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Catechismo

La vera carità

Pubblicato 2019/03/19
Autore : Suor Mariana de Oliveira, EP

Il vocabolo “carità” ha perso agli occhi di un gran numero di persone il suo significato principale. Esso è inteso quasi esclusivamente come l’atto di aiutare il prossimo dal punto di vista materiale. Ora, in cosa consiste la vera carità?

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Nella Prima Lettera ai Corinzi leggiamo la seguente affermazione di San Paolo: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (13, 13). Tali parole sottolineano l’importanza di questa virtù senza la quale non riusciremo mai a scalare le alte vette della santità.

Al termine di questa vita saremo giudicati in base all’amore,1 cioè, secondo la carità. E raggiungendo la visione beatifica, solo questa virtù teologale sopravviverà, poiché la fede diventerà visione e la speranza si convertirà in possesso.

L’unica e vera carità

Ai nostri giorni, tuttavia, il vocabolo “carità” ha perso agli occhi di un gran numero di persone il suo significato principale. È inteso quasi esclusivamente come l’atto di aiutare gli altri da un punto di vista umanitario, fornendo loro cibo, vestiti o persino aiuto psicologico. E, com’è ovvio, non è possibile ridurre il sole delle virtù teologali a compiti terreni molto nobili, ma svincolati dal mondo soprannaturale.

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San Pietro e San Giovanni guariscono il paralitico -
Museo San Pio V, Valencia (Spagna)

Infusa nell’anima al momento del Battesimo, la vera e unica carità è la virtù teologale che ci fa amare Dio con tutto il nostro cuore, sopra tutte le cose, e il prossimo per amore di Dio, ossia, perché Dio è in lui o almeno affinché venga ad essere.2

Per questo l’Apostolo ammonisce: “E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova!” (I Cor 13, 3).

Quando sono destituite di amore per Dio, queste azioni non sono altro che atti di filantropia. Il loro valore è meramente temporale e tanto possono collaborare all’edificazione del Regno di Dio quanto contribuire al nostro allontanamento.

Al contrario, se animato dalla virtù della carità, l’aiuto materiale è dato al prossimo con l’obbiettivo immediato o remoto, diretto o indiretto, di aiutarlo a raggiungere il Cielo.

Robusta carità di una santa bambina

Un fatto capitato a Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, grande mistica italiana, illustra bene l’essenza della definizione sopra presentata. Una volta, quando era ancora piccola, sua madre le chiese incuriosita:

— Figlia mia, perché ci sono giorni in cui rimani tutto il tempo al mio fianco, senza separarti da me un solo istante?

Nella sua innocenza, la bambina rispose:

— È perché, nei giorni in cui fai la Comunione, sento in te il profumo di Gesù!

Già nell’infanzia la virtù della carità era così forte in quell’anima, che la Santa agiva spinta da essa, senza affetti disordinati. Amava le persone nella giusta misura in cui l’avessero condotta all’unico Essere desiderato dal suo cuore.

Essenza della perfezione cristiana

Tutte le virtù si consolidano e possono essere così chiamate solo se ad esse è unita la carità. In realtà, un atto di per sé buono, ma che miri soltanto a vantaggi personali e vanità, senza intenzione di piacere a Dio, non merita il titolo di virtù. Pertanto, “la carità è non soltanto la sintesi, ma l’anima di tutte le virtù”.3

“La carità non avrà mai fine” (I Cor 13, 8) e chi si mantiene sereno davanti all’accidente, accettando “le sofferenze, le privazioni, le umiliazioni, i rovesci della fortuna, le fatiche, le malattie, in una parola, tutte queste croci provvidenziali che Dio ci manda per metterci alla prova, radicarci nella virtù e facilitare l’espiazione delle nostre colpe”,4 questo sì, sarà discepolo di Gesù, avanzando nel cammino dell’amore santificante.

Poiché Dio è la Carità stessa, dobbiamo considerarLo come il principale esempio nella pratica di questa virtù, amandoLo come Egli ci ha amato lasciandoSi crocifiggere sul Calvario. Quando Nostro Signore ci invita a seguirLo prendendo la nostra croce e rinunciando a noi stessi, non fa altro che chiamarci a questa immersione nella carità, priva di ogni egoismo e coronata nel servizio e nell’immolazione per amor Suo e del prossimo.

Esemplo di eroica carità

Questa è la disposizione che troviamo nella vita dei Santi, come dimostra, per esempio, un episodio che accadde a San Clemente Maria Hofbauer nel periodo in cui stava sviluppando il suo apostolato in Polonia.

