Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Santi »
Santi

San Giovanni da Capestrano: Leone di combattività a servizio della Chiesa

Pubblicato 2019/11/05
Autore : Don Flavio Roberto Lorenzato Fugyama, EP

Fu un predicatore instancabile, missionario e apostolo. Si distinse come eccellente giurista e uomo di Stato, ma anche come mistico, teologo, taumaturgo e persino come guerriero. Lottò come un leone contro i suoi stessi difetti e contro i nemici della San

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Fu un predicatore instancabile, missionario e apostolo. Si distinse come eccellente giurista e uomo di Stato, ma anche come mistico, teologo, taumaturgo e persino come guerriero. Lottò come un leone contro i suoi stessi difetti e contro i nemici della Santa Chiesa.

Imminente battaglia... rimbombare di cannoni, macchine da guerra in movimento. Duecentomila uomini! A capo delle truppe, lo stesso sultano, Maometto II, avanzava. Era la distruzione, la carneficina e la barbarie che si abbatteva sull'Europa. Invano, il Vicario di Cristo aveva lanciato il grido d'allarme: principi, signori e cavalieri si fecero sordi alla sua voce. Tutti avevano rinunciato a una lotta che si prospettava impossibile.San_Juan_de_Capistrano_de_Alonso_del_Arco_Museo_del_Prado_Easy-Resize.com_-188x300.jpg

Dopo la conquista di Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano d'Oriente nel 1453, nulla sembrava in grado di fermare l'assalto turco e lo stritolamento della Cristianità europea, tristemente rammollita. Sicuramente sarebbe stata spazzata via e sterminata dopo il successivo attacco, che, questa volta, era diretto contro Belgrado. Abbandonati dalle altre nazioni cristiane e scoraggiati nella speranza, gli ungari erano decisi a firmare una tregua umiliante con gli ottomani. Tutti disperavano della situazione... tranne un uomo.

Quando tutto dava l'impressione di essere perduto, Dio inviò un uomo provvidenziale che, con l'ardore delle sue parole e il calore della sua influenza, avrebbe avuto la missione di radunare i buoni, eliminare i loro litigi e interessi personali, portandoli a difendere la Fede.

Governante giovane e di successo

Giovanni nacque a Capestrano, in Abruzzo, a quel tempo appartenente al Regno di Napoli, il 24 giugno 1386. Dopo aver perso suo padre molto presto, visse un'infanzia tranquilla e pura, insieme alla sua virtuosa madre.

Raggiunta l'adolescenza, partì per l'Umbria, provincia limitrofa, stabilendosi a Perugia, dove studiò Diritto Civile e Canonico per circa dieci anni. Lì diede tali prove di capacità nell'esercizio della giurisprudenza che anche i suoi antichi maestri arrossivano quando lo consultavano nelle questioni più spinose.

All'età di poco più di venticinque anni, Giovanni fu nominato governatore di quella città. Di naturale rettitudine, esercitò la sua nuova missione in modo eccellente: "I poveri in lui ebbero sostentamento, le persone di bene un protettore, i facinorosi un giudice severo. Sotto la sua autorità, l'intera provincia riacquistò una sicurezza che non conosceva da molti anni. I furti scomparvero, i crimini diminuirono, le proprietà e le leggi furono finalmente rispettate. Niente poteva farlo scendere a compromessi con l'ingiustizia".1

In un'occasione, gli promisero una considerevole somma di denaro se avesse ottenuto la vittoria in una causa a un potente signore della regione, condannando a morte un innocente, suo nemico. Anche sotto la minaccia di un pugnale, Giovanni si indignò per la proposta ed esaminò seriamente il caso, dichiarando infine l'innocenza dell'accusato.

Nonostante "piccole" contrarietà come questa, tutto sorrideva al giovane governatore. Successo nella vita, fama nella società,
promessa di matrimonio con la figlia unica di uno degli uomini più ricchi della città. Ma, Dio riservava per lui cose maggiori...
Il fallimento e la conversione

Tutto cominciò a cambiare di tono quando, con l'emergere di dissensi tra gli abitanti di Perugia e alcuni governanti della sua regione natale, Giovanni fu incaricato di negoziare la pace. Non risparmiò sforzi e viaggi per portare a termine questo compito, ma gli Umbri, supponendo che Giovanni li stesse tradendo, decisero di arrestarlo.


Confinato nella sommità di una torre, legato da pesanti catene e avendo come alimento solo pane e acqua, pensava a un modo per sfuggire alla morte... Similmente a ciò che avrebbe fatto Santa Giovanna d'Arco qualche anno dopo, Giovanni calcolò l'altezza della costruzione, tagliò un tessuto in piccole strisce e le legò, formando una sorta di corda tramite la quale cominciò a scendere, a ridosso della muraglia esterna. Però, le strisce di stoffa si ruppero e lui finì per rompersi un piede nella caduta.

