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Araldi nel mondo

Gli ultimi giorni di vita del Dott. plinio: “Consummatum est!”

Pubblicato 2019/10/29
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Il 3 ottobre 1995, il Dott. Plinio consumava il suo olocausto. Subito dopo il decesso, fioriva nel suo volto ormai inerte un sorriso, come se stesse contemplando dall’eternità un’aurora di grandi vittorie.

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Il 3 ottobre 1995, il Dott. Plinio consumava  il suo olocausto. Subito dopo il decesso, fioriva nel suo volto ormai inerte un sorriso, come se stesse contemplando dall’eternità un’aurora  di grandi vittorie. 

Le visite alla Madonna del Buon Consiglio, a Genazzano, erano sempre state per l’Autore, occasione di speciali grazie di conforto, protezione e stimolo soprannaturali. In modo immutato, dopo essersi inginocchiato ai piedi dell’immagine e aver cominciato a pregare o a contemplarla, ad un certo momento avveniva qualcosa di molto curioso: attraverso le circostanze, coincidenze o voci interiori, Lei manifestava il suo affetto materno e, anche, gli faceva sentire una parola riguardo al futuro. Numerosi furono i messaggi trasmessi in questo modo, nel corso degli anni e dei decenni.Plinio Correa de Oliveira.jpg

Così, arrivato in Italia il 1° agosto 1995, partì dall’aeroporto di Fiumicino direttamente per Genazzano, con diversi accompagnatori, al fine di rivedere la Mater Boni Consilii e compiere alcune promesse.

Davanti all’immagine, una voce interiore

Scendendo dall’automobile vicino al Castello Colonna, ebbero una sorpresa: si vedeva nella piazza una folla di persone, le signore vestite di nero egli uomini con cravatta nera, tutti con volti tristi e compunti, sebbene gesticolassero e parlassero ad alta voce, in linea con l’espansività di quella gente. Che cosa stava succedendo? Presto si resero conto che era un funerale. Un po’ impressionato, l’Autore pensò: “Essere ricevuto qui da un funerale? Non mi è mai accaduto… Che abbia un qualche significato?”

Il clima gli causava una sensazione strana. Mentre il vento forte caldo e aggressivo sollevava da terra nuvole di polvere rossa, il cielo coperto e cupo minacciava una pioggia torrenziale, dalla quale però cadevano appena gocce sparse e spesse, che sembravano portare con sé la polvere. Arrivare a Genazzano in quelle condizioni atmosferiche gli causò un brutto presentimento: “Tutto questo mi preannuncia una tragedia che sta per arrivare. Che cosa sarà?”

Camminarono sotto gli ombrelli in direzione della chiesa, intrufolandosi in mezzo alla gente. Quando alcune persone si spostarono per farli passare, si imbatterono in una bara, portata da otto uomini e circondata da una famiglia in lacrime. Ancora  una volta, l’Autore ebbe un soprassalto e disse fra sé: “Che ci sia in questo un avvertimento da parte della Madonna? Forse qualcuno del Gruppo morirà, più importante di quanto si pensi. Chi?” In ginocchio davanti all’immagine, la trovò particolarmente accogliente e comunicativa, e si chiedeva: “Che cosa vorrà dire?”

Mentre fissava l’affresco, sentì improvvisamente qualcosa dentro di sé, qualcosa alla maniera di una voce chiarissima, come se qualcuno volesse fargli arrivare una notizia grave: “Il Dott. Plinio morirà”.

Quelle parole erano del tutto inaspettate. Avendo un grande sgomento e non volendo crederci, reagì: “Non è possibile. Proprio ora, qui di fronte alla Mater Boni Consilii, dove sono venuto a cercare consolazione, mi è venuta un’idea così assurda? Deve essere pura suggestione o tentazione del demonio per importunarmi…”

Spinto dalla fede che riponeva nella missione del suo padre fondatore, e sostenuto dalla grazia di Genazzano da lui ricevuta nel 1967,1 l’Autore aveva sempre sostenuto l’idea che il Dott. Plinio non sarebbe morto senza aver pienamente soddisfatto la sua chiamata, essenzialmente legata agli eventi previsti nel messaggio di Fatima e alla realizzazione del Regno di Maria sulla terra. Così, l’ipotesi della sua morte era una prospettiva davanti alla quale non si era mai soffermato.

