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Tesori della Chiesa

La dama e l’unicorno

Pubblicato 2019/11/01
Autore : Suor Daiana Reis Lima, EP

Disfacendosi di questi ornamenti, agisce con serietà, serenità e fortezza. Non mostra alcuna afflizione né la minima necessità di pentimento. Si direbbe che non si sia mai lasciata inebriare dalla lussuria

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Disfacendosi di questi ornamenti, agisce con serietà, serenità e fortezza. Non mostra alcuna afflizione né la minima necessità di pentimento. Si direbbe che non si sia mai lasciata inebriare dalla lussuria

Ci causa ammirazione analizzare le antiche opere d'arte, soprattutto quando sono realizzate con tecniche sconosciute al giorno d'oggi. Siamo ancora più incuriositi se presentano figure o scene misteriose che ci invitano a contemplarle con il cuore per svelarne il significato.

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In questa prospettiva, attira in modo particolare la nostra attenzione una serie di sei arazzi della fine del XV secolo intitolata "La dama e l'unicorno". Tessuti con fili di lana e seta, con colori prevalentemente blu e rossi, riflettono gran parte dell'innocenza medievale e il senso del meraviglioso proprio di quell'epoca storica.

I primi cinque pezzi di questo gruppo rappresentano allegoricamente i sensi corporali: udito, vista, tatto, olfatto e gusto. Al centro della scena appare sempre una dama, affiancata da un leone e un unicorno. In uno di essi, la vediamo interpretare una melodia all'organo; in un altro, reggere uno specchio in cui si contempla il mitico animale; nei rimanenti, appoggiare la mano sul suo corno, sentire l'aroma dei fiori offerti da una serva e servirsi delle prelibatezze che le vengono presentate in una coppa.
Più difficile da interpretare è il sesto di questi arazzi, in cui la dama deposita fiori e gioielli in una cassetta portata da una serva. Come svelare il significato di un tale gesto?

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Tra le tante spiegazioni date nel tempo, una ci piace particolarmente: la scena rifletterebbe l'atteggiamento virtuoso dell'animo umano di fronte alle sollecitazioni disordinate dei sensi. E il motto in cima alla tenda blu - A mon seul désir1 - simboleggerebbe l'esclusivo desiderio di Dio, che porta la dama a rinunciare a tutto ciò che le possa turbare lo spirito.


Disfacendosi di questi ornamenti, agisce con serietà, serenità e fortezza. Non mostra alcuna afflizione né la minima necessità di pentimento. Si direbbe che non si sia mai lasciata inebriare dalla lussuria. Evoca così la Santissima Vergine, modello illibato di purezza, la cui volontà non è mai stata governata dalla sensibilità, ma sempre dagli altissimi disegni del Creatore.

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Alla destra della signora vediamo un leone, l'immagine della lotta contro le nostre passioni disordinate e le cattive tendenze. Alla sua sinistra c'è l'unicorno, con cui scambia lo sguardo.

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Arricchente è analizzare questo animale leggendario dalla prospettiva mistica della Beata Anna Caterina Emmerick. In una delle sue rivelazioni, lo descrive come straordinario e molto attraente, capace di scalare le montagne più alte. Afferma che è benevolo e pacifico, ma molto riservato e sfuggente, e inoltre che possiede il dono di incutere rispetto anche negli animali selvaggi e velenosi, che gli prestano riverenza e aiutano a proteggerlo. "Nei luoghi dove pascola o beve, ogni elemento velenoso scompare".2

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Secondo un'antica leggenda, questo animale sublime e sfuggente si sente attratto soltanto dalle vergini più pure, nel cui grembo riposa con fiducia e piacevolmente. Secondo la veggente di Münster, questo simboleggia qualcosa di superiore: "che la carne di Gesù uscì, pura e santa, solo dal grembo della Santissima Vergine Maria. [...] In Lei fu vinto ciò che era invincibile; [...] in Lei l'umanità ribelle fu sconfitta e resa pura. Nel suo seno svanì il veleno della terra".3

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Di fronte alle realtà espresse in questa bella simbologia, non c'è nulla da temere. Chiunque si rivolga a Maria non sarà mai confuso! Pe mezzo di Lei otterremo la forza per sottomettere i nostri istinti disordinati. E anche se ci siamo allontanati da Nostro Signore, in Lei purificheremo le nostre colpe e Le saremo graditi. (Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2019, n. 197, p. 50-51).

1 Dal francese: "Al mio unico desiderio".
2 BEATA ANNA CATERINA EMMERICK. Visiones y revelaciones completas. 2.ed. Buenos Aires: Guadalupe, 1953, t.I, p.603. 3 Idem, ibidem.

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