Il rumore dei ferri attirò l'attenzione delle guardie, che lo catturarono di nuovo, gettandolo questa volta in una prigione sotterranea dove l'acqua gli arrivava alle ginocchia. Vedendosi abbandonato da tutti e meditando sull'instabilità delle cose umane, fu allora che la grazia lo toccò profondamente: gli apparve San Francesco d'Assisi, invitandolo ad entrare nel suo Ordine. E Giovanni diede a Dio il suo fiat.

"Dopo questa visione i suoi capelli furono miracolosamente tagliati in forma di tonsura ed egli non volle altro che eseguire l'ordine del Cielo".2 Giovanni si era trasformato in un uomo nuovo.

Ingresso nell'Ordine Serafico, dure prove

Rilasciato dal carcere dopo aver pagato un ingente riscatto, per il quale dovette impegnare la maggior parte dei suoi beni, si recò al convento francescano di Perugia, chiedendo di essere ammesso nell'Ordine. Aveva trent'anni.

Ora, per assicurarsi dell'autenticità di una vocazione così improvvisa, ilguardiano della comunità ritenne necessario sottoporre il candidato ad alcune prove. Per calpestare il rispetto umano, lo mandò per le strade di Perugia, dove aveva appena ricevuto tanti onori e lodi, a cavallo di un asino, vestito di stracci e con un cartello su cui si leggevano i suoi peccati. I bambini gli lanciavano pietre contro, la plebaglia lo inseguiva con fischi, tutti lo disprezzavano come un pazzo.

In quel periodo, sempre a titolo di prova, arrivò a essere espulso dal convento due volte, riammesso a condizioni durissime.

Triturando il suo orgoglio con tali atti di umiltà, non sorprende che abbia raggiunto, in un volo veloce, la sublime perfezione nella vita religiosa. "Il modo in cui sopportò tutte queste prove gli permise di ottenere una vittoria completa su se stesso. Dopo di che non ci fu nulla che gli sembrasse difficile".3

Nelle mani di un santo maestro di novizi

Una delle più grandi gioie di un religioso consiste nell'avere un superiore santo. Sottomettersi a qualcuno che abbia come unico obiettivo quello di temperare le anime dei suoi subordinati, o con la gioia di una buona vita in comune o con la "correzione, grande mezzo di salvezza",4 è di fatto un gaudio incomparabile.

Così, al fine di elevarlo e di unirlo più strettamente a Dio, il beato Onofre da Seggiano cercò di condurlo sulla via della modestia, rivolgendogli tutti i giorni severi rimproveri. San Giovanni avrebbe tenuto sempre viva la sua gratitudine, il suo profondo affetto e una vera venerazione per quel maestro di novizi: "Rendo grazie al Signore, ripeteva molte volte, per avermi dato una tale guida; se non avesse usato per me un simile rigore, non avrei mai acquisito l'umiltà e la pazienza".5

Il metodo ottenne risultati efficaci. Imparando ad essere un leone contro se stesso, si trasformò in un apostolo di fuoco, le cui parole avrebbero entusiasmato moltitudini di persone. La sua semplice presenza avrebbe sconvolto gli inferni, sarebbe stata motivo di paura per i malvagi e di incoraggiamento, entusiasmo e unità per i buoni.

Riformatore francescano e inquisitore generale

L'obbedienza lo portò a percorrere l'Europa intera, predicando il Vangelo e svolgendo compiti di massima responsabilità in seno ai Frati Minori o a beneficio della Chiesa Universale. Fu per anni Commissario Apostolico, Visitatore Generale dell'Ordine, Vicario Generale più volte. Con Martino V, ingaggiò una grande lotta per conciliare i Fratelli Minori Osservanti e i Conventuali sotto una medesima regola.
Battle_of_Nandorfehervar_Easy-Resize.com_-300x229.jpg

Quel bizzarro esercito riponeva tutta la sua fiducia
nel santo frate

Battaglia di Belgrado, di Joseph Brenner
- Museo di Storia Militare, Belgrado

Non era soltanto nel suo Ordine che la divisione si diffondeva. Una marea crescente di nuove dottrine affliggeva la Chiesa, costituendo un altro campo di battaglia. Oltre ai fraticelli, già esistenti, emersero i sostenitori di John Wyclif e di Jan Hus, che si allontanarono, ognuno con le sue teorie, dai sani insegnamenti della tradizione ecclesiastica. Arrivarono a prendere le armi e, per imporre le loro credenze a ferro e fuoco, seminavano distruzione, panico e carneficina dove passavano.

