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Catechismo

La condizione per avere fiducia

Pubblicato 2019/11/04
Autore : Bruna Almeida Piva

La fiducia è uno scudo celeste contro tutte le sventure, un potentissimo gladio puntato contro i nemici della nostra salvezza, un perfetto e cristallino canto d’amore a Dio. Come possiamo praticare una virtù così eccellente?

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La fiducia è uno scudo celeste contro tutte le sventure, un potentissimo gladio puntato contro i nemici della nostra salvezza, un perfetto e cristallino canto d'amore a Dio. Come possiamo praticare una virtù così eccellente?

Se chiediamo in un ambiente qualsiasi dei nostri giorni, composto da persone poco esperte in Teologia, che cosa sia la fiducia, riceveremo senz'altro le risposte più diverse.Nossa-Senhora-da-Confiança.jpg

Alcuni la descriveranno come il coraggio di fronte alle difficoltà; altri come la forza per non temere le sofferenze; la maggior parte, forse, come la convinzione che, alla fine, tutto si risolverà... Ma, sebbene in tutte le definizioni precedenti ci sia qualcosa di vero, nessuna di esse caratterizza questa virtù in modo pienamente corretto.

Cos'è, allora, la fiducia?

Filiale dipendenza in relazione all'Altissimo

Secondo un'espressione classica, si tratta di una speranza rafforzata dalla fede, che, in un certo senso, coincide con l'idea che alla fine tutto si risolverà. Vi sono, tuttavia, importanti differenze tra i due concetti.

Con la sua abituale precisione, San Tommaso d'Aquino descrive la fiducia come "una speranza fortificata da un'opinione ferma".1 Questa "speranza molto forte" è frutto di considerazioni che giustificano "una specie di certezza"2 che otterremo quanto desiderato. Per creare l'"opinione ferma" e acquisire la "specie di certezza" da lui indicate dobbiamo avere, pertanto, un motivo concreto. Non basta adottare un certo atteggiamento di diffuso ottimismo nei confronti dell'esistenza.

Il termine fiducia, spiega ancora il Dottor Angelico, deriva dalla parola fede, e questa "sembra significare, prima di tutto, che uno concepisce la speranza perché crede nella parola di colui che promette soccorso".3 Ossia, confidiamo sempre in qualcuno, in quello che dice o in quello che è.

In ultima analisi, abbiamo fiducia in Dio. E così come nessuno, che abbia senno, oserebbe abbandonarsi alle cure di uno sconosciuto, per quanto buone siano le referenze che di lui si abbiano, potrà credere veramente nell'aiuto divino soltanto chi stabilirà una strettissima e filiale dipendenza nei confronti dell'Altissimo.

La comunione con Dio conferisce una grande pace interiore. Depositare nelle mani della Provvidenza tutte le sue necessità e i suoi desideri porta all'uomo il paradiso già su questa terra, perché nulla potrà mancargli o minacciarlo.

"Ti terrai sicuro per ciò che ti attende e, guardandoti attorno, riposerai tranquillo. Ti coricherai e nessuno ti disturberà, molti anzi cercheranno i tuoi favori. Ma gli occhi dei malvagi languiranno, ogni scampo è per essi perduto, unica loro speranza è l'ultimo respiro" (Gb 11, 18-20).

L'esempio di Santa Teresa del Babin Gesù

Un eccellente esempio di questo intreccio filiale ci è stato dato dalla grande Santa Teresa del Bambin Gesù, che si poneva alla presenza dell'Altissimo come una piccola bambina davanti al suo amato genitore.

Ci racconta la sorella Celina che lei "amò Dio come un figlio ama suo padre, con prove incredibili di tenerezza. Accadde, parlando di Lui durante la sua malattia, che si sbagliasse di parola chiamandoLo: ‘Papà!' Noi ci siamo messi a ridere, ma lei ribadì commossa: ‘Oh! Sì, Lui è il mio buon ‘Papà' e per me è molto dolce darGli questo nome'. Gesù era tutto per il suo cuore".4

Gli estremi di affetto puerile per Gesù raggiunti da questa anima prediletta possono essere contemplati attraverso semplici gesti di devozione, come questo narrato da Celina:Santa-Teresinha-do-Menino-Jesus.jpg

"Durante la sua malattia, ho commesso un'imperfezione e siccome ero molto dispiaciuta, mi disse:

- Ora bacia il tuo crocifisso Io l'ho baciato sui piedi.

- È lì che un figlio bacia suo padre? Muoviti, veloce, baciaGli il volto! Io L'ho baciato.

- E ora lasciati baciare da Lui.

Ho dovuto mettere il crocifisso sulla mia faccia, allora mi ha detto:

- Va bene, questa volta è tutto dimenticato!"

