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Santa Febronia, Vergine e Martire – Fine VI secolo

Pubblicato 2017/06/25
Autore : Padre Rohrbacher

C'era a Sibapoli, in Siria, un monastero di suore, la cui pietà e la vita penitenziale suscitava l'ammirazione dei propri pagani. C'erano più di cinquanta religiose, la maggior parte appartenente alle principali famiglie della società.

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Santa Febronia, Vergine e Martire - Fine VI secolo

C'era a Sibapoli, in Siria, un monastero di suore, la cui pietà e la vita penitenziale suscitava l'ammirazione dei propri pagani. C'erano più di cinquanta religiose, la maggior parte appartenente alle principali famiglie della società. La superiora ci aveva introdotto la sua nipote che aveva solo tre anni, e si chiamava Febronia, e la educò con la massima cura nell'amore e nella virtù.

La nipote, arrivando a diciannove anni, era tra le persone più ben formate di tutto l'impero romano, sia dai predicati esterni, che dalle qualità dello spirito. Ma quello che aumentava infinitamente i meriti era la profonda umiltà, la modestia ammirabile, la purezza e l'innocenza del cuore che faceva la ragazza sembrare un angelo sulla terra. Rinunciò solennemente alle speranze del mondo, e in tempo utile, si decise di non avere altro sposo che Gesù Cristo.

La zia, che non aveva nulla al mondo di più importante, non la lasciava mai essere vista da estranei; ma anche se avesse tante precauzioni, le persone continuavano a parlare della ragazza, e tante altre avevano cercato invano di penetrare il monastero e giudicare dai loro occhi, il merito della pia vergine.

Tuttavia, una giovane vedova, appartenente a una famiglia molto distinta, che era ancora solo una catecumena, chiese alla superiora con tanta insistenza, e le diede motivi così toccanti del desiderio di conoscerla, che riuscì ad entrare nel convento, con l'abigliamento religioso e andare alla compagnia delle sante monache: Febronia, che mai acconsentì di presentarsi o di parlare con le persone che non conosceva, accolse la presunta religiosa dimostrando la sua beneficenza. Con essa si intrattenne e descrisse con tanta unzione la felicità della vita religiosa, che Hierica (era il nome della donna) che era sul punto di sposarsi per la seconda volta, immediatamente rinunciò al mondo, e decise di passare il resto della sua vita in ritiro. Volle ricevere súbito il battesimo, e la sua famiglia, impressionata dal cambiamento così improvviso delle sue disposizioni, anche si convertì alla religione cristiana.

Questa conquista di Febronia doveva presto essere seguita da una vittoria ancora più luminosa. Diocleziano perseguitava la Chiesa con eccessiva crudeltà; milioni di martiri cementavano con il loro sangue la fede di Gesù Cristo. Il sindaco Lisimaco e Selene, suo zio, nemici giurati dei cristiani, furono inviati a Sibapoli sotto ordini durissime dell'imperatore. Alla notizia del suo arrivo, l'allarme fu grande: tutti cercavano un posto dove fuggire o nascondersi; la superiora del monastero disse alle compagne che erano libere di mettere in sicurezza la loro vita. Quanto a se stessa, si era decisa di aspettare la morte nel convento, così felice di finire la vita con il martirio. "Tutta la mia difficoltà è sapere che cosa accadrà a Febronia. "Che cosa succederà a me!", immediatamente rispose la santa giovane con fermezza! Resterò qui, sotto la protezione del mio Sposo divino. Non ho paura di niente. Gesù Cristo ha compiuto il sacrificio del cuore, gli faccio ancora quello della vita. Niente desidero più ardentemente di versare il mio sangue per lui".

Nel frattempo, una compagnia di soldati inviati da Selene e comandati da Primo, cugino del sindaco Lisimaco, si presentò alle porte del convento. L'hanno rotto violentemente e si gettarono sulle religiose. La Superiora era al punto di essere sacrificata, quando Febronia, gettandosi ai piedi dei soldati, gli implorò di ucciderla prima. In considerazione al coraggio e all'audacia di una persona così giovane e delicata, i soldati rimasero fermi, esitarono, fino all'arrivo di Primo, che gli ordinò di ritirarsi, dicendo allora a Febronia: perché non hai fuggito come la maggior parte delle vostre compagne? Va': vi do la libertà; e mettetevi in sicurezza dagli insulti che possono venire a voi.

