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Catechismo

Come conciliare vita spirituale e vita attiva?

Pubblicato 2019/06/24
Autore : Karolinne de Moraes Kaufmann

Nei tempi odierni, in cui la routine dell’uomo si è trasformata in una corsa costante, una questione preoccupa chi desidera progredire nella virtù: come conciliare la vita interiore con i lavori di tutti i giorni?

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È facile osservare come le faccende quotidiane, quali il mantenimento della casa, l’educazione dei figli, gli studi, il lavoro e persino il desiderio di godere al massimo dello scarso tempo di riposo e di svago, trasformino la routine dell’uomo moderno in una vera e propria maratona. Molte volte, immersi in attività così coinvolgenti, finiamo per dimenticare la cosa principale: la vita interiore, la meditazione, il rapporto con Dio, con i nostri Angeli Custodi, con il mondo soprannaturale.

Non importa a quale stato di vita siamo stati chiamati. Tanto per i religiosi quanto per i laici, non dimenticare le cose dell’Alto sarà sempre un punto da vigilare, specialmente in questi tempi.

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Cristo nella casa di Marta e Maria, di Giovanni da Milano - Basilica di Santa Croce, Firenze
“Maria scelse la parte migliore”

La contemplazione di per sé vale più dell’azione. Nostro Signore lo sottolinea bene nel Vangelo, quando Santa Marta Gli chiede di mandare sua sorella ad aiutarla, visto che, mentre lei si affannava con le faccende domestiche, Santa Maria Maddalena rimaneva immobile ai piedi del sublime Ospite.

Ricevendo il Redentore a casa loro, le due avevano il dovere di cercare di servirLo nel miglior modo possibile e, essendo Marta la sorella maggiore e in possesso di un’accurata educazione, si impegnò personalmente a preparare un banchetto all’altezza dell’illustre Invitato.

Commentando questo passo del Vangelo, Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP spiega: “Secondo le buone norme vigenti all’epoca, una visita di riguardo avrebbe dovuto essere servita dagli stessi anfitrioni. […] Maria, però, presa dalla gioia per la presenza del Divino Maestro, aveva completamente dimenticato i suoi obblighi di anfitrione, lasciando tutto il servizio a carico della sorella”.1

Ora, chiedendo a Nostro Signore che Maria andasse ad aiutarla, Marta dedicava più attenzione alle misure pratiche da prendere che alla Persona del Redentore. Così, probabilmente inconsciamente, le mancava il Primo Comandamento del Decalogo, come indica più avanti lo stesso Mons. João:

“Impegnata a servire Nostro Signore nel miglior modo possibile, forse Marta intendeva farlo anche per mantenere il grande prestigio della casa. Per questo motivo, era turbata, presa da preoccupazioni che non erano del tutto in linea con l’amore di Dio: era in gioco il nome della famiglia. E quando Dio non è al centro delle nostre considerazioni, l’agitazione si stabilisce facilmente”.2

In risposta alla richiesta della sorella maggiore, Gesù rivelò uno dei principi più belli e profondi che l’umanità abbia mai sentito: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 41-42).

Riprendendola per la sua agitazione, il Divino Maestro invita Marta ad abbandonare il suo atteggiamento pragmatico e naturalistico, in cui Dio non era al centro.

Azione e contemplazione non sono realtà che si escludono

In cosa consiste questa “parte migliore” che Maria seppe scegliere?

La risposta sembra non presentare alcun dubbio, per lo meno in ciò che c’è di essenziale: stare il più vicino possibile a Gesù in ogni e qualsiasi situazione. Questo non giustifica, però, che abbandoniamo i nostri obblighi.

Azione e contemplazione non sono realtà che si escludono. Essendo il principale anfitrione, spettava a Marta occuparsi con la massima cura delle disposizioni pratiche, ma doveva farlo con gli occhi completamente rivolti a Gesù. E se Maria avesse agito spinta da un amore perfetto, si sarebbe “sottomessa alle decisioni di sua sorella maggiore compiendo il suo dovere senza perdere l’elevazione, mantenendo il cuore tutto riposto nel Signore”.3

In questo senso, il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira chiarisce che “l’uomo deve essere, prima di tutto, di vita interiore, e poi tutto il resto”. E “quando egli sceglie di essere, prima di tutto, un uomo di vita interiore, pone la più importante delle condizioni per essere, in altri campi, quello che dovrebbe essere”.4

Da questo atteggiamento sorge la perfetta unione tra l’azione e la contemplazione. Se sappiamo riconoscere che quella promana necessariamente da questa, e in funzione di essa si ordina, i nostri compiti concreti cominceranno ad avere un rapporto di dipendenza diretta con le pratiche di pietà.

L’anima, poiché è immortale, merita molto di più la nostra attenzione rispetto alle cose materiali e, pertanto, passeggere.

“Cercate in primo luogo il Regno di Dio”

Conoscitore delle debolezze e dei disordini della natura umana segnata dal peccato originale, Nostro Signore ci ha insegnato a cercare prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia: tutto il resto ci sarà dato in aggiunta. (cfr. Mt 6, 33).