Allora, lottando contro questo sorprendente annuncio, si sforzò di pregare, ma non ci riuscì perché la voce insisteva: “Il Dott. Plinio morirà! Il Dott. Plinio morirà! Ti sto avvisando!”

Era un presentimento fortissimo e convincente, che non cessava neppure per un secondo.

L’afflizione cede il posto alla calma

Tuttavia, allo stesso tempo, guardava l’immagine: questa si mostrava piena di affetto e benevolenza, infondendogli pace, serenità e consolazione. E pareva dirgli: “Figlio mio, prepara la tua anima e i tuoi nervi, perché questo accadrà. Il Dott. Plinio sta per morire, ma non preoccuparti, perché Io stessa condurrò le cose con molto aiuto e protezione, in modo miracoloso. Andrà tutto bene, tutto ritroverà equilibrio. Abbi fiducia”.
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L'Autore davanti all'affresco della
Madonna del Buon Consiglio,
nell'agosto 1995

Il mattino seguente, nuovamente ai piedi della Madre del Buon Consiglio, quell’idea tornò con la stessa nitidezza, ma anche con pace nell’animo e perfino accompagnata da gioia e da fiducia, con questa convinzione: “Qualunque cosa accada al Dott. Plinio, egli compirà la sua missione e vincerà!”

Da quel momento in poi, con il passare dei giorni, l’afflizione avrebbe ceduto il passo alla calma e ad un misterioso rafforzamento, donatogli dalla grazia per affrontare le drammatiche situazioni che lo attendevano. Così trascorse il mese di agosto.

Mentre si trovava a Parigi il giorno 15, l’Autore fu chiamato al telefono dal Dott. Plinio, che desiderava salutarlo per il suo compleanno. In quell’occasione, egli intuì, dalla sua voce, quanto fosse stata scossa la sua salute, cosa che alimentò ancora di più la sensazione della morte prossima. E il 20, già negli Stati Uniti, ricevette una notizia molto sintomatica di una grave malattia: era esausto e aveva perso tredici chili di peso.

Pochi giorni dopo, l’Autore era pronto a tornare in Brasile.

Sofferenza inenarrabile e partenza  per l’ospedale

Il 21 agosto, il Dott. Plinio partì per l’Eremo del Sostegno della Madonna, ad Amparo, con l’intenzione di riposare. Si rendeva conto che le sue energie erano esaurite e si sentiva consumato da una grave malattia.

Tuttavia, nonostante i tremendi disturbi che da molto tempo pativa, non aveva ancora detto una parola al riguardo,  né era ricorso ai medici per paura di una diagnosi che lo obbligasse ad allontanarsi dalla convivenza con il Gruppo e ad isolarsi, con le conseguenze che ciò avrebbe arrecato alla sua opera. Così, ebbe il martirio di attraversare questo dramma senza lamentarsi minimamente.

Ad Amparo, la sua salute peggiorò ogni giorno. Aveva una nozione talmente chiara di stare andando verso la fine che, trovandosi una volta in conversazione con uno dei suoi assistenti, dichiarò:

— Entro un mese, Plinio Corrêa de Oliveira sarà un uomo morto.

Il giorno 31, le indisposizioni e la debolezza aumentarono al punto che gli mancavano le forze per uscire dalla stanza. Oppresso da un terribile abbattimento, desiderava rimanere solo, e commentò nell’intimità che le sue sofferenze dell’anima avevano raggiunto l’indicibile, erano andate“oltre ogni limite, oltre ogni limite!”

Il giorno dopo, incapace di nutrirsi, ebbe ancora una dolorosa constatazione: per periodi, sentiva spegnersi nella sua mente la luce della coscienza e della ragione. Ad un certo momento, tornando in sé, portò la mano alla testa e disse con tutta calma:

— Il problema è qui.

