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Spiritualità

Primo ritiro spirituale

Pubblicato 2019/08/05
Autore : Plinio Corrêa de Oliveira

Avevo circa vent’anni quando ho fatto per la prima volta gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Ero in un periodo di grande trasformazione perché avevo abbandonato la vita che avevo precedentemente con? dotto – pura, casta, grazie alla Madon?

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Avevo circa vent’anni quando ho fatto per la prima volta gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Ero in un periodo di grande trasformazione perché avevo abbandonato la vita che avevo precedentemente con? dotto – pura, casta, grazie alla Madon? na, ma legata alla società –, per entrare nella Congregazione Mariana, alle cui attività volevo dedicarmi in modo completo ed esclusivo.

Non avevo alcun tentennamen? to in questo cambiamento: ero determinato a farlo e, con l’aiuto della Madonna, l’ho fatto. Ma questo richiedeva molto sacrificio. Oltre al cambiamento di stato, desideravo fare ogni sforzo alla ricerca della perfezione, cioè, della santità.

Fino ad allora avevo sentito par? lare degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio come di un’opera ec? cellente, che primeggiava per la logica. E questa, per un favore della Provvidenza, fin dalla mia infanzia ha costituito per me un’attrazione, qualcosa che ha sempre impregnato il mio spirito. Ricordo, ero ancora piccolo, il mio incanto e il mio entusiasmo quando mi trovavo di fronte ad un ragionamento ben fatto. “Che meraviglia un pensiero chiaro e coerente! Così si deve essere! Un individuo che dice cose sconnesse, incoerenti, dice sciocchezze. Non ha alcun valore!”

“Esercizi Spirituali”: logica travolgente

Qualche tempo prima del ritiro a Santos, entrai in una libreria contigua alla Chiesa del Cuore di Gesù e lì trovai gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, commentati da un padre gesuita chiamato Pinamonti. Si trattava di un’edizione popolare, semplice ma corretta, con i vari argomenti delle meditazioni graficamente ben disposti.

ll Dott. Plinio (secondo da destra) con i membri della Congregazione Mariana di Santa Cecilia durante un breve ritiro spirituale realizzato nel 1931.jpg

ll Dott. Plinio (secondo da destra) con i membri della Congregazione Mariana
di Santa Cecilia durante un breve ritiro spirituale realizzato nel 1931

Ricordo come fosse oggi il mo? mento in cui ho iniziato a leggere questo libro. Per qualche motivo fortuito, non l’ho fatto nello studio di casa mia, ma nella mia camera da letto. Questa era molto spaziosa, con un tavolo di lavoro dove io studiavo. Lì mi sono chiuso, per non essere disturbato, mi sono avvicinato al tavo? lo, mi sono seduto su una sedia e ho iniziato a leggere.

Sono rimasto estasiato! La mia anima ci ha nuotato dentro! I commenti di Padre Pinamonti erano molto ben strutturati, accompagnati da un’appendice con fatti storici che illustravano i diversi punti da lui analizzati. Mi piaceva anche questa trasposizione dalla teoria ai fatti, perché un commento logico, in te? oria, va benissimo, ma come è la realtà? Allora egli mostrava una tale punizione, una tale ricompensa, una tale catastrofe, una tale vittoria, ecc. Erano spiegazioni impressionanti.

D’altra parte, trovavo la lettura di quelle meditazioni coinvolgente e consideravo il libro di prim’ordine a tal punto che, pur avendo – grazie alla Madonna – un temperamento molto calmo, mi ricordo essere stata l’unica volta nella mia vita in cui mi sono contorto sulla sedia, letteralmente, di entusiasmo e contentezza per la logica con cui Sant’Ignazio sviluppava quelle verità. La logica ispirata dalla Fede Cattolica Apostolica Romana: ecco qualcosa di veramente travolgente! Così si deve pensare, così dev’essere. La verità è questa! La via è questa! E seguire qualcos’altro che non sia questa via è pazzia. Al contrario, seguirla è andar dietro alla sapienza.