Questo significa elevare nella nostra anima un trono per il Creatore e sottometterci interamente al suo dominio sovrano. Oltre ad essere un dovere di ogni cristiano, tale condotta ci attirerà innumerevoli grazie e doni, perché “il Signore Si occuperà tanto più dei nostri interessi quanto più noi ci occupiamo dei Suoi”.5

“Manteniamo tutte le nostre facoltà sotto lo scettro misericordioso dell’Altissimo. Si ricordi la nostra intelligenza della sua presenza costante, si conformi in tutto la nostra volontà alla sua adorabile volontà, voli il nostro cuore verso di Lui con frequenza, attraverso atti di carità ardente e sincera. […] Allora avremo seguito alla lettera il consiglio del Maestro: avremo cercato il Regno di Dio”.6

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Resurrezione di Lazzaro, di Giovanni da Milano - Basilica di Santa Croce, Firenze
Questo è il consiglio che ci dà nel suo ben noto Il libro della fiducia, un fine autore spirituale: padre Thomas de Saint-Laurent. Agendo in questo modo, realizzeremo le nostre faccende nel modo più perfetto, avendo allo stesso tempo la nostra mente elevata al soprannaturale.

Questo, dunque, è un altro motivo per vivere costantemente alla presenza di Dio: la certezza che tutte le nostre azioni, anche le più semplici, possono trasformarsi in una preghiera. Basta che noi, invece di lasciarci prendere da loro, le facciamo con l’intenzione di dare gloria a Dio.

La vita interiore aumenta la capacità di conoscere e amare

In una delle sue conferenze sulla vita interiore, il Dott. Plinio sottolineò, inoltre, quanto la capacità di conoscere e amare di chi si abbandona ai disegni divini finisca per essere notevolmente ampliata dal Creatore, perché Egli Si compiace delle anime umili, che riconoscono la propria insufficienza.

Il Dott. Plinio affermava che “la vita interiore vera, piena fa sì che l’uomo esegua perfettamente la volontà di Dio e dona all’anima mezzi che sono, in parte, la pienezza delle sue risorse naturali e, in parte, carismi e doni che gli fanno centuplicare le sue possibilità”.7

Prima di essere ammonita da Nostro Signore, Santa Marta possedeva un mirabile grado di virtù. Amava Gesù, Lo seguiva come discepola e cercava di servirLo in tutto. Ma, a partire da quel momento, la sua vita spirituale divenne più forte e si sublimò. Lo dimostra il dialogo traboccante di spirito soprannaturale che ebbe con il Maestro nei momenti precedenti la risurrezione di Lazzaro, culminato in questa solida professione di fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo” (Gv 11, 27).

Inoltre, riteniamo lecito ipotizzare che, se prima dell’episodio narrato da San Luca si prendeva cura con efficacia degli abbondanti beni che la famiglia possedeva, a partire da quell’occasione si trasformò in un’ eccellente amministratrice della casa e del suo patrimonio.

Marta crebbe in amore dopo la correzione

Nei suoi commenti sul Vangelo, Mons. João fa un’analisi sapiente che rafforza il primato della contemplazione: “È curioso notare che, dopo la Risurrezione, quando Nostro Signore si rivolge a Maria Maddalena, non ripete il suo nome. Dice solo: ‘Maria’. E Lei subito esclama: ‘Rabbunì!’ (cfr. Gv 20, 16). Le bastò sentire il suo nome solo una volta per entrare in completa consonanza con il Maestro. A Betania, però, sentì il bisogno di ripetere: ‘Marta! Marta!’”8

Ora, “la vita degli uomini ha momenti di azione e contemplazione e, in entrambi i casi, è necessario essere ‘perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’ (Mt 5, 48)”.9 Pertanto, qualunque sia il genere di vita che conduciamo, non dimentichiamoci di imitare l’esempio di queste sante sorelle. Svolgiamo le nostre attività quotidiane con l’amore di Santa Maria Maddalena, adempiendo ai nostri obblighi con assoluta precisione, come Santa Marta dopo l’episodio narrato da San Luca.

La vita attiva consiste, per coloro che desiderano seguire le vie della santità, nel servire Nostro Signore in ciò che si fa quotidianamente, dedicandoGli lo stato d’animo vigoroso, combattivo e contemplativo di chi desidera le più alte vette a cui è stato chiamato come coerede della grazia.

Chiediamo l’onnipotente intercessione della Madre di Dio. Nessuno ci insegnerà meglio di Lei come svolgere perfettamente il nostro lavoro quotidiano. (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2019, n. 193, p. 37 - 39)

1 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. L’amore imperfetto di Maria e la preoccupazione “naturalistica” di Marta. In: L’inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-São Paulo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2012, vol.VI, p.229-230. 2 Idem, p.232. 3 Idem, p.236. 4 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Refulgente destruidor das heresias. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XXI. N.248 (Nov., 2018); p.21. 5 SAINT-LAURENT, Thomas de. O livro da confiança. São Paulo: Retornarei, 2019, p.48. 6 Idem, ibidem. 7 CORRÊA DE OLIVEIRA, op. cit., p.21. 8 CLÁ DIAS, op. cit., p.231-232. 9 Idem, p.238. 

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