Alla fine di quel pomeriggio, essendosi aggravato lo stato di subcoscienza e di esaurimento, non c’erano altre misure da prendere: sia i medici che le altre persone vicine concordavano sul fatto che il ricovero ospedaliero fosse indispensabile. La sera, uno dei veterani lì presente si avvicinò al letto e gli diede questa breve spiegazione:

— Dott. Plinio, la sua situazione è tale che non c’è altro da fare: deve andare in ospedale.

La risposta, chiara e lucida, fu immediata:

— Se è necessario, allora andiamo.

In pochi minuti, accompagnato da alcuni membri del Gruppo, era in viaggio verso l’Ospedale Tedesco Oswaldo Cruz, a San Paolo.

Condotto al pronto soccorso per una prima valutazione clinica, da cui risultò una diagnosi rassicurante, il Dott. Plinio fu poi portato nella sua stanza.Dr-Plinio-em-1995_Easy-Resize.com_-200x300.jpg

Una terribile notizia conferma gli avvisi

Il giorno dopo, il 2 settembre, l’Autore si trovava già in Brasile. Era un sabato. La mattina fu chiamato al telefono da uno dei medici del Gruppo presenti in ospedale, con informazioni sui risultati degli esami più recenti:

— È stata appena eseguita l’ecografia: è stato diagnosticato un cancro enorme al fegato, e ora sarà fatta  la radiografia del torace per vedere fino a che punto sono arrivate le metastasi.

Nel sentire la notizia, si ripeté la stessa voce interiore sentita presso la Mater Boni Consilii : “Il Dott. Plinio morirà, il Dott. Plinio morirà”. Tuttavia, questa volta non portava una carica di tragedia, ma solo serenità, con l’assoluta certezza che questo era un disegno di Dio e che la premonizione della Madonna si sarebbe compiuta: sarebbe morto per essersi offerto come vittima espiatoria.

Mezz’ora dopo, un’altra telefonata:

— La radiografia indica metastasi nei due polmoni.

— Qual’è l’aspettativa di vita?

— Due o tre mesi, al massimo.

L’Autore si precipitò in ospedale. Senza lasciarsi abbattere, affrontava la situazione con una serenità di spirito che sorprendeva pure lui. Da quel giorno in poi, il soprassalto di Genazzano diventava una grazia di sicurezza e stabilità. Così, con il panorama completamente chiaro, si rese conto che era la volta di preparare il Gruppo.

Per lui non c’era ombra di dubbio: la causa difesa dal Dott. Plinio era invincibile, e la sua opera non poteva morire. La sua morte, come un olocausto accettato dalla Provvidenza, non sarebbe stata un episodio che avrebbe interrotto il normale corso degli eventi, ma, al contrario, avrebbe significato un’alba di grandi vittorie e di grazie mistiche per i suoi figli fedeli.

Unzione degli Infermi e Viatico

Quel 2 settembre, dopo aver fatto visita al Dott. Plinio e aver conversato con lui, narrando episodi del suo ultimo viaggio, uno dei primi provvedimenti presi dall’Autore fu quello di cercare un sacerdote conosciuto, al fine di portare il Sacramento dell’Unzione degli Infermi al suo padre fondatore. Alle undici e mezza di sera gli chiese se così desiderava, usando un linguaggio indiretto per evitargli uno choc emotivo di fronte alla prospettiva della morte:

— Nella situazione in cui si trova, qui in ospedale, lei ha diritto agli Oli Santi. Il canonico è qui, e potrebbe amministrarglieli. Vorrebbe riceverli?

— Ah, sì! Molto, molto!

— Può amministrarle anche il Viatico?

— Lo voglio davvero.

Alla fine, il Dott. Plinio ringraziò con grande effusione il sacerdote. Tuttavia, alcuni pensarono che non fosse stato pienamente consapevole di ciò che era avvenuto, mentre era unto e si comunicava. Ora, durante le prime ore del mattino, rivolgendosi ad uno dei suoi ausiliari, commentò:
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Scene dell'ultimo soggiorno del Dott.
Plinio nell'Eremo del Sostegno della
Madonna, nell'agosto 1995

— João è stato qui con il canonico, a prepararmi alla morte.

