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Gesù Cristo

Il più sublime rapporto con Cristo Redentore

Pubblicato 2019/09/16
Autore : Carolina Amorim Zandoná

Partecipare allo stesso Calvario, bere dallo stesso calice, portare la stessa croce: questa è la chiave del sublime rapporto che Nostro Signore Gesù Cristo è venuto a stabilire con gli uomini attraverso la Redenzione.

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Partecipare allo stesso Calvario, bere dallo stesso calice, portare la stessa croce: questa è la chiave del sublime rapporto che Nostro Signore Gesù Cristo è venuto a stabilire con gli uomini attraverso la Redenzione.

Carolina Amorim Zandoná

Dio ha creato gli esseri umani con l’istinto di socievolezza e ha disposto che il rapporto armonioso con i propri simili fosse una delle maggiori fonti di felicità per chi vive su questa terra.
Giuditta.jpg
Giuditta - Chiesa di San Germano di Auxerre, Parigi 

Ora, quando le persone, di proche en proche, fanno giungere alla sua pienezza questo rapporto terreno, desiderano presto includere in esso gli Angeli e, in un certo senso, Dio stesso. Convivendo già familiarmente in questo mondo con coloro che abitano nelle altezze celesti, diventano partecipi delle gioie di cui gli spiriti angelici godono nella visione beatifica.

Colori che rappresentano le sfumature della convivenza umana

Varia, misteriosa e piena di simbolismo è la storia della convivenza tra gli uomini nell’Antico Testamento. Si potrebbe dire che, in questa materia, l’umanità ha brillato nel corso dei millenni con colori diversi, simili a quelli delle pietre preziose.

La ricongiunzione di Giuseppe con i suoi fratelli in Egitto (cfr. Gn 45–46) potrebbe essere immaginata avvolta in un bel colore ametista, perché questa pietra riflette con la sua luce tenue e serena le gioie della relazione ricostituita dopo una lunga e dolorosa separazione.

La forte, leale e incondizionata amicizia tra Davide e Gionata (cfr. I Sam 20), non sarà così rara e preziosa come il verde profondo di uno smeraldo?

E come non paragonare il colore rosso vigoroso del rubino alla singolare perspicacia e all’eroico coraggio di Giuditta quando taglia la testa del capo dei nemici di Israele per difendere il suo popolo e il Santuario del suo Dio? (cfr. Gdt 8-13)

Procedendo sulla scia di questi confronti, dovremmo chiederci a che cosa assomigli il chiaro fulgore delle pietre più eccellenti, il diamante, la cui feerica brillantezza sembra riflettere qualcosa del nuovo e sublime rapporto che la Saggezza Eterna ha voluto stabilire con l’umanità quando “Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini” (Bar 3, 38).

Incarnandosi nel grembo di Maria Santissima, Nostro Signore Gesù Cristo ha inaugurato un’era della Storia. Ci ha insegnato ad amare il prossimo nel modo più eccelso, santo e perfetto che si possa immaginare, e ci ha dato prove sovrabbondanti di questo amore nel corso della Passione.

Convivere soavemente e armoniosamente in mezzo al dolore, mantenere l’unione al culmine della contrarietà, essere disposti a immolarsi per l’altro senza aspettarsi nulla in cambio, ecco alcuni degli insegnamenti trasmessi dal Salvatore alla fine della sua vita pubblica, come corollario della sua dottrina.

Una tale relazione, allo stesso tempo dolcissima e intrisa di sofferenze, si è dimostrata più forte, più luminosa e cristallina del diamante, attirando le anime con il suo immacolato splendore.

L’indispensabile ruolo della sofferenza

“Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 24-25). In questo passo della Scrittura, Nostro Signore stabilisce la sofferenza come elemento necessario per seguirLo e ottenere la Sua amicizia.

Portare la croce significa non solo essere disposti ad accettare il dolore e la contrarietà, ma farlo per amore. Gesù si aspetta da coloro che gli sono più vicini una completa intimità che li porti a discernere i suoi desideri e disegni divini e a patire tutto con Lui, da Lui e per Lui.

Tuttavia, già tra gli Apostoli troviamo differenti gradi di corrispondenza a questo invito. Nel sentire il primo annuncio della Passione, San Pietro rimproverò il Maestro, meritandosi di ricevere da Lui questo grave rimprovero: “Va dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8, 33).

San Giovanni, al contrario, ebbe un atteggiamento perfetto quando, reclinandosi sul petto di Gesù durante l’Ultima Cena, Gli chiese chi Lo avrebbe tradito (cfr. Gv 13, 23-25). Più che ascoltare la risposta proveniente dalle labbra del Redentore, egli cercava di ascoltare i desideri del Sacro Cuore e amò i disegni insondabili di Dio, senza porre ostacoli a che si consumassero tutte le sofferenze del suo Signore.

