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Catechismo

La casta brillantezza del pudore cristiano

Pubblicato 2019/05/15
Autore : Don Carlos Javier Werner Benjumea, EP

Perduta l’innocenza originale, la lotta contro la concupiscenza dello sguardo fu aiutata misericordiosamente dal Supremo Sarto che, dandoci vestiti, ci concedeva il segno profetico della condizione celeste.

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La virtù della modestia è quasi dimenticata ai nostri giorni. Nel tentativo ingannevole di ignorare la sana vergogna sperimentata dai nostri genitori dopo il primo peccato, il mondo moderno promuove modi di vestire e di presentarsi che sono molto lontani dal pudore e dalla modestia consigliati dalla Santa Chiesa, Madre generosa e vigile.

A questo proposito, vale la pena ricordare la profezia fatta da Santa Giacinta Marto, vedente della Madonna a Fatima: “I peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne. Verranno delle mode che dovranno offendere molto Nostro Signore”.1

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In alto, Giuseppe e la moglie di Putifar, di Friedrich Oberveck - Alte Nationalgalerie, Berlino
La previsione della tenera bambina sbalordisce per la chiaroveggenza e per l’esattezza… Tuttavia, ci sarebbe un significato più profondo in questo vaticinio fatto nel 1918, quando gli indumenti erano così diversi? Per comprendere la portata delle parole della pastorella, sarebbe necessario ricordare alcuni punti scottanti della morale cristiana.

Castità e purezza dello sguardo

Innanzitutto, è necessario delineare brevemente la dottrina cattolica riguardo la concupiscenza degli occhi, citata da san Giovanni in una delle sue epistole (cfr. 1 Gv 2, 16).

La virtù della castità regna in pace solo nei cuori che si custodiscono erigendo il muro di protezione per gli occhi. Senza questa difesa essa sarà detronizzata e la rovina dell’anima diventerà irrimediabile. Così lo dimostra la Storia, come vedremo in alcuni esempi.

Davide, il re-profeta, si precipitò nell’abisso dell’adulterio e dell’omicidio perché fissò maliziosamente Betsabea (cfr. 2 Sam 11, 2-27). Lo sguardo impuro accese nel suo spirito una fiamma divoratrice. E, come dice giustamente il Libro dei Proverbi, “Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi le vesti” (6, 27)?

Ai tempi del profeta Daniele, due anziani malvagi bramarono in cuor loro la casta Susanna e cercarono, invano, di peccare con lei, costringendola con minacce. Vedendosi respinti dall’integra dama, l’accusarono falsamente di adulterio, ma Dio venne in soccorso della sua figlia innocente. Per mezzo di Daniele, la salvò dalle grinfie di quegli uomini perversi che furono condannati alla pena che avevano tentato di infliggere alla vittima del loro animo lussurioso.

Vecchi rattrappiti, meritarono di udire il rimprovero del profeta: “Razza di Cànaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore” (Dn 13, 56).

Per questi due miserabili sarebbe stato utile applicare i saggi principi del Siracide: “Distogli l’occhio da una donna bella, non fissare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti sono periti; per essa l’amore brucia come fuoco” (9, 8-9).

“L’occhio è la luce del tuo corpo”

Anche il patriarca Giuseppe divenne il bersaglio della concupiscenza degli occhi. Fatto schiavo per il tradimento dei suoi fratelli, fu venduto in Egitto a Putifar, capo delle guardie del re, il quale, ammirato per la virtù di quell’ebreo, gli affidò la cura dei suoi beni.

Ora, Giuseppe“era bello di forma e avvenente di aspetto” (Gn 39, 6) e la moglie di Putifar, presa da una passione disordinata, “gettò gli occhi” (Gn 39, 7) sullo schiavo del marito e gli propose ciò che non è gradito al Signore. Giuseppe, fedele alla Legge Divina, respinse la terribile sollecitazione della donna, ricevendo in cambio la calunnia e la prigione. La fedeltà del grande patriarca fu più tardi ricompensata da Dio, che gli fece conquistare la fiducia del faraone (cfr. Gn 41, 42-44).

Questi episodi mostrano il senso profondo dell’insegnamento del Divino Maestro: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!” (Mt 6, 22-23).

Infatti, la vista è la porta dei desideri, in un modo tale che “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5, 28). La concupiscenza dello sguardo proviene dalla ferita causata nel cuore umano dal peccato originale, che colpì tutti gli uomini e tutte le donne.