In realtà, con la sua salute minata da un cancro così imponente, non fu colto di sorpresa, ma vide la morte avvicinarsi da lontano, forse a partire dall’anno 1994 o anche prima. Pur avendo combattuto contro di lei, non aveva paura della sua salvezza eterna, perché riponeva piena fiducia nell’intercessione della Madonna presso il Divino Giudice. Disposto a morire, il suo grande tormento non consisteva nel verificare la prossimità dell’esito, ma nel dramma colossale che la sua anima attraversava. 

“Se un punto fosse chiaro…”

Il calvario del Dott. Plinio era causato in primo luogo dalla sua stessa malattia. È noto che il cancro produce un forte disturbo nell’organismo e, nel suo caso, ci fu l’influenza delle preoccupazioni di cui la sua esistenza era crivellata, in particolare per i rischi affrontati nella fase più recente.

Tuttavia, la sua massima sofferenza in questa fase finale fu una tremenda perplessità, un problema senza soluzione. Durante il periodo della sua degenza in ospedale, in tre occasioni distinte, due delle quali in conversazione con l’Autore, proferì il seguente gemito:

— Figlio mio, se un solo punto mi fosse chiaro, tutto sarebbe risolto.

Qual era questo punto che era ansioso di chiarire? Chi conosceva il Dott. Plinio da vicino e aveva sentito un tempo le sue confidenze, non aveva difficoltà a scoprirlo.

Sapendo di essere stato chiamato fin dall’infanzia a vincere la Rivoluzione e a partecipare all’instaurazione del Regno di Maria, comprendeva che era giunta l’ora estrema, senza che i suoi occhi vedessero realizzata la promessa e rinnovata la faccia della terra. Allora, si chiedeva con angoscia: “Che ne sarà della mia missione?”

È vero che a tale domanda avrebbe potuto facilmente rispondere se avesse avuto la certezza di morire per un disegno di Dio, con l’accettazione dell’offerta come vittima espiatoria e, quindi, senza colpa da parte sua. In questo caso, la vocazione si sarebbe realizzata nella forma più bella di tutte, post mortem, attraverso l’olocausto. Ma che non fosse, al contrario, portato via da questo mondo in conseguenza di un castigo della Provvidenza per una qualche infedeltà? E quale sarebbe stata questa mancanza?

Forse che non avesse dato alla Madonna tutto quello che Lei esigeva? Esaminava la sua coscienza e non trovava nulla. Questo fu esattamente il paradosso, il più doloroso di tutta la sua storia, che lo tormentò ininterrottamente durante l’ultimo mese fino al momento di varcare la soglia dell’eternità. Era il tormento caratteristico dei Santi, creature così perfette che, vedendo davanti a loro la possibilità di elevarsi ad una perfezione ancora maggiore, soffrono per non aver raggiunto l’altezza desiderata nell’unione con Dio.

Un altro aspetto del dramma interiore del Dott. Plinio consisteva nell’apprensione per quanto riguarda la sua opera, frutto di un’intera esistenza di sacrificio e di sforzo eroico. Il Gruppo sarebbe rimasto acefalo, quando sarebbe venuto a mancare? Si rendeva chiaramente conto dello stato spirituale di alcuni settori e sapeva bene che, senza uno speciale aiuto della Madonna, si sarebbero presto sgretolati. Si sarebbe compiuta allora la parola della Scrittura, che dice: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse” (Mc 14, 27) 

Le sofferenze di un fondatore vittima

Per comprendere bene il Dott. Plinio nel suo letto di dolori è necessario considerare che, in genere, coloro che offrono la loro vita a Dio in olocausto e sono da Lui accettati passano per terribili prove di anima o di corpo, inclusa la morte, senza avere la chiara nozione di soffrire in virtù di tale offerta. Se fossero convinti di questo rapporto di causa-effetto tra la loro immolazione e le sofferenze a cui sono poi sottoposti, riceverebbero così tanto sollievo che i loro meriti sarebbero notevolmente diminuiti o, forse, annullati.
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Il Dott. Plinio riceve l'Unzione
degli Infermi, il 2 settembre 1995

Per azione della Provvidenza, alcune vittime arrivano a dimenticarsi completamente dell’atto che hanno praticato, e si ritengono oggetto dell’ira o dell’abbandono di Dio, in punizione per le loro colpe e miserie. Il dubbio e l’incertezza sono quindi elementi essenziali e caratteristici di questo percorso spirituale.