L’amore incondizionato di questo Apostolo lo portò, insieme a Maria Santissima, a dire fiat alla volontà del Padre Eterno e all’opera della Redenzione, rendendolo degno di stare ai piedi della Croce di Cristo. (cfr. Gv 19, 26).

Diversità di reazioni di fronte alla sofferenza

Ora, non solo gli Apostoli, ma tutti gli uomini, buoni e cattivi, passano inevitabilmente attraverso questa “sfida divina” di dire fiat alle sofferenze che si presentano davanti a loro in questa valle di lacrime. E ci sono anche tra di noi diversi modi di reagire davanti a questa realtà.

Alcune persone, adattate alla situazione in cui si trovano, fanno di tutto per evitare qualsiasi molestia o preoccupazione, preferendo credere nella triste illusione di un mondo “perfetto”, senza difficoltà e angustie. Assomigliano a San Pietro quando attirò su di sé il rimprovero del Salvatore: “Va dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

Altre, assetate di vantaggi, piaceri mediocri e gioie passeggere, possono essere annoverate tra il gran numero di egoisti che, pur sapendo che non è possibile bandire completamente la sofferenza della loro vita, “si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra” (Fil 3, 18-19).

Pochi, purtroppo, sono coloro che, di fronte alle inevitabili afflizioni di questa terra, le affrontano con serenità, rassegnazione e gioia.

Uomini e donne configurati con Cristo

Dio, però, non abbandona il mondo ai deliri del peccato, né smette di suscitare anime che indichino all’umanità la via della rettitudine, del distacco e della vera carità. Queste anime sono chiamate, insieme a Cristo, ad essere inchiodate alla Croce (cfr. Gal 2,19) e ad abbracciare il dolore in qualunque forma la Provvidenza voglia inviarlo, perché la sofferenza le configura con Nostro Signore in modo perfettissimo.1
Apparizione di Nostro Signore a San Francesco d?Assisi.jpg
Apparizione di Nostro Signore a
San Francesco d'Assisi - Chiesa di
San Rocco, Quebec (Canada)

Nella vita dei Santi troviamo innumerevoli fatti che illustrano questa realtà sublime, tante volte manifestata nel corpo stesso dalla presenza di sacre stimmate e da altri fenomeni soprannaturali.

Un grande esempio di amore per la croce ce l’ha dato San Francesco d’Assisi. Uomo pieno di Dio, raggiunse un così alto grado di unione con Cristo che, dopo un’estasi, meritò di assomigliare fisicamente al Crocifisso, portando nella sua carne le piaghe di Gesù.2 Come spiega San Bonaventura, suo biografo e figlio spirituale, “così come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così dovette conformarsi a Lui nelle afflizioni e nei dolori della Passione, prima di partire da questo mondo”.3

Che dire, allora, di Santa Teresa di Gesù, il cui cuore era frequentemente trafitto da un Angelo con una freccia incandescente, che la lasciava ardente d’amore per Dio? Il dolore causato dalla transverberazione le strappava sonori gemiti e lamenti! Tuttavia, la pace e la consolazione che provava in quegli istanti erano tali che in nessun modo voleva evitare o ridurre questa sofferenza.4

Da ricordare anche Santa Gemma Galgani, scelta dalla Provvidenza a vivere intensamente la gloria della croce. Anche questa giovane eletta ebbe l’immensa grazia di portare nel suo corpo le sacre stimmate, a testimonianza del grande amore e predilezione che il Redentore e la sua Santissima Madre nutrivano per lei.5

Seguiamo il suo esempio!

Tutti noi battezzati siamo chiamati alla santità e, pertanto, a patire per amore di Dio le sofferenze che Egli vuole inviarci, avendo la certezza che le forze per affrontarle ci verranno da Lui stesso.

Così, quando abbracciamo la nostra croce e sentiamo la nostra debolezza gridare dentro di noi, guardiamo oltre la durezza e il colore scuro del semplice legno. Puntiamo lo sguardo su chi è inchiodato ad essa e gettiamoci tra le sue braccia, che ci invitano a vivere con Gesù in questa ora suprema!

E, seguendo il suo esempio, nei momenti più terribili, cerchiamo l’aiuto di Colei che non solo ha sofferto e affrontato con Lui tutta la Passione, ma è stata anche, attraverso il suo amore e la sua fedeltà adamantina, la sua massima consolazione, adornando di lacrime di brillante il Sacrificio Redentore. (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2019, n. 195; p. 34 a 36).

1 Cfr. ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. 4.ed. Madrid: BAC, 1962, p.341.
2 Cfr. SAN BONAVENTURA. Vida de San Francisco. Legenda Maior. Madrid: San Pablo, 2004, p.134.
3 Idem, ibidem
4 Cfr. AUCLAIR, Marcelle. La vida de Santa Teresa de Jesús. 14.ed. Madrid: Palabra, 1982, p.111-113.
5 Cfr. SANTA GEMMA GALGANI. Autobiografía. In: La gloria de la Cruz. Madrid: BAC, 2002, p.33.

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