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Araldi nel mondo

Il vero significato delle parole

Pubblicato 2019/11/11
Autore : Padre Bruno Esposito, OP

Per difenderci dalla confusione di idee e contenuti che sembra caratterizzare i nostri giorni, è necessario comprendere l’importanza di usare le parole nel loro senso proprio, rispettando il significato che possiedono.

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Per difenderci dalla confusione di idee e contenuti che sembra caratterizzare i nostri giorni, è necessario comprendere l’importanza di usare le parole nel loro senso proprio, rispettando il significato che possiedono. 

Già nel IV sec. a. C., Platone nel dialogo Teeteto rifletteva, in contrapposizione ai Sofisti, sul rapporto tra il vero ed il falso e quindi sulla necessità per l'uomo di riconoscere la recta ratio, ossia la relazione tra la parola e la cosa e quindi il significato proprio e vero delle parole.

Anche meditando sulla confusione delle lingue a Babele (cfr. Gen 11, 1-9), mi sono convinto che sia necessario ripensare la confusione di idee e di contenuti che sembrano connotare i nostri giorni, e ho creduto opportuno proporre e condividere alcuni meri esempi come spunti di riflessione al riguardo, al fine di recuperare l'importanza dell'usare in modo proprio le parole, rispettando così il loro significato e quindi la verità delle cose.

Una libertà mal concepita

Scriveva acutamente G. K. Chesterton nella sua opera What's Wrong with the World 1: "Questa è la gigantesca eresia moderna: modificare l'anima umana per adattarla alle condizioni, invece di modificare le condizioni per adattarle all'anima umana"2 . Tutto questo in nome di una fraintesa libertà che da pellegrini su questa terra, che sanno dove stanno andando, ci fa veri e propri vagabondi che non sanno dove vanno.

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Padre Bruno Esposito dopo aver presieduto una Concelebrazione Eucaristica
presso il Seminario Minore degli Araldi, 1/10/2019

Infatti, si confonde la libertà con la garanzia di poter fare sempre quello che si desidera e per giunta con la pretesa che questo venga riconosciuto come vero e proprio diritto, non accorgendosi che non sempre ciò che è possibile all'uomo è per il suo bene, e che così facendo si finisce per essere, alla fine, dei poveri schiavi (cfr. 1 Cor 10, 23; 2 Pt 2, 19).

Ci si inebria di una riduttiva libertà (come mero arbitrio) fino a perdere la coscienza di chi siamo! Rifiutando il suo essere creatura, l'uomo si condanna alla confusione, alla incomunicabilità e a vivere in un perenne conflitto con se stesso e con i suoi simili. Se non accettiamo che abbiamo una natura dono di Dio con la sua oggettività, siamo condannati ad essere nient'altro che dei poveri vagabondi.

La verità si impone da sola

Quindi nient'altro che un invito a riflettere con la propria testa, ma confrontandosi con la realtà e cercando la verità, evitando di rimanere prigionieri di un cieco soggettivismo che inesorabilmente, nutrendo uno sterile egocentrismo, ci fa ritrovare in una
letale solitudine.

 Infatti, ci ammonisce san Tommaso: "La verità è forte in se stessa, e non può essere vinta da nessuna obiezione".3 Quindi, la verità non va mai imposta, semplicemente perché s'impone per se stessa! Purtroppo, però, spesso e volentieri l'uomo di oggi si difende dalla verità e non si rende conto che è la verità che lo difende, non s'interessa ad essa e preferisce sostenere la convinzione o l'interesse del proprio gruppo, spesso sentito come ‘branco'.

Bene e male sono realtà oggettive

Nella vita quotidiana questi due termini sono solo in apparenza chiari a tutti. Nell'attuale clima di soggettivismo etico e di conseguente relativismo, molti sono profondamente convinti che non esistono bene o male oggettivi, ma è male o bene ciò
che ogni persona ‘sente' come tali. 

Detto generico ‘sentire', spesso e volentieri, è addirittura confuso con un'idea ancora più confusa, se non distorta, di ‘coscienza' per cui alla fine è l'uomo che decide ciò che è bene e ciò che è male. A ben vedere e rileggendo il libro della Genesi, niente di nuovo sotto il sole se questa è stata la tentazione dei nostri progenitori: ‘farsi Dio'! (cfr. Gn 3, 1-6).


Però, al di là di ogni tentazione, è importante riconoscere che bene e male sono prima di tutto realtà oggettive e la verifica è immediata se anche superficialmente guardiamo alla nostra vita fisica e morale: la salute è un bene e la malattia un male, 
dare la vita è un bene e toglierla è un male.

Ma qui non intendo tanto soffermarmi su questo aspetto, ma su un altro che a mio sommesso avviso mostra in modo eloquente quanto di fatto ciò che è male, prende quasi il ‘sopravvento' sul nostro modo di pensare e di agire quotidiano. Mi riferisco al fatto che, generalmente, siamo più colpiti dal negativo che dal positivo.

La fisiologia precede le patologie

Dimenticandoci di un dato oggettivo incontrovertibile, e cioè che il male, fisico o morale che sia, è sempre una privazione, una mancanza. Bonum ex integra causa: malum ex quocumque defectu: Il bene risulta dalla totalità dei requisiti richiesti; la mancanza anche di uno solo basta a compromettere il tutto.

Purtroppo, invece, spesso e volentieri, siamo portati più a cogliere, ad evidenziare e sottolineare per primo ciò che manca - il male -, e a trascurare quel bene, quel positivo alla luce del quale, solamente, ha senso parlare di un male. Arrivando addirittura ad essere presi dalle ‘patologie’ e finire per dimenticare che esiste prima la ‘fisiologia’.

Da qui l’importanza ad educarsi a guardare prima al bene, a privilegiare e dare più importanza a ciò che è positivo. Think positive, amano ripetere gli statunitensi! Uno sguardo indirizzato in questa prospettiva all’esterno, inevitabilmente cambierà la nostra mentalità, il nostro approccio alla vita e la nostra stessa vita insieme con quella degli altri con i quali verremo in contatto.

Trionfare sul male con il bene

La Parola di Dio c’invita costantemente e quasi ci sfida a recuperare la bellezza di una vita, dono di Dio e non auto-creazione dell'uomo, che sarà vissuta in pienezza solo con la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me (cfr. Gal 2, 20), impegnata a vincere il male con il bene (cfr. Rm 12, 21), e nel cercare di riempire la nostra mente ed il nostro cuore di ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato (cfr. Fil 4, 8-9).

Un'ultima annotazione e sicuramente non di poca importanza, fare il bene o il male è importante ed ha le sue conseguenze davanti a Dio: "Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!" (Mt 13, 41-43). (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2019, n. 198, p. 24-25)

1 Dall’inglese: “Cosa c’è che non va nel mondo”.
2 CHESTERTON, Gilbert Keith. What’s Wrong with the World. 8.ed. London: Cassell, 1910, p.109. 3 SAN TOMMASO D’ AQUINO. Somma contro i gentili. L.IV, c.10, n.15.

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