Ora, quando la persona così colta da Dio sta dando i natali a qualche istituzione religiosa, è normale che le sue tribolazioni siano ancora più grandi, perché, in genere, ogni fondatore deve soffrire per i figli che lo seguiranno nel corso dei tempi. 

Ultima Comunione

Il 22 settembre, durante la riunione mattutina, l’Autore comunicò ai membri del Gruppo il vero stato del padre e fondatore di tutti. Si concludeva in questo modo la lunga preparazione che aveva iniziato con se stesso, a Genazzano, presso l’immagine della Mater Boni Consilii.

Il giorno successivo, il Dott. Plinio si trovava in uno stato di incoscienza quasi completa, nei cui intervalli si potevano sentire da lui alcune parole come queste, pronunciate subito al mattino:

— Così in terra come in Cielo. Così in terra come in Cielo… Per entrare in Cielo bisogna pregare.

Lunedì 25, tutte le sofferenze delle settimane precedenti sembrarono concentrarsi su di lui, e alcuni pensarono che fosse giunta la fine. I dolori lancinanti gli strappavano gemiti e tutto il suo corpo tremava di febbre, mentre teneva in mano con forza la reliquia del Santo Legno, che non avrebbe abbandonato fino al momento supremo.

Quella notte egli fece la comunione per l’ultima volta. Inaspettatamente, nel momento in cui il sacerdote stava per andarsene perché riteneva che tale Comunione fosse impossibile, egli tornò in sé e fece segni di voler ricevere il Santissimo Sacramento. Era il punto di arrivo, su questa terra, di quella comunione eucaristica che ebbe inizio il 19 novembre 1917 nella chiesa di Santa Cecilia,2 e che fino ad allora non era mai stata interrotta.

Ultime parole

Mercoledì, in mezzo agli orribili disagi di un trattamento realizzato nelle sue vie respiratorie, in modo sorprendente si rivolse a uno dei suoi assistenti e, parlando con grande difficoltà, gli disse:

— La Madonna sta vincendo la battaglia. Manca solo Dio a dare la vittoria. E in seguito chiese:

— Preghi una Salve Regina per me. Sì, l’ultima parola del Dott. Plinio registrata dai suoi figli fu una richiesta. Voleva che recitassero per lui questa preghiera che aveva guidato i suoi passi fin dall’infanzia, a partire da quel giorno in cui, bambino angosciato e sofferente, cadde ai piedi di Maria Ausiliatrice e supplicò: “Salvami, Regina!” Come non avrebbe dovuto salvarlo, ora, la Regina che aveva amato così teneramente, alla quale aveva consacrato tutta una esistenza di immolazione, di pietà, di lotte e di apostolato?

Infatti, fu possibile vedere come il quadro della Madonna del Buon Consiglio, costantemente davanti a lui, fosse diventato il punto di riferimento quasi esclusivo del Dott. Plinio in ospedale. Nel suo dolce spegnersi, trascorreva mattina, pomeriggio e sera a fissare questa immagine e a pregare senza interruzione. Quando, alla fine, durante gli ultimi tre giorni aveva completamente smesso di parlare, il suo sguardo si fissò sulla Madonna fino a quando non entrò nell’agonia finale.

La gloria di un uomo di Dio

Infine, alle tre e mezza del pomeriggio di un martedì, 3 ottobre 1995, iniziava l’agonia. Nella mano destra teneva il Santo Legno e nella sinistra il rosario e una candela benedetta accesa. Alla sua destra, il sacerdote recitava la preghiera dei moribondi.
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Il Dott. Plinio parla con l'Autore,
all'Ospedale Oswaldo Cruz

In quell’ora estrema, apparvero sul suo volto così come nel suo respiro cadenzato tutti i segni della sua sofferenza, della sua immensa lotta, del suo dramma spirituale. Paradossalmente, era pieno di pace e serenità, ma, allo stesso tempo, contratto, afflitto, addentrato nelle grinfie della morte, preso dall’angoscia e dai dolori lancinanti della separazione tra l’anima e il corpo. Alle sei e venticinque il Dott. Plinio esalò il suo ultimo respiro.