Si pensa naturalmente a chi si ama

La sorella di Santa Teresa del Babin Gesù ci mostra anche come lei, senza smettere le sue faccende pratiche, avesse la mente continuamente riposta nel suo Bene-Amato:

"L'unione di Suor Teresa con Dio era semplice e naturale, così come la sua maniera di parlare di Lui. Avendole chiesto se perdesse qualche volta la presenza di Dio in lei, mi ha risposto con molta semplicità: ‘Oh, no! Credo proprio di non essere mai rimasta tre minuti senza pensare al buon Dio. Le manifestai la mia sorpresa circa la possibilità di una tale applicazione e lei mi rispose. ‘Si pensa spontaneamente a qualcuno che si ama'".6

Dice il Catechismo che "la preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio".7 Pregare non consiste, pertanto, nella mera ripetizione del Padre Nostro o dell'Ave Maria, ma in qualcosa di molto più elevato. È necessario apprendere a vivere in funzione del Padre, cercando di rapportarsi con Lui attraverso una conversazione continua e ininterrotta.

Ancora una volta, Celina ci presenta un esempio di questo singolare spirito di orazione che trascende gli obblighi terreni:

"Un giorno sono entrata nella cella della nostra cara sorellina e sono rimasta impressionata per la sua espressione di grande raccoglimento. Cuciva attivamente, ma nel contempo sembrava assorta in una contemplazione profonda: ‘A cosa pensi?', le ho chiesto.

- Medito il Padre Nostro, mi ha risposto. È molto dolce chiamare Dio nostro Padre...

E le lacrime sono brillate nei suoi occhi".8

Le cose di questo mondo, le considerava in secondo piano, perché viveva con la mente riposta esclusivamente in Dio, e questa comunione angelicale deliziava il suo cuore. Le sue parole "si pensa naturalmente a chi si ama", provano quanto è naturale per l'anima fiduciosa l'amore per il Padre, lo spirito di orazione e la serenità.

La brutta paura delle proprie colpe

Non tutti, però, sono capaci di questo filiale abbandono. Sono molti quelli che considerano impossibile possedere questo genere di rapporto con l'Altissimo, perché sentono in sé il peso dei loro peccati. "

A loro sembra che un Dio così puro dovrebbe sentire un'invincibile ripulsa a chinarSi verso di loro. Impressione inopportuna, che dà alla loro vita interiore una postura falsa, la quale, a volte, arriva a paralizzarli completamente. Come si sbagliano queste anime!"9

Per mettere in fuga dalle sue sorelle del Carmelo simili pensieri, Santa Teresa amava raccontare un'innocente storiella che l'aveva colpita in un modo speciale nella sua infanzia :

"Un re, durante una partita di caccia, inseguiva un coniglio bianco che i suoi cani erano sul punto di raggiungere. Il coniglietto, sentendosi perduto, ritornò indietro rapidamente e saltò tra le braccia del cacciatore. Costui, commosso da tanta fiducia, non volle più separarsi dal coniglio bianco, e non permetteva a nessuno di avvicinarsene, riservandosi il compito di nutrirlo personalmente".10

E, su questo episodio, commentava: "Così farà Dio con noi [...] se, perseguitati dalla giustizia, raffigurata dai cani, cercheremo rifugio tra le braccia del nostro Giudice..."11Santa-Teresinha.jpg

Se abbiamo commesso molte colpe, dobbiamo correre dal Signore affinché Egli ci guarisca e ci santifichi: "Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliaticon Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita"! (Rm 5, 10).

Anche quando il peso dei nostri peccati ci opprime, dobbiamo avere una fiducia cristallina, la "santa ostinazione" che, pentendoci, saremo sempre accolti da Nostro Signore con un affetto traboccante. Egli è pronto non solo a perdonarci, ma a trasformare il fango della nostra anima in un limpido oceano di virtù. "

La debolezza è grande, ma Lui vi aiuterà. Nonostante la vostra buona volontà, potrete avere cadute e ricadute, ma il Signore è misericordioso. Chiede solo che non vi lasciate adagiare nel peccato, che lottiate contro le cattive abitudini".12

L'argomento più potente contro questa paura, così dannosa per la nostra anima, lo troviamo nelle parole stesse di Cristo. Egli, che venne sulla terra per salvare i peccatori (cfr. Mc 2, 17; Lc 5, 32), gridò "Non temere!" a San Pietro, dopo che lo sentì dire: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore!" (Lc 5, 8-10).

La fiducia non ci allontana dalla sofferenza

Un vero paradiso interiore è introdotto dalla fiducia nel cuore di chi la pratica. Tuttavia, questa virtù non pone fine ai periodi di aridità spirituale, né alle tentazioni, né tanto meno alle sofferenze fisiche o morali che solitamente ci assalgono in questa vita. Queste difficoltà fanno parte dello stato di prova e ci sono inviate per fortificare le nostre anime e condurle a dare più gloria a Dio.

La fiducia non ci allontana dalla sofferenza; ci aiuta solo ad accettarla e ad attraversarla senza perdere la pace interiore. Inoltre, richiede sforzo e dura lotta contro il nostro orgoglio e le nostre cattive inclinazioni perché, per quanto possa sembrare incredibile, è più facile per l'uomo fidarsi delle proprie forze che di Dio, credere nell'aiuto terreno piuttosto che nel soccorso celeste.