Come ignorare, allora, l’esistenza di modi di vestire pericolosi, che mettono a repentaglio la purezza di coloro che vedono e osservano chi si presenta in questo modo? In senso contrario, gli abiti ideati con modestia ed eleganza aiutano la casta protezione degli occhi.

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Battesimo amministrato da Mons. João Scognamiglio Clá Dias nella Cattedrale di San Paolo (Brasile)
Pudore dei nostri progenitori

La Genesi narra con tenero candore la creazione di Eva dalla costola di Adamo. Lei venne per essere l’aiutante ideale per il primo uomo, carne della sua carne e ossa delle sue ossa. (cfr. Gn 2, 23).

La Beata Anna Caterina Emmerick osservò nelle sue visioni che la coppia, creata in amicizia con Dio e adornata con il dono della grazia santificante, emetteva un certo splendore: “Eva stava in piedi, davanti ad Adamo, ed egli le diede la sua mano. Erano come due bambini innocenti, meravigliosamente belli e nobili. Erano luminosi, ricoperti di luce, come se fosse un vestito brillante”.2

Adamo ed Eva vivevano nell’intimità di Dio, come descrive l’autore sacro quando narra che il Signore scendeva “nell’ora della brezza del giorno”(Gn 3, 8) per conversare con loro nell’Eden. Ecco perché riflettevano nei loro tratti la luminosità della grazia spirituale che il Padre di tutte le luci aveva impresso nelle loro anime.3

Oltre allo splendore della grazia sui corpi, gli sguardi di Adamo ed Eva erano limpidi. La Genesi sottolinea la purezza con cui i nostri genitori si vedevano nello stato di innocenza in cui erano stati creati, al fine di completarsi a vicenda ed essere fecondi, secondo il comando di Dio al momento di benedirli: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gn 1, 28).

Un così felice stato, tuttavia, non durò molto, venendo a offuscare orribilmente la potenza visiva, dopo che entrambi avevano dato ascolto al nemico mortale della razza umana.

Conseguenze del peccato originale

Nella sua astuzia, il serpente maledetto ingannò Eva promettendole che se avesse mangiato il frutto dell’albero della scienza, proibito da Dio, i suoi occhi si sarebbero aperti e tanto lei che suo marito sarebbero stati “come dei” (Gn 3, 5).

Ma la realtà fu diametralmente opposta: a causa della disobbedienza, lo sguardo umano ricevette una profonda ferita che non lo rese simile alla chiaroveggenza divina, ma alla occhiata sinistra del demonio. Contaminati dal peccato originale, tutti gli esuli figli di Eva ereditarono da loro la vista oscurata dalla macchia dell’avidità, dell’egoismo e della sensualità.

A seguito della caduta, lo sguardo oscurato si confrontò con la propria nudità, dando luogo al sentimento di vergogna – in latino pudicitia, da cui deriva il termine pudore – che portò Adamo ed Eva a cercare in fretta un modo per coprirsi: “Si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Gn 3, 7).

Ora non si vedevano più come figli di Dio, fatti a sua immagine e avvolti nella luce. La percezione dell’altro divenne impura, si perse quello splendore che rendeva limpido lo sguardo, così come belli e diafani i tratti fisici della prima coppia.

L’orrore del proprio avvilimento sperimentato dopo la colpa simboleggia non solo un fenomeno esterno, ma soprattutto lo spegnersi della luce della grazia nei loro cuori. A causa di questo, l’uomo tende a considerare il suo prossimo con sordido interesse, perché è a partire dall’offuscamento degli spiriti che si degradarono i sensi esteriori, incluso il più nobile, della visione, per lo stretto rapporto tra anima e corpo.

“Abito divino” fatto dal Sarto Supremo

Tuttavia, Dio non li abbandonò alla loro imperizia e, provando compassione per l’abito precario con cui cercavano di nascondere il loro disonore, Egli stesso fece “all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì” (Gn 3, 21). Pur non avendo guarito la piaga della vergogna, il Signore diede loro prontamente un rimedio efficace.

Così agirà la Provvidenza nel corso della Storia. La grazia concessa da Dio nel Battesimo non sopprime le cattive tendenze, frutto del primo peccato, come la concupiscenza degli occhi, ma dà le forze per vincerle con l’ascesi, al fine di meritare una ricompensa ancora maggiore nella gloria del Cielo.