Per l’Autore, ci fu in quel momento una consolazione soprannaturale misteriosa. Mentre alcuni piangevano e altri si ritiravano dalla stanza per lasciarsi andare alla costernazione, lui non riusciva a rattristarsi ma, al contrario, sentiva nel suo intimo un vero entusiasmo, un’enorme gioia per poter assistere a questa scena di tanta maestosità. Non si trattava della morte di una persona molto cara. Non aveva visto morire il suo padre e signore. Ai suoi occhi, era il passaggio di un uomo di Dio, all’apice della sua gloria, dalla terra alla beatitudine eterna.

Si configurava ancora di più nella sua anima la convinzione che l’aveva sempre guidato: contro ogni e qualsiasi apparenza, il Dott. Plinio avrebbe vinto. Questa era la grande realtà, e non aveva il minimo dubbio sull’inizio di una nuova era storica, acquistata da una così alta offerta. Fu allora che il figlio si chinò e abbracciò il padre e signore, reclinando la testa sul suo petto, perché pensava: “La sua anima uscirà dal corpo in linea ascensionale. Dunque, passerà attraverso di me”.  

Nella bara, il sorriso

Quattro mesi e mezzo prima della sua morte, durante una riunione, il Dott. Plinio discorreva sul ruolo della sofferenza nella vita degli uomini. Difendeva, però, che il dolore ben accettato è, a sua volta, generatore di una gioia festosa, caratteristica delle anime che si donano a Dio senza riservare nulla a se stesse.

“E, facendo allusione alle parole del Divino Salvatore sulla sommità della Croce, commentava subito dopo: “È proprio dell’olocausto essere stato realizzato con tanta buona volontà che, al tempo del “consummatum est”, fiorisce un sorriso”.

Dunque, esattamente questo sorriso è stato visto sul volto del Dott. Plinio, con sorpresa di tutti, quando il suo corpo fu trasferito nella cassa funeraria, già rivestito dell’abito. Aveva offerto il suo olocausto con tanta generosità che, quando poté proclamare “Tutto è compiuto” (Gv 19,30), nella sua fisionomia si verificò un impressionante cambiamento: fino ad allora sfigurato e irriconoscibile, in quel momento cominciò a riflettere una gioia soave, serena e pienissima, senza la minima traccia di amarezza o delusione.

Quando abbandonò il corpo, la sua anima fu accolta da Dio e tutti i dubbi e le incertezze si dissiparono. Egli vide con chiarezza quanto bene la sua offerta era stata accolta e avrebbe prodotto risultati: la sua missione sarebbe stata compiuta e la Rivoluzione sconfitta.

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Messa di esequie nella Chieda della Madonna della Conzolazione, 4/10/1995

Anche in questo passaggio alla luce egli comprese pienamente la propria vocazione, così alta e sublime che non aveva avuto la possibilità di svelare a se stesso nel corso della sua esistenza terrena. E siccome era un fondatore, certamente contemplò in un solo sguardo il futuro della sua opera fino alla fine dei tempi. Allora, misteriosamente, sotto l’influsso dell’anima immersa nella gioia sconfinata della visione di Dio, nel corpo già inerte fiorì il sorriso. (Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2019, n. 197, p. 24 a 29

Estratto, con piccoli adattamenti, da: Il dono di sapienza nella mente, vita e opera di Plinio Corrêa de Oliveira. Città del VaticanoSão Paulo: LEV Lumen Sapientiæ, 2016, vol.V, p.413-467

1 In un momento di grande prova nel 1967, il Dott. Plinio aveva ricevuto un’insigne grazia contemplando una riproduzione dell’affresco della Madonna del Buon Consiglio, venerato nella città italiana di Genazzano. Senza sentire esattamente una voce, udì la Santissima Vergine nel profondo della sua anima come a dirgli: “Figlio mio, non si turbi. Abbia fiducia, perché la sua opera sarà conclusa e lei compirà per intero la sua missione”. Questa promessa interiore era chiamata dal Dott. Plinio grazia di Genazzano.

2 In questo giorno il Dott. Plinio fece la sua Prima Comunione

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