Determinazione a salvare l’anima e a lottare per la Chiesa

Quando, nel corso della lettura, sono arrivato alla meditazione sui Nuovissimi, ho pensato: “Qui la que? stione è chiusa. Infatti, una volta che l’uomo esiste, ad un certo momento gli sopraggiunge la morte, il giudizio, il Cielo o l’inferno. Non c’è discus? sione. E ora, io, Plinio, vedo che non sfuggirò a tutto questo. Se è vero che morirò, è altrettanto vero che sarò giudicato. E se è vero che passerò at? traverso il giudizio, ho davanti a me la possibilità di una felicità infinita, perfetta, la cui prospettiva incanta la mia anima, ma ho anche davanti a me la possibilità di un inferno ter? ribile!”

L’ineluttabile prospettiva di es? sere giudicati da Dio dopo la morte è qualcosa di tremendo, perché ne dipende l’intero futuro di un individuo: la felicità completa, se lui va in Paradiso; o la disgrazia totale, se è condannato al castigo eterno. Nel fare queste considerazioni, decisi, con molta più fermezza di prima, di salvare la mia anima, di passare la vita lottando per la Santa Chiesa Cattolica e di seguire il cammino che, con il favore della Madonna ho percorso in tutti questi anni.

Una grande delusione

Gli Esercizi Spirituali mi sono stati estremamente benefici. E io, inesperto della vita, ho iniziato a lodarli con alcuni conoscenti, insistendo sul fatto che comprassero il libro e facessero le meditazioni. I miei sforzi, tuttavia, non incontrarono in tutti l’eco favorevole che mi aspettavo.

Qualche tempo dopo, mi resi conto che la logica da me elogiata aveva fatto esattamente rabbrividire molti di loro. E mi resi conto che era inutile insistere. Fu la mia prima grande delusione in materia di apostolato: se non vogliono la logica, come pos? sono volere la virtù?! Una virtù senza logica è così assurda come una logica senza virtù. Sono cose reciproche l’una verso l’altra.

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Per esempio, la Teologia è la logi? ca riguardo a ciò che Dio ha rivelato. In tutto ciò che l’uomo fa di buono e utile, la logica è in qualche modo presente. Purtroppo, come ho potuto constatare, non tutte le persone condividevano questo sentimento…

Invito a un ritiro a Santos

In ogni caso, ad un certo punto fui invitato alla Congregazione Mariana per fare il mio primo ritiro spirituale, che sarebbe stato predicato da un sacerdote gesuita sulla base del testo di Sant’Ignazio. A quel tempo non avevo ancora molta familiarità con le attività del Movimento Cattolico, ma parlarono di Santos e io subito mi ri? cordai del mare.

Mare, spettacolo perpetuo! Non c’è niente di paragonabile al mare. A mio avviso, nemmeno il cielo fisico lo vince in bellezza. Il mare mantiene un continuo dialogo con l’uomo che lo contempla: si fa grandioso, si fa piccolo, si fa capriccioso, va, viene, si agita, sussurra, brilla, diventa opaco… Una delle migliori conversazioni è quella che abbiamo quando guardiamo il mare, cosa che mi causa un vero incanto.

Allora siamo andati a Santos. Fino a là era un viaggio in treno rapido e piacevole, che avevo fatto innumerevoli volte prima di diventare un congregato, soggiornando sempre in case o appartamenti vicino alla spiaggia. Pensavo che anche il ritiro si sarebbe svolto in un convento situato in riva al mare, e che doveva essere molto bello restare seduti di fronte alle onde dell’oceano, meditando sulle verità eterne. Tanto più che, in quell’inizio degli anni Trenta, non c’era il pericolo delle mode sconvenienti, poiché queste erano ancora molto contenute. Mi sembrava un luogo ideale per fare gli esercizi spirituali.