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Santa Ines - Chiesa di Santa Maria, Waltham (USA)
L’arte di vestirsi con pudore, modestia ed eleganza costituirà non solo la salvaguardia degli occhi, ma anche un segno di speranza nella salvezza proveniente dall’Alto, perché l’abito con cui il Creatore ha ricoperto i nostri padri è simbolo della grazia che ci riconcilia con Lui e della gloria con cui saranno ricoperti i nostri corpi in Cielo.

Questa stretta relazione tra la veste esteriore e il rivestimento dell’anima con la grazia della riconciliazione si evidenzia nell’oracolo del profeta Isaia: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza” (61, 10).

In sintesi, la “veste divina” fatta dal Sarto Supremo fu, allo stesso tempo, misericordiosa copertura, rimedio della concupiscenza, promessa di Redenzione e pegno della vittoria definitiva nel Cielo.

Spunta l’aurora di un’era di pudore

La virtù del pudore,4 che insegna la pratica della casta nobiltà nel vestirsi e nel presentarsi, fu fortemente apprezzata da coloro che ci hanno preceduto con il segno della Fede. I primi cristiani, a differenza dei pagani segnati dal rilassamento morale che li portava ad adorare i loro corpi con manifestazioni di idolatria,5 si segnalarono per la elevata considerazione della purezza fino ai suoi ultimi sviluppi.

Nei resoconti del martirio di Santa Perpetua, nell’anno 203 dell’Era Cristiana, si narra un dettaglio commovente. Esposero la giovane donna insieme a Santa Felicita nell’anfiteatro di Cartagine, per essere giustiziate durante lo svolgimento dei giochi e dei divertimenti, secondo il primitivo e brutale costume. Una mucca selvatica molto aggressiva avrebbe dovuto porre fine alla vita di entrambe. La prima ad essere gettata in alto dall’assalto della bestia fu Perpetua e, narra il cronista, ella “cadde di schiena, ma poi si mise seduta e, sistemando la sua tunica sollevata, si coprì la gamba, ricordandosi del pudore piuttosto che del dolore”.6

E Sant’Agnese, martire della castità, dà una bella testimonianza di fede, nella certezza che si sarebbe mantenuta nell’integrità del pudore, quando il magistrato romano la vuole indurre al peccato: “Non creda, rispose Agnese, che Gesù Cristo abbandoni così facilmente le sue spose. Lui vuole loro troppo bene e le ama con grande delicatezza, per farle soffrire impunemente la perdita del loro pudore, ed è sempre pronto a soccorrerle”.7

Ambienti sfavorevoli alla pratica della virtù

La decenza dei cristiani si estese alla restrizione dell’uso delle terme romane che, ai tempi del nascente Cristianesimo, costituiva un’usanza pagana spesso secolare, giustificata dalla necessità igienica e di relax.

La vita delle città ruotava intorno a questi balneari – ci fu un’epoca in cui ce n’erano più di mille nella città di Roma – di modo che non frequentarli significava scomunicare se stessi dalla società. Purtroppo in essi regnava un clima avverso al pudore insegnato dalla Chiesa. In certi periodi di speciale decadenza, arrivarono a essere così scandalose che preoccuparono gli imperatori pagani, come Adriano, al punto da dettare leggi per proibire la frequenza mista nelle terme ufficiali dell’impero.

Per i cristiani, tali ambienti erano altamente sfavorevoli alla pratica della virtù della castità, costituendo una pericolosa e seduttrice occasione prossima di peccato. Come reagire? I Padri della Chiesa, nella loro predicazione, hanno lasciato mirabili note di zelo e coraggio, nell’esigere dal gregge atteggiamenti decisi e intransigenti. San Paolo non aveva forse detto che nulla poteva separare i fedeli dall’amore di Cristo?

Non sarebbe stato l’ambiente mondano e sensuale delle terme che avrebbe fatto capitolare i figli della Chiesa! Un battezzato non si sarebbe immerso in quel clima di mollezza e di lussuria, aprendo il suo cuore allo spirito dominante, così contrario a quello del suo Signore!