Avendo l’abitudine di uscire per le strade di Varsavia per chiedere l’elemosina per il sostentamento dei bambini del suo orfanotrofio – cosa che faceva con grande gioia e senza risparmiare energie – passando davanti a un negozio e percependo la vivacità delle persone all’interno, decise di entrare, nella speranza di essere ben accolto…

Si mise allora accanto a uno dei signori lì presenti, che, per il modo di vestire, sembrava avere un certo potere d’acquisto, e gli rivolse una delicata richiesta di aiuto per i suoi bambini. Il suo interlocutore, tuttavia, preso da un forte accesso di collera, lo accolse in modo ostile e arrogante, insultandolo gratuitamente.

Portato dalla carità e mirando soltanto al bene dei suoi bambini e di quella povera anima, che aveva lasciato trapelare attraverso le sue azioni lo stato di cecità e di egoismo in cui si trovava, il Santo rimase sereno davanti alle parole aggressive che aveva appena udito. L’uomo, tuttavia, non soddisfatto delle ingiurie proferite, finì per sputare spudoratamente in faccia al povero questuante.

Con la classe e l’equilibrio che solo un grande Santo possiede, San Clemente prese tranquillamente il fazzoletto, si asciugò la faccia e, proprio come il Divino Maestro, che, di fronte a numerosi maltrattamenti rimase come un umile agnello, disse:

— Questo è per me; ora mi dia qualcosa per i miei orfanelli!

Questo splendido atto di umiltà e amore di Dio fu sufficiente non solo per convertire quell’anima impietrita, come anche per edificare tutti coloro che ebbero la grazia di assistere alla bellissima scena.5

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Statua del Sacro Cuore di Gesù appartenente agli Araldi del Vangelo
La più preziosa elemosina

Il fatto di sopportare con eroica mansuetudine la scortesia di un altro per amore di Dio costituisce un atto di virtù maggiore che distribuire cibo settimanalmente ai poveri. Sì, molte volte agli occhi dell’Altissimo è più preziosa l’elemosina imperitura e, per così dire, invisibile, fatta all’anima di un fratello, che l’aiuto perituro.

Già al nascere della Chiesa troviamo San Pietro e San Giovanni alla porta del Tempio, che guarivano un paralitico che chiedeva loro un aiuto materiale… Essi non avevano né oro né argento, ma agivano in nome del Signore di tutte le ricchezze create (cfr. At 3, 6). Non fu forse più proficua per il povero infermo la guarigione che alcune semplici monetine? E più proficuo ancora della guarigione materiale, non fu per lui sapere dell’esistenza di Gesù, della sua dottrina e del suo potere?

Lo stesso Divino Maestro, esortando il popolo dopo la moltiplicazione dei pani, li incentiva a lavorare non per l’alimento che passa, ma per quello che dura fino alla vita eterna (cfr. Gv 6, 26-27). In questo modo, Egli ci indica che un figlio di Dio non può preoccuparsi soltanto dei beni materiali, ma deve costantemente ripetere a se stesso e ai suoi: “Sursum corda – In alto i cuori!”

Praticare la carità significa innanzitutto mirare al bene spirituale del prossimo, sopportare pazientemente i suoi affronti e passar sopra a ogni antipatia, disaccordo o disputa, al fine di promuovere sempre l’unione. A questo ci esorta San Paolo: “Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (cfr. Fil 2, 3-4).

Quante volte il nostro prossimo non spera da parte nostra l’elemosina del nostro buon esempio, della nostra mansuetudine, della nostra rettitudine?

Per essere santi, basta amare

Molti vedono ancora la santità come un’utopia, raccomandata dalla Chiesa, ma impossibile da raggiungere per gli uomini comuni. Non sanno che la perfezione dei Santi consiste nel fare tutto sotto l’influsso della carità.

Siamo chiamati a perfezionarci in questa virtù. Cerchiamo di stare attenti, perché la pratica della carità, che copre una moltitudine di peccati (cfr. I Pt 4, 8), non è lontana da noi, ma alla portata delle nostre mani. Basta che non chiudiamo le nostre anime alla grazia, che ci indicherà sempre la via più conforme al Sacro Cuore di Gesù, fornace ardente di carità. (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2019, n. 190, p. 29-31)

1 Cfr. SAN GIOVANNI DELLA CROCE. Dichos de luz y amor, n.59. In: Vida y Obras. 5.ed. Madrid: BAC, 1964, p.963. 2 Cfr. TANQUEREY, Adolphe. Compêndio de Teologia Ascética e Mística. 6.ed. Porto: Apostolado da Imprensa, 1961, p.575. 3 Idem, p.160. 4 Idem, p.162. 5 Cfr. AZEREDO, CSsR, Oscar Chagas. São Clemente Hofbauer. Aparecida: Santuário, 1928. 

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