Arrivammo a Santos e alla stazione incontrammo alcuni congre? gati venuti ad accoglierci in automobile, per condurci nel luogo del ritiro. Pensai: “Bene, adesso vedrò il mare”. Conoscevo la città e, dalla direzione presa dalle auto, vidi che si stavano dirigendo verso il fondo della baia di Santos, a molta distanza dalle spiagge. Entrammo per un quartiere qualsiasi e ci fermammo presso una casa della Società di San Vincenzo di Paola, di recente costru? zione e non ancora inaugurata.

Mi stupii: “Ma, e il mare?!” Non osai chiedere nulla. “Bene, Ecco la fede, ecco la purezza! Eccomi qui”. 

Altre sorprese il primo giorno di ritiro

Il ritiro veniva predicato durante il carnevale. Mi ero fatto l’idea che ci saremmo chiusi in una casa per evi? tare le immoralità dei bagordi, e che lì dentro si sarebbe condotta una vita normale, ordinaria. Chiunque im? magina che il mondo sia l’immagi? ne dell’ambiente in cui è nato. Così, pensai che l’esistenza sarebbe stata simile a quella che avevo a casa. Pre? sto ho capito che mi sbagliavo. Non c’erano camerieri per servirci, né barbiere o lustrascarpe a nostra di? sposizione, e nessun altro aiuto a cui ero abituato.

Ben presto il sacerdote ci radunò nella cappella, semplice e pia, dove il Santissimo Sacramento era espo? sto con una presenza raggiante. Ne sono rimasto incantato. Il sacerdote fece la predica di apertura, bella, logica, seria, e questo mi lasciò molto impressionato.

Ci diede anche alcune norme, tra le quali questa: “Non parlate! Que? sti tre giorni devono essere di silenzio!”

Io caddi dalle nuvole, poiché non sapevo che fosse possibile passare tre giorni senza conversare! Sono naturalmente comunicativo, loquace – mio padre era pernambucano e ho ereditato da lui la loquacità nordestina –, e tanto tempo di silenzio mi pareva qualcosa di terribile. Pen? sai: “Tre giorni in silenzio, io?! che cosa orribile!”

Poi arrivò il pranzo. Anche qui, trovai un cibo cui non ero abituato.

Un accordo nel seminterrato

Pensavo di avere una stanza tut ta mia, ma mi hanno portato in una sorta di seminterrato, dove avrei dovuto stare con tre o quattro congregati di San Paolo, miei amici. La mia perplessità aumentò: “Non reggerò questi tre giorni in silenzio qui, in questo seminterrato, lontano dal mare…”

Mentre mi sistemavo, entrarono due dei miei conoscenti e chiesi loro, a bassa voce:

— Voi resterete in silenzio?

— È vero, restare in silenzio è una cosa incredibile.

Vedendoli di un’opinione simile alla mia, feci loro una proposta poco edificante:

— Parleremo a voce bassa, se non reggeremo a questa situazione.

Essi concordarono e noi decidemmo di parlare con quel tono discreto. Malgrado ciò, mi sentivo ancora così scoraggiato che, invece di sedermi sul letto, mi sdraiai di tra? verso, testa e mani da un lato, gambe dall’altro, ed esclamai: “Ma cosa! Dov’è che andiamo a finire?!”

Nel frattempo uno aprì la porta, e uno dei miei amici gridò: “Spia!”

Credo che l’inopportuno perso? naggio non abbia capito cosa stesse succedendo. Io, però, alla fine compresi che era necessario attraversare il tunnel, dovendo rimanere là per tre giorni e passare per tutto, senza lamentarmi.

Il ritiro vale qualsiasi sacrificio

Più tardi nel pomeriggio avemmo la prima meditazione, guidata dal sacerdote gesuita. Era seduto die tro a un semplice tavolino, con solo un crocifisso come ornamento. Tutti i partecipanti al ritiro erano anche loro accomodati su delle sedie, e io ero in mezzo a loro, pensando: “Bene, vediamo cosa dirà il prete”. Il predicatore diede inizio agli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, cominciando dal classico Principio e fondamento.