"Tuttavia, in questa notte di tenebre e sangue, di fronte a questi fanatici insorti e a questi profeti dell'inferno, San Giovanni da Capestrano si erse come la sentinella avanzata del Papato, come il flagello dell'ipocrisia e della ribellione, come la muraglia inespugnabile della verità cattolica. Il Papa lo aveva nominato inquisitore generale per tutta la Cristianità".6

Con un metodo sapienziale, San Giovanni da Capestrano cercava di chiarire la dottrina cattolica agli oppositori, organizzava discussioni pubbliche che permettevano a tutti di esporre le proprie idee e di conoscere la verità della Chiesa, e infine perdonava tutti coloro che manifestavano pentimento. Estremamente buono, sapeva conciliare il buon senso con la giustizia.

A titolo esemplificativo, due fatti ci permettono di saperne di più su questo modo di procedere.

Giovanni si trovava a Breslau, in Polonia, quando alcuni eretici, volendo deriderlo, montarono una parodia: fingendo di essere cattolici, misero un ragazzo vivo in una bara, con l'intenzione di "fare il miracolo" della sua risurrezione. Divinamente istruito, Giovanni disse loro con un tono terribile: "Che la sua eredità sia per sempre con i morti..." Cercarono invano di rianimare il giovane: la vendetta divina lo aveva colpito.

Molto diverso fu quanto accaduto nel villaggio di Lach, in Moravia, distante quattro giorni da Vienna, dove un tempo il Santo predicava. Una coppia aveva avuto la sfortuna di perdere la figlia Catarina, ritrovata dopo due giorni di ricerca affogata in un pozzo. Sentendo le voci dei prodigi operati dal taumaturgo, non esitarono ad intraprendere un viaggio, portando con sé il cadavere. Arrivati dall'uomo di Dio, si prostrarono ai suoi piedi implorando misericordia. A Giovanni bastò toccarla perché la ragazza ritornasse in vita!

L'infaticabiie azione apostolica di questo vero "araldo della divina parola"7 era tale che, "quando predicava e quando agiva, tutti immaginavano di vedere un altro San Paolo".8 Nel frattempo, tutto il suo potere di parola e di attrazione, tutta la sua capacità di unire, armonizzare e trascinare dimostrati nel corso degli anni sembravano essergli stati concessi dalla Provvidenza in vista di un momento culminante della Storia della Cristianità: l'assedio di Belgrado.

"Lo spirito dei nostri principi vacilla"

All'inizio del 1455, gli ungari erano determinati a firmare una tregua con gli ottomani che minacciavano di invadere l'Europa. Si sentivano abbandonati dal resto del continente e, di fronte a questa grave situazione, il Legato Pontificio Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II, scrisse a San Giovanni: "Lo spirito dei nostri principi vacilla; i nostri re dormono, i popoli si indeboliscono, e la barca di Pietro, battuta dalle onde, è sul punto di essere sommersa... Cediamo tutti alla tempesta. Il fuoco sacro della sua parola è l'unico che può animarci e infiammarci. I capi delle nazioni sono timidi e divisi; faccia loro sentire la sua voce".9

La richiesta veniva incontro a una visione profetica in cui Dio aveva rivelato a Capestrano che la sua vita non sarebbe stata coronata dal martirio del sangue, ma dal lavoro e dalla sofferenza. Un giorno, "mentre celebrava una Messa e chiedeva lumi per conoscere da dove sarebbero sorti nuovi Maccabei per la salvezza dell'Europa, sentì voci misteriose, che urlavano: ‘In Ungheria! In Ungheria!' Queste stesse voci sarebbero risuonate anche nelle sue orecchie mentre predicava in una piazza pubblica".10

Nel maggio 1455 partì per Budapest, dove riuscì ad attirare alla sua causa uno dei capitani più valenti dell'epoca: il voivoda11 di Transilvania, Giovanni Hunyadi.

Un bizzarro esercito lo accompagna

Dopo che si diffuse la notizia che una formidabile flotta di invasori stava dirigendosi contro Belgrado, Giovanni da Capestrano partì in sua difesa accompagnato da Hunyadi e da una moltitudine di persone del popolo: contadini e braccianti, poveri e studenti, monaci ed eremiti.

Un bizzarro esercito lo attorniava. Non possedevano cavalli, lance o corazze. "Uno portava una spada, un altro la falce e il rastrello, o un bastone coperto di ferro: ma in tutti c'era abnegazione e disprezzo della morte".12 Riponevano tutta la loro fiducia nel santo frate, che li esortava alla perseveranza, alla lotta per la Fede e al martirio: "Che siate in vantaggio, o siate sconfitti, che stiate colpendo, o siate colpiti, invocate il nome di Gesù, perché solo in Lui è la salvezza".13

Avendo Giovanni Hunyadi come capo e braccio forte, e il santo frate come cuore e anima, la bizzarra milizia riuscì a vincere una prima battaglia sul Danubio, ma ben presto gli ottomani si raggrupparono e attaccarono con raddoppiato sforzo le mura della città di Belgrado.