In questo senso, vale la pena ricordare un passo del trattato di San Cipriano dedicato alle vergini: “Che dire di quelle che frequentano bagni promiscui, che espongono ad occhi curiosi e sensuali i corpi consacrati al pudore e alla purezza? […] Fai del bagno uno spettacolo; vai in luoghi più indecorosi del teatro. Si spoglia lì tutta la vergogna; insieme con l’indumento, si depone l’onore e il pudore del corpo; la verginità si denuda per essere osservata e contemplata. […] Si frequentino i bagni in compagnia di donne tra le quali il bagno sia modestia verso di voi”.8

La coraggiosa intolleranza dei pastori e le legislazioni di diversi concili hanno regolamentato e limitato l’uso dei bagni misti in modo tale che sono finiti per cadere in disuso. L’influsso sociale del Cristianesimo aveva trionfato grazie all’intransigenza evangelica di pastori integri e verginali nella Fede, fedeli alle esortazioni del Divino Innocente: “E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te” (Mt 18, 9).

“Rivestitevi del Signore Gesù!”

L’incentivo del pudore si estese anche alle mode mondane e poco decenti. San Giovanni Crisostomo, in una delle sue Catechesi battesimali, rimbrotta la donna immodesta: “Continui ad aggiungere enormemente fuoco contro te stessa, perché ecciti gli sguardi dei giovani, attiri gli occhi dei licenziosi e crei perfetti adulteri, e con questo ti rendi responsabile della rovina di tutti loro”.9

Ma, oltre ad insegnare la decenza e la modestia nel modo di presentarsi, la virtù del pudore stimola l’eleganza e il decoro nel vestire, poiché la veste essendo simbolo della grazia santificante ricevuta nel Battesimo e segno della gloria della Gerusalemme Celeste, deve mettere in evidenza la dignità dei figli di Dio destinati a regnare eternamente con Lui.

Infatti, la grazia santificante è paragonata da San Paolo al vestito: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3, 27). Dopo aver esortato i cristiani di Roma a vivere rettamente, lontani da vizi e passioni riprovevoli, egli afferma: “Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rm 13, 14).10 E per affrontare le lotte della Fede, agli efesini raccomanda che si rivestano dell’armatura di Dio in modo da resistere alle insidie del demonio (cfr. Ef 6, 11-17).

In senso opposto, lo spirito delle tenebre nutre una sordida simpatia per la impudenza. Questo è ciò che ci rivela l’episodio dell’indemoniato di Gerasa raccontato nel Vangelo: “gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa” (Lc 8, 27). Dopo l’azione esorcistica di Nostro Signore, lo stesso personaggio appare coperto da una tunica, seduto ai piedi del suo Liberatore, mentre ascolta attentamente le parole divine (cfr. Lc 8, 35). Risulta chiaro quanto Gesù ami l’abbigliamento casto e quanto il diavolo incoraggi l’immodestia.

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Adorazione dell’Agnello Mistico di Jan Van Eyck -
Museo di Belle Arti di Gand (Belgio)

Vesti nuziali sbiancate nel Sangue dell’Agnello

Tale predilezione divina per l’abito si manifesta nella parabola del banchetto nuziale narrato da San Matteo. Il Maestro ambienta i suoi insegnamenti proponendo la scena della festa nuziale del figlio del re. È una chiara allusione alla festosa riunione dei Santi nel Cielo, intorno alla gloria del Figlio.

Al banchetto furono invitati nobili e ricchi, che rifiutarono di partecipare per futili motivi. Fu allora che i servi del sovrano andarono agli incroci per reclutare tutti coloro che passavano.

Riempito di invitati il salone del palazzo, il re entrò per salutarli e notò che uno di loro non si era presentato vestito degnamente. Rivolgendosi a lui, gli chiese: “Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 22, 12-13).

La veste nuziale riapparirà in tutto il suo splendore nell’Apocalisse di San Giovanni. Infatti, nella vita eterna si rinnoveranno tutte le cose (cfr. Ap 21, 5) e sarà abolita la concupiscenza degli occhi, così come il sentimento di vergogna dei nostri padri. Tuttavia, non scomparirà il vestito. Al contrario!

L’Evangelista contempla, in una delle sue grandiose visioni, una moltitudine immensa che nessuno può contare, “di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani” (7, 9).

Continua l’ Apostolo Vergine: “Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: ‘Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?’ Gli risposi: ‘Signore mio, tu lo sai’. E lui: ‘Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro’” (7, 13-15).

Sicuramente il candore delle tuniche dei vincitori è legato all’usanza militare romana di vedere le legioni sfilare dopo un trionfo marziale, rivestite di tuniche bianche e palme, segno di vittoria. Tuttavia, alla luce dell’episodio della Trasfigurazione descritto da San Marco, è anche possibile stabilire la relazione tra la tunica bianca dei Santi e le vesti dello stesso Gesù che, nell’epifania del Tabor, “divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” (Mc 9, 3).

