuto questo privilegio quando è salita in Cielo? Almeno a partire dalla prima Messa, credo che Nostro Signore non abbia mai
cessato di essere presente in Maria.

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                  Il Dott. Plinio in una riunione per i cooperatori della TFP nel febbraio 1986

Dopo l'Ascensione, certamente Lei pensava: "Lui è in Cielo, ed è anche qui! Gli Apostoli, a loro volta, pensavano certamente di celebrare già il giorno successivo e di riceverLo, per un tempo più o meno lungo, nel loro cuore. La Presenza Eucaristica cominciava così a consolare la Chiesa per questa lunga separazione di migliaia di anni, che cesserà quando Egli verrà nel giorno del Giudizio Universale. 

Si può immaginare una grandezza regale paragonabile a questa? Beh, c'e' dell'altro.

Grandezza nelle peggiori umiliazioni

Che Nostro Signore fosse adorato nel suo splendore, è spiegato. Ma non è tutto.

I Suoi nemici, volendo beffeggiarLo, Lo sottoposero alle umiliazioni della Passione. Egli bevve l'intero calice di tutti i possibili dolori e vessazioni, da cima a fondo. I carnefici non supponevano che, nel corso dei secoli, ogni oltraggio da Lui subito sarebbe stato venerato e che, davanti alle immagini che Lo rappresentavano seduto con la corona di spine, vestito del manto dell'irrisione e con la canna da cretino in mano, i più grandi saggi si sarebbero inginocchiati e avrebbero pianto di emozione.

I re più potenti avrebbero preso come un elogio esagerato l'essere paragonati, da lontano, a questo Re seduto sul trono degli sciocchi. Egli avrebbe nobilitato in tal modo la Croce su cui era stato inchiodato che, al di sopra di tutte le corone delle nazioni cattoliche, essa sarebbe stata il segno della gloria.

Vale a dire, nessuno è stato, nemmeno da lontano, tanto grande quanto Nostro Signore, sia nei momenti di gloria che nei momenti di peggiore umiliazione. E anche in queste occasioni Egli diede incredibili segni di potere, come, per esempio, al buon ladrone. Egli lo canonizzò nell'alto del Calvario, promettendogli, come Re del Cielo e della Terra: "Oggi sarai con me in Paradiso" (Lc 23, 43).

Da notare che la promessa non è la seguente: "Oggi sarai in Paradiso". Gesù sapeva che se non avesse detto: "Tu sarai con me", la promessa non sarebbe stata completa, perché un Paradiso senza Nostro Signore non sarebbe stato Paradiso. Che regalità!

Se Egli non è stato grande, chi lo è stato?

Una volta, uno storico francese scettico fece questo commento: gli storici spesso sorvolano sulla figura di Nostro Signore Gesù Cristo. Ora, chiedo loro: chi è l'uomo che, in tutti i tempi, è riuscito a far sì che tanti altri si inginocchiassero con tanta umiltà davanti alla sua immagine, considerandosi onorati per questo? Se un tale Uomo non è degno di entrare nella Storia, cosa fa la Storia?

I compendi usati in scuole e università si occupano di ogni sorta di cose, ma non di Gesù Cristo. Tuttavia, Nostro Signore è il centro della Storia. Se Lui non è stato grande, chi lo è stato?

Qualcuno potrebbe obiettare: "Dott. Plinio, è semplice. Lei, spinto dal suo entusiasmo, sta evitando la seguente difficoltà: ci sono prove dell'esistenza di Cesare, Carlo Magno e Napoleone. Chi prova, invece, che Gesù è esistito?"

Questa è l'esistenza storica più sicura che ci sia! Tutte le ragioni per cui noi crediamo che Cesare sia esistito ci portano a credere che anche Gesù Cristo è esistito!Crucifixao_Easy-Resize.com_-922x1024.jpg

Un cretino, una volta, mi ha chiesto: "Dove sono gli originali dei Vangeli?" Potrei avergli dato questa risposta: "La Causa Cattolica sarebbe molto mal servita se fosse per lei! Perché se ci fosse da qualche parte un mucchio di rotoli contenenti, presumibilmente, gli originali dei quattro Vangeli, chi ci garantirebbe davvero la loro autenticità?" Potrebbero essere oggetti di culto, o di ricerca storica come qualsiasi altro documento antico, ma non una prova della nostra Fede. A tal fine, sarebbe necessario dimostrare che quelle prove sarebbero prove.

D'altra parte, chiedo: dove sono gli originali delle Catilinarie di Cicerone? Ciò nonostante, chi mette in dubbio che Cicerone
sia esistito e che sia l'autore di quelle Catilinarie? Nessuno, per una serie di argomenti storici, sovrabbondanti nel caso di Nostro Signore.

Il più grande odio della Storia

Le persone mediocri non suscitano odio. C'è una forma di regale grandezza nell'essere odiato come lo è stato Gesù Cristo, anche dopo la Sua morte. Anche in questo Egli è stato ed è incomparabilmente grande.

Nostro Signore sarà odiato con il più grande odio della Storia fino alla fine dei secoli, e quando l'Anticristo verrà, sarà una sorta di personificazione di questa ferocia contro Nostro Signore. Tuttavia, la vittoria finale sull'Anticristo sarà raggiunta in un modo inedito per qualsiasi re: "Il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta" (cf. 2 Ts 2, 8).

Non ha bisogno di altro; Gli basta un soffio! Una volta che il nemico è ridotto a polvere, la Storia finisce e inizia il giudizio! 
(Estratto, con adattamenti, da: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XX. N.236 (novembre 2017); p.12-17 (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2019, n.198, p. 26 a 29).

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