La vista dell'immenso esercito riunito dal nemico era così travolgente che Hunyadi stesso ebbe un momento di vacillamento: "Padre mio, siamo vinti... Soccomberemo inevitabilmente".14 Ma il cappuccino, interrompendolo, rispose con voce indignata: "Non tema, illustre Signore; Dio è potente!"15

Il nemico fugge dal campo di battaglia

Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 1456, dopo intensi combattimenti, arrivò il momento decisivo. I cristiani, che fino ad allora avevano difeso la città con pietre e frecce, furono presi da un'improvvisa ispirazione: accumularono legna e rovi, appiccarono loro il fuoco e ne gettarono mucchi incandescenti sugli assalitori. Questi, accecati dal fumo e bruciati dalle fiamme, si ritirarono sbigottiti, fuggendo e cadendo nei fossi.

Allora, al comando di Capestrano, tutti acclamarono il nome di Gesù e si precipitarono in direzione delle fila nemiche, mentre il frate ripeteva il suo grido di battaglia: "Vittoria! Gesù, vittoria!" Ferito e vedendo il suo esercito disperso, il sultano fuggì dal campo di battaglia, lasciando dietro di sé ventiquattromila morti, trecento cannoni e molto bottino.

Poco tempo dopo San Giovanni si ammalò. Un sabato, il 23 ottobre 1456, in completa serenità, con gli occhi fissi nel cielo, abbandonò la sua anima al Dio delle vittorie a settant'anni di età. Secoli dopo, già elevato all'onore degli altari, la Chiesa lo avrebbe dichiarato patrono dei cappellani militari.16

Santo dalla combattività mariana

"Umanamente parlando, che uomo è stato nel suo secolo maggiore di San Giovanni da Capestrano?", si chiedeva il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira. E subito dopo rispondeva: "Santo, oratore, statista, diplomatico, Generale di un Ordine Religioso importantissimo, e infine guerriero, è stato eccellente in tutto. E il segreto della sua grandezza sta proprio nella santità, nell'aiuto della grazia che gli ha permesso di superare i difetti della sua natura e di approfittare mirabilmente di tutti i doni soprannaturali e naturali che Dio gli aveva dato".17

Santo dalla combattività mariana, Giovanni da Capestrano fu un eccellente riflesso di Colei che è qualificata dalla Scrittura come "terribilis ut castrorum acies ordinata"18 (Ct 6, 3). Lavorando contro il rilassamento interno nel suo Ordine, divenne suo riformatore; affrontando le eresie che devastavano la Chiesa, si fece teologo e inquisitore; contro il pericolo dell'invasore proveniente dalla Mezzaluna, un intrepido combattente. Colpendo, con la sua parola ardente, i vizi della società, fu come un nuovo Apostolo. E soprattutto, lottando contro se stesso, vinse una battaglia superiore a tutte le altre: la Chiesa oggi lo riconosce come Santo, e i fedeli, insieme a Maria, lo onoreranno per tutta l'eternità! (Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2019, n. 197, p. 30 a 33).

1 KERVAL, Léon de. Saint Jean de Capistran: son siècle et son influence. BordeauxParis: Chez les Sœurs Franciscaines; Chez Haton, 1887, p.7.
2 Idem, p.10.
3 ROHRBACHER, René François. Vida dos Santos. São Paulo: Editora das Américas, 1959, vol.XVIII, p.417.
4 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. A correção fraterna, uma opção ou um dever? In: Arautos do Evangelho. São Paulo. N.81 (set., 2008); p.11.
5 KERVAL, op. cit., p.12.
6 Idem, p.70.
7 Idem, p.47.
8 ROHRBACHER, op. cit., p.417.
9 KERVAL, op. cit., p.133.
10 Idem, p.134.
11 Titolo ricevuto da chi governava la regione della Transilvania, una delle più grandi del Regno di Ungheria.
12 Cfr. WEISS, Juan Bautista. Historia Universal. Barcelona: La Educación, 1929, vol. VIII, p.76.
13 KERVAL, op. cit., p.138.
14 Idem, p.139.
15 Idem, ibidem
16 Cfr. SAN GIOVANNI PAOLO II. Servandus quidem.
17 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Catolicismo e "carolice": reflexões para a festa de São João de Capistrano. In: Catolicismo. Campos dos Goytacazes. Anno II. N.15 (marzo, 1952); p.4.
18 Dal latino: "terribile come un esercito schierato in ordine di battaglia".

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.