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Parola del Pastori

Conformare la propria vita al mistero della Croce

Pubblicato 2019/08/13
Autore : Redazione

Il sacerdote si unisce a Cristo durante la celebrazione della Santa Messa e si offre con Lui al Padre per la salvezza del mondo. E cerca anche di essere, come Lui, un buon pastore.

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Il sacerdote si unisce a Cristo durante la celebrazione della Santa Messa e si offre con Lui al Padre per la salvezza del mondo. E cerca anche di essere, come Lui, un buon pastore.

Mons. Benedito Beni dos Santos
Vescovo Emerito di Lorena

l passo del Quarto Vangelo che abbiamo appena ascolta? to registra la richiesta che l’A? postolo Filippo ha rivolto a Gesù: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Gv 14, 8).Mons Benedito Beni dos Santos_Easy-Resize.com.jpg

Missione che risponde a un anelito

Filippo è un bellissimo esempio di vocazione al discepolato. Era di Betsai? da, la città di Andrea e Simon Pietro. Fu chiamato direttamente da Gesù, e subito dopo egli stesso chiamò Natana? ele, cioè Bartolomeo, affinché Lo se? guisse pure lui, dicendogli: “Abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti […].Vie? ni e vedi” (Gv 1, 45-46).

Fu altresì a Filippo che, in occa? sione della moltiplicazione dei pani, Cristo fece questa osservazione: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangia? re?” (Gv 6, 5). Al che l’Apostolo ri? spose: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo” (Gv 6, 7). Fu sempre Filippo che ac? colse e presentò la richiesta dei gre ci, pertanto dei pagani: “Signore, vo? gliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21).

Papa San Giovanni Paolo II, com? mentando questo passo del Vangelo, affermò che esiste nel cuore dell’es? sere umano un anelito misterioso e profondo di incontrare qualcuno che, di fatto, sia “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). E questo ci porta a comprendere la natura della vostra missione: annunciare Gesù.

Questa missione non è una “sovra? struttura” aggiunta alla vita di una per? sona, o alla cultura e alla vita di un po? polo, ma una risposta a quel desiderio misterioso che esiste nel cuore umano. Dio ha mostrato il suo volto al mondo Fratelli e sorelle, possiamo dire che tutta la Storia della salvezza è stata una rivelazione progressiva del volto di Dio e, allo stesso tempo, una ricerca. È per questo che il salmista prega: “Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Sal 80, 4). Ma, in realtà, tutta l’Antica Alleanza è più centralizzata nell’ascoltare la voce di Dio che nella contemplazione del suo volto. Fu, di fatto, una prepara? zione per la rivelazione del volto di Dio nel Nuovo Testamento.

L’Incarnazione del Figlio di Dio ha interrotto questa non visibilità. Egli non è venuto soltanto come Ver? bo, ma anche come icona e immagine dell’Altissimo. In Gesù, Dio Incarna? to, il Creatore è diventato visibilmen? te presente. Si è mostrato al mondo, ha fatto l’esegesi di Se stesso, ha in? terpretato chi Lui era e, per questo, ha potuto dire a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9).

Ma Gesù non è stato solo il volto umano di Dio. Egli ha anche indica? to e preparato, attraverso la sua Pa? rola, la via per vedere definitivamen? te il volto divino di Dio.

La prima lettura di questa Messa, che racconta il primo viaggio missiona? rio dell’Apostolo Paolo, afferma che la Parola di Dio si diffondeva in tutta la regione attraverso lui e Barnaba. E in questo consiste proprio la vostra mis? sione: far sì che questa Parola si propa? ghi da persona a persona, da città a cit? tà, da popolo a popolo, fino a che non venga accolta dal mondo intero.

San Tommaso d’Aquino,1 com? mentando l’affermazione della Ge? nesi in cui Dio ha creato l’uomo a sua “immagine e somiglianza” (1, 26), ci mostra nella Somma Teologica che siamo stati creati per Dio. Il nostro destino finale è contempla? re il volto dell’Altissimo, la sua infi? nita bellezza, e quindi essere piena? mente e definitivamente felici.

L’unico e perfetto sacerdozio

La missione di ogni sacerdote è la stessa di Paolo e Barnaba: diffonde? re la Parola di Dio, perché tutti, ob? bedendovi, possano camminare fino alla contemplazione definitiva del volto divino. E, per comprendere meglio questa missione, dobbiamo guardare al Verbo Incarnato che, se? condo la Lettera agli Ebrei, “perma? ne Sacerdote per sempre” (7, 3).