Poco dopo io già riflettevo tra me e me: “Guarda! Questo qui vale il resto. Mangerò quello cui non sono abituato, andrò nel seminterrato, farò qualunque cosa. Ma presterò attenzione alle predicazioni, perché è qualcosa di ben pensato e di molto benefico per la mia anima”.

E cominciai ad arrivare alla cap? pella ancor prima che il sacerdote vi si dirigesse per le sue pratiche. Avendo a disposizione un po’ di tempo prima che il sacerdote apparisse, recitavo un po’ di preghiere. Nemmeno questa era una mia abitudine. In altre parole, per me tutto si rivelava nuovo.

Il ritiro procedeva, io prestavo molta attenzione a ciò che diceva il predicatore, ma durante gli in? tervalli non riuscivo a sopportare quel silenzio. Allora – mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa – inducevo i miei amici del seminterrato a conversare… a voce bassa. Avrei fatto meglio se non avessi parlato: lì, quello che la Provvidenza voleva da me era che io stessi zitto.Sant?Ignazio di Loyola.jpg

Davanti al sacrario, gioia e attrazione

Tuttavia, nonostante questa mia mancanza, mi compiacevo di rimanere raccolto nella cappella. Mi faceva piacere rimanere davanti al tabernacolo, semplice e povero, ma nel cui interno Si trovava Dio stesso. E mi sembrava che, guardando il tabernacolo, qualcosa di speciale si producesse in me, una gioia nell’anima, un benessere e un’attrazione unici. E succedeva solo quando consideravo il tabernacolo. Allontanando lo sguardo su qualcos’altro, quella sensazione mi passava.

C’era lì, a disposizione dei partecipanti al ritiro, un libro di preghie? re dei congregati mariani, nel quale si poteva seguire una Visita al Santissimo Sacramento, molto pia e benfatta. Cominciai a pregarla e ave? vo l’impressione che quelle parole fossero talmente adeguate come se fossero pronunciate dallo stesso Santissimo Sacramento per un fedele qualsiasi, per me che mi trova? vo davanti a Lui! Mi sentii del tutto penetrato da questa preghiera, il che mi causò un’intensa contentezza.

“Sant’Ignazio aveva segnato profondamente la mia anima!”

Quando, alla fine, lasciai il ritiro e mi trovai nel mondo di tutti i giorni, a Santos, con quell’atmosfera balneare di porto di mare commerciale, con tutti gli aspetti caratteristici della vita moderna riuni? ti insieme, compresi come – senza rendermene conto e nonostante la mia poca corrispondenza – la grazia mi avesse fatto percorrere le vie della virtù, in un modo tale che mi sentivo a leghe di distanza da quel mondo e da quella realtà. Comprendevo che, con lo spirito, avevo viaggiato più di quanto avessi im? maginato.

All’inizio del ritiro, avevo fat? to questo piano: “Questo mi sta facendo molto bene all’anima. Ma quando me ne andrò via da qui, che meraviglia! La prima cosa che farò sarà andare a fare una passeggiata sulla spiaggia e mangiare qualcosa di delizioso, crostacei, frutti di mare, ecc.”.

Tuttavia, già alla fine del ritiro, cominciai a sentirne la mancanza, tanto che quando sono partito, inve? ce di realizzare quello che avevo pre? visto, presi il treno e tornai a San Paolo. Tranquillo, silenzioso, solo nel vagone, pensando al ritiro. Sant’Inazio aveva profondamente segna? to la mia anima. Tratto, con piccoli adattamenti, dalla rivista “Dr. Plinio”. São Paulo. Anno III. N.24 (Marzo, 2000); p.23-27. (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2019, n. 194, p. 26 a 29).

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