Segno profetico della nostra condizione celeste

Effettivamente, l’atto della creazione dell’uomo e della donna nell’Eden aveva, nella sua naturale innocenza, il proposito di sottolineare la complementarietà della prima coppia in vista del Sacramento del Matrimonio e della moltiplicazione della specie. In Cielo, tuttavia, non sarà così: “Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli” (Mc 12, 25).

Ecco il senso degli indumenti dei Beati. Non si tratterà di coprire la vergogna, figlia del peccato, perché essa non esisterà più. Sarà messa in risalto, questo sì, la nuova condizione angelica degli uomini! L’abito su questa terra è, dunque, un segno profetico della nostra futura condizione celeste.

Dalla speranza nella vita eterna proviene, in una certa misura, il buon gusto nel vestire che ha caratterizzato la Civiltà cristiana, ricca di abiti nobili, sobri e dignitosi, con cui si presentavano ricchi e poveri. Al giorno d’oggi la volgarità, portata quasi all’estremo dell’assurdo, domina le mode e impone in modo arbitrario il gusto per l’invecchiato, il lacerato e per il sommario. Si commerciano pezzi degradati, venduti a prezzi esorbitanti, e molte persone si sacrificano per non sembrare antiquate…

Come sarebbe più sensato e più cattolico volgere lo sguardo verso l’Alto, dove Cristo Gesù è con i suoi Angeli, e, ispirandosi al desiderio di una vita senza fine, vestirsi con decenza e modestia, con discreta e casta eleganza. (Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2019, n. 192, p. 16-21)

1 DE MARCHI, IMC, João M. Era uma Senhora mais brilhante que o Sol. 8.ed. Fátima: Missões Consolata, 1966, p.291. Sant’Alfonso, nel commentare il sesto e nono precetto del Decalogo, fa un’affermazione quasi identica: “Questo vizio [la lussuria] è l’argomento più frequente e abbondante nelle Confessioni, per il quale cadono più anime all’inferno, e non ho nemmeno dubbi nell’affermare che soltanto per esso, o per lo meno non senza di esso, si condannano tutti i reprobi” (NEYRAGUET, Dieudonné [Org.]. Compendio de la Teología Moral de Santo Alfonso María de Ligorio. 3.ed. Madrid: Viuda de Palacios e Hijos, 1852, p.230). 2 BEATA ANNA CATERINA EMMERICK. Visiones y revelaciones completas. Visiones del Antiguo Testamento. Visiones de la vida de Jesucristo y de su Madre Santísima. Buenos Aires: Guadalupe, 1952, t.II, p.16. 3 Questa misteriosa luminosità si manifesterà di nuovo in seguito, in modo eccezionale, in Mosè: “Mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore” (Es 34, 29). E, nella pienezza dei tempi, la vedremo folgorante nella gloria incomparabile del Figlio di Dio, che si manifesterà in cima al Tabor in una forma perfettissima: “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17, 2). 4 L’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica, nel commentare il Nono Comandamento della Legge di Dio, definisce il pudore in termini molto precisi: “La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. E’ ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione. […] Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione” (CCC 2521-2522). 5 Quanto a rendere un qualunque culto al corpo, Santo Agostino è molto incisivo: “È un crimine adorare il corpo o l’anima al posto del vero Dio, giacché l’anima diventa felice soltanto se Egli in lei dimora; a più forte ragione è inammissibile adorarli in maniera che il corpo o l’anima dell’adoratore non ottenga né la salvezza né la gloria umana!” (SANT’ AGOSTINO. De Civitate Dei. L.VII, c.27, n.2. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1958, vol.XVI, p.494). 6 RUÍZ BUENO, Daniel (Org.). Actas de los mártires. 5.ed. Madrid: BAC, 2003, p.437. 7 RUINART, Teodorico (Org.). Las verdaderas actas de los mártires. Madrid: Ioachin Ibarra, 1776, t.III, p.24. 8 SAN CIPRIANO DI CARTAGINE. La condotta delle vergini, n.19; 21. In: Obras Completas I. São Paulo: Paulus, 2016, p.38-39. 9 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Catequesis V, n.37. In: Las catequesis bautismales. 2.ed. Madrid: Ciudad Nueva, 2007, p.118-119. 10 Anche l’Apostolo delle Genti consiglia ai colossesi: “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono. […] Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. […] Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza” (Col 3, 5-6.9-10.12).

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