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Storie per bambini

Il potere del perdono

Pubblicato 2019/09/16
Autore : Gabriele Matiello

A partire da quel giorno, Matilde non fu più la stessa. Il bel gesto di misecordia della regina aveva fatto molto di più per condurla alla santità delle terribili restrizioni di Donna Berengaria.

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A partire da quel giorno, Matilde non fu più la stessa. Il bel gesto di misecordia della regina aveva fatto molto di più per condurla alla santità delle terribili restrizioni di Donna Berengaria.

Gabriele Matiello

Una bella mattina di primavera, venne al mondo la figlia di una semplice coppia di contadini. La chiamarono Matilde e, mentre gli abitanti del villaggio si rallegravano in terra per quella nascita, nell’alto del Cielo il suo Angelo Custode rivolgeva questa bella preghiera alla Madonna:

img.jpg— Ti chiedo, mia Regina, di concedermi di proteggere in forma esimia l’innocenza di questa bambina. Che lei subito Ti conosca e Ti serva. E arrivi quanto prima al culmine della santità alla quale è stata chiamata.

— Rispose la Sovrana dei Cieli – Io ti concedo con piacere ciò che Mi chiedi, mio zelante servo. Questa bambina attraverserà difficoltà, ma non tarderà a incontrare chi dev’essere suo modello sulla terra. Nel corso di tutto il suo percorso è necessario che tu la protegga e la guidi.

I primi mesi dell’esistenza di Matilde trascorsero in una felicità completa. Molto presto però rimase orfana e la sua madrina, Donna Berengaria, una pia e rigida signora, si incaricò della sua educazione.

Aveva ormai sette anni quando, scopando la sala, ruppe l’unico vaso di fiori che c’era in casa. Come avrebbe preso la madrina un simile disastro? Certamente sarebbe diventata furiosa… Era meglio nascondere l’accaduto e dirle, simulando molta sicurezza, che era stato un gatto il colpevole. Lei lo aveva visto entrare in casa come un fulmine e uscire subito dopo dalla finestra.

Tuttavia, Donna Berengaria, non tardò a rendersi conto dell’inganno e reagì con tremenda violenza. Oltre che maldestra, era stata bugiarda! E questo era un vizio molto grave!

La piccina pianse dal pentimento, e promise di dire sempre la verità. Tuttavia, trascorrevano gli anni senza che riuscisse a migliorare, e ogni volta che la coglievano in flagrante a dire una bugia, era punita con terribile fermezza. La povera bambina allora pensava:

— Madrina mia hai ragione! Sono una bugiarda, su cui non ci si può fidare!

Spesso restava triste e pensierosa, lottando per non scoraggiarsi…

All’imbrunire del giorno precedente alla Solennità dell’Assunzione, udì l’allegro scampanio delle campane della chiesa matrice che chiamavano i fedeli ai Vespri Solenni. Incantata, corse al tempio e restò estasiata per le belle melodie, la bellezza del cerimoniale e il profumo dell’incenso. Attirò la sua attenzione, soprattutto, la presenza di una signora molto distinta, vestita di ricchi broccati d’oro.

Non l’aveva mai vista in quel villaggio e lei, tuttavia, la fissava con tenerezza, come se la conoscesse già da molto tempo. A un certo punto, la chiamò per conversare:

— Salve, mia piccina, qual è il tuo nome?

Matilde, presa da ammirazione e rispetto, rispose:

— Buona sera, mia signora, io mi chiamo Matilde.

— Da dove vieni?

— Abito in quella casetta che è in cima alla montagna. I miei genitori erano molto buoni, ma sono già morti, e ora vivo con la mia madrina, Donna Berengaria.

Parlerò con la tua madrina perché ti lasci venire ad abitare con me a palazzo.

Matilde non poteva crederci… Faceva salti di gioia! Interiormente, però, si poneva un problema:

— E quando la regina si renderà conto che sono una bugiarda? Comincerà a sgridarmi, come fa Donna Berengaria? Lei sembra tanto buona…

Gli anni passarono e la rude contadina diventò una principessina, piena di amore e gratitudine per chi con tanta generosità l’aveva accolta.

Un giorno, fu chiamata dalla sovrana. Voleva affidarle un’incombenza di somma importanza: portare un messaggio al comandante del suo esercito, nel campo di battaglia. Matilde uscì prontamente da palazzo, con la busta in mano. Tuttavia, colta dalla paura, non osò dirigersi fino al luogo prefissato. Trascorse la giornata girando per i dintorni, invece di compiere la sua missione.

Quando ormai era calata la sera, la regina la vide tornare e le chiese se aveva fatto quello che le aveva ordinato. Matilde disse di sì, dando persino alcuni dettagli del presunto incontro… Per paura di essere corretta, era caduta nel suo antico vizio, la bugia!

Questa volta, però, le conseguenze erano gravi: non avendo ricevuto istruzioni dal palazzo, il generale aveva ordinato all’esercito di ritirarsi alle prime luci dell’alba. Si correva il rischio serio che gli attaccanti, vedendo il cammino libero, devastassero il paese. Chissà se sarebbero riusciti ad arrivare addirittura fino al palazzo?

Quando la regina fu informata che il suo comandante, opponendosi alle istruzioni inviate, stava ritirando le truppe, lo fece venire urgentemente alla sua presenza e gli chiese spiegazioni. Molto confuso, egli appena balbettò:

— Perdono, Maestà. Aspettavamo con ansia i vostri ordini per attaccare. Siccome non sono arrivati, abbiamo dovuto battere in ritirata…

La regina comprese l’accaduto e fece chiamare Matilde. La accolse con uno sguardo molto serio, dimostrando il suo profondo disappunto, e le disse:
Donna Berengaria.jpg
Donna Berengaria non tardò a rendersi conto dell'inganno e reagì con
tremenda violenza. Oltre che maldestra, era stata bugiarda!
E questo era un vizio molto grave!

— Figlia mia, è vero che mi hai mentito? E’ così che ricambi la Provvidenza per tutto quello che ha fatto per te?

Vedendosi interpellata in questo modo da colei che tanto amava, Matilde cadde in ginocchio e, piangendo, supplicò:

— Perdono, madre mia, se ancora posso chiamarti mamma…

La regina non si aspettava una reazione così contrita. Commossa, rispose:

— E per quale motivo non potresti chiamarmi mamma? Anche se la tua colpa fosse più grave, non ti rifiuterei mai! La tua umile richiesta di perdono non solo ripristina il mio amore per te, ma lo fa crescere. Hai fiducia nella bontà di tua madre? Sei disposta, d’ora in poi, a volerle ancora più bene, come lei vuole ancora più bene a te?

Matilde, scossa dalla misericordiosa attitudine della regina, rispose:

— Certamente sì!

— Allora, figlia mia, andiamo davanti alla statua del Sacro Cuore di Gesù e preghiamo chiedendo la grazia che tu non cada mai più in questo difetto. Supplichiamo il tuo Angelo Custode che ti aiuti e faccia di te una grande santa.

A partire da quel giorno, Matilde non fu più la stessa. Quando sentiva soffiare dentro di sé i venti di qualsiasi tentazione, si ricordava dell’amore della regina e chiedeva aiuto al suo Angelo Custode per vincerla. La misericordia della sovrana aveva fatto molto di più per condurla alla santità di quello che avevano fatto le terribili restrizioni di Donna Berengaria. (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2019, n. 195, p. 46-47).

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