Il primo sacrificio che Egli pre? senta a Dio, Padre suo, è quello del? la sua obbedienza, accettando la no? stra natura e condizione umana. Tut? ti noi conosciamo le bellissime paro? le del decimo capitolo della Lettera agli Ebrei: “Tu non hai voluto né sa? crificio né offerta, un corpo inve? ce mi hai preparato. […] Vengo, per fare, o Dio, la tua volontà” (10, 5.7).

Tutta l’esistenza di Gesù è stata sa? cerdotale. Il suo sacerdozio è unico, originale, essenzialmente diverso da quello esistente in diverse religioni, es? senzialmente diverso da quello del Le? vitico. Costui offriva a Dio il sacrificio di animali per ottenere il perdono dei peccati; Gesù, però, offre Se stesso a Dio Padre. Cristo è al tempo stesso Sa? cerdote e Vittima del Sacrificio.

La Lettera agli Ebrei lo chiama non solo Sacerdote, ma anche Som? mo Sacerdote. Il suo sacrificio è per? fetto. Egli realizzò sulla croce ciò che il sacerdote levitico tentava di realiz? zare, ma non poteva: la perfetta ri? conciliazione dell’umanità con Dio.

Il sacerdozio ministeriale dei Ve? scovi e dei presbiteri è una parteci? pazione a questo unico e perfetto sacerdozio. Ogni presbitero deve eser? citare il suo ministero rivolto a Lui.

Assumere lo stile di vita di Cristo

Tra poco, ogni ordinando ascolte? rà dal Vescovo, mentre gli consegna la patena con l’ostia e il calice con il vino, queste parole: “Ricevi l’offer? ta del popolo santo per presentarla a Dio. Prendi coscienza di ciò che farai e metti in pratica quello che celebre? rai, conformando la tua vita al miste? ro della Croce del Signore”.

Conformare la propria vita al mi? stero della Croce di Cristo significa, in primo luogo, unirsi a Cristo duran? te la celebrazione della Santa Messa e offrirsi con Lui al Padre per la sal? vezza del mondo. Come ha affermato San Giovanni Paolo II,2 ogni sacerdo? te deve essere allo stesso tempo sacerdos et hostia, sacerdote e ostia.

Mons Benedetto Beni dos Santos durante la cerimonia di ordinazione sacerdotale nella Basilica della Madonna del Rosario_Easy-Resize.com.jpg

Conformare la propria vita al mistero della Croce del Signore significa essere un santo,
che assume lo stile di vita di Cristo, celibato compreso


Mons. Benedetto Beni dos Santos durante la cerimonia di ordinazione sacerdotale
nella Basilica della Madonna del Rosario, 18/5/2019

Conformare la propria vita al mi? stero della Croce del Signore signi? fica anche essere pastore. Cristo Si consegnò interamente per la salvez? za dell’umanità. Questo ci impone di passare ogni giorno un po’ della no? stra esistenza in modo che il greg? ge abbia più vita. Essere miti e umi? li di cuore è, seguendo l’esempio del Buon Pastore, avvicinarsi a coloro che soffrono, ai malati, ai poveri di questo mondo.

Conformare la propria vita al mi? stero della Croce del Signore signifi? ca ancora essere santi, assumendo lo stile di vita di Cristo. Questo ci por? ta a comprendere l’importanza del celibato per il diacono e il sacerdo? te. Non si tratta soltanto di una leg? ge ecclesiastica, ma molto di più, una necessità ontologica. Si rende neces? sario affinché il sacerdote, che è sta? to configurato a Cristo, Sommo Sa? cerdote, Capo e Sposo della Chiesa, abbia il suo stesso stile di vita.

Fratelli e sorelle, tutti coloro che saranno ordinati in questo momen? to hanno nelle parole che ho citato il programma per la loro vita: conforma? re ogni giorno la propria vita al miste? ro della Croce del Signore. Amen. ² (Rivista Araldi di Vangeo, Luglio/2019, n. 194, p. 36-37)

Trascrizione dell’omelia proferita nella Messa di ordinazione presbiterale, Basilica della Madonna del Rosario, Caieiras (Brasile), 18/5/2019

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