Primo tornò da Lisimaco per rendere conto di ciò che aveva appena fatto, e gli disse: ho trovato nel convento quella che gli dei avevano per moglie. Si tratta di una giovane, che mi sembrò di alta classe, d'altra parte, ha un'incomparabile bellezza. Ma, rispose Lisimaco: ho sentito mia madre dire che le giovani chiuse nei monasteri sono spose di Gesù Cristo. Non potrei, dunque, pensare di sposare quella a cui fai riferimento.

Mentre Primo e Lisimaco confabulavano, un soldato che gli aveva sentito mandò raccontare a Selene che Primo dovrebbe far sposare il nipote con una Giovane cristiana. Selene si infuriò e mandò che gli portassero immediatamente Febronia. Lei comparve davanti al giudice, ma con una tale espressione di contentezza e di pace sul volto, che il tiranno non seppe come agire.

- Sei libera o schiava? Le chiese in primo luogo.

- Sono una schiava, rispose la Santa.

- E chi è il tuo padrone?

- Gesù Cristo, mio Signore e mio Dio, al quale mi sono consegnata dalla nascita.

- È un errore che abbia speso tanto tempo con i principi della setta cristiana. Liberati proprio oggi di tutti questi errori. Cominci a fare dei sacrifici agli dei e loro faranno la vostra felicità. Da oggi potrai diventare mia nipote, sposando Lisimaco, che è davanti a te, e che ti offrirai tante onori e ricchezze. Toglietevi le catene! Aggiunse.

Con l'adozione di un tono grave e serio che contrastava magnificamente con il solito candore e modestia, Febronia tenne nelle mani le catene che era così orgogliosa di portare:

- Chiedo a voi, signore, disse, di non togliere un ornamento che rende la mia felicità e la mia gloria ancora maggiori; non stancatevi con lunghi discorsi, sapete che non sarà mai acconsentita la proposta che mi avete appena fatto. No, mai adorarerò i demoni. E non credete che, perché sono una donna, riuscirete a distruggere la mia risoluzione con minacce e tormenti. Sono pronta a subire i maggiori supplizi, prima di rinunciare a Gesù Cristo, il mio unico sposo per sempre.

A queste parole, Selene, fuori di sé dalla rabbia e dispetto, mandò lacerare a colpi di flagello la generosa Febronia, il cui corpo insanguinato presto si trasformò in una sola ferita. Poi, ordinò che fosse estesa su una griglia di ferro e bruciata a fuoco lento. I Pagani, testimoni delle atrocità, si allontanarono con orrore; ma Febronia sembrava insensibile e aveva voce solo per benedire il Signore, perché la giudicava degna di soffrire per lui; sembrava fosse al punto alto della gioia in mezzo alla tormenta che sopportava. Tanto coraggio portò il tiranno all'ira. Mandò che le rompessero i denti e che lacerassero il seno in una specie di rafforzo dell'odio selvaggio e della crudeltà. Ma fu tutto inutile: nulla riuscì a spezzare il coraggio della santa giovane. Infine, Selene mandò che le tagliassero la testa.

Lisimaco e Primo, ambedue favorevoli ai cristiani, soprattutto il primo, la cui madre era cristiana, erano stati testimoni della lotta e del trionfo di Febronia. Commentavano dolorosamente l'eroismo che lei aveva mostrato, quando sono venuti ad annunciare la fine di Selene, che, diventando pazzo, rupe la testa contro un pilastro. Inorridito quando sentì questo tragico evento, disse Lisimaco all'amico: "non mancava altro", per portare al punto più alto il trionfo di Gesù Cristo e della sua serva. Andate, vi prego, e prendete il corpo dell'eroina; prendete anche la terra dipinta con il suo sangue; chiudete tutto dentro una ricca cassa mortuaria, e se qualcuno vuole opporsi, dite che si agisce a nome mio.

Da quel momento, le persecuzioni cessarono, e tutti e due abbracciarono la religione di Gesù Cristo.

(Vida dos Santos, Padre Rohrbacher, Volume XI, p. 179 à 183)

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