A questo proposito, ancora una volta ci dà l'esempio la verginale eroina del Carmelo di Lisieux perché, "sebbene percorresse questo cammino di cieca e totale fiducia che chiama ‘la sua piccola via' o ‘via dell'infanzia spirituale', non trascurò mai la collaborazione personale. Le dava proprio una tale importanza che riempì la sua vita di atti generosi e continui. È così che lei intendeva e ce l'insegnava costantemente nel noviziato".13

Bisogna dare di se stessi senza misura

Un giorno, commentando con Celina un brano del Siracide, Santa Teresa le spiegò con energia che l'abbandono e la fiducia in Dio si nutrono di sacrifici.

"Occorre fare tutta la nostra parte, donarsi senza misura, rinunciare costantemente a se stessi; in una parola dimostrare il nostro amore con tutte le buone opere in nostro potere. Ma, per la verità, essendo tutto questo ben poca cosa... è necessario, una volta fatto tutto quello che ritenevamo di dover fare, che ci consideriamo degli ‘inutili servitori' (Lc 17, 10), sperando, tuttavia, che Dio ci darà per grazia tutto ciò che desideriamo. È questo ciò che sperano le piccole anime che ‘corrono' nella via dell'infanzia: dico ‘corrono' e non ‘si riposano'".14

Allo stesso modo pensava anche Sant'Ignazio di Loyola: "Nelle imprese difficili, bisogna abbandonarsi nelle mani di Dio con perfetta fiducia, come se ci si aspettasse di vedere il successo miracolosamente dall'Alto; ma bisogna agire in tutto come se il successo di questa impresa dipendesse esclusivamente dai nostri sforzi".15

Chi desidera raggiungere la santità non risparmia energie per combattere i propri difetti e le proprie cattive inclinazioni, ma sa che un dono così alto può essere ottenuto solo con l'infinita misericordia di Dio, ed Egli senza dubbio non mancherà di concederlo.

Celeste scudo contro le sventure

Per chi confida, Dio riserva l'inimmaginabile.

Fu grazie a questa virtù che molti Santi "hanno rubato" il Cielo a Dio. Il primo a farlo è stato il buon ladrone che, giustamente condannato dagli uomini, non ha esitato a chiedere e a ottenere il perdono di Dio: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23, 43).Santo-Inacio-de-Loyola_.jpg

La fiducia di Santa Gertrude "faceva una tale violenza al Cuore Divino che Lui era costretto a favorirla in ogni cosa".16 E Santa Caterina da Siena era talmente sicura di essere esaudita che pregava così: "Signore, non mi allontanerò dai tuoi piedi, dalla tua presenza, finché la tua bontà non mi avrà concesso ciò che desidero".17

Pertanto, possiamo concludere che la fiducia è come uno scudo celeste contro tutte le sventure, un potentissimo gladio puntato contro i nemici della nostra salvezza, un perfetto e cristallino canto d'amore a Dio.

Praticando questa virtù, conquisteremo la tranquillità interiore. Avendone ricevuto conforto, potremo proclamare con il re David: "Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza, il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la mia salvezza, il mio riparo! Sei la mia roccaforte che mi salva: tu mi salvi dalla violenza. Invoco il Signore, degno di ogni lode, e sono liberato dai miei nemici" (cfr. 2 Sm 22, 2-4).

Infine, dobbiamo ricordare un'altra verità, capace di dotare di elevati meriti il più piccolo dei nostri atti di virtù: soltanto per mezzo della Vergine Santissima, la Madre della Fiducia, il nostro abbandono a Dio sarà completo. Le angosce e le inquietudini non devono mai sopraffarci, perché come figli, abbiamo il diritto di aspettarci l'impossibile da Colei che è Madre di Misericordia, nostra vita, dolcezza e speranza. (Rivista ARALDI DEL VANGELO, n. 197, Ottobre/2019, p. 34 a 37).

1 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.129, a.6, ad 3.
2 Idem, a.6.
3 Idem, ibidem.
4 SANTA TERESA DI LISIEUX. Conselhos e lembranças. 7.ed. São Paulo: Paulus, 1984, p.75.
5 Idem, p.48.
6 Idem, p.72.
7 CCE 2559.
8 SANTA TERESA DI LISIEUX, op. cit., p.74.
9 SAINT-LAURENT, Thomas de. O livro da confiança. São Paulo: Retornarei, 2019, p.16.
10 SANTA TERESA DI LISIEUX, op. cit., p.52.
11 Idem, ibidem.
12 SAINT-LAURENT, op. cit., p.66.
13 SANTA TERESA DI LISIEUX, op. cit., p.50.
14 Idem, p.51.
15 BOUHUORS, Dominique (Ed.). Les maximes de Saint Ignace, fondateur de la compagnie de Jésus, avec les sentimen de S. François, de la mesme Compagnie. Paris: Sebastien Marbre-Camoisy, 1683, p.61.
16 SAINT-LAURENT, op. cit., p.92.
17 